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Vignetta antisemita: la pezza è peggiore dello strappo

giugno 8, 2013

Il giornale norvegese Dagbladet, uno dei tre più importanti del Paese, ha pubblicato pochi giorni or sono una vignetta a dir poco “di cattivo gusto”, a dirla tutta, antisemita.

La vignetta, uscita nell’edizione cartacea del giornale, mostra un bambino in attesa di essere circonciso, in un bagno di sangue. La didascalia dice: “Maltrattamenti? No questa è la tradizione, una parte importante della nostra fede! ” Quello che dovrebbe essere il padre del bambino, intanto, lo trafigge alla testa con un forcone a tre punte, mentre qualcuno gli taglia le dita dei piedi con delle grosse cesoie. I due poliziotti accorsi, rivolgendosi alla madre del bambino, che tiene tra le mani un libro (ovvio riferimento alla Torah o al Talmud) grondante sangue, sulla porta di casa dicono: ”Fede? Oh sì, allora è tutto a posto “, e il secondo ufficiale si scusa per l’interruzione.

La pubblicazione ha ovviamento sollevato lo sdegno delle Comunità ebraiche nel mondo. E come reagisce allora il giornale? Paragonando le proteste, ovviamente civilissime, delle comunità ebraiche agli scontri avvenuti in seguito alla pubblicazione della vignetta su Mohammed, nel 2005.

“La caricatura politica è una rappresentazione satirica: l’esagerazione o la distorsione della realtà sono strumenti tipici. Rendono incisiva la caricatura, ma aprono anche a diversi tipi di interpretazioni del suo significato. A volte a un totale scollamento tra la finalità della caricatura e le reazioni ad essa. Abbiamo assistito a questo quando Jyllands-Posten – e successivamente Dagbladet e altri giornali norvegesi – hanno pubblicato le vignette satiriche sul profeta Mohammed. Ora abbiamo reazioni simili per una vignetta che Dagbladet ha pubblicato la scorsa settimana. Le Comunità ebraiche, le organizzazioni dei diritti umani e privati ​​di tutto il mondo hanno fortemente criticato Dagbladet per la pubblicazione di quella che considerano una vignetta antisemita del nostro ospite fumettista, Thomas Drefvelin. Lasciano poco spazio per le sfumature e riflessioni…”

In primo luogo Dagbladet finge di ignorare che gli stessi stereotipi utilizzati nella vignetta fanno parte del repertorio antigiudaico che cosi’ tanta sofferenza ha causato al popolo ebraico nei secoli. Poi, paragonando l’indignazione e le proteste legittime e rimaste nell’ambito dello scambio dialettico, azzera la differenza con quelli che furono veri e propri moti violenti, scatenatisi a seguito della pubblicazione delle vignette su Mohammed. In quell’occasione ci furono proteste violente in ogni parte del mondo. Il vignettista fu minacciato di morte, ci furono scontri in Nigeria dove gruppi di musulmani attaccarono cristiani, colpevoli a loro dire, di far parte del “complotto anti islamico”, uccidendo diverse persone. Le ambasciate danese e austriaca in Libano e quella danese e  norvegese in Siria furono attaccate e subirono notevoli danni. In Iraq ci furono morti nel bombardamento di una chiesa a Kirkuk.

Ecco, Dagbladet paragona le critiche alla vignetta antisemita a tutto questo. Ignoranza? Malafede? Viene da pensare più probabile la seconda ipotesi. Di sicuro la pezza è stata peggiore dello strappo.

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2 commenti
  1. Poi ci sarebbe anche da precisare che le violenze islamiche non sono esplose “a seguito della pubblicazione” delle vignette, bensì cinque mesi dopo: cinque mesi che un iman ha trascorso percorrendo in lungo e in largo l’intero mondo islamico per far conoscere a tutta quella gente delle cose pubblicate su un giornale che nessuno di loro aveva mai sentito nominare, in una lingua che nessuno di loro conosceva, mostrando come era fatta la bandiera danese, che nessuno di loro aveva mai visto e facendone fabbricare migliaia di esemplari da poter bruciare nelle manifestazioni “spontanee”.

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