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Il Tribunale decide: non è diffamazione chiamare Moffa negazionista

giugno 6, 2013

Il professor Claudio Moffa si definisce “revisionista”. Dalla sua cattedra all’Università di Teramo e nei suoi frequenti giri di conferenze tiene a ribadire che “il COSIDETTO Olocausto è stato MOLTO sopravalutato” e che i racconti dei sopravvissuti “non sono fedeli”. “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei”. Del resto è questo che lo ha reso famoso e lo ha fatto emergere dall’anonimato di una cattedra in Scienze Politiche tra le tante. Il 25 settembre 2010, tenne l’ultima lezione  dell’edizione 2009/2010 del master “Enrico Mattei in vicino e Medio Oriente”, di cui era coordinatore. La presentazione ufficiale di questo corso, giunto alla quinta edizione, come ricorda il docente sul suo sito, risale al 6 maggio scorso, e avvenne nella sala polifunzionale di Palazzo Chigi. L’ora e mezza di lezione fu ripresa con una telecamera, e il video fu pubblicato sulle pagine web del docente, sulle quali appaiono frequentemente articoli in difesa della libertà di espressione, fatta coincidere, in questo caso, con la libertà di negare l’Olocausto. Tra i professori del suo master figuravano anche famosi storici negazionisti: è il caso di Serge Thion e di Robert Faurisson. Quest’ultimo venne invitato da Moffa a tenere una lezione all’università abruzzese già nel 2007, tra le proteste della comunità ebraica, e dello stesso rettore dell’epoca. Lezione cancellata, polemiche, e una petizione-appello contro la presenza dei negazionisti nelle università italiane. Moffa, però, non si è fermato e ha continuato a divulgare le sue tesi.

Il titolo della lezione del 25 settembre lasciava chiaramente intuire come sarebbe stato sviluppato l’argomento: “Il tema-tabù del mondo accademico, la questione della ‘Shoah’, della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della ‘guerra infinità del Vicino Oriente”. Per Moffa, che cita Norman Finkelstein (autore del testo “L’industria dell’Olocausto”), c’è un legame tra la Shoah e la guerra in Medio Oriente. Parla di uno “sfruttamento dell’Olocausto”, avvenuto “a fini politici ed economici”: “E’ un’arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze al mondo ha acquisito lo status di vittima. Da questo specioso status di vittima derivano dividendi considerevoli, in particolare l’immunità alle critiche”. Concetto difeso dallo stesso Moffa, che argomenta così la sua tesi: “Nella lotta plurisecolare tra cristianesimo ed ebraismo, c’è stato bisogno, al di là del fatto che il fatto sia vero o no, della creazione di una crocifissione. Di un episodio paragonabile ad una crocifissione di un intero popolo. Visione religiosa dello sterminio e delle sofferenze che indubbiamente ci sono state”.

Il suo negazionismo lo chiama “libertà scientifica”, “non conformismo”; in sua difesa invoca l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di espressione. A tal punto crede nella legittimità delle sue “tesi”che nel Dicembre 2010 presento’ denuncia contro il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano), che nella ‘Relazione quadriennale sull’antisemitismo in Italia’ pubblicata nel dicembre 2010, riporto’ giudizi che inquadravano l’attività sul web dello stesso come antisemita e negazionista. Oggi, 6 Giugno 2013, la prima sezione del Tribunale civile di Roma, con una sentenza dura ed estremamente articolata che è stata letta dal giudice Eugenia Serrao a conclusione dell’udienza odierna, ha respinto la richiesta di risarcimento avanzata dal docente universitario Claudio Moffa nei confronti della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. La Fondazione Cdec è stata rappresentata in udienza dal presidente, professor Giorgio Sacerdoti, in forza di procura ad litem rilasciata dagli avvocati Claudia Shammah e Massimo Tedeschi. A difendere Claudio Moffa, anche in qualità di rappresentante dell’Associazione 21 e 33 Onlus, l’avvocato Lorenzo Borré del Foro di Roma. A conclusione della lettura della sentenza il professor Sacerdoti ha espresso la propria soddisfazione.

Non è una vittoria definitiva certo, Moffa non è l’unico docente a sperimentare sugli studenti le proprie tesi antisemite e negazioniste. Ma è una buona notizia.

3 commenti
  1. A chi, come “prova” dell’inesistenza della Shoah porta il fatto che non ci sono ordini scritti di H. in tal senso (che poi sembra non essere neanche del tutto vero), io chiedo se ci siano ordini scritti di invadere l’Unione Sovietica. Se non ce ne sono, vuol dire che l’Unione Sovietica non è mai stata invasa, che la battaglia di Stalingrado l’hanno combattuta Biancaneve e i sette nani e che quei venti milioni di morti sono tutti vivi e vegeti.
    PS: posso dire con orgoglio che alla cancellazione di quella lezione del 2007 ho attivamente contribuito anch’io.

  2. Leonardo permalink

    E’ noto a tutti come nell’Italia fascista nessuno indossava mutande….non avendo trovato ordini scritti in merito ne da parte di Mussolini tantomeno Badoglio gli storici sono giunti a questa conclusione

  3. Sono felice di sapere che l’Olocausto è una bufala, questo è motivo per me di grande gioia e mi accende il cuore di speranza. Gradirei sapere dal Prof. Moffa se può aiutarmi a rintracciare mio nonno, che io credevo morto ad Auschwitz e invece si era sicuramente recato a una scampagnata ai Castelli. Mi dicono di un’altra mia parente, al momento sarebbe una prozia ma allora era una giovane sposa in dolce attesa cui, quando si raccomandò ai tedeschi facendo presente il suo stato, fu sparato direttamente in pancia. Sicuramente era una pistola ad acqua e ora il bambino, regolarmente nato – magari in un efficiente ospedale tedesco – e oramai cresciuto, ha avuto una vita intensa e piena di soddisfazioni, e ora si sta godendo la pensione.

    Mi piacerebbe rincontrarlo, e chiedo all’esimio prof. Moffa, che grazie ai suoi accurati studi ha sicuramente più informazioni di me, di volermi gentilmente dare qualche dritta per ritrovarlo.

    Ringrazio commossa (ma la mossa, qual è, non ve lo dico).

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