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Al Dura o la storia infinita

giugno 1, 2013

De “l’affare Al Dura” sappiamo quasi tutto, almeno quello che con gli anni non è più potuto rimanere nascosto. Sono passati 13 anni da quel giorno nel quale, nel corso di scontri tra Palestinesi e esercito israeliano, Mohammed Al Dura fu filmato “morire” tra le braccia del padre e cesso’ di essere un qualsiasi bambino palestinese sconosciuto per diventare “il piccolo martire”, l’icona della Seconda Intifada.

Otto anni di processi, otto anni di accuse da parte di Philippe Karsenty nei confronti di Charles Enderlin, capo cronista in Israele per France 2, che compro’ il filmato girato dal reporter palestinese Talal Abu Rahma e lo trasmise, senza verifiche, con un commento drammatico che segno’ per sempre nell’immaginario collettivo la colpa di Israele. Otto anni di prove mancate, di incongruenze, di deposizioni false, di contro denunce per diffamazione. Otto anni di relazioni di esperti balistici, di omertà, di domande che non trovano risposta. L’ultima udienza era stata fissata per il 22 maggio scorso; ancora una volta il Tribunale di Parigi ha preferito rimandare a fine giugno, mentre Israele ha dichiarato di aver pronto il dossier che proverebbe la terribile montatura.

E in questo caso infinito continuano ad emergere nuovi elementi. Il 23 maggio 2013, il giornalista Arnold Roth, ha pubblicato sul suo blog, This Ongoing war, un’informazione finora rimasta nascosta tra la montagna di parole spese in merito al caso. Il 1 novembre 2007, Charles Enderlin fu invitato dal giornale Ha’aretz che lo intervisto’ in occasione del settimo anniversario de “l’affare Al Dura”. Fu il giornalista Adi Schwartz a raccogliere l’intervista che fu pubblicata in ebraico e in inglese. Le due versioni sono ancora on line: quella in ebraico e quella in inglese.

Domanda: Con il senno di poi, puo’ darsi che quel giorno siate stato troppo frettoloso?

La risposta in inglese: « I don’t think so. Besides, the moment I saw that nobody was asking me anything officially, I started feeling more strongly that the story was true ».

“Non credo. D’altronde, nel momento che ho constatato che nessuno mi chiedeva nulla  ufficialmente, ho cominciato a credere fortemente che la storia fosse vera”.

Ma nella versione ebraica la frase suona un po’ diversa:

לא חושב. אם לא הייתי אומר שהילד והאב היו קורבנות לירי שבא מכיוון עמדת צה »ל, בעזה היו אומרים, איך אנדרלן לא אומר שזה צה »ל? 

“Non credo. Se non avessi detto che padre e figlio erano rimasti vittime dei tiri che provenivano dalla parte dell’esercito israeliano, a Gaza si sarebbero chiesti: “Come mai Enderlin non ha detto che è stato l’esercito israeliano?“.

Quel giorno a Netzarim Enderlin non c’era, era nel suo ufficio di Gerusalemme. Le uniche prove che aveva del fatto erano costituite da quei pochi minuti di riprese filmate da Abu Rahma.

Questa storia triste e infinita non smette di riservarci sorprese.

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