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Israele e l’Europa: la Francia

maggio 18, 2013

Breve escursus nelle politiche di demonizzazione di Israele in Europa

Senza addentrarci nelle radici storiche dell’antisemitismo francese di fine 800, possiamo dire che alla Francia del dopo-guerra spettino dei primati negativi: quello di essere stata il più precoce terreno per il negazionismo europeo, ad esempio. Nel 1976, la rivista di estrema destra Combat pubblico’ per prima “La menzogna di Auschwitz” del nazista danese Thies Christophersen, che diventerà il caposaldo delle politiche di estrema destra del dopoguerra. E’ la patria delle teorie revisioniste di Faurisson che anche in Italia hanno trovato adepti entusiasti.  Ed è il Paese nel quale, in modo chiaro e netto, la sinistra estrema ha raccolto ed elaborato le teorie antisemite che appartenevano tradizionalmente all’estrema destra. L’antisemitismo classico, mascherato da anti sionismo ha avuto il duplice esito di alimentare, in almeno tre generazioni, la discriminazione di Israele e nello stesso tempo permettere all’estrema destra un’ utile, minore, esposizione mediatica, assicurando pero’ la circolazione e lo sviluppo delle sue stesse ideologie. 

Vignetta antisemita del disegnatore Zéon

La Francia è il Paese capofila per il boicottaggio dei prodotti israeliani. Nonostante la legge 225-2 del codice penale precisi che:

« Costituisce discriminazione ogni distinzione operata tra persone fisiche in ragione della loro origine, del loro sesso, della loro situazione familiare, della loro gravidanza, della loro apparenza fisica, del loro patronimico, del loro stato di salute, del loro handicap, delle loro caratteristiche genetiche,  dei loro costumi, del loro orientamento sessuale, della loro età, delle loro opinioni politiche, delle loro attività sindacali, della loro appartenenza, o non appartenenza, vera o supposta, a una etnia, una nazione, una razza o una religione determinata ».

e nonostante lo stesso articolo specifichi che tale discriminazione, nei confronti di persona fisica o morale, consiste in :

1. Rifiutare di fornire un bene o un servizio

2. Ostacolare l’esercizio normale di un’attività economica

i comitati BDS per il boicottaggio dei prodotti israeliani, il disinvestimento e le sanzioni, appoggiati da personaggi come Stephen Hessel o Olivia Zemor, prolificano e raccolgono ampi consensi.

Ed il “boicottaggio” non si limita ai prodotti alimentari israeliani; colpisce il mondo dell’arte, del cinema, della musica, della danza, il mondo accademico, le commemorazioni, lo sport. Le icone sbandierate sono sempre le stesse: le foto fake, le false mappe, la rappresentazione di Israele come Paese “malefico”.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=7VfvMR8Eqho

Cosi’, in questo clima “favorevole”, in Francia i movimenti anti israeliani e “pacifisti” (sigh!) ricordano la Nakba, la nascita dello Stato di Israele:

Marsiglia, 19 Maggio 2012, “azione di strada” organizzata da Génération Palestine. Attivisti, travestiti da soldati israeliani e civili palestinesi, mettono in scena un happening per le vie della città, per “illustrare” agli ignari passanti la malvagità estrema degli israeliani. Manifestazione autorizzata e itinerante, che fu replicata in altre città francesi. Qui tutte le foto della performance.

Attivista pro palestinese, travestita da militare, terrorizza un bambino, puntandogli il fucile, per fargli capire “che cosa provano i palestinesi”

Come è possibile non interrogarsi sul ruolo della politica davanti a questo tentativo reiterato di demonizzazione? Come reagiscono i politici francesi a questa ossessione anti israeliana?

Clémentine Autain, oggi portavoce di Jean-Luc Mélenchon, nel dicembre 2009 dichiaro’ da Gerusalemme, per l’emittente France Culture: Un popolo muore a poco a poco. E nel 2010, sul suo blog: Rompere l’assedio, giudicare i criminali di guerra, sanzionare Israele.

Benjamin Barthe, corrispondente a Ramallah per il giornale Le Monde, ottobre 2009, da TV5 Monde diffuse la menzogna che le cartine del Ministero del Turismo Israeliano non riproducevano i Territori Palestinesi.

Michel Beaumale, sindaco di Steins per il Partito Comunista Francese, si è impegnato per la liberazione del terrorista palestinese Salah Hamouri, membro dell’organizzazione terroristica Fronte di Liberazione per la Palestina.

Noel Mamére, deputato sindaco, esibisce tutta la gamma degli stereotipi anti israeliani. E cosi’ via.

Vignetta antisemita del disegatore Zéon

Il cerchio si chiude. I linguaggi di estrema sinistra e estrema destra si incontrano, si fondono, si sostengono l’un l’altro: “Israele assassino”, “Sionisti fuori dalla Francia”.

E gli islamisti in tutto questo? Con l’una parte e con l’altra, ovviamente, a seconda del tornaconto.

Scriveva nel 2004 Florence Taubmann, pastore a l’Oratoire du Louvre:

Se guardiamo i giornali, la televisione, se ascoltiamo la radio si potrebbe dire che la Francia sia ossessionata da Israele e dal conflitto israelo-palestinese. Agli accordi di Oslo, si poteva credere a una sorta di comunione tra speranze di pace e nascita di uno Stato palestinese. Ma cio’ non ha resistito alla Seconda Intifada. Da quel momento, la guerra delle idee e delle opinioni ha ripreso in un clima terribilmente passionale…. l’insistenza mediatica induce l’idea che il conflitto israelo-palestinese sia il cuore e il centro della politica mondiale. Se ne puo’ dunque dedurre che Israele sia la causa del terrorismo internazionale….

Una certa griglia di lettura è stata posta sul conflitto israelo-palestiese, che non tiene conto della storia, né delle realtà e delle specificità di questo conflitto. Questa chiave di lettura è quella della colonizzazione; la Francia riproduce su Israele una situazione che ha già vissuto, in particolare in Algeria, e opera i questo modo un transfert di senso di colpa. Il sionismo è dunque percepito, non più come il movimento di liberazione di un popolo, ma come un’ideologia colonizzatrice. Ed è ormai il popolo palestinese ad essere presentato come entrato in un movimento di liberazione contro i suoi oppressori.

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