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UNRWA, il nemico dei palestinesi

aprile 21, 2013

In un mondo perennemente in guerra, l”Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sta minacciando di porre fine alle operazioni di soccorso per i profughi siriani, che attualmente superano il numero di 1,3 milioni, se non riceve i fondi necessari al più presto. L’agenzia dice di avere ricevuto solo un terzo del miliardo di dollari di cui ha bisogno fino a giugno, e solo 400 milioni di dollari dei 1,5 miliardi promessi dai donatori. Il Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, ha avvertito esplicitamente che in assenza di fondi, l’UNHCR dovrà fermare la distribuzione di cibo ai profughi in Libano, il prossimo mese. E la Giordania, che ha la più grande popolazione di rifugiati siriani, sta minacciando di chiudere le frontiere ai nuovi entranti  se non si risolverà l’imminente urgenza di aiuti.

Ma c’è un’Agenzia ONU che non è mai in crisi, un’agenzia costantemente sommersa di dollari, che si occupa di un gruppo esclusivo di rifugiati,  nati e cresciuti nei loro luoghi di residenza, in alloggi e non in tende. Rifugiati che spesso hanno un lavoro e un reddito, che hanno regolare accesso alla sanità pubblica e all’istruzione. Ma qual è questa Agenzia prospera dal miliardo di dollari l’anno? Ma è l’UNRWA è ovvio! E i profughi sono quelli che non sono più tali da cinquant’anni: i “profughi” palestinesi. La Siria è distrutta, i siriani non hanno da bere acqua fresca, ma l’Unrwa non se ne preoccupa, loro “servono” esclusivamente i Palestinesi.

La distruzione in Siria

L’Unrwa, come sappiamo, è quell’organismo incaricato, dal 1948, di assegnare lo status di rifugiato a tutti i discendenti di quei Palestinesi che lasciarono Israele durante la prima guerra di aggressione sferrata contro lo Stato ebraico. Bastava aver risieduto due mesi in Eretz Israel per aver diritto ad uno status da lasciare in eredità ai propri figli e ai figli dei figli. Cosi’, quelli che nel 1949 non arrivavano a 700.000 unità, ora sono diventati cinque milioni. Neanche uno dei rifugiati originari è stato mai reinsediato dall’Unrwa. Secondo la sua definizione, i profughi rifugiati rimangono tali anche dopo l’acquisizione della cittadinanza di un altro paese. E l’Unrwa si puo’ vantare di essere uno degli ostacoli più resistenti alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese: Israele non può assorbire cinque milioni di rifugiati palestinesi (anche se potrebbe facilmente assorbire i meno di 50.000 rifugiati originari che rimangono ancora vivi). E cosi’ l’Unrwa, per non morire con l’ultimo rifugiato del 1948, si trova a “gestire” milioni di “profugi” inferociti con la generazione che perse la guerra e in attesa di “risarcimento”. L’Unrwa non “allevia” nulla (come si propone nel suo statuto) ma al contrario  ha mantenuto fuori dall’integrazione una popolazione che non ha mai conosciuto il significato vero del termine “profugo”.

Rifugiati siriani

Un importante membro del Parlamento australiano , Michael Danby, protestò per il finanziamento dell’Australia all’ UNRWA nel 2007, descrivendola come “una istituzione notoriamente corrotta” , e sostenendo che l’UNRWA canalizzava i fondi per “l’acquisto di armi, operazioni terroristiche  e incitamento all’odio anti-israeliano”  e per gonfiare le tasche della dirigenza PA”. In merito all’accusa di corruzione, Danby non è il solo ad averla sollevata. Nel marzo 2011, la Fondazione palestinese dei diritti umani ha condannato l’UNRWA per quello che ha chiamato “disprezzo per la vita dei profughi palestinesi in Libano.” Questa accusa emerse dopo che un ragazzo palestinese mori’ “alla porta di un ospedale” dopo che gli era stato negato il ricovero e dopo il rifiuto dell’UNRWA a pagare le sue medicine.

Pochi mesi dopo, nel giugno del 2011, i rifugiati palestinesi del Libano meridionale bruciarono la bandiera delle Nazioni Unite, di fronte alla sede dell’UNRWA, per protestare su ciò che descrissero come “pratiche di corruzione dell’UNRWA,” sventolando striscioni con scritto: “No alla politica corrotta dell’UNRWA.” e “La gente vuole cure mediche e medicine”, come Munir Maqdah, il comandante militare di Fatah nel campo profughi di Ain al-Hilweh, che dichiaro’ al quotidiano libanese The Daily Star: l’UNRWA ha portato 43 persone “straniere” in Libano “per una missione che non serve al popolo palestinese “.

Cosi’, mentre i Palestienesi accusavano l’Unrwa di corruzione, la stessa Agenzia ci teneva a scagionare Hamas dalla stessa accusa: nel maggio del 2008, la rete TV satellitare iraniana in inglese, Press TV, riferi’ che il commissario generale dell’UNRWA, Karen Abu Zayd, aveva dichiarato che “le istituzioni affiliate ad Hamas sono libere da corruzione” e che “gli abitanti di Gaza sono in preda a una battaglia quotidiana per la sopravvivenza”, poiché “l’assedio di Gaza, ha privato la sua gente di carburante, paralizzando tutti gli aspetti della loro vita.” Naturalmente Abu Zayed non fece parola del quotidiano lancio di razzi contro le città israeliane che Hamas stava effettuando,  così come non senti’ il bisogno di ricordare la sanguinosa conquista di Hamas della Striscia di Gaza, quando i membri di Fatah e Hamas si sparavano addosso.

Nel corso di sei decenni, gli Stati Uniti hanno contribuito con  più di 4 miliardi di dollari a l’UNRWA. Nel maggio 2009, il U.S. Government Accountability Office (GAO) pubblico’ un rapporto che includeva l’ammissione dell’UNRWA di non fare in modo da evitare che gli aiuti finissero a chi manteneva legami con Hamas, Hezbollah, o la Jihad islamica.

Un cable Amman-Ambasciata degli Stati Uniti, reso pubblico da Wikileaks conferma che solo il 35% dei Palestinesi in Giordania si è registrato come profugo negli uffici UNRWA – un  dato che sembra indicare che i Palestinesi in Giordania non siano poi cosi’ ansiosi di essere etichettati come rifugiati . “Grazie” all’ UNRWA, il governo giordano non solo discrimina i Palestinesi, che pure costituiscono quasi la maggioranza della sua popolazione – 70% della popolazione, e che costituiscono la più grande concentrazione di Palestinesi nel mondo – ma afferma che questi Palestinesi sono solo “rifugiati” – nonostante essendo cittadini giordani che pagano le tasse al governo giordano dovrebbero, presumibilmente, essere pienamente responsabilità della Giordania. Il governo giordano, tuttavia, sembra determinato ad espandere il ruolo dell’UNRWA che pertanto,  volontariamente o involontariamente, contribuisce all’isolamento e alla privazione dei diritti dei Palestinesi.

Rifugiati siriani

Un Palestinese nel campo profughi di Bakaa, in Giordania, Muhammad (AKA Hanthlah) Abu Hamadeh ha spiegato come ad un suo parente, scomparso di recente, fosse stato negato un luogo di sepoltura sia dal governo giordano che dall’amministrazione UNRWA, nonostante il fatto che il defunto era cittadino giordano e rifugiato registrato. “Dobbiamo chiedere all’UNRWA il permesso prima di morire?” ha chiesto Abu Hamadeh.

L’Unrwa impedisce, per i propri interessi, a cinque milioni di persone di pretendere di essere integrati nei Paesi dove sono nati e vivono; avalla la discriminazione che questi Paesi operano nei loro confronti, anche in quelli, come la Giordania, nei quali la popolazione palestinese è numericamente rilevantissima. Mantiene vivo il “problema profughi” che è uno dei punti “caldi” della mancata risoluzione del conflitto israelo-palestinese; non si fa scrupoli di tacere sulle sopraffazioni che i Palestinesi subiscono da Hamas e nei campi profughi di Siria, Libano e Giordania. Intasca miliardi di dollari “dedicati” a un solo, esclusivo gruppo di profughi, quando milioni di altri muoiono di fame per mancanza di aiuti. E allora, la possiamo continuare a chiamare “missione umanitaria”?

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