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Che ne pensa Al Jazeera di Obama in Israele?

marzo 27, 2013

Dunque, la visita di Obama in Israele si è conclusa. E’ stato brillante. Ha entusiasmato le platee. Ha tenuto un discorso insperabile:

“Per il popolo ebraico, il viaggio verso la promessa dello Stato di Israele, si snodava attraverso innumerevoli generazioni. Si è trattato di secoli di sofferenza e di esilio, di pregiudizi, di pogrom e persino di genocidio. In tutto questo, il popolo ebraico ha mantenuto la propria identità e tradizioni, così come il desiderio di tornare a casa. E mentre gli ebrei hanno ottenuto uno straordinario successo in molte parti del mondo, il sogno di una vera libertà finalmente ha trovato la sua piena espressione nell’idea sionista – di essere un popolo libero nella vostra patria”.

Ha elogiato il sionismo, ha detto e ripetuto che Israele  è “uno Stato ebraico”, ha parlato della necessità per Israele di esistere in sicurezza:

“Quando considero la sicurezza di Israele, penso ai bambini come Osher Twito, che ho incontrato a Sderot – bambino della stessa età delle mie figlie, che è andato a letto la sera temendo che un razzo sarebbe atterrato nella sua camera da letto, semplicemente per chi è e per dove vive. È per questo che abbiamo investito nel sistema Iron Dome, per salvare innumerevoli vite – perché i bambini meritano di dormire meglio la notte. È per questo che abbiamo messo in chiaro, di volta in volta, che Israele non può accettare lanci di razzi da Gaza, e abbiamo difeso il diritto di Israele a difendersi. Ed è per questo che Israele ha il diritto di aspettarsi che Hamas rinunci alla violenza e riconosca il diritto di Israele ad esistere.”

Ed ha chiesto di tornare al tavolo delle trattative. Cosa che Benjamin Netanyahu ha accettato di fare subito e senza pre-condizioni. La dichiarazione di Ygal Palmor, portavoce del Ministero degli Esteri israeliano:

«Mettiamo subito in chiaro una cosa sin dall’inizio: Israele non si oppone a uno stato palestinese. Israele desidera convivere pacificamente, fianco a fianco, con un futuro stato palestinese. Ma la pace si può raggiungere soltanto attraverso colloqui diretti. Semplicemente, non c’è altro modo. Un accordo di pace implica chiaramente il coinvolgimento di due parti che, beh, concordino fra loro i termini della pace. Va da sé, ma è meglio dirlo esplicitamente perché qualcuno sembra dimenticare ciò che è ovvio.

Il precedente governo israeliano aveva accettato di intavolare trattative con la Lega Araba sulla cosiddetta “Iniziativa di pace araba”, ma venne snobbato. Aveva proposto ai palestinesi un piano di pace complessivo ed esauriente, ma venne ignorato. Il governo israeliano attuale ha accettato di fare un passo importante verso i palestinesi, allo scopo di riavviare i negoziati, quando ha decretato dieci mesi di moratoria sulle attività edilizie negli insediamenti. I palestinesi si sono rifiutati di fare altrettanto, e non hanno mai smesso di lagnarsi: prima, perché la moratoria non era sufficiente; poi, perché non era stata prolungata.

Il mio messaggio ai miei vicini palestinesi è questo: non potete eludere l’inevitabile; non arriverete alla pace e all’indipendenza senza Israele; non potete far finta che noi non esistiamo o di poter fare senza di noi. Dobbiamo dialogare. I negoziati non saranno facili, ci aspetta un lavoro arduo, faticoso, tortuoso. Ma semplicemente non c’è altra strada, se mirate veramente alla pace. Senza condizioni, senza tabù: sediamoci e trattiamo.»

Purtroppo l’Amministrazione Palestinese ha risposto con un altro dei suoi NO. Alla domanda di radio Voice of Palestine se Abu Mazen accetterebbe un congelamento parziale, cioè solo al di là della barriera difensiva che separa Israele dall’Autorità Palestinese, Saeb Erekat, capo dei negoziatori palestinesi, ha risposto: “Assolutamente no. È un’idea respinta”.

E questa è cronaca. Il mondo arabo sembra averla presa molto male. “L’apertura” di Obama a “l’entità sionista occupante” è sembrata inverosimile. Che anche all’altra parte, non solo a Israele, fosse richiesto uno sforzo per arrivare a una pace possibile e giusta è stato giudicato inammissibile! Ovunque sul web, Obama è stato trattato da “ebreo”, “traditore”, “complice di assassini”. E poteva Al Jazeera essere da meno? Il 21 marzo 2013 è uscita con una vignetta tipicamente antisemita dal titolo “Obama invita gli arabi a normalizzare le relazioni con Israele”.

La vignetta mostra due stereotipi classici contro gli ebrei. La rappresentazione della crocifissione di Gesù Cristo, ma questa volta è la mamma Palestina sulla croce. Quindi gli ebrei sono di nuovo assassini di Dio, e questa volta stanno uccidendo la Palestina santa. Il sangue sulla mano dell’ebreo (la Stella di David impedisce fraintendimenti) simboleggia il tema classico dell’accusa del sangue, le famose mazot impastate con il sangue cristiano. Questa volta gli Ebrei si nutrono del sangue palestinese. In più è Pesah, che fortuna!

Il messaggio è chiarissimo: “Come è possibile chiederci di fare pace con il Mostro?” Niente di nuovo, certo. La comunicazione destinata al mondo arabo si nutre da sempre di anti semitismo. Nel 2009, nel programma settimanale “Shari’a e vita” alla televisione egiziana, l’imam Yussuf Al Qaradawi, particolarmente velenoso con Shiiti, Americani e Ebrei, quello stesso Qaradawi che si lamentava del “lavoro non finito” da Hitler, poté tranquillamente mandare in onda questa invocazione:

“Oh Allah, prendi questa banda opprimente, sionista, ebrea. Oh Allah, non risparmiare una sola di quelle persone. Oh Allah, conta il loro numero, e uccidili, dal primo all ‘ultimo”

Al Jazeera ha voluto contribuire alla campagna dell’odio.

Grazie a USA stands with Israel

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