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Chi sono i nemici delle donne Palestinesi? Per l’Onu è Israele!

marzo 20, 2013

Le donne Palestinesi. Raramente ne sentiamo parlare. Di solito conosciamo i loro volti o i loro nomi solo quando si rendono responsabili di attentati suicidi o istigano i figli a farsi saltare in aria. Ma chi sono le donne palestinesi? Come vivono? Che cosa vogliono? Che cosa subiscono?

Violenza sessuale, stupro e femminicidio (delitto d’onore)

Ricercatori e attivisti riconoscono che l’indagine su tutte le forme di violenza sessuale è un soggetto poco studiato nei Territori Occupati. Ciò è particolarmente vero per l’incesto che la maggior parte degli intervistati ritiene inesistenete. (WCLAC, 2005) e (Al Rafai, 2007). Il Center of Women for Legal Aid & Counseling (2005) sostiene che ” dati statistici non ufficiali confermano che la maggior parte degli abusi sessuali contro ragazze e donne avviene nel contesto familiare.” Uno studio effettuato per conto del Palestinian Working Women Society for Development (Al Masri, 2000) ha riferito che, dal 1996 al 1998, 488 donne hanno cercato assistenza per casi relativi a violenza: 40 di esse erano state vittime di incesto, 20 erano state violentate al di fuori della famiglia, 15 segnalarono molestie sessuali all’interno della famiglia, e nove furono violentate sia all’interno che al di fuori della famiglia. In questo stesso studio, nel periodo 1997/1998, quarantadue casi di incesto furono testimoniati, nonché un numero uguale di casi di stupro.

Nella Striscia di Gaza, dal 1996 al 1998, il dipartimento di polizia ha segnalato 19 casi di stupro e 21 casi di tentato stupro. Il programma comunitario di Salute Mentale di Gaza ha riferito sette tentativi di stupro, quattro stupri, e 29 casi di molestie sessuali. Anche se questi numeri sembrano modesti, sono significativi, dato il tabù associato a discutere della violenza sessuale, in particolare l’incesto,- nella sfera pubblica, nei Territori Occupati. Inoltre, poiché gli individui hanno scelto di chiedere aiuto, è ragionevole credere che questi casi di abuso debbano essere stati estremi, il che implica che i casi meno gravi non ricevano l’assistenza e l’intervento di cui hanno bisogno.

Mentre sono pochi i dati relativi ai tassi di incesto, interviste e storie personali rivelano altro. Shalhoub-Kevorkian (1999a) ha documentato il caso di ‘Rima’, che, a 14 anni di età, si trovò incinta e diede alla luce un figlio di suo fratello. Per ‘proteggerla’ la polizia la mise in custodia, ma non prima di averle rammentato di aver commesso un peccato grande che meritava il carcere. Al Masri (2000) ha registrato la storia di ‘Nahal’ il cui padre avrebbe violentata costantemente, dicendole che questo era il suo modo di dimostrarle il suo amore e invocando un passaggio del Corano per giustificare le sue azioni. Lei riferi’ che il padre aveva l’abitudine di cogliere ogni occasione, quando erano soli, per avere rapporti sessuali con lei, fin da quando aveva 15 anni. Quando comincio’ a rifiutarsi, il padre continuo’ non solo a violentarla, ma ad aggredirla. Nello stesso studio, il caso di ‘Hanan’ che raccontò di aver cominciato a subire la violenza sessuale di suo padre fin da quando aveva 12 anni. Suo padre cominciò a violentarla per vendetta contro la madre. Dopo due anni di stupri sua madre li sorprese e incolpo’ del fatto ‘Hanan.’ Il padre incolpo’ in ultima analisi, la madre, che alla fine affido’ ‘Hanan’ a un’organizzazione sostenuta dal Ministero degli Affari Sociali.

I modi che donne e bambine tendono ad adoperare per affrontare l’abuso sessuale sembrano non concentrarsi tanto sul dolore o sulle esigenze delle vittime ma piuttosto, sul “trauma sociale della famiglia” . (Shalhoub Kevorkian, 1999b, p. 162). Tali misure comprendono test di verginità, la riparazione dell’imene, l’aborto illegale, il matrimonio “riparatore” con un uomo più anziano o disabile, o la detenzione in casa o in prigione. (Shalhoub-Kevorkian 1999b, 2003, 2005a). In casi estremi, la soluzione è l’omicidio in nome dell’onore, noto anche come femminicidio. L’esame di 38 casi di abusi sessuali su ragazze palestinesi ha rivelato che, dopo essere stati divulgati, quasi il 10% ha comportato l’omicidio della vittima (Shalhoub-Kevorkian 1999a), confermando che la divulgazione è raramente una valida opzione. In generale, quando l’abuso sessuale è stato riconosciuto è stato solo quando “… l’abuso è stato estremamente traumatico, pubblicamente apparente e la vittima assolta da colpa “(Shalhoub-Kevorkian 1999a, p. 1275).

I dati in merito ai matrimoni precoci sono controversi. Uno studio del 2004, mostra che Il 14% delle donne nella fascia di età tra 15 e19 anni è sposata. Mentre i dati demografici confermano l’età media del matrimonio per le femmine attualmente a 18 anni. (Al Rafai 2007). La ricerca sui pareri emessi dalla fatwa del Supremo Consiglio ha rivelato che il matrimonio di minori è accettabile da parte del giudice, perché, “… l’età legale per il matrimonio è quando il minore raggiunge la pubertà “(Al Labadi 2004, p. 77). Inoltre, le indagini nei “gruppi focus” condotti con adolescenti hanno rivelato che, “…considerare il matrimonio precoce come una forma di violenza sessuale è stato sconcertante e sorprendente per la maggior parte dei partecipanti … (il matrimonio precoce) è considerato, anzi, come una forma di protezione e di sostegno alle ragazze in un momento di alta vulnerabilità, o di ‘insicurezza sociale e politica” (Al Rafai, 2007, p. 98)

In molti casi, mentre un certo numero di leggi tutelerebbero i diritti delle donne palestinesi, alcuni vincoli religiosi e culturali possono interferire con la loro attuazione (Kuttab, 92007). A livello civile, la legge religiosa, che guida le relazioni coniugali, permette la poligamia e permette anche ad un marito di ripudiare la propria moglie con decisione unilaterale. (Institute for Women’s Studies-Birzeit University, 1999). Il divorzio, avviato da una moglie, non è culturalmente sanzionato ma è consentito se precedentemente una clausola a riguardo figuri nel contratto di matrimonio. In tali casi, la moglie può essere costretta a pagare con la Mahr (dote), separandosi dai suoi figli o accettando di perdere altri diritti. E ‘affermato che l’aumento del fondamentalismo islamico ha contribuito ad un aumento della violenza pubblica contro le donne, attraverso il controllo dei movimenti delle donne, come nel caso della ‘campagna per l’hijab” lanciata da Hamas nella Striscia di Gaza (Holt, 2003).

L’ideologia dei partiti islamici palestinesi

L’atteggiamento dei partiti islamici palestinesi sui diritti ed i doveri delle donne, all’interno della società palestinese, non è diverso da quello adottato da altri partiti islamici nel mondo arabo. Il punto di vista di Hasan al-Banna, fondatore dei Fratelli musulmani, illustrato nel suo libro, “La Donna musulmana “, non è lontano da quello di Hamas, figurante nella convenzione speciale sulle donne. “Le donne palestinesi hanno un ruolo paritario nella lotta di liberazione a quella degli uomini. La donna palestinese è la fabbrica che produce veri uomini. Esse hanno un grande impatto nel crescere e dirigere le nuove generazioni. I nemici hanno riconosciuto il loro ruolo fondamentale. Essi credono che se potranno manovrare e portare le donne lontano dall’Islam, vinceranno. È per questo che cercano continuamente di divulgre le loro idee attraverso i mass media, film e programmi scolastici, con l’aiuto dei loro sostenitori che fanno parte di organizzazioni sioniste. Queste organizzazioni hanno molte forme, possono essere massoniche, club, squadre e spionaggio. Tutte sono fonti di coloro che cercano di distruggere la nostra nazione. Dette organizzazioni sioniste hanno un grande sostegno finanziario che consente loro di avere ruoli importanti all’interno delle società, e raggiungere i loro obiettivi: far trascurare le leggi islamiche agli stessi musulmani. Gli islamisti devono rispettare la propria regola per affrontare questi nemici. Quando l’Islam prenderà il potere, sarà in grado di distruggere queste organizzazioni che sono i veri nemici dell’Islam e dell’umanità.”

Nell’articolo diciotto della stessa convenzione, i fondatori di Hamas dicono che

“la donna in una famiglia i cui membri sono combattenti, ha il ruolo più importante nel prendersi cura della casa, allevare i figli secondo le basi e i valori islamici, insegnando loro come applicare i doveri religiosi e renderli pronti per il loro ruolo nella lotta. Così, le scuole nelle quali le ragazze musulmane studiano ed i programmi di studio devono essere ben bene controllati, per preparare le ragazze musulmane ad essere buone madri, consapevoli del loro ruolo nella lotta di liberazione. Così, la donna musulmana deve essere ben esercitata nei doveri di casalinga. Deve essere economa e non spendere troppo per una cattiva gestione. In questo modo, sarà in grado di rendere la famiglia pronta ad affrontare i diversi ostacoli che potrà incontrare. La casalinga musulmana deve essere consapevole che il denaro a disposizione è proprio come il sangue. Deve essere spinto nelle vene solo per mantenere in vita i corpi, sia per i bambini che per i membri più anziani della famiglia.”

“Le donne durante le prime fasi della storia islamica non sono state utilizzate per prestare attenzione agli affari della politica. Non ci sono documenti storici che dimostrino che le donne incontrarono gli amici del profeta Mohammad- che la pace sia su di lui- a Bani Sa’eda per scegliere una persona che fosse responsabile delle questioni della nazione islamica dopo la morte del profeta. Inoltre, non esistono documenti per dimostrare che “al Kholafa Alrashedeen” (Quattro capi saggi musulmani che furono scelti come principi per la nazione islamica dopo la morte del Profeta Maometto, uno dopo l’altro) abbiano  avuto l’uso di radunare le donne per discutere con loro gli aspetti dello stato islamico. Non c’è prova che le donne siano state utilizzate per seguire le questioni di stato, la sua politica, e le guerre, allo stesso livello degli uomini.” Hamed al Betawe (il presidente del tribunale religioso in Palestina, influenzato dalle idee dei partiti islamici riformisti come Hasan al-Banna, Sayyed Qotob, e Yousef al-Qardawe) ha detto nella sua ricerca sui diritti umani nell’Islam, pubblicata dal Centro di studi applicati: “ Nonostante il fatto che abbia io citato il ruolo delle donne nelle guerre e che Aysha abbia partecipato alla battaglia di al-Jamal, nonostante il fatto che l’Islam offre alle donne diritti uguali a quelli degli uomini, l’Islam preferisce che per una donna sia meglio restare a casa per avere più tempo per prendersi cura dei suoi figli. ”

Lo sviluppo dell’atteggiamento di Hamas verso il ruolo delle donne nella società

Dal momento che Hamas è stato istituito, ha adottato le basi tradizionali per le relazioni sociali e i valori culturali in merito alle donne e al loro ruolo nella società. Hamas ha fondato tale atteggiamento su alcune interpretazioni storiche di tradizioni e norme. Durante la prima Intifada, Hamas ha cercato di imporre il suo atteggiamento verso le donne e in merito al loro ruolo in società. Ha lanciato una campagna per costringere le donne a indossare i vestiti islamici nella striscia di Gaza. “Queste campagne organizzate hanno portato a imporre l’hijab (copertura per la testa) per tutte le donne di Gaza, comprese le donne cristiane. Hamas ha raggiunto questo obiettivo, scrivendo sui muri minacce nei confronti delle donne che non avessero indossato al-hijab, lanciando granate o verdure marce o pietre o uova alle donne che non indossavano il velo islamico. In aggiunta a questo, le moschee tendevano a motivare i maschi a controllare il comportamento delle loro mogli, per costringerle a indossare l’abito islamico. Molti uomini, sia dei partiti di sinistra o della destra politica hanno iniziato a chiedere alle donne delle loro famiglie di coprirsi il capo per evitare problemi, soprattutto nelle strade. Inoltre, gli altri partiti politici- come Fateh- hanno partecipato alla campagna, in quanto tra gli attivisti nazionali della Intifada “. Ha dichiarato il Dr. Islah Jad.

Con l’inizio dell’Intifada armata, le donne furono accusate di uso di armi e di altre munizioni, come forma di lotta. Furono accusate di” perdere onore e buona morale “. Ciò porto’ all’uccisione di 107 donne di 15 anni, la maggior parte di loro di Gaza. Hamas uso’ questo clima per diffondere il suo atteggiamento nei confronti delle donne, imponendo l’abito islamico, l’hijab, e la separazione tra uomini e donne come riparazione alla perdita di “onore e buona morale”. Dr. Ikhlas pensa “il fatto che il movimento nazionale non abbia risposto immediatamente e bruscamente alla politica di Hamas riguardo alla sua attitudine morale sociale, ha portato a molte lamentele da parte delle attiviste femministe, all’interno del movimento nazionale. Queste attiviste ritengono che il movimento nazionale non abbia considerato il rafforzamento delle donne nella vita politica e sociale come priorità. Tuttavia, è responsabilità del movimento femminista l’aver avviato un atteggiamento circa il ruolo politico, economico e sociale delle donne nel mentre del processo di lotta nazionale, non dopo. La risposta del movimento femminista ha colpito i partiti politici, l’opinione pubblica, e i movimenti politici islamici che hanno iniziato a sviluppare le loro attitudini per arrivare ad una più flessibile comprensione delle donne all’interno del contesto religioso. ”

Dopo Oslo, Hamas ha usato lo stesso metodo utilizzato in precedenza da altri movimenti islamici nel mondo arabo. Ha lanciato una campagna contro il movimento femminista, in particolare contro il Centro per Consulenza legale e sociale. Questo avvenne in risposta ad un progetto intitolato “il parlamento nominale ” che mirava ad aumentare la consapevolezza delle normative attuali che ostacolavano lo sviluppo della condizione delle donne, consentendo loro di esprimere cio’ volevano davvero cambiare nelle legislazioni.

“Le risposte dei movimenti islamici furono davvero dure. Cercarono di infiammare il pubblico a rifiutare di avere a che fare con tutte le associazioni femministe e dei centri che avevano lavorato sodo per cambiare le leggi varate, utilizzando le moschee e i religiosi estremisti. Ci fu una vasta campagna contro il progetto e tutti i tipi di associazioni femministe, le loro intenzioni e i programmi rimessi in discussione. La seguente citazione è stata inclusa in una delle pubblicazioni del movimento:

“Come parte dell’applicazione dell’incoraggiamento della buona azione e della prevenzione del male, abbiamo deciso di far capire al nostro popolo palestinese la realtà di alcuni dei centri femministi che hanno iniziato a diffondersi ampiamente nel nostro paese e rapidamente come un fuoco di canne secche. Questi centri sono finanziati dall’Occidente per eseguire tutti i suoi piani malvagi, per distruggere la famiglia e togliere la dignità e l’umanità alle donne musulmane e arabe e trasformarle in cose a buon mercato come in occidente sono oggi le donne ” Ikhlas Jad.

Dopo di che, furono distribuite molte pubblicazioni che attaccavano il progetto del “parlamento nominale”. Il 1998/08/03, una pubblicazione dal titolo “la donna musulmana e la cospirazione secolare femminile” fu distribuita in Cisgiordania. Un’altra pubblicazione dal titolo “la perdita religiosa e l’onore dopo la perdita della terra, per mezzo del parlamento femminista nominale “firmata Fatima al-Zahra fu distribuita alla fine di maggio 1998.

La prospettiva generale condivisa dei movimenti islamici sui diritti delle donne

Sulla base delle spiegazioni precedenti, concludiamo che i movimenti islamici in generale, e i Movimenti islamici palestinesi in particolare, ritengono che dare alle donne gli stessi diritti degli uomini sia pratica che ignora la religione ed esce dal cerchio islamico. Così, qualsiasi tentativo di affrontare questa prospettiva è considerato come una critica forte alle basi fondamentali dell’Islam. In aggiunta a questo, ogni istanza volta a ripensare profondamente questa materia per trovare una strada tra gli insegnamenti religiosi e le esigenze del tempo è considerata negare gli ordini di Dio. In altre parole, si tratta di una sorta di negazione della fede ed uniformazione all’agenda occidentale.

Negli anni tra il 2007 e il 2010, la Commissione Palestinese Indipendente per i Diritti Umani ha denunciato la morte di 29 donne, uccise da membri della famiglia in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Tuttavia, negli ultimi due anni, 25 donne sono state vittime di delitti d’onore: 13 donne uccise nel 2011 e 12 le donne uccise nel 2012. Più di due terzi di tutti gli omicidi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania sono i delitti d’onore. (Le donne vittime di delitti d’onore, WLUML, 2 mag 2006)

Nei territori palestinesi, un omicidio è considerato meno grave se si tratta di un delitto d’onore, l’assassino è punito con pene da sei a dodici mesi di carcere. Questo deriva da una normativa giordana dal 1960. (Mutilazione e assassini musulmani per “onore”: Usanza religiosa o tribale? Adrian Morgan, The Family Security Foundation, Inc., 26 giugno 2007)

Violentata dai suoi fratelli e rimasta incinta, Rofayda Qaoud, 17 anni, rifiutò di suicidarsi, la madre ricorda, anche dopo che le ebbe comprato un rasoio con il quale tagliarsi i polsi. Così Amira Abu Hanhan Qaoud dice che ha fatto quello che ogni buon genitore palestinese dovrebbe fare: restituire l’onore alla famiglia attraverso l’omicidio. Armata di un sacchetto di plastica, rasoio e bastone di legno, Qaoud entrò nella camera da letto di sua figlia lo scorso 27 gennaio. “Stasera si muore, Rofayda”, disse alla ragazza, prima di chiuderle la borsa stretta intorno alla testa. Qaoud taglio’ poi i polsi a Rofayda, ignorando le sue suppliche soffocate “No, mamma, no!” Dopo che sua figlia si afflosciò, Qaoud la colpì alla testa con il bastone. “Ho dovuto proteggere i miei figli. Questo è l’unico modo per proteggere l’onore della mia famiglia.” I fratelli colpevoli sono in carcere. Il crimine confessato da Qaoud, per il quale deve comparire davanti a tre giudici il 3 dicembre, si ripete quasi ogni settimana tra i palestinesi che vivono in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Israele. . . . Nessuna traccia di Rofayda o dei suoi fratelli è rimasta nella casa di famiglia. Qaoud dice di aver strappato tutte le loro fotografie e bruciato i loro vestiti. La camera da letto in cui ha ucciso la figlia è un ripostiglio. Cancellare i ricordi è più difficile, ammette. Allevia il suo dolore amando pazzamente i suoi tre figli che vivono ancora in casa, in particolare la più giovane, Fatima, 9 anni, che ricopre di baci. I bambini dicono di aver perdonato Qaoud e restituiscono l’affetto. “Mia madre ha fatto questo perché lei non vuole essere punito dalla gente”, spiega Fatima con un sorriso timido. “Amo mia madre, molto più di prima.” Madre uccide figlia violentata per ripristinare ‘l’onore’ Soraya Sarhaddi Nelson, The Seattle Times, 17 Novembre 2003

Intorno alle 14:00, Venerdì, 30 giugno 2006, il Dipartimento indagini penali della polizia di Rafah ha appreso della sepoltura di Maha Akram El-Hamayda (18 anni), dopo che era stata uccisa in un crimine ‘d’onore’. La polizia è stata in grado di determinare il luogo di sepoltura nel cimitero est di Rafah. Il padre è stato convocato dalla polizia e il corpo è stato rimosso e sottoposto al dipartimento di patologia della Naser Hospital di Khan Yunis. Secondo le informazioni della polizia, la relazione del patologo indica che la ragazza aveva subito un pestaggio con un oggetto appuntito sulla testa, che aveva causato un’emorragia estesa. C’erano segni di strangolamento sul collo. La ragazza è stata esaminata ed è risultata essere vergine. L’indagine della polizia ha rivelato che i parenti della ragazza l’avevano sepolta. La polizia ha arrestato i parenti, che sono sotto interrogatorio. Nelle prime ore del mattino di Domenica 2 luglio 2006, e sullo sfondo dell’uccisione, i parenti della ragazza hanno dato fuoco ad un negozio di ricambi auto di proprietà di uno dei sospetti nell’omicidio. Donna Giovane ucciso a Rafah in un “delitto d’onore” PCHR, 3 Luglio 2006

Nisreen Mohammad Abu Bureik (26 anni ) dal campo profughi El-Bureij, è stata uccisa da suo fratello il 28 luglio 2007. L’Autorità nazionale palestinese ha la responsabilità di questa escalation a causa della impunità e della riduzione della pena concessi agli autori di tali crimini. Questo avviene nonostante il fatto che il codice penale palestinese dell’anno 1936, in uso nella Striscia di Gaza, non faccia differenza tra ciò che è noto come un “delitto d’onore” e omicidio premeditato. PCHR condanna con forza questo crimine, e: Chiamata per una seria indagine sugli omicidi di giovani donne, e per perseguire gli autori. Sottolinea il ripetersi dei delitti d’onore nella Striscia di Gaza a causa della impunità concessa agli assassini attraverso una riduzione della pena, sapendo che tali criminali utilizzano la motivazione di “delitto d’onore” come copertura per ottenere una riduzione della pena. Chiede misure deterrenti contro i delitti d’onore, che devono essere trattati come omicidi premeditati, prendendo in considerazione gli standard internazionali sui diritti umani. Centro Palestinese per i Diritti Umani, 15 ago 2007

Il PCHR condanna fermamente l’assassinio di una donna nel nord della Striscia di Gaza in quello che viene definito come un “delitto d’onore.” Il Centro invita a perseguire gli autori, e a prendere efficaci misure legali per prevenire questi crimini che sono aumentati nel corso degli ultimi 2 anni . Il Centro indica che alle 18:00 il Lunedi, 13 agosto 2007, il corpo di En’am Jaber Deifallah (37anni) è arrivato ​​al Shifa Hospital. La vittima è di El-T’wam zona nel nord di Gaza City, e era madre di un bambino. Fonti mediche hanno indicato che è stata uccisa giocando con un oggetto appuntito sulla testa. La famiglia della vittima ha informato il PCHR che uno dei fratelli della vittima l’abbia uccisa in casa sua, in un omicidio motivato da “onore”. Fonti della Forza Esecutiva hanno indicato che un’inchiesta sul crimine è in corso, e che l’indagato viene perseguito. Si fa notare che i “delitti d’onore” sono aumentati nel corso degli ultimi anni nella Striscia di Gaza. Deirallah è l’undicesima vittime di questi crimini, quest’anno. Centro Palestinese per i Diritti Umani, 15 ago 2007

Martedì, 3 giugno 2008, il corpo di Khouloud Mohammed al-Najjar, 32 anni, è stato portato al Martyr Hospital dal marito, Mohammed Yousef al-Najjar, di Rafah. Il suo cadavere insanguinato e ferito è stato trasferito al Dipartimento di Medicina Legale dell’ospedale di Shifa a Gaza City. Suo padre, Mohammed Hussein al-Najjar, è stato arrestato, e durante l’interrogatorio a quanto pare ha confessato che sua figlia era morta in seguito alle dure percosse dei membri della sua famiglia per il suo “comportamento immorale”. Woman Murdered by Relatives to “Maintain Family Honor” Palestinian Center for Human Rights, June 4, 2007

E molte, molte altre….

Sono fatti e dati noti da anni, anche se il silenzio dei media pervicacemente li nasconde in un oblio colpevole. E non solo dei media; queste indagini conoscitive, qui sopra accennate, sono state svolte da organismi indipendenti Palestinesi e commissionate dall’Onu. E’ quindi legittimo pensare che alle Nazioni Unite siano perfettamente edotti in merito. Eppure il 15 marzo 2013, in un documento della Commissione sulla condizione delle donne, delle Nazioni Unite ‘(CSW) leggiamo:

In una risoluzione emessa venerdì, la commissione delle Nazioni Unite ha condannato il regime di Tel Aviv (notare la volontaria sostituzione di Gerusalemme con Tel Aviv e l’aggiunta “regime”) per le condizioni di vita degradanti delle donne palestinesi. “L’occupazione israeliana rimane l’ostacolo maggiore per le donne palestinesi in relazione al loro avanzamento, l’autonomia e l’integrazione nello sviluppo della loro società …” La risoluzione è stata approvata con 29 voti. E ‘stata respinta solo da Israele e dagli Stati Uniti. Altri 10 paesi si sono astenuti.

Ecco, nonostante tutto ora sappiamo chi davvero impedisce alle donne Palestinesi di svilupparsi e avanzare nella società: Israele!

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2 commenti
  1. Leonardo permalink

    Ovviamente anche le donne in Iran,Arabia Saudita,Pakistan,Afganistan,Mortaccilorostan etc etc non godono degli stessi diritti dei loro compatrioti uomini data la violenta occupazione zionista….certo che la UNCSW ha sparato una cavolata dal peso specifico importante! Nemmeno con i paraocchi si possono credere ‘ste cavolate!

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