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Il mio cuore è spezzato…

marzo 19, 2013

Un anno fa, 19 marzo, più o meno a quest’ora del mattino, ero in auto. Stavo andando a Toulouse, alla sede del Crif (Conseil Représentatif des Institutions juives de France). Ricevetti una telefonata; mi dicevano che l’appuntamento era stato annullato per ragioni di sicurezza: “C’è stato un attentato. Ci sono morti”. Non avevo ancora ascoltato le notizie del mattino, non ne sapevo nulla. Tornando indietro, per tutto il tragitto continuai a chiedermi che cosa mai poteva  essere successo di cosi’ grave, in quella cittadina un po’ sonnolenta che è Toulouse.

Un algerino di 24 anni, Mohammed Merah, con una telecamera legata al corpo per essere sicuro di riprendere il suo massacro, arriva in scooter e spara sui bambini che stanno per entrare nella scuola ebraica “Ozar HaTorah” e sui loro genitori che li accompagnano.

Colpisce per primo Jonathan Sandler, 30 anni, rabbino e insegnante nella scuola.

Jonathan non riesce a proteggere i suoi due figli: Gabriel, tre anni e Aryeh 6 anni che, raggiunti dai proiettili, cadono al suo fianco. Merah entra nella corte della scuola; vede Myriam Monsonégo, otto anni, che tenta di fuggire. L’afferra per i capelli e le spara un colpo in testa.

Miriam Monsonego

Spara anche ad Aharon Bijaoui, quindici anni, ferendolo gravemente e fugge. Poi la caccia all’uomo, l’estenuante assedio alla sua casa, con Merah che ancora detta le condizioni, chiacchiera, spara sulla polizia, si fa beffe della Francia. Un uomo allevato nell’odio per gli Ebrei, un salafita che avrebbe dovuto essere da lungo tempo posto all’attenzione dei servizi di sicurezza francesi. Un terrorista che poteva tranquillamente girare per il suo quartiere impugnando una scimitarra e invocando la jihad. Un assassino che era solito obbligare i bambini arabi del suo quartiere a vedere film prodotti da Al Qaeda, nei quali gli Ebrei e Israele erano accusati delle peggiori nefandezze. “Avevo uno scopo preciso. Non avrei mai ammazzato bambini se voi non aveste ammazzato i nostri”. “Il primo che ho ammazzato (un militare a Montauban) ha messo a dura prova il mio cuore. Ma poi mi sono sentito meglio e volevo rifarlo”. Andava e veniva tra Francia e Afghanistan, Pakistan, Algeria. Indisturbato.

Non riescono a prenderlo vivo. Muore e con lui sembra morire la storia dei suoi legami, delle sue protezioni, dell’incuria dei servizi francesi, delle connivenze.

Muore e i media non si auto-accusano per aver contribuito a far crescere quell’odio implacabile, quella sete di “vendetta” che animava Merah e tanti altri come lui. Non si interrogano sul proprio ruolo, sulla demonizzazione sistematica dello Stato di Israele. Non mettono sul piatto della bilancia degli eventi tutte le volte che hanno diffuso notizie false e sussurrato, nella migliore delle ipotesi, le smentite. Non si sentono responsabili Enderlin e France2, per aver contribuito cosi’ pesantemente a diffondere l’odio con il loro clamoroso falso, quel “caso Al Dura” che doveva essere un “fortunato scoop” e che è invece diventato la scusa della quale si sono fatti scudo i peggiori assassini di tutti i continenti.

Muore, e subito decine di pagine on line lo esaltano come un eroe; centinaia di giovani nati e cresciuti in Europa, che dall’Europa hanno attinto a piene mani quei diritti e quelle libertà che i loro genitori non si sarebbero mai nemmeno sognati nei loro paesi d’origine, cresciuti tuttavia con l’ostilità e il rancore verso quelle nazioni che non riconoscono come le proprie, che lo glorificano, lo piangono, lo considerano un esempio da seguire. A Rouen, un professore francese del Liceo Gustave Flaubert chiede un “minuto di silenzio in ricordo di Merah, vittima della società”.

Gli Ebrei sono ancora soli. Sono ancora “altro”. Ci resta un altro dolore nel cuore, altri nomi di vittime innocenti da ricordare, e ci restano le parole di Eva Sandler che davanti alla scuola Ozar HaTorah ha visto morire suo marito ed i suoi due figli:

“Il mio cuore è spezzato. Non riesco a parlare. Non c’è un modo per esprimere il dolore divorante che risulta dall’assassinio del mio caro marito, rav Jonathan, e dei nostri figli, Aryeh e Gavriel, e di Miriam Monsonego, figlia del preside della scuola Ozar Hatorah, rav Yaakov, e della sig.ra Monsonego.

Che nessuno debba più soffrire in questa maniera!

Siccome molti di voi, cari fratelli e sorelle in Francia e nel mondo, state chiedendo cosa potete fare per me, per mia figlia Liora e per le anime dei miei cari marito e figli, sento che, per quanto possa essere difficile, ho il dovere di rispondere alle vostre richieste.

La vita del mio marito era dedicata all’insegnamento della Torah. Ci siamo ritrasferiti al suo paese di nascita per aiutare la gioventù a scoprire la bellezza della Torah. Era un uomo veramente buono, affettuoso e altruista. Era sensibile a tutte le creature di D-o, sempre cercando il modo di trovare la bontà negli altri.

Lui ed io abbiamo allevato Aryeh e Gavriel nel vivere le vie della Torah. Chi avrebbe potuto sapere quanto brevemente avrebbero vissuto su questa terra, quanto breve sarebbe stato il tempo in cui sarei stata la loro madre? Non so come io, i miei suoceri e la sorella di mio marito troveremo la consolazione e la forza per continuare, ma so che le vie di D-o sono buone e che Lui ci mostrerà la strada e ci darà la forza per andare avanti. So che le loro anime sante rimarranno con noi per sempre e se che molto presto arriverà il momento in cui ci riuniremo con la venuta del Mashiach.

Credo con tutto il cuore alle parole del verso “D-o ha dato, D-o ha preso; benedetto sia il nome di D-o”. Ringrazio D-o per il privilegio, quanto breve sia stato, di poter allevare i miei figli assieme a mio marito. Ora il Signore li vuole vicino a Lui. A tutti coloro che desiderano portare consolazione alla nostra famiglia e compiacimento alle anime di coloro che ci hanno lasciato: Portiamo avanti la loro vita su questa terra.

Genitori, baciate i vostri figli. Dite loro quanto li amate e quanto è vicino al vostro cuore il desiderio che siano degli esempi viventi della Torah, impregnati del timore del Cielo e dell’amore per il prossimo. Per favore, aumentate il vostro studio della Torah, da soli o con parenti e amici. Aiutate coloro che hanno difficoltà a studiare da soli. Per favore, aumentate la luce nel mondo tramite l’accensione dei lumi di Shabbat questo e ogni venerdì sera. (Per favore, anticipate un po’ l’orario pubblicato per aumentare ancora i momenti di santità nel mondo).

Si avvicina la festa di Pesach. Per favore, invitate un’altra persona nelle vostre case per far sì che tutti abbiano un posto ad un Seder per celebrare la festa della nostra libertà. Assieme al ricordo amaro delle difficoltà in Egitto tanti anni fa, raccontiamo ancora quanto “in ogni generazione si sono messi contro di noi per annientarci”. E tutti insieme annunceremo con voce alta e chiara: “D-o ci salva dalle loro mani”.

Lo spirito del popolo ebraico non può mai essere spento, il suo legame con la Torà e le mitzvòt non potrà mai essere distrutto. Che sia la volontà di D-o che da questo momento in poi conosceremo solo la gioia.

Invio le mie sentite condoglianze alla famiglia Monsonego per la perdita della loro figlia Miriam, e prego per la guarigione di Aharon ben Leah, che è rimasto ferito durante l’attacco.

Vi ringrazio del vostro supporto e amore”.

7 commenti
  1. Guido Schiesari permalink

    Nessuna pietà per gli orchi che toccano gli innocenti, la pietà in questi casi e’ segno di debolezza e di paura. Una carezza ai tre angioletti che non potranno più baciare le guance dei loro genitori.

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