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Il New York Times e la Terza Intifada

marzo 17, 2013

Mentre Israele si appresta ad accogliere il Presidente americano Obama, dispiegando tutte le sue forze di sicurezza; mentre settimanalmente deve fare fronte agli scontri che minacciano di divenire sempre più violenti nella West Bank, il New York Times pubblica questo:

 

Un articolo scritto dal giornalista free lance Ben Ehrenreich, frutto della sua visita di tre settimane nel villaggio e nella casa di Bassem Tamimi, uno degli organizzatori degli scontri tra palestinesi e IDF, padre di Ahed Tamimi, la biondina che per aver sfidato platealmente, davanti alle telecamere mondiali, soldati dell’IDF, sperando in una risposta violenta che non c’è stata, è stata insignita in Turchia, dal Primo Ministro Erdogan, del premio Ragazza coraggiosa 2013“. 

 

Da mesi il NYT “avverte” dell’inevitabilità di una Terza Intifada; questa volta ha fatto di più, l’ha invocata e giustificata! Nell’articolo Ehrenreich ci mostra tutta la forza della retorica del “buon palestinese”: in casa Tamimi i ragazzi giocano sul divano, guardano la TV, la madre cuoce focacce alle cipolle. Che serenità! Che innocenza! Bassem Tamimi “alto, forse più sottile di come lo ricordavo, con i suoi occhi azzurri, brillanti alla luce delle lampade…” Bassem Tamimi fu arrestato nel 2009 e nel 2011 e nel 2012 per aver partecipato e incitato giovani a prendere parte agli scontri nella West Bank. Per Tamimi il lancio di pietre è “manifestazione non violenta” e cita Gandhi in proposito. Ci sarebbe da farlo presente alla madre di Adel Bitun, la bambina di due anni, in fin di vita per il lancio di pietre contro l’auto della madre. Ferita, la donna ha perso il controllo dell’auto che è finita contro un autobus.

 

 

O alla moglie di Asher Palmer, 25 anni, che mori’ insieme al figlioletto Jonathan di un anno, in una situazione analoga.

 

L’articolo lunghissimo del New York Times ci racconta la versione romantica e falsa del villaggio di Halamish, costruito, secondo la narrazione eroica palestinese, su terreni privati, confiscati da “coloni”. Ci racconta che Bassem fu un protagonista della Prima Intifada, fedelissimo di Fatah non di Hamas specifica, come se le armi di Fatah facessero meno male di quelle di Hamas. E della Seconda Intifada Bassem dice che fu un errore “politico, strategico, più che morale”. Più di cento attacchi suicidi contro civili!

 

 

Il prode Bassem puo’ tranquillamente raccontare di come suo cugino Said uccise, nel 1993, un “colono”, si badi bene, non un essere umano, un “colono”. E di come otto anni dopo, Ahlam Tamimi pianifico’ l’attentato alla pizzeria Sbarro, a Tel Aviv, nel quale morirono 16 civili, tra i quali otto bambini e più di cento innocenti rimasero feriti. Quell’Ahlam Tamimi, uscita di galera con lo scambio terroristi/Gilad Shalit, che si puo’ presentare alla TV dell’Amministrazione Palestinese per augurarsi siano in tanti a emulare il suo gesto. Quella Tamimi che sorride compiaciuta quando le dicono che non furono sei i bambini uccisi, come lei credeva, ma otto. Quella Tamimi che si dice pronta a ripetere il suo “gesto”. Quella Tamimi che per “premio” al suo operato conduce oggi una trasmissione alla televisione.

Ecco, di questi assassini l’articolo del NYT ci parla come di gente “ancora molto amata nel villaggio”.

 

Ehrenreich nell’articolo dice “Se venti anni fa il confronto tra il sistema di apartheid in Sud Africa e le politiche israeliane sembrava iperbole, ora è diventata una bazzecola.” Oppure: “Il problema è funzionale”, “Fondare uno Stato moderno su una sola identità etnica o religiosa in un territorio che è etnicamente e religiosamente diverso inesorabilmente conduce sia alla politica di esclusione che alla pulizia etnica. In parole povere, il problema è il sionismo. ” Nel 2009, Ehrenreich pubblico’ un attacco diretto al sionismo sul Los Angeles Times dal titolo “Il sionismo è il problema”. Nell’articolo, Ehrenreich condannava non solo le “condizioni deplorevoli in cui i palestinesi vivono e muoiono a Gaza e in Cisgiordania”, ma “i principi sionisti su cui si fonda lo Stato”.

Uno dei commenti al tweet del NYT dice: Finalmente qualcuno sta con gli oppressi e non con gli oppressori”  Grazie New York Times, per essere sempre attento ai gusti e ai bisogni del pubblico!

 

17 commenti
  1. Giulio permalink

    Non per altro Eherenreich vuol dire ” onoriamo il reich” …….

  2. Hitler è vivo, e lotta insieme a loro.

  3. Ho avviato il video, ma non sono riuscita ad arrivare oltre il trentottesimo secondo: quanto male fa sentire inneggiare alla morte e godere delle vittime provocate, non si riesce a concepire che possa esistere gente così, che ci possano essere anche madri – non so se sia il caso della giornalista – che godono della morte di figli altrui: quale abominio!

    • Non è esattamente una giornalista: è una terrorista, direttamente responsabile di tutti quei morti e feriti, che come premio per il suo atto eroico ha avuto il posto di conduttrice. Vedere sulla sua faccia il godimento orgasmico per la carneficina è davvero quanto di più sconvolgente si possa immaginare.

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