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Morte di un falso grand’uomo

marzo 2, 2013

E’ morto Stephan Hessel, uno degli ultimi “miti” costruiti a tavolino, funzionali a un discorso di odio sfascista. E’ morta un’icona scelta e animata in funzione anti sionista e anti israeliana.

E’ morto un personaggio fatto su misura per diventare simbolo: Ebreo, ex partigiano, collaboratore alla redazione dei Diritti dell’Uomo. Perfetto! Il suo incarico: indignare! Ma non un’indignazione generalizzata no, indignare contro Israele e invocare il boicottaggio dei prodotti israeliani. Il suo slogan: isolare efficacemente Israele, le sue istituzioni economiche, culturali e universitarie. Quell’icona mediatica che nel gennaio 2011 dichiaro’ a un giornale tedesco:

“L’occupazione tedesca fu, se la paragoniamo ad esempio a quella attuale della Palestina da parte degli israeliani, un’occupazione relativamente inoffensiva”!!!

Un “falso grand’uomo”, come lo ha chiamato Pierre-André Taguieff, che non si è vergognato di paragonare i terroristi di Hamas ai partigiani della Resistenza francese. Che dalle antenne di Europe1 tesseva le lodi delle associazioni terroristiche palestinesi e si affannava a trovare parallelismi tra l’apartheid sud africano e Israele. Stephan Hessel, quello che l’avvocato Gilles-William Goldnadel defini’ “Un Abbè Pierre senza sottana”, quello che non si è fatto scrupolo di mentire sul suo passato per renderlo più aderente al suo personaggio. Intanto la sua “ebraicità” che cosi’ tanto gli ha reso, mettendolo al riparo (perché poi?) da eventuali accuse di anti semitismo.

Hessel non era Ebreo, non di più di milioni di europei che forse hanno avuto (spesso senza neanche saperlo) tra i loro antenati degli Ebrei. I suoi genitori erano protestanti. Lui degli Ebrei e dell’antisemitismo parlava cosi’ :

« Gli Ebrei hanno sempre l’ossessione della sparizione programmata, questo fa parte della loro religione» (p. 53).

« Al fondo dell’immaginario ebraico, c’è questa idea che tutto quello che arriva loro abbia una ragione storico-religiosa: perché noi non siamo come gli altri. Ci sono uomini di ogni tipo, Cristiani, Musulmani, possiamo avere relazioni con loro, certo, ma cio’ che ci accade è significativamente altro; è la ragione per la quale dobbiamo difenderci da tutti quelli che non sono Ebrei  » (p.53).

« Ci sono Ebrei e c’è chi non lo è. Cio’ significa che l’antisemitismo è un sentimento totalmente “naturale” per gli Ebrei. Gli Ebrei pensano di non poter essere davvero amati dagli altri, perché beneficiano di un rapporto unico con Dio »

Hessel non ha mai partecipato alla redazione della Carta dei Diritti dell’Uomo. Quando la menzogna comincio’ a circolare, a seguito di articoli di giornalisti compiacenti, fu lo stesso Hessel che si vide costretto a tirare i remi in barca:

“L’altro errore è avermi affibbiato il ruolo di co-redattore della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” “Nel corso di tre anni, 1946, 1947, 1948, ci furono una serie di riunioni, alcune facili altre più difficili. Io assistevo alle riunioni e ascoltavo cio’ che dicevano ma non ho mai redatto la Dichiarazione. Fui testimone di questo periodo eccezionale”. Un “testimone”, un “auditore”, nulla di più. Eppure anche questa falsa attribuzione quanto ha giocato nel rendere le sue opinioni “autorevoli”! Nessun giornalista tra quelli che lo hanno “incoronato” si è preso la briga di controllare il sito Onu e cercare il nome di Hessel, che non c’era.

Non una sola parola è uscita mai dalla bocca del”grand’uomo” in merito alla tragedia del Darfur, dei Tibetani, dei Cristiani d’Oriente, dei Siriani. Israele è stata la sua sola e unica ossessione. Eppure il suo libercolo “Indignez-vous!” è stato tradotto anche in mandarino!

Quindi, dove sta il merito di questo falso Ebreo, falso redattore della Carta dei Diritti dell’Uomo? L’essere stato un ex Ambasciatore? Anche il nazista Otto Abenz lo era. Ex partigiano? Molti antisemiti lo furono, lo fu ad esempio Michel Droit che accusava gli Ebrei di essere responsabili dell’antisemitismo. Ex deportato? Anche il negazionista Paul Rassinier lo fu. La sua unica, meritata medaglia è quella all’odio contro Israele, all’aver consacrato gli ultimi anni della sua vita alla diffamazione di un popolo intero e dall’aver tratto da questo l’unico suo quarto d’ora di successo. Addio falso grand’uomo, non sentiremo la tua mancanza.

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