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Lo show della settimana dell’odio anti-israeliano

marzo 1, 2013

Evviva! E’ cominciata la settimana del parallelismo tra il regime di “apartheid” in  Israele e quello che vigeva in Sud Africa! C’è di che darsi da fare e se fai attenzione magari avrai la fortuna di assistere allo show da vicino.

Masad Barhoum, alto funzionario dello Stato di Israele, eletto direttore del secondo ospedale del Paese

Ed è soprattutto (ovviamente) sulla terribile condizione di apartheid nei confronti dei cittadini arabi israeliani che la “Settimana dell’apartheid israeliano” si concentra. Cittadini discriminati, come Masad Barhoum, nominato direttore dell’ospedale di Nahariya, il secondo per importanza nel Paese.

Discriminazioni shoccanti, mancanza di sensibilità come dimostrato dal supermercato Rami Levy, che ha osato distribuire ai suoi dipendenti musulmani, le stesse identiche ceste-regalo per Purim donate ai dipendenti ebrei  se non che, oh orrore, la bottiglia di vino era solo nei cesti ebrei! Questa è sicuramente crudeltà!

Arabi e Ebrei fanno la spesa al supermercato Rami Levy

E come spicca il razzismo ebraico nei confronti di chi invece, per cultura e tradizione, è abituato alla fratellanza, all’uguaglianza e alla pacifica convivenza! Ecco, ad esempio, come i Paesi arabi accolgono e proteggono i loro “fratelli” palestinesi:

 

https://www.youtube.com/watch?v=LMVh9Iwf6Xk

 

Il giornalista Khaled Abu Tomeah, cittadino arabo-israeliano, si chiede già da un po’ come mai nessuna associazione umanitaria, nessun comitato per i Diritti Umani e contro le discriminazioni faccia parola della condizione drammatica dei rifugiati palestinesi nei Paesi arabi:

“Quando è stata l’ultima volta che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per condannare un governo arabo per il maltrattamento dei palestinesi? Come mai i gruppi e gli attivisti nei campus universitari negli Stati Uniti e in Canada che si definiscono “pro-Palestinesi” rimangono in silenzio quando la Giordania revoca la cittadinanza a migliaia di Palestinesi? La difficile situazione dei Palestinesi che vivono nei paesi arabi in generale, e in Libano in particolare, è spesso ignorata dai media occidentali. Come mai chiudono un occhio sul fatto che l’Egitto, Siria, Libano, Giordania e molti altri paesi arabi continuano ad imporre restrizioni di spostamento severe ai Palestinesi? E dov’erano questi gruppi durante il dibattito in corso in Libano, sul concedere ai Palestinesi quei diritti fondamentali a lungo loro negati , tra i quali l’occupazione, la sicurezza sociale e l’assistenza medica? O non hanno sentito parlare di questo dibattito? Probabilmente no, dal momento che il caso non è riuscito a richiamare l’attenzione della maggior parte dei corrispondenti in Medio Oriente e dei commentatori. Una notizia sui Palestinesi che non include un aspetto anti-Israele raramente fa parlare le prime pagine dei giornali occidentali.  La demolizione di una proprietà abusiva araba a Gerusalemme è, per la maggior parte dei nostri corrispondenti, molto più importante del fatto che centinaia di migliaia di Palestinesi in Libano continuino a soffrire di una serie di restrizioni umilianti. Non solo ai Palestinesi che vivono in Libano è negato il diritto di proprietà, ma anche l’assistenza sanitaria, ed è loro vietato per legge l’accesso a un gran numero di categorie lavorative. Qualcuno può immaginare quale sarebbe la reazione della comunità internazionale se domani Israele  approvasse una legge che vietasse ai suoi cittadini arabi di lavorare come tassisti, giornalisti, medici, cuochi, camerieri, ingegneri e avvocati? Oppure, se il Ministero dell’educazione israeliano emettesse una direttiva che vietasse ai bambini arabi di iscriversi nelle università e nelle scuole?”

Scrivevano nel 2009 sul NYdaily news Judith Miller e David Samuels:

“Dopo la Guerra del Golfo del 1991, circa 250.000 Palestinesi sono stati cacciati dal Kuwait e altri stati del Golfo per punire la leadership politica palestinese per il supporto a Saddam Hussein. Decine di migliaia di residenti Palestinesi sono stati espropriati similmente nella guerra in Iraq. Oggi, i rifugiati palestinesi in Libano sono i più a rischio….Insieme a questa emarginazione è arrivata una nuova svolta e uno spaventoso rivolgersi al radicalismo pan-islamico di Al Qaeda nei campi profughi, come Ain al-Hilweh, dove più di 70.000 Palestinesi vivono al di fuori del quadro giuridico dello Stato del Libano. Uno dei dirottatori dell’11 / 9 dedicò una poesia al jihadista più importante di Ain al-Hilweh, in una registrazione su videotape e decine di combattenti palestinesi dal campo si unirono ad al Qaeda in Iraq.”

Campo profughi in Siria

Ma la discriminazione e il razzismo nei Paesi Arabi riguarda solo i palestinesi o tutti i gruppi cosi’ detti “minoraze”?

Scrive l’8 settembre 2006, il giornalista del The Guardian, Brian Whitaker:

“Il razzismo è un fenomeno mondiale. In alcuni paesi è trattato con disapprovazione, in altri con la negazione. La discussione sulla diversità religiosa ed etnica di tutti i gruppi delle minoranze del Medio Oriente: Alawiti, Armeni, Assiri, Baha’i, Berberi, Caldei, Copti, Drusi, Ismailiti, Ibadis, Ebrei, Curdi, Maroniti, Sahrawi, Tuareq, Turcomanni, Yazidi e Zaidis (e l’elenco non è esaustivo) e sul loro posto nella società è da lungo tempo un tabù. Se l’esistenza di gruppi non-arabi e non-musulmani è conosciuta da tutti, di solito è solo per constatare quanto meravigliosamente se la cavino.”

Questo era apartheid!

Per non parlare della situazione in Siria! Assad ha bombardato ripetutamente il campo profughi di Yarmouk, considerato “covo di ribelli sunniti”. A pochi giorni dall’escalation della guerra in Siria, già 400 erano le vittime nel campo. E Abbas come ha reagito? Spronato a prendere posizione in merito, nel Dicembre 2012 si disse pronto a “ospitare” (ma non sarebbe stato per loro un ritorno  a casa?) i palestinesi siriani, salvo poi essere strattonato dai capi di Hamas, timorosi di perdere cosi’ una delle armi favorite del ricatto a Israele. Allora:

“…abbiamo rifiutato, meglio morire in Siria che rinunciare al loro diritto al ritorno”, Abbas avrebbe detto ai giornalisti egiziani, secondo l’Associated Press.”

Eh si’, comincia la settimana dell’odio! Accorrete numerosi e portate con voi tutta la vostra meravigliosa umanità!

4 commenti
  1. Perché negare che gli israeliani fanno ai palestinesi quello che i nazisti hanno fatto a loro? Anche i nazisti non regalavano il vino a purim agli ebrei! Tu dici “se il Ministero dell’educazione israeliano emettesse una direttiva che vietasse ai bambini arabi di iscriversi nelle università”, ma questa direttiva già c’è! I bambini arabi possono iscriversi alle università israeliane? No, devono almeno aver fatto le scuole superiori!

    Quello che succede negli altri stati arabi? Perché, succede qualcosa? Qui non ne sappiamo niente. Se nessuno ne parla, significa che sono posti tranquillissimi, dove i diritti umani sono rispettati e garantiti, non ti pare?

    Scusa il sarcasmo – amaro – ma non ne posso più delle accuse che vengono a fatte a Israele, che si continua pure a prodigare per i suoi nemici, e in cambio riceve accuse di un’infondatezza intollerabile.

  2. Sig. Diemme ma impiega mesi per partorire queste cazzate? Mi citi la legge che vieta agli arabi di iscriversi all’università, grazie!

  3. Ops sorry il post di diemme era sarcastico non l’avevo capito! Chiedo scusa!

Trackbacks & Pingbacks

  1. Apartheid in Israele: se non fosse così penoso sarebbe persino comico | Focus On Israel

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