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Ma come porti i capelli bella bionda?

novembre 6, 2012

Come sappiamo, ogni tanto sul palcoscenico di Pallywood appare una new entrance, destinata a fare immediatamente il giro dei media mondiali; quanti attori saranno invidiosi! Ora sembra il momento di questa bambina bionda!

La sua foto ha imperversato sul web alcuni mesi fa, nonostante non ci fosse nessuna evidenza di violenza verso di lei. Ma i suoi capelli, il suo visino piangente, che non ha nulla dei tratti arabi e molto di quelli occidentali, la sua maglietta “Love” scatenarono l’odio per il “carnefice ebreo” e l’amore immediato per lei. Era ovvio!

Passano un paio di mesi e… eccola di nuovo!

La didascalia: Una ragazzina palestinese cerca di prendere a pugni un soldato israeliano, durante una protesta contro l’espansione del vicino insediamento ebraico di Halamish, nel villaggio in Cisgiordania di Nabi Saleh, vicino a Ramallah. (Majdi Mohammed / Associated Press)

La maglietta “Love” è la stessa, ma questa volta lei, che non sembra essere affatto rimasta traumatizzata dall’esperienza passata, è pronta alla lotta, più che al pianto. E il fotografo scatta: ciac, si gira!

Sembra proprio sia l’ultima pensata della strategia mediatica palestinese: i piccoli ribelli!

Mandati allo sbaraglio a provocare i soldati, sperando in una reazione nervosa, in un attimo di perdita di controllo che permetta di scattare l’implacabile foto che inchioda!

Il Dr. Ron Schleifer, professore all’Università di Ariel e accademico ricercatore, esperto di guerra psicologica e militari-media relations, ha studiato il fenomeno per anni e ha cercato di dare l’allarme sull’importanza di cambiare il modo di Israele di usare i media . E ‘appena tornato da un viaggio negli Stati Uniti, dove ha illustrato il punto di vista israeliano in una conferenza pro-sionista che comprendeva il filosofo Bernard Lewis e Pamela Geller. “Inconsciamente, abbiamo ancora questo atteggiamento secondo il quale i  goyim ci odiano comunque, quindi perché preoccuparsi di pubblic relations”, ha detto Schleifer. “La risposta dovrebbe essere che questa domanda è del tutto irrilevante.”

Nel suo libro “Perspectives of Psychological Operations in Contemporary Conflicts”, Schleifer documenta come dall’ascesa alla ribalta di Yasser Arafat, i palestinesi non solo sono stati vincenti nella guerra dei media, ma hanno fatto in modo che Israele non fosse nemmeno considerato un contendente, per la sua mancanza di volontà di competere. L’idea del Arafat era semplice – utilizzare la guerra psicologica per ritrarre Israele come aggressore e rendere il paese debole dall’interno, dividendo il popolo israeliano. Arafat ha presentato i palestinesi come le vittime, i diseredati, i David messi nell’angolo dal colosso Golia.

Basta una rete metallica, dei bambini che ci guardano attraverso e la foto è fatta

In nessun luogo questo è stato visto più che durante la prima intifada. Gli Arabi palestinesi hanno manipolato il modo con il quale le notizie erano riportate, aprendo varie filiali di media e di staging fotografici, dedicati ai media internazionali. Per ogni giornalista in cerca di una citazione, di una foto o dei dettagli di un incidente c’era un arabo palestinese pronto a dipingere Israele come aggressore. Nel momento in cui Israele decideva la sua versione dei fatti, la storia era già stata pubblicata.

L’intento di Arafat era quello di usare i media per forzare una divisione in Israele. “La guerra psicologica mirava a trasformare in pacifisti i soldati nemici e in patrioti i propri “, ha detto Schleifer. La logica è che una volta che Israele fosse sbriciolato socialmente, una sconfitta militare sarebbe stata molto più facile.

Parte del problema israeliano, secondo Schleifer, è che se lo Stato mostra al mondo che Israele non è l’aggressore dipinto – che le persone in questo paese sono preoccupate – che alcuni vivono nella costante paura di razzi e nell’instabilità – sarà percepito come un paese debole. “Israele non è riuscito a capire come gestire la sua immagine di potenza, ma ancora si percepisce come vulnerabile”, ha detto Schleifer. “E’ l’arte della propaganda contemporanea. Dimostrare che sei forte, senza essere percepito come un bullo. La forza dei palestinesi proviene dal mostrare la propria debolezza.”

L’ipocrisia mediatica

“Nessuno stato indipendente in tutto il mondo avrebbe tollerato raffiche di razzi e mortai ogni giorno. Eppure Israele è stato condizionato ad assorbire tutto ciò per circa un decennio e anche questa è una manovra psicologica da parte degli arabi palestinesi. Condizionare il tuo nemico. Fargli sapere: questa è la situazione e non c’è niente che tu possa fare, perché noi controlliamo la simpatia dei media. ”

Israele sa come è percepito dai media e sa che gli arabi Palestinesi hanno vinto la guerra mediatica. Allora perché Schelifer crede che il cambiamento non sia nei progetti di Israele? “Israele non crede nella propaganda. Non vogliono manipolare nessuno. Israele crede nei fatti e non nelle parole. Questa è la massima sionista. Ciò che conta è quello che fai e non quello che dice la gente. Non importa cosa i goyim pensano, ciò che conta è ciò che gli ebrei fanno … siamo sempre apologetici e sempre sulla difesa. La leadership israeliana sta ancora pensando che la pace dipenda solo da noi. non vogliamo avviare nulla, perché sappiamo come il mondo lo Interpreta.” Finalmente dopo 60 anni e più abbiamo un Ministero dell’Hasbara (internazionale). Ma ha un budget molto ridotto e non è classificato in cima alla lista delle priorità del governo. Sta lottando per sopravvivere … I nostri rapporti con i media possono essere un po ‘più sofisticati di quelli del Autorità palestinese, ma siamo molto indietro a loro in quanto a capire come funziona la manipolazione.

Anche i bambini mascherati da shahid vanno bene!

“Israele, invece di conquistare l’opinione pubblica mondiale con raffiche di immagini – immagini dei razzi e dei colpi di mortaio che cadono sui cittadini israeliani ogni giorno, attende il prossimo attacco ed è sempre visto come l’oppressore”.

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9 commenti
  1. Leonardo permalink

    Ciò che trovo sorprendente è che ancora in Italia si parla dei due missiletti lanciati da Gheddafi verso Lampedusa (per fortuna fuori bersaglio di due KM) negli anni 80 e non si sente nulla riguardo l’incessante bombardamento giornaliero verso Israele.Ma se l’IDF risponde pure con una miccetta…..apriti cielo!!!

    • Credevo che oggi, dopo l’attentato (riuscito) sul bus di Tel Aviv, l’opinione pubblica si sarebbe resa conto di chi sta proteggendo. Illusione la mia! Ci manca solo leggere che gli israeliani la bomba se la sono messa da soli per farsi compatire!

  2. Ariel permalink

    Gli antisemiti non sanno più cosa inventarsi pur di difendere i terroristi palestinesi e denigrare Israele e il suo valoroso e glorioso esercito.Qusto episodio è un pò come gli scudi umani usati a Gaza o quei terroristi che assaltano le automobili e i carri armati con le pietre e vengono idolatrati da tutti i pacifisti,antirazzisti,antimperialisti per giustificare il loro antisemitismo.Qua si vede chiaramente che la “bambina”,che come minimo avrà 16 anni,attacca e sfida con arroganza il pacifico soldato israeliano,e poi i “giornalisti” antisemiti vanno a crearsi i casi dei “cattivi” coloni che “occupperrebero” le terre dei “poveri pastori “palestinesi o berberi,quando quella è la terra degli ebrei,e tra l’altro si vede.Gli ebrei hanno trasformato un deserto in un paradiso,i palestinesi,berberi e compagnia,già è molto se riescono a coltivare qualche dattero

  3. Annalisa permalink

    come è possibile avere l’indirizzo di Yad Tamini per mandargli una bambola di porcellana voglio che sia proprio il suo indirizzo

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  1. Le mirabili comparse di Pallywood | Focus On Israel
  2. Se l’ha detto l’Onu deve essere vero! O no? | Federazione Sionistica Italiana

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