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Mito e realtà della Nakba. Recuperare una verità storica

ottobre 12, 2012

di Efraim Karsh (Haaretz, 10 Giugno 2011)

[traduzione italiana: Fabrizio Comolli]

Sono d’accordo con Shlomo Avineri quando scrive, nel suo editoriale “Il sionismo non ha bisogno di propaganda” (Haaretz, edizione inglese, 23 maggio 2011), che la tragedia che colpì gli arabi palestinesi nel 1948 era esclusivamente causata da loro stessi, e che perciò “la teoria della Nakba è viziata alla base da una grave incongruenza morale”.

Sono sorpreso, però, dalla sua affermazione che “nonostante decenni di ricerca, fino ad oggi non si è trovato alcun documento o messaggio che confermasse … [un ordine] emanato dalla leadership araba affinché la popolazione se ne andasse”. Questa affermazione non potrebbe essere più lontana dalla verità. Sebbene la maggior parte degli arabi palestinesi avesse ben poco bisogno di incoraggiamento per allontanarsi, un gran numero di loro furono letteralmente cacciati dalle loro case dai loro capi e/o dall’ “Esercito Arabo di Liberazione” (Arab Liberation Army), che era entrato in Palestina prima della fine del mandato britannico, sia per considerazioni militari sia al fine di impedire loro di diventare cittadini dello Stato ebraico. prospettico Di questo vi è una schiacciante e incontrovertibile massa di prove contemporanee – briefing di intelligence, documenti arabi catturati, notizie di stampa, testimonianze e memorie personali, e così via.

Nell’esempio più ampio e più noto di esodo “di matrice araba”, decine di migliaia di arabi palestinesi furono indotti con ordini o intimidazioni a lasciare la città di Haifa (21-22 aprile) dietro indicazione dell’Arab Higher Committee (AHC), l’effettivo “governo” degli arabi palestinesi. Solo pochi giorni prima, la comunità araba di Tiberiade (che contava circa 6.000 persone) era stata analogamente costretta ad andarsene dai suoi stessi leader, contro la volontà della locale comunità ebraica (una quindicina di giorni dopo l’esodo, Sir Alan Cunningham, l’ultimo alto commissario britannico della Palestina, riferì che gli ebrei di Tiberiade “avrebbero accolto con favore il ritorno degli arabi”). A Jaffa, la più grande città araba della Palestina, le autorità municipali organizzarono il trasferimento per mare e per terra di migliaia di residenti. A Gerusalemme, l’AHC ordinò il trasferimento di donne e bambini, e i capi di bande locali espulsero i residenti di diversi quartieri, mentre a Beisan donne e bambini vennero costretti all’evacuazione quando fece il suo ingresso la Legione Araba della Transgiordania.

Avineri cita gli strenui sforzi degli ebrei per convincere gli arabi di Haifa a rimanere, ma non l’ordine dell’AHC di andarsene – che fu trasmesso alla leadership locale per telefono e segretamente registrato dall’Haganah. Né menziona i ben documentati sforzi della leadership araba di Haifa per terrorizzare ed indurre a fuggire i suoi sfortunati cittadini, fino all’ultimo riluttanti. Alcuni residenti arabi furono minacciati per iscritto che, se non avessero lasciato la città, sarebbero stati etichettati come traditori meritevoli di morte. Altri vennero convinti che non potevano aspettarsi alcuna pietà dagli ebrei.

Nelle parole di un rapporto dell’intelligence britannica: “Dopo che gli ebrei ebbero ottenuto il controllo della città, e nonostante una conseguente carenza di cibo, molti non avrebbero ottemperato alla richiesta di una completa evacuazione, se non fosse stato per le voci e la propaganda diffuse da parte del membri del Comitato Nazionale rimasti in città. La voce più diffusa era che gli arabi rimasti a Haifa sarebbero stati presi in ostaggio dagli ebrei in caso di futuri attacchi su altre aree ebraiche, e un efficace atto di propaganda, con la sua implicita minaccia di ritorsione quando gli arabi avrebbero riconquistato la città, sosteneva che chi rimaneva a Haifa riconosceva tacitamente di credere nel principio di uno Stato ebraico”.

E questo fenomeno non fu limitato alle città palestinesi. Lo spopolamento deliberato dei villaggi arabi, e la loro trasformazione in roccaforti militari, fu un tratto distintivo della campagna araba fin dall’inizio delle ostilità. Già nel dicembre 1947 agli abitanti dei villaggi nel sub-distretto di Tul Karm venne ordinato di andarsene dai loro dirigenti locali, e a metà gennaio dei rapporti dell’intelligence dell’Haganah testimoniano l’evacuazione dei villaggi della valle di Hula per ospitare le bande locali e le forze dell’ALA appena arrivate.

Di lì a febbraio, il fenomeno si era esteso alla maggior parte del paese, e acquistò poi slancio considerevole in aprile e maggio, quando le forze arabe in tutta la Palestina vennero respinte in massa. Il 18 aprile la sezione di intelligence dell’Haganah a Gerusalemme registrò un nuovo ordine generale [arabo] per espellere le donne e i bambini da tutti i villaggi confinanti con località ebraiche. Dodici giorni dopo, la sua controparte di Haifa registrò una direttiva ALA di evacuare tutti i villaggi arabi tra Tel Aviv e Haifa in previsione di una nuova offensiva generale. Ai primi di maggio, mentre i combattimenti si intensificavano nella Galilea orientale, agli arabi locali venne ordinato di trasferire tutte le donne e bambini dalla zona di Rosh Pina, mentre nel sub-distretto di Gerusalemme la Legione Araba della Transgiordania impose lo svuotamento di decine di villaggi.

Per riassumere, il sionismo non ha bisogno di propaganda per sostenere la sua causa, ma la verità storica deve essere recuperata dopo decenni di implacabile distorsione.

 

Efraim Karsh è titolare della cattedra di ricerca in Studi sul Medio Oriente e sul Mediterraneo presso il King’s College di Londra, è direttore del Middle East Forum (Philadelphia) e autore di svariate opere tra cui, recentemente, il volume “Palestina Betrayed” (Palestina tradita).

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3 commenti
  1. Sergio permalink

    Molto bene!
    Lo astato d’Israele consenta dunque il ritorno dei profughi Palestinesi. Diventi uno stato laico, non confessionale e multietnico. Si superi la divisione tra Israelliani e Palestinesi, ritorni la convivenza pacifica, la tolleranza, la dignità di ciascuno.

    • Molto bene, 1) l’Anp accetti dunque il fatto che la stragrande maggioranza di profughi sono finti, tali per status ereditario e non pretenda il ritorno di cinque milioni di falsi profughi e accetti le proposte fatte in passato da diversi governi israeliani, mettendosi d’accordo su un numero ragionevole. Oppure, i paesi arabi risarciscano i beni del milione di profughi ebrei che hanno cacciato e derubato e che non hanno mai avanzato fino a ora pretese. 2) Molto bene, mettiamo al bando tutti gli stati che si professano a maggioranza religiosa, cominciamo dalla Norvegia: In Norvegia “la religione
      Evangelica-Luterana rimarrà la religione ufficiale dello Stato. Gli abitanti
      che la professano sono tenuti a crescere i loro figli nella stessa” (art. 2).
      Poi passiamo alla Danimarca: In Danimarca “la Chiesa Evangelica Luterana sarà l’esistente Chiesa di Danimarca, e in quanto tale sarà sostenuta dallo Stato” (sez. 4); “il Re sarà membro della Chiesa Evangelica Luterana” (sez. 6).
      Quindi all’Irlanda: In Irlanda “nel nome della Santissima Trinità, da Cui proviene tutta l’autorità, e a Cui, come nostro finale scopo, tutte le azioni degli uomini e degli Stati devono essere riferite, Noi, il Popolo d’Irlanda, riconosciamo umilmente tutti i nostri obblighi verso il nostro Divino Signore, Gesú Cristo, che ha sostenuto i nostri padri attraverso secoli di dure prove” (preamb.).
      Quindi alla Grecia: “nel nome della Santa, Consostanziale e Indivisibile Trinità” (preamb.), “la religione prevalente in Grecia è la Chiesa Ortodossa Orientale di Cristo” (art. 3.1).
      Passiamo poi a Malta: A Malta “la religione di Malta è la religione Cattolica Apostolica Romana” (sez. 2.1).
      Non dimentichiamo l’Argentina: In Argentina, “il Governo Federale sostiene la religione Cattolica Apostolica Romana” (sez. 2).
      E come scordare l’Arabia saudita? “Il Regno dell’Arabia Saudita è uno stato sovrano Arabo Islamico con
      l’Islam come sua religione; il Libro di Dio e la Sunna del Suo Profeta, le preghiere di Dio la pace sia con Lui, sono la sua costituzione” (art.1); “le pene saranno personali e non vi sarà crimime o pena se non secondo la legge della Shari’ah” (art.38).
      E l’Afghanistan? “L’Afghanistan è una Repubblica Islamica” (art. 1); “la religione
      dello stato della Repubblica Islamica dell’Afghanistan è la sacra religione dell’Islam” (art. 2).
      E l’Algeria? In Algeria, “L’Islam è la religione dello Stato” (art. 2).
      Non vorrai mica lasciar fuori l’Iran eh? “La Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran promuove le istituzioni culturali, sociali, politiche e economiche della società iraniana sulla base dei principi
      e delle norme dell’Islam, che rappresentano un’onesta aspirazione della Ummah islamica” (preamb.).
      O la Libia? In Libia “l’Islam è la religione dello Stato” (art. 2).
      O la Siria! In Siria “la religione del Presidente della Repubblica deve essere l’Islam” (art 3.1); “la giurisprudenza islamica è la principale fonte legislativa” (art. 3.2).
      O lo Yemen? Nello Yemen “l’Islam è la religione dello stato” (art. 2); “la giurisprudenza
      islamica è la principale fontelegislativa” (art. 3).
      Ma a te da fastidio che Israele si definisca “stato ebraico democratico”, anche se (a parte l’Europa) è l’unico paese del medio oriente nel quale ognuno ha diritto di praticare la religione che vuole in libertà e sicurezza.
      In quanto al multietnico, guarda, Easyjet ha dei biglietti per Israele a prezzi stracciati. fai questo sforzo, spendi due lire e fatti un viaggetto anche veloce in Israele, cosi’ almeno saprai che cosa dici. Non esiste uno stato più multietnico di Israele! Piuttosto, secondo te è giusto che in mezzo mondo un ebreo con passaporto israeliano non possa entrare? tanti salutoni

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