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… Imparare a combattere con tutto ciò che è disponibile…

ottobre 12, 2012

Come sappiamo, ci sono dei periodi nei quali la delegittimazione di Israele si fa più virulenta e ha bisogno di riesumare vecchi “articoli”, sotterrati nel web che poi cominciano a girare viralmente. Sembra stavolta sia il caso di un “articolo” di tale Silvia Cattori, pescato dal suo blog omonimo e ri-diffuso dal ben tristemente noto sito complottista/antisemita Comedonchisciotte. Il “lavoro” è del 2007 ed è un delirante attaco alle Forze di Sicurezza Israeliane. Una serie di accuse velenose, rivolte all’esercito israeliano, fin dalle prime righe definito “un esercito offensivo, xenofobo, responsabile della più vasta epurazione etnica e della più lunga occupazione militare del mondo moderno.”

Analizziamo questo articolo. Scrive la Cattori:

“Creato nel maggio 1948, con la partecipazione delle organizzazioni terroristiche Haganah, Lehi, Irgoun, il Tsahal è un esercito offensivo al servizio dell’ideologia razzista del Grande Israele.”

E allora cominciamo con il definire chi furono quelle “organizzazioni terroristiche” dalle quali nacque Tsahal-IDF e collochiamole nel loro giusto contesto.

Druzi nell’IDF

La struttura militare che oggi chiamiamo “Forze di Difesa di Israele” (IDF), fu istituita il 28 maggio 1948. Come gran parte della storia economica, politica e religiosa del moderno Israele, lo sviluppo militare del paese è il risultato di numerose tendenze, personalità e organizzazioni, sviluppatesi nel tempo, fino alla costituzione di un”autorità consolidata. Le radici della IDF hanno più di 100 anni. Sebbene la moderna colonia ebraica di Eretz Israel abbia avuto inizio nel 1870, con lo sviluppo di nuovi insediamenti nella regione arrivo’ la necessità per i coloni di proteggersi dai banditi e predoni. Intorno alla fine del 20 ° secolo, gli ebrei iniziarono a utilizzare i servizi dei circassi (musulmani caucasici) per proteggere le loro colonie. Pochi anni dopo, nel 1907, un piccolo gruppo di coloni decise di diventare autosufficiente per quanto atteneva la loro protezione e stabili’ una orgnizzazione autonoma di difesa, (‘Bar Giora’, dal nome di un famoso Ebreo che combatté contro i Romani durante la ribellione finale che precedette la distruzione del Secondo Tempio nel 70 dC), che a sua volta si trasformò in una più ampia, nazionale entiità di autodifesa nel 1909, chiamata ‘HaShomer’ (‘ ‘la Guardia’).

Druzi del Battaglione Golani

Durante la prima guerra mondiale, le autorità turche ottomane misero HaShomer fuori legge, anche se continuo’ ad esistere in forma sotterranea. Allo stesso tempo, a fianco degli Alleati, altri leader sionisti politici e militari riuscirono a convincere gli inglesi ad utilizzare volontari ebrei nel loro sforzo bellico,. Un Corpo di circa 650 volontari ebrei dall’Egitto e dalla Palestina si uni’ alle forze britanniche e Anzac a Gallipoli. Dopo il ritiro alleato, nel 1917, ulteriori elementi del movimento sionista riuscirono a persuadere il governo britannico ad aggiungere 3 altri battaglioni di volontari ebrei – il 38 ° (formato da volontari britannici), il 39° (composto da volontari americani e canadesi) e il 40° (composto da volontari di Eretz Israel) che, collettivamente, furono conosciuti come i Battaglioni ebrei o anche come la Legione ebraica. La Legione ha combattuto nella campagna di Palestina del 1917-1918, e con lo scioglimento dell’unità nel 1919, i resti delle forze sono stati dispersi: alcuni aderirono al HaShomer degli insediamenti, altri formarono unità di difesa ad hoc , come la ‘Jerusalem Self-defence Corps ‘, e altri – in particolare del Battaglione 40 – formarono il primo “Battaglione della Giudea” nel quadro dell’esercito britannico, nel 1919.

Il “Battaglione dei Lavoratori”, Photo: Lossin

Come risultato del cambio di politica del nuovo mandato britannico e le frustrazioni all’interno della Comunità ebraica (‘Yishuv’), il battaglione della Giudea fu sciolto (1921) e i legionari armati che operavano al di fuori del quadro delle politiche del mandato furono arrestati, nel 1920. L’organizzazione HaShomer fu sciolta e fu creata l’Haganah (‘Difesa’), sotto gli auspici della Comunità (‘Yishuv’) del sindacato, l’Histadrut.

Anche se ufficiali dei movimenti ebraici erano già esistiti nella terra di Israele per molti anni, l’aumento dell’antisemitismo in Europa negli anni ’20 e ’30, insieme ad una maggiore consapevolezza politica araba e le rivolte a livello nazionale, nel 1920, 1921, 1929 e di nuovo nel 1936 – 39, diedero vita a un più forte movimento sionista promosso da Ze’ev Jabotinsky. Nel 1931, ci fu una scissione nell’ Haganah, e nacque una nuova organizzazione, l’ ‘Irgun’. Esisteva cooperazione aperta tra il ramo di comando della macchina militare britannica e l’Yishuv: membri dell’Haganah e dell’Irgun aiutarono gli inglesi in missioni speciali e campagne – in Iraq, Siria, nei Balcani, e del Nord Africa ‘. Il rapporto speciale tra le forze ebraiche e la ‘Special Operations Executive’ inglese (SOE) porto’ alla creazione del “Plugot Machatz’, o ‘Palmach‘ in ebraico: i suoi membri lavoravano la terra dei kibbutz al fine di sostenere la formazione, e nel corso della guerra la sua filosofia di “… imparare a combattere con tutto ciò che è disponibile, piuttosto che con quello che è teoricamente auspicabile , ” fu poi l’ideologia che questa formazione avrebbe lasciato in eredità alla IDF. Anche se le politiche attuate dai britannici restavano restrittive contro l’immigrazione ebraica, l’Agenzia Ebraica (e quindi l’Haganah) apertamente sostennero gli inglesi nella guerra contro la Germania, mentre l’Irgun accetto’ il cessate il fuoco, al fine di sostenere gli inglesi. Tuttavia, nel 1940 un gruppo più radicale ruppe con l’Irgun. Alla luce delle restrizioni della Gran Bretagna in materia di immigrazione, questo gruppo che vedeva gli inglesi tanto nemici quanto i tedeschi, formò un’organizzazione chiamata “combattenti per la libertà di Israele ‘, o’ Lochamei Cherut Israel ‘, o’ Lechi ‘in ebraico (anche conosciuta come la ‘Banda Stern’, dal loro capo Avraham Stern). Il Lechi intraprese una guerra sotterranea / terroristica contro gli inglesi, fino a quando nel febbraio 1944, a seguito del cambiamento delle sorti degli alleati, l’Irgun aderi’ alla rivolta.

Haganah Aviron Company, 1937. Photo: Alpher

Questa, in sintesi estrema, la nascita e lo sviluppo di quelle che Cattori sbrigativamente definisce “organizzazioni terroristiche”, senza sentire nessun bisogno di inquadrarle in un contesto storico politico. Terroristi? Si’, come altri gruppi indipendentisti europei e non, durante la prima guerra mondiale: i macedoni IMRO che combatterono contro i turchi; i Ribelli arabi, di Sharif Hussein e le tante formazioni greche. Certo, raccontare la storia puo’ risultare meno appariscente e più noioso dell’usare la paroletta chiave. Scrivere che le Forze di Difesa d’Israele sono nate dal terrorismo puo’ senz’altro venir utile a chi scrive un articolo basato sulla diffamazione e non sulla storia, ma è un falso. Non furono ne’ Jabotinsky ne’ , tanto meno, Begin, a fondare lo Stato d’ Israele, ma David Ben Gurion e i suoi compagni, che con tenacia, astuzia e lungimiranza gettarono le basi dello Stato assai prima che questo venisse “creato” dalle Nazioni Unite. Il movimento sionista, la Haganah’ , e poi il governo d’ Israele, non lasciarono mai ombra di dubbio sulla loro totale condanna del terrorismo. Dopo l’ assassinio di Bernadotte il governo d’ Israele diramo’ una dichiarazione che invitava “la nazione a sollevarsi come un sol uomo contro il nemico che e’ in mezzo a noi”, fornendo elementi per arrestare “gli assassini e i loro complici”. E, come abbiamo detto, non ci si fermo’ alle parole, non si esito’ a rischiare una guerra civile per fermare questi gruppi. Per chi volesse approfondire la creazione delle varie formazioni indipendentiste, precedenti alla nascita dello Stato di Israele QUI

Palmach, Photo: Lossin

Forte della menzogna di partenza, Cattori continua a mentire, a raccontarci la “sua” storia, equiparando volontariamente due epoche storiche diverse e dice:

“Le sue prime imprese militari e di brutalizzazione sono state quelle di pianificare ed eseguire i massacri così come la distruzione di città e villaggi che dovevano spingere i palestinesi all’esodo e sfociare nella loro deportazione per edificare negli stessi luoghi uno Stato riservato esclusivamente agli ebrei.. Questa pulizia etnica, che ha svuotato la Palestina dei tre quarti della sua popolazione autoctona e l’ha cancellata dalla carta è cinicamente qualificata come guerra di indipendenza dagli israeliani. Una guerra coloniale ed una epurazione etnica che non hanno mai avuto fine”.

Certo, suggestivo per qualcuno, ma a chi si riferisce? All’IDF non ancora nata? Parla di Der Yassin, senza addentrarcisi troppo, senza fare nomi, per fare in modo che le sue accuse possano essere sovrapposte storicamente all’IDF di oggi. Il  villaggio arabo di Deir Yassin era situato strategicamente su una collina sovrastante la principale via di comunicazione per accedere a Gerusalemme e a un buon numero delle sue borgate occidentali. Le stime circa la popolazione della città nel 1948 variano. L’ultimo censimento ufficiale britannico, nel 1945, registrava 610 residenti, mentre le fonti arabe ritengono che il numero fosse salito a 750 dall’aprile del 1948. La città ospitava anche diverse centinaia di residenti temporanei provenienti da quelle parti di Gerusalemme che erano divenute campi di battaglia durante gli scontri tra arabi ed ebrei . Ma, a causa della posizione strategica di Deir Yassin, era quasi inevitabile che anch’esso sarebbe diventato un  campo di battaglia. Le autorità del Mandato Britannico avevano l’ordine di lasciare  il giorno 15 maggio 1948, e i Paesi arabi circostanti avevano giurato l’invasione, al fine di prevenire l’instaurazione di uno Stato ebraico. Ma molto prima di tale data, gli eserciti arabi ed ebraici già si davano battaglia. Un “Esercito Arabo di Liberazione”, sponsorizzato dalla Lega Araba e formato da volontari di vari Paesi arabi, attaccò le comunità ebraiche in Palestina per tutto l’inverno e la primavera del 1948. I loro assalti ai movimenti degli ebrei lungo le principali strade di comunicazione riuscirono a tagliar via Gerusalemme ovest dal resto della Palestina.

Le forze combattenti ebraiche consistevano in tre fazioni. La più grande, l’Haganah, era affiliata ai Labor Zionists. La seconda, l’Irgun Zvai Leumi (IZL), era il gruppo clandestino guidato da Menachem Begin, punta di lancia della rivolta ebraica contro i britannici negli anni 1944-47. Il più piccolo era il Lehi (acronimo per Combattenti per  d’Israele, comunemente chiamato Gruppo Stern), e scheggia dell’IZL. Le relazioni tra l’Haganah, da un lato, e l’IZL e il Lehi, dall’altro, erano tese al massimo. Sebbene ci fossero stati momenti in cui le due fazioni avevano cooperato nella lotta contro gli inglesi, vi erano stati anche lunghi periodi in cui l’Haganah aveva collaborato con i britannici contro il Lehi. La rivalità politica tra i due campi era dominata dalle passioni e, indubbiamente, la rivalità tra i loro eredi, i partiti Labor e Likud, perdura tuttora.

Riconoscendo il crescente pericolo proveniente dalle operazioni militari arabe, le due parti iniziarono a negoziare, all’inizio del 1948, per fondersi formalmente in un unico esercito sionista. Nello stesso tempo, vi era una crescente cooperazione a vari livelli tra le due parti.  Yehoshua Arieli, comandante a Gerusalemme del Gadna, che era l’ala paramilitare giovanile dell’Haganah, ricordò: “Prima di Deir Yassin, c’era collaborazione tra l’Haganah  a Gerusalemme… La cooperazione non era totale, c’erano punti di frizione, ma restava in piedi.” . Uno schema di accordo di unificazione tra l’Haganah e lo IZL venne raggiunto a marzo. L’abbozzo di accordo, e la cooperazione in corso sul territorio tra i due campi, accese un fiero dibattito nella Sinistra Sionista. Il Mapan, influente ala  di sinistra dell’area dei Labor Zionist, si opponeva strenuamente a qualsiasi cooperazione con lo IZL, col quale aveva forti differenze ideologiche. Membri e simpatizzanti del Mapam all’interno dell’Haganah facevano vigorose pressioni contro l’accordo nel corso delle settimane precedenti e immediatamente successive alla battaglia di Deir Yassin.

Mishmar HaEmek, 1948

Allo stesso tempo, nei primi giorni di aprile, l’Haganah lanciò un’importante offensiva militare contro piazzeforti arabe nell’area occidentale di Gerusalemme, allo scopo di rompere l’assedio di Gerusalemme Ovest. Rappresentanti dell’IZL e del Lehi si incontrarono col comandante dell’Haganah per Gerusalemme, David Shaltiel, per discutere quali azioni IZL e Lehi avrebbero potuto fare per aiutare l’offensiva dell’Haganah. Nacque in quel contesto l’idea di prendere per prima Deir Yassin. Per la precisione, non è chiaro chi sollevò per primo l’idea di indicare come obiettivo Deir Yassin. Il capo dell’intelligence del  Lehi di Gerusalemme, Moshe Barzili, più tardi disse che Shaltiel fu il primo a parlare di Deir Yassin in una discussione con i comandanti Lehi, all’inizio di aprile. Secondo Barzili, Shaltiel disse, “Se volete aiutare e dare inizio ad un’azione, prendete Deir Yassin”. Shaltiel diceva che l’Haganah intendeva costruire un aeroporto tra Deir Yassin e l’adiacente borgata ebraica di Givat Shaul. Mordechai Ra’anan, comandante della IZL di Gerusalemme, ricordò analogamente di aver discusso con Shaltiel l’idea di attaccare Deir Yassin con le loro due forze, e che erano entrambi d’accordo sul valore strategico della sua occupazione. Il 7 aprile, Shaltiel inviò a Ra’anan una nota:

“Ho appreso che intendete agire contro Deir Yassin. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che la conquista e la tenuta di Deir Yassin sono un cardine nel nostro piano generale. Non ho opposizioni da fare alla vostra esecuzione dell’azione, a condizione che abbiate le forze per mantenerla. Se non siete in grado, vi metto in guardia fin d’ora dal far saltare in aria il villaggio che sarà indotto all’abbandono da parte dei residenti e all’occupazione delle rovine e delle case abbandonate da  parte di  forze straniere. Una tale eventualità sarà di ostacolo piuttosto che d’aiuto nello sforzo generale, e la riconquista della postazione comporterà grandi perdite dei nostri uomini. Un altro aspetto che vorrei rappresentarvi è che, se forze straniere saranno attirate dalla postazione, ciò vanificherà il nostro piano di costruire un aeroporto” ( Ministro della Difesa d’Israele, David Shaltiel: Jerusalem 1948 (Tel Aviv: Israel Ministry of Defense, 1981), p. 139.

Quando Shimon Monita, spia dell’Haganah che era stata infiltrata nel Lehi, ebbe sentore del piano IZL-Lehi per attaccare Deir Yassin, si precipitò a riportarne le notizie al suo contatto nell’intelligence dell’Haganah, evidentemente all’oscuro del coordinamento ad alto livello tra Haganah, IZL e Lehi riguardo il piano di attacco. Il contatto di Monita lo rassicurò, “E’ tutto OK”  (Milstein, cit. p. 260 (intervista con Shimon Monita). Il pomeriggio di giovedì 8 aprile, secondo l’ufficiale Lehi, Moshe Idelstein, egli si incontrò al caffè Allenby a Gerusalemme, con un rappresentante della IV brigata del Palmach, che era la divisione di artiglieria mobile dell’Haganah. L’uomo del Palmach convenne con la richiesta di Shaltiel che l’attacco su Deir Yassin fosse coordinato con l’imminente assalto alla vicina città araba di Kastel e con un piano per inviare un convoglio lungo la strada Gerusalemme-Tel Aviv. Quella notte, ricorda Idelstein, “Mi trovai ad essere della stessa opinione con una delle scorte del convoglio del Palmach, Avri Elad, vicino al convoglio parcheggiato sulla strada a Beit Hakerem, e discutemmo il coordinamento definitivo”

La storia di Der Yassin, come tutta la storia, è complessa. Non ci furono mai prove di maltrattamenti a prigionieri arabi né tantomeno di “pulizia etnica”. I ricercatori di Bir Zeit rintracciarono i testimoni oculari arabi sopravvissuti  all’attacco e intervistarono personalmente ciascuno di essi. “Per lo più, abbiamo raccolto le informazioni di questa monografia durante il periodo tra febbraio e maggio  del 1985 tra i nativi di Deir Yassin che vivono nell’area di Ramallah, e che sono stati  estremamente collaborativi”, spiegavano gli autori di Bir Zeit citando per nome dodici ex-residenti di Deir Yassin che avevano intervistato a proposito della battaglia. Lo studio continua: “Le fonti [storiche] che hanno dibattuto sul massacro di Deir Yassin concordano unanimamente che il numero delle vittime si aggiro’ tra 250 e 254; tuttavia, quando esaminammo i nomi che appaiono nelle varie fonti, divenimmo assolutamente convinti che il numero degli uccisi non fosse stato superiore a 120, e che i gruppi che eseguirono il massacro esagerarono il numero allo scopo di terrorizzare i residenti palestinesi, al punto da lasciare i loro villaggi e città senza opporre resistenza” .  Gli autori concludono: “Segue un elenco di nomi ed età degli uccisi a Deir Yassin nel massacro che ebbe luogo il 9 aprile 1948, che è stato compilato sulla base delle testimonianze dei nativi di Deir Yassin. Abbiamo fatto un grande investimento nel tentativo di controllarlo e nel dare certezze su ciascun nome, tale da poter dire senza esitazione alcuna che si tratta del più accurato elenco di questo genere mai realizzato fino ad oggi” . Segue un elenco di 107 persone uccise e 12 ferite.

Palmach

Quello che preme evidenziare è la malafede della Cattori che riporta fatti successi nel ’48 come fossero attualità. Scrive la Cattori: “Negli anni 80, i soldati di Tsahal miravano alle gambe dei bambini, negli anni 90 alle braccia, dal 2000 al torace e alla testa.”. Naturalmente si guarda bene dal citare episodi precisi per queste accuse infamanti. Evidentemente è certa che al suo pubblico cio’ che scrive, senza alcun appiglio con la realtà, basti e avanzi.

“Nel 2006, i soldati israeliani hanno tolto la vita a 742 palestinesi (di cui 145 bambini), ne hanno feriti 3735 e rapito 5671 di cui 360 bambini, 210 palestinesi sono stati uccisi in esecuzioni mirate.”

Era la fine della Seconda Intifada, una guerra cioè, di aggressione a Israele, che piaccia o no alla Cattori.

A parte la ridicola assurdità dei dati dei “rapiti” (????) le fonti ufficiali danno dati un po’ diversi:

13 Giugno 2006: Gaza, 10 civili (da ricordare che anche i terroristi sono definiti “civili” non essendo inquadrati in nessun esercito riconoscibile, i vantaggi dell’essere terrorista) l’età è fra parentesi :  Ibrahim Ibrahim a-Da’alseh Muhammad (38), Muhammad Hussein Faraj al-Wadiyah (24), ‘Adnan Da’ud Hassan Taleb (46), Mussa Muhammad Mussa Nasrallah (21), ‘Ali ‘Ali Hussein al-‘Umari (32), Husam Isma’il ‘Abd a-Rahman Hamad (37), Ashraf Faruk ‘Ali al-Mughrabi (39), Hisham Rajab Muhammad al-Mughrabi (14), Shauqi ‘Ali ‘Omar a-Seikali (41), Maher Ashraf Faruk al-Mughrabi (7)

Quindi otto adulti e due bambini/adolescenti

8 Novembre 2006: Beit Hanun, 18 civili: Manal Muhammad Muhammad al-‘Athamneh (29), Sabah Mahmoud Hassan al-‘Athamneh (44), Ayman Mahmoud Mustafa Abu Suliman (32), Sa’ad Majdi Sa’ed al-‘Athamneh (9), Mahdi Sa’ed ‘Abdallah al-‘Athamneh (16), Sana’ Ahmad ‘Abdallah al-‘Athamneh (33), ‘Arafat Sa’ed ‘Abdallah al-‘Athamneh (19), Na’ama Ahmad Muhammad al-‘Athamneh (Abu Rukbeh) (57), Ma’sud ‘Abdallah Muhammad al-‘Athamneh (55), Maysa’ Ramez Ma’sud al-‘Athamneh (<1), Muhammad Ramadan Hussein al-‘Athamneh (29), Saqer Muhammad Ibrahim ‘Adwan (45), Samir Ma’sud ‘Abdallah al-‘Athamneh (26), Maram Ramez Ma’sud al-‘Athamneh (3), Fatma Ma’sud ‘Abdallah al-‘Athamneh (16), Mahmoud Amjad Sa’ed al-‘Athamneh (10), Nihad Muhammad ‘Abdallah al-‘Athamneh (32), Fatma Ahmad Saleh al-‘Athamneh (84)

12 adulti e 6 bambini/adolescenti. Dove sono le centinaia di altri riportati da Cattori? Sempre tanti, anche 10 bambini uccisi certo. Ma la Cattori ovviamente omette di parlare dell’abitudine conosciuta di Hamas, e ammessa dagli stessi interessati, a utilizzare “scudi umani”, piazzando nuclei di terroristi e depisiti di armi nelle abitazioni civili. Tecnica utilizzata in diversi paesi arabi, per esempio Muhammar Gheddafi, prima della sua caduta, nascondeva carri armati nel mezzo dell’abitato. Cattori non sa che Hamas stesso si è vantato di questa pratica?

“Durante lo stesso periodo, i palestinesi hanno tolto la vita a 23 Israeliani e rapito un soldato”.

Cittadini israeliani uccisi:

5 Febbraio 2006: Tel Aviv -Kinneret Ben Shalom Hajbi (58 anni) una donna ucisa da un terrorista palestiense; Migdalim – Eldar Abir (48), ucciso dalle Brigate Al Aqsa

28 Marzo: Nahal Oz – Salam Ziadin, Khalid Ziadin (16), uccisi da un razzo Qassam

30 Marzo: Kedumim – Rafi Halevy (63), Helena Halevy (58), Re’ut Feldman (20), Shaked Lasker (16), bomba delle Brigate Al Aqsa

17 Aprile: Tel Aviv- Philip Balhasan (45), Rozalia Beseneyi (48), Piroşca Boda (50), Marcel Cohen (73), Ariel Darhi (31), Victor Erez (60), Binyamin Haputa (47), David Shaulov (29), Lily Yunes (43), Lior Anidzar (26), Daniel Wultz (16) bomba in un ristorante, rivendicata dalle Islamic Jihad e Brigata Martiri Al Aqsa

11 Giugno: Nord Israele Marwan Abed Shweika (35) attacco terrorista

25 Giugno: West Bank – Eliyahu Asheri (18) Palestinian Popular resistence (PRC)

27 Giugno: Qalqiliya – Dr. Daniel Yaakobi (59), bruciato nella sua macchina, Brigate Al Aqsa

15 Novembre: Sderot – Fatima Slutsker (57) razzo qassam

21 Novembre: Sderot – Yaakov Yaakobov (43) razzo qassam

Menzogna, pressapochismo, diffamazione: su questi tre punti si basa chi “fa informazione” sullo stile della Cattori. Naturalmente a lei la realtà è indifferente, non serve. Quando cita l’obbligo al servizio militare, ad esempio,

“Sin dall’età di 18 anni, le ragazze e i ragazzi hanno l’obbligo di compiere tre anni di servizio militare (2 anni per le donne), poi un mese per anno sino ai 50 anni.” come fosse la prova provata dell’innato spirito guerrafondaio israeliano. Dimentica di spiegare il perché gli israeliani sono costretti a mantenere in efficienza il loro esercito. Fin dai primi minuti dopo la costituzione dello Stato, Israele è stato attaccato e ha dovuto difendersi. Questa per la Cattori che, come molti altri seguaci del suo ragionamento, vedrebbe di buon occhio la fine di Israele, è inammissibile.

La visione della Cattori è semplice: gli israeliani, e il loro esercito che li rappresenta, sono esseri inumani, assetati di sangue. Ignora, nel suo pseudo articolo, completamente il terrorismo che ha insanguinato Israele e che continua a fare vittime.

“La quotidianità dei palestinesi è sempre stata sconvolta dagli omicidi, le devastazioni, i rapimenti perpetrati da questi battaglioni di soldati che fanno irruzione a qualsiasi ora del giorno e della notte, invadono le loro abitazioni in modo violento, pesante, distruggono tutto, terrorizzano, umiliano i genitori in presenza dei loro figli, rapiscono gli uomini; assassinii, devastazioni e rapimenti che non hanno smesso di moltiplicarsi e raddoppiare in crudeltà dal 2000.”

Ecco qua, questo è il mondo di Cattori, il mondo di quelli che hanno trovato nell’attacco razzista e bieco a Israele il loro modo di sfogare il proprio antisemitismo. In una intervista di Alain Elkan a Aaron Appelfeld, apparsa sulla Stampa, il 10 Giugno 2012, il giornalista chiede allo scrittore:

Essere anti-israeliani secondo lei è come essere antisemiti? «Sì, certamente. Pensi che gli ebrei prima della guerra in Europa erano 12 milioni, oggi in Europa sono meno di un milione». Quindi oggi odiare gli ebrei è un anacronismo? «Come si può odiare qualcuno che non esiste? In Francia ci sono 500 mila ebrei su molte decine di milioni di francesi, in Italia 30 mila su svariati milioni di italiani, in Polonia seimila ebrei. Non mi può impressionare l’antisemitismo Europeo, ma mi rattrista perchè la gente ha una mentalità molto ristretta. Al limite posso capire che uno odi i vicini, ma se non ce ne sono più come fa a odiarli?». E allora perchè odiano Israele? «Gli israeliani sono ciò che rimane degli ebrei».

Ecco, gli israeliani per gente coma la Cattori sono cio’ che resta degli Ebrei, la prova del “lavoro mal fatto”, non realizzato completamente da Hitler. E dietro il paravento dell’anti sionismo credono di poter tranquillamente mascherare il proprio antisemitismo. E’ la Cattori stessa a illustrarcelo, quando riporta il dialogo con un non meglio precisato “anarchico” israeliano:

“Cosa provate, in questo momento in cui il vostro paese è di nuovo impegnato in una guerra in Libano e in cui i vostri fratelli radono al suolo città e villaggi?

Credo che il Libano deve decidere se è uno Stato oppure no. Vi sono due eserciti in Libano. Un esercito che è democratico, che è la parte minore e meno efficace dei due, e che non esercita la sua sovranità. E l’esercito di Hezbollah che è, secondo tutti i criteri, un buon esercito, ma che non risponde al popolo libanese; che agisce nel nome di Nasrallah e risponde alla Siria e all’Iran. È un esercito da guerra. Hezbollah vuole la guerra; la guerra è un buon affare per Hezbollah. Non credo che spettasse al popolo libanese pagarne il prezzo. D’altra parte, ho letto che Israele ha ucciso centinaia di persone in pochi giorni. È orribile e moralmente non vi sono scuse per questo. E strategicamente questo non serve ad alcun obiettivo. Hanno solo distrutto il Libano. Credo che sia quello che Hezbollah voleva e che sia una buona cosa per lui”.

Con estrema meraviglia della Cattori, perfino l’anarchico israeliano sa e dice che la guerra in Libano è stata voluta da Hizbollah! Orrore! Infatti la Cattori commenta:

“A questo punto, siamo stati sconcertati nell’ascoltarlo fare propria la propaganda più schematica. Quest’uomo, che abbiano di fronte e che abbiamo desiderato incontrare pensando che il suo modo di vedere si scontrasse con quello dello Stato Maggiore israeliano e dei suoi compatrioti in generale, non si distingueva dalle loro opinioni”.

Ma come! Non sono le guerre combattute da Israele puro istinto omicida? Bisogno di sfogare la propria crudeltà contro inermi e mansueti cittadini arabi???

Nemmeno di un anarchico israeliano ci si puo’ fidare! A questo proposito viene in mente l’articolo di Giovanni Quer: “Piccolo raduno degli odiatori di Israele a Tel Aviv. Ci sono andato anch’io, ecco com’è andata” tragicomica cronaca di tale irrazionale odio.

Che cosa augurare alla Cattori e ai suoi lettori? Che faccia pace con il suo cervello? Che vada una volta in vacanza a Tel Aviv e si renda conto che la sua costruzione mentale è solo frutto delle sue paranoie anti-giudaiche? Che impieghi il suo tempo, se davvero la sorte del popolo palestinese le stesse a cuore, a denunciare la feroce dittatura che lo tiene in pugno? Un consiglio di sicuro utile: non tenti, sig.ra Cattori, di spacciare il suo odio per Israele per informazione. Non le viene nemmeno troppo bene e non è riuscito a gente molto più esperta e preparata di lei nel ramo. Lasci perdere, si dedichi a altro. La sua salute mentale ne trarrà giovamento.

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