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“La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo….”

ottobre 1, 2012

“La maldicenza insiste, batte la lingua sul tamburo….” diceva Fabrizio De Andrè. Sembra che nell’era telematica, la maldicenza che “batte sul tamburo” abbia trovato la sua “golden age”. Come rispondessero a un accordo tacito, centinaia di pagine web, nello stesso momento, si dedicano al loro sport preferito: prendere una non – notizia e trasformarla in accusa. E chi è il bersaglio prediletto di questi untori telematici? Israele ovviamente.

Cosi’ leggiamo su “Informazione Libera”, una delle tante pagine facebook che si diletta in questo passatempo, ultima ruota del carro di un bel più ampio meccanismo telematico di delegittimazione, pagina che per meglio spacciare la sua diffamazione per “informazione” e per di più libera ha nel suo logo la caricatura di quel giornalista onesto che fu Enzo Biagi:

Le fabbriche dei veleni israeliane in Cisgiordania

Dodici fabbriche chimiche, insediate su terreni agricoli confiscati ai palestinesi, stanno uccidendo una città, Tulkarem, due campi profughi e i 42 villaggi del distretto DI EMMA MANCINI

Tulkarem (Cisgiordania). A volte accade che il lavoro strozzi il lavoro. Che dodici fabbriche chimiche uccidano salute e terre agricole. Se in Italia è l’Ilva di Taranto a tenere banco, in Cisgiordania la sua gemella è Tulkarem, città palestinese a Nord Ovest della Cisgiordania, 59 mila abitanti, due campi profughi e 42 villaggi nel distretto. Le dodici fabbriche chimiche israeliane che stanno lentamente uccidendo la città, il suo mercato del lavoro e le sue terre, non hanno portato nuove opportunità di lavoro, almeno per i residenti in quei territori. Sono pochissimi infatti i palestinesi impiegati nella zona industriale israeliana, sorta su terre agricole confiscate a Tulkarem e ai suoi abitanti. Tulkarem era una città ricca, snodo commerciale ed economico per l’intera regione araba perché luogo di transito delle rotte verso Siria ed Egitto grazie alla linea ferroviaria turca che attraversava la città. Nel 1985 un ex ufficiale dell’esercito israeliano fu autorizzato da governo di Tel Aviv a costruire una fabbrica chimica per il riciclo della plastica….

Il tono di tutto l’articolo è questo. Per avvalorare la tesi e suscitare il sacro sdegno nell’italico lettore, quello che non sa, ad esempio, dei rifiuti sotterrati nel parco del Vesuvio o delle mozzarelle che provengono dal cosi’ detto “triangolo della morte“, Informazione Libera correda l’articolo con una foto che mostra un panorama brullo e squallido: cio’ che resta dopo l’incursione chimica dei sionisti. La foto è questa:

Che tristezza eh? Che degrado! E i lettori? Fanno sentire forte e chiara la loro indignazione, che diamine!

*Pulizia etnica.

Che comunque è formula che ci sta sempre bene, come la usi fai centro!

*spero vivamente che anche gli israeliani bevvano prima o poi in fondo l’acqua inquinata.Questo come frutto legato al contraccambio nell’esasperazione e nella violenza che quotidianamente perpetuano,terrorizzandoli e derubandoli in tutto e per tutto,compresa la Loro dignità.

Sostenitore della legge del contrappasso, ma poco pratico della lingua italiana.

Naturalmente c’è il mistico

*Vi battete il petto pregando sui muri del tempio di Salomone,Vi stracciate le vesti pur di non infrangere o trasgredire regole scritte nei rotoli della Torah, dove c’è la parola di Dio, il quale ha posto come base un comandamento, il più importante anche per noi cristiani,”ama il tuo prossimo come te stesso”.Quello che invece propugnano i rabbini nelle Sinagoghe, non rispetta minimamente la realtà quotidiana in Palestina. In questa realtà il prossimo sono i Palestinesi che da sempre invece odi innalzando muri di separazione, sopprimendoli già derubando della loro terra dal’48, e perpetui continue stragi quotidiane, con omicidi mirati attraverso elicotteri e carri armati.Questo perché sei arrogante,(come si dimostra anche qui),non sopporti nessuno,sei un egoista.Siete riusciti persino a condannare Gesù Cristo,alla morte di croce.Ma si può sapere cosa avete nel cuore? Capisco,nei miei limitati argomenti perché, dai Faraoni ad oggi c’è sempre qualche popolo che vi odia e vi combatte.

La Tulkarem Industrial School

Da dove cominciare? Cominciamo dalla foto. Trattasi di Sumgayt, Azerbaijan, uno dei luoghi classificati tra i più inquinati del mondo. Ah, d’accordo, non è Territorio palestinese, va beh fa nulla. Andiamo a cercare altre notizie? Nella sezione “Business and investiments”  della pagina Visit Palestine, troviamo la Guida agli investimenti; al capitolo “Plastica” leggiamo:

L’industria della plastica è considerato ben sviluppato. Esistono un piccolo numero di aziende che servono il mercato locale e Israele. Queste aziende producono cavi elettrici e per le telecomunicazioni,  tubazioni per scarico, materie plastiche per serre e agricoltura, così come polistirene e altri materiali.

Niente di allarmistico vero? Nella tabella che mostra in cifre l’import – export, le materie plastiche risultano essere il 2,2% del prodotto, con un’esportazione del 46,419% e una percentuale di valore totale dell’8,3%. Dati non proprio trascurabili. Leggiamo anche:

Il settore di produzione, si avvale della ricchezza di quel capitale umano che ha facilitato lo sviluppo di nuove industrie, dalle piccole alle industrie di produzione più complesse come quelle dell’elettronica, e delle plastiche che richiedono un elevato livello di competenze tecniche.

Bene, abbiamo saputo che il settore plastico non è considerato una calamità dall’Amministrazione Palestinese ma al contrario costituisce un vanto del territorio. Tulkarem è una città palestinese che si è sviluppata anche grazie ai suoi legami imprendintoriali e commerciali con Israele. Tulkarem è anche una zona con una sviluppata attività agricola; il clima e la terra di  Tulkarem consente agli abitanti della città la produzione di agrumi, meloni, olive, olio d’oliva, pomodori, patate, grano, sesamo, arachidi, melanzane, peperoni, fagiolini, guava, e altri prodotti.

Nel 2005 l’UNDP / PAPP e la Banca Islamica di Sviluppo (IDB)  firmarono un accordo di fondo fiduciario per avviare un progetto a sostegno dello sviluppo dell’agricoltura integrata. Il progetto da 2 milioni di dollari fu  finanziato attraverso l’IDB dall’Organizzazione di paesi esportatori di petrolio (OPEC) del Fondo – una istituzione finanziaria intergovernativa di sviluppo, che lavora per il rafforzamento della cooperazione tra i paesi, il superamento della povertà e per promuovere lo sviluppo. Lo scopo del progetto era lo sviluppo delle infrastrutture agricole nella zona di Tulkarem.

Nel 2011 è apparso uno studio che metteva in allerta circa l’inquinamento della zona dovuto a pesticidi usati in agricoltura:

Questo studio si propone di determinare l’effetto quantitativo di pesticidi, tra cui 2, 4-D dichlorphenoxy acidi acetico, paraquat, Atrazina (2-cloro-4-etilammino-6-isopropilammino-striazine), e mCPP 2 – (2-metil-4-clorofenossi) pro-panioic acido sulla qualità delle acque sotterranee a causa dell’attività agricola a Jenin e Tulkarem, parte settentrionale della West Bank. Le concentrazioni di pesticidi a Jenin è risultata essere superiore a quella di Tulkarem, dove la maggior parte dei campioni prelevati avevano concentrazione 10 mg / L. Si è concluso che la contaminazione dei pozzi testati era dovuto a pesticidi e non alle acque reflue, poiché la maggior parte dei campioni sono risultati esenti da patogeni indicatori. I risultati hanno rivelato che l’utilizzo di questi pozzi per uso potabile ha un rischio per la salute potenzialmente elevato. Ciò è dovuto principalmente all’attività incontrollata industriale e agricola, nonché l’assenza di monitoraggio. Le concentrazioni di metalli pesanti tra cui il cadmio (Cd), piombo (Pb), ferro (Fe), zinco (Zn), cromo (Cr) e rame (Cu) sono stati quantitativamente determinati per lo stesso periodo che si estende da aprile 2004 a maggio, 2005. Le concentrazioni di Pb e Cr nella maggior parte dei pozzi testati in Tulkarem rispettano le linee guida dell’OMS , mentre per i nitrati (NO3) e il potassio (K) le concentrazioni ammissibili sono superate.

Per questo, nel 2009 si erano tenuti due seminari, in collaborazione con il Ministero della Salute, l’Istituto di Studi Ambientali e dell’acqua (IEWS), il 18-19 marzo 2009 a Gerico e Jenin. Questi seminari facevano parte dell’educazione all’ uso dei pesticidi in agricoltura e del progetto di salute pubblica. I workshop raccomandavano una campagna di sensibilizzazione per monitorare e limitare l’uso eccessivo di pesticidi, formare consulenti agricoli ed ispettori sanitari, nei casi di Jenin, Tulkarem, Qalqilia, e altri progetti, e di fornire laboratori e centri di ricerca con attrezzature e personale qualificato per analisi sui pesticidi e i loro residui. Il workshop raccomandava anche l’educazione dei cittadini alla consapevolezza sulla malattia chiamata  “Jericho fly” e invitava a cercare l’aiuto di un medico specialista per la diagnosi, quando necessario, nonché di adottare mezzi per il controllo dei parassiti e seguendo la guida di istruzioni di sicurezza e metodi di pubblica sicurezza durante le operazioni di spruzzatura. Formatori dei ministeri della Salute e dell’Agricoltura presentarono argomenti scientifici in materia di registrazione dei pesticidi agricoli, la gestione globale di lotta contro i parassiti, i pesticidi e la malattia Leishmania in Palestina. Tra i partecipanti, rappresentanti dei ministeri della sanità e dell’agricoltura, i comuni, l’UNRWA e i venditori di pesticidi dai governatorati di Gerico e Jenin.

Quindi, come in molti altri Paesi arabi, l’uso dei pesticidi in agricoltura non è regolamentato e non fa parte delle precauzioni normalmente adottate dai contadini limitarne l’uso e mantenerlo entro i limiti di sicurezza per la salute. Forse sapendo questo, chi ha scritto l’articolo che Informazione Libera si è affrettata a pubblicare dice:

Non è facile ottenere dati esatti sugli effetti che la zona industriale ha prodotto e continua a produrre: più volte il Comitato Popolare della città ha tentato di esaminare campioni di terra e di acqua, ma in Cisgiordania laboratori specializzati non esistono e i campioni portati in Israele tramite il sostegno di associazioni israeliane di solidarietà non sono stati mai esaminati dai laboratori medici e chimici.

Eppure i laboratori in Cisgiordania dovrebbero ben esistere, stando alle notizie riportate sopra! Ma che importa! Con una foto dell’Azerbaijan e la notizia che Israele avvelena i palestinesi (pulizia etnica! lamentava una lettrice) lo share è assicurato e la mala informazione prospera.

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2 commenti
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