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Dove volano le ONG…

settembre 29, 2012

Per più di 30 anni, il New Israel Fund (NIF), con i suoi obiettivi di giustizia sociale e di uguaglianza per tutti gli israeliani, ha cercato di influenzarci. Il loro badget è di origine estera, i loro obiettivi, oscuri, le mani che ricevono il denaro, al 100% israeliane. 200 milioni di dollari in un paese piccolo come Israele fanno un sacco di soldi: questo sacco di soldi , in tempi normali, avrebbe dovuto attirare un sacco di attenzione. Anche se il NIF vive grazie ai donatori, ha preferito mantenere un profilo basso fin dalla sua nascita, nel 1979. Questo basso profilo  era in contraddizione con il carattere americano, e certamente con il suo target di riferimento israeliano.

Raffigurazione di Israele nella stampa filo palestinese

 

Poi è arrivata l’operazione Piombo Fuso, conosciuta anche come la guerra di Gaza, che ha avuto luogo durante l’inverno del 2008-2009, seguita dal rapporto Goldstone, la commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, guidata dal giudice sudafricano Richard Goldstone, impostata per indagare sulle presunte violazioni dei diritti umani durante la guerra di Gaza, e l’opinione pubblica in Israele si svegliò. Improvvisamente  apparve chiaro che le ONG hanno anche la capacità di influenzare lo stato di Israele sulla scena internazionale, influenza che ha permesso di diffamare e plasmare l’immagine di tutti noi israeliani.

Ci fu una lunga lunga lista di organizzazioni israeliane che volontariamente fecero ricadere la colpa su Israele, durante i pochi giorni in cui, il comitato di parte Goldstone,  ne raccolse le testimonianze. Il denominatore comune della maggior parte di queste organizzazioni era le loro fonti di denaro, in cima alla lista  c’era il denaro proveniente dal Fondo Nuovo Israele. A un tratto, il NIF è stato trasformato, da una organizzazione anonima che lavorava dietro le quinte, in una bandiera rossa. La campagna che esponeva le attività del NIF fu organizzata da alcuni giovani  dell’organizzazione ” Im Tirtzu”, ondata nel 2006: le donazioni della destra contro le donazioni della sinistra.

 

 

Io ero tra quelli che non apprezzo’ lo stile flagrante della campagna Im Tirtzu – soprattutto la demonizzazione  del presidente del Fondo, Naomi Chazan. Non sono mai stato appassionato degli attacchi diretti contro i rivali politici che li ritraggono come demoni. Il mondo è più complicato della divisione semplicistica tra i buoni ei cattivi, anche se è il Fondo Nuovo Israele a essere coinvolto. Ma a giudicare dai risultati, Im Tirtzu ha avuto successo. Im Tirtzu e altre organizzazioni sono riuscite a mettere in luce le ombre del NIF , forzandolo a far luce nonostante e contro la loro volontà.

Nei due anni trascorsi da allora, ho incontrato molti israeliani che muovevano dure critiche al Fondo. Alcune delle accuse sono gravi, altre meno. Far luce sul Fondo ha portato molte persone ad avversare l’organizzazione, e ha generato un bel paio di teorie del complotto. Alcuni oppositori hanno considerato l’obiettivo del NIF il cercare di minare le fondamenta stesse dello Stato; hanno sostenuto che l’obiettivo nascosto di coloro che donano al fondo sia quello di liquidare Israele come Stato ebraico democratico. Come fossero i nuovi Protocolli, questa volta della sinistra radicale. Non mi convince. Il Fondo rimane un enigma per me: da un lato, i contributi scandalosi alle organizzazioni post-sioniste che ledono direttamente Israele, d’altra parte, le lodevoli  attività sociali. La lotta contro il  fenomeno della delegittimazione  può facilmente trasformarsi in un Wild Goose Chase. Demonizzazione superflua che può fare più male che bene.

 

Effetti della demonizzazione

 

Una delle voci più “pesanti” tra le Organizzazioni Non Governative è la  NGO “Monitor’‘, una organizzazione di destra, il cui obiettivo è quello di monitorare le  risorse delle ONG di sinistra. Per quasi un decennio, hanno seguito le attività del Fondo – cercando di capire, decifrare, andare a fondo, utilizzando strumenti che non hanno nulla a che fare con i demoni e con le corna. I loro rapporti sono graffianti ed incisivi, ma privi di teorie del complotto. Hanno a che fare solo con i numeri e fatti.

 

Il 15 agosto, il NIF ha pubblicato la sua lista di borse di studio per il 2011; non è chiaro cosa ci sia stato dietro a questo ritardo. Secondo i dati, il 20% dei fondi del NIF ($ 3,5 milioni) sono stati trasferiti a organizzazioni coinvolte in attività politica “problematica”. La relazione di Itai Reuveni, NGO Monitor, del 31 agosto, paragona i numeri rispetto a quelli dello scorso anno [2010] e li analizza.

 

Si scopre che, dopo la grande ondata di critiche, il NIF ha annunciato che avrebbe smesso di sostenere le organizzazioni che chiedono il boicottaggio e le sanzioni contro Israele. Il recente rapporto mostra che tre organizzazioni di questo tipo hanno smesso di ricevere fondi. D’altra parte, altre organizzazioni che operano nella zona grigia del post-sionismo hanno iniziato a ricevere denaro – un sacco di soldi.

 

 

 

Così, per esempio, la Human Right Defenders Found  ha  ricevuto 224 mila dollari, quest’anno. L’organizzazione dichiara di supportare attivisti non violenti, in favore della democrazia. Come fanno a realizzare un tale obiettivo complesso, e che cosa fanno con così tanti soldi? Assumono un direttore. Per essere più precisi, un direttore di nome Lizi Sagi. Sagi, alla quale furono chieste le dimissioni, nell’aprile 2010, dall’organizzazione B’Tselem, dopo che scrisse che il Remembrance Day, in ricordo dei soldati IDF caduti,  è un circo pornografico che esalta il lutto e imbavaglia le bocche. Sagi aggiunse che Israele provoca all’umanità le più grandi atrocità e dimostra la sua adesione ai valori nazisti. Mi sembra che le parole di Sagi parlino da sole.

 

Un altro esempio di organizzazione problematica supportata dal NIF è ” Breaking the Silence” (Shovrim Shtika). Quattro anni fa, mi sono seduto con i leaders dell’organizzazione per una discussione. Avevamo molte cose in comune. Per aver servito come comandante nell’IDF credo nella trasparenza dell’esercito, nell’importanza dell’etica, anche in guerra. Il CEO dell’organizzazione, un ex Education Commander, mi disse di aver visto un arresto a Hebron con i suoi occhi, anche se da lontano. Parlo’ con grande zelo dell’importanza di spiegare agli israeliani di Tel Aviv – coloro che non sono al corrente della realtà che lui aveva  vissuto per ben due ore – ciò che realmente stava avvenendo. “Se è così -chiesi – se l’obiettivo è raccontare agli israeliani, perché tradurre queste ingiustizie in spagnolo e in inglese? Perché non rivolgersi all’ufficio del procuratore militare per chiedere di indagare?” Non ricevetti una risposta soddisfacente.

 

 

A metà agosto, l’organizzazione ha lanciato una campagna con un nuovo libro: “Bambini e Giovani” – testimonianze dei soldati 2001-2005”, con le testimonianze, alcune delle quali riciclate, di soldati israeliani e dei mali che perpetrano sui bambini palestinesi nei Territori. Anche in questo caso, non hanno riferito i fatti all’ufficio del procuratore militare. Il loro unico obiettivo erano le pubbliche relazioni, cioè diffonderle mediaticamente.

Questa volta, Breaking the Silence ha mirato alla lontana Australia – un paese di solito amico di Israele. I titoli che sono apparsi questa settimana, 28 agosto, non  ci mettevano in una luce positiva. Anche se qualcuno potrebbe prenderle come critiche costruttive ad Israele, mi è difficile trovare qualsiasi grande merito nel ritrarre i soldati israeliani come criminali di guerra. La comunità ebraica australiana protestò. Il Dr. Danny Lamm, capo della comunità, scrisse una lettera forte contro Breaking the Silence. E fin qui, le solite battaglie intestine, tipicamente ebraiche. Ma a questo punto, il NIF fu coinvolto – dopo tutto, sono quelli che forniscono il denaro. In una lettera pubblicata sul sito NIF, Breaking the Silence ha attaccato il dottor Lamm: “Come può una persona che non si trovava in trincea dirci cosa fare e pugnalarci alla schiena? Da dove viene una tale chutzpah (insolenza) a questi ebrei che vivono all’estero!” Mentre i contributi economici inglesi sembrano essere molto apprezzati, non altrettanto gradita sembra sia la critica in inglese.

Il nuovo Fondo Israele è ancora indeciso. Sono preoccupati dalla critica, ma non abbastanza preoccupati da compiere passi decisivi.

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