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I “misteri umanitari” e Hamas

settembre 4, 2012

Qualche giorno fa, la stampa (no, non quella italiana, non sia mai!) ha riportato la notizia che a Gaza (si’, il lager a cielo aperto) ci sono circa 600 milionari! Come saprà chi se ne interessa, il blocco israeliano non esiste praticamente più; resta solo quello marittimo, giudicato in un rapporto delle Nazioni Unite, legale, a seguito dell’assalto dei gruppi IHH turchi, a bordo della Flottilla, nel maggio 2010. L’economia di Gaza, blocco o non blocco israeliano, si regge sul contrabbando attraverso i tunnels. Centinaia. Il sottosuolo di Rafah, alla frontiera tra Gaza e l’Egitto è un colabrodo di oltre 400 tunnels. Le merci che passano alimentano il contrabbando di armi, di sigarette, di droga, di veicoli e anche il traffico di esseri umani.

 

Il giornalista Khaled Abu Tomeh, ha riportato un articolo apparso sul giornale arabo Al Sharq Al Awsat, in merito alla fortuna accumulata da alcuni Gazawi che controllano i tunnels. Non sono notizie inedite; chi non ha accettato la narrazione di Gaza “lager a cielo aperto” ne è al corrente da tempo. Nel silenzio totale dei media internazionali. Eppure anche Mohammed Dahlan, ex- comandante della sicurezza dell’Amministrazione palestinese nella Striscia di Gaza, ha dichiarato, la scorsa settimana “Non è Israele, né l’Egitto a strangolare i palestinesi, ma Hamas”.

Un ex funzionario del governo sudanese che ha visitato la Striscia di Gaza recentemente si è meravigliato di aver  trovato, sul mercato di Gaza, prodotti non disponibili in Sudan. Quasi tutte le gallerie sono controllate dal governo di Hamas, che ha istituito una commissione speciale per controllare l’attività di contrabbando.

I palestinesi stimano che il 25% del bilancio del governo di Hamas provenga dalle tasse imposte ai proprietari dei tunnel sotterranei. Ad esempio, Hamas ha imposto una tassa del 25% e una di $ 2000, su ogni macchina  contrabbandata nella Striscia di Gaza. $ 15 per ogni tonnellata di cemento, otto centesimi per un pacchetto di sigarette e 50 centesimi per ogni litro di carburante che passano dai tunnels.

 

Beni in entrata da israele a Gaza

 

Per Hamas, i tunnel sono una questione di vita o di morte. Ora il problema per Hamas è il governo egiziano che vorrebbe riprendersi il controllo del Sinai, dopo l’uccisione di 16 guardie di frontiera egiziane da parte di terroristi non identificati. L’esercito egiziano sembra essere determinato a distruggere i tunnel sotterranei per paura (fondata) che vengono utilizzati per il contrabbando non solo di beni e carburante, ma anche di terroristi islamici che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Egitto. In questa fase, tuttavia, non è chiaro se il presidente egiziano della Fratellanza Musulmana, Mohamed Morsi, permetterà  all’esercito di tagliare fuori una delle principali fonti di reddito di Hamas. La politica di Morsi finora è stata di appoggio e rafforzamento di Hamas.

 

 

Se l’esercito egiziano riuscisse nel suo giro di vite anti-terrorismo nel Sinai, compresa la demolizione di tutti i tunnel sotterranei che mantengono Hamas al potere, questo potrebbe segnare l’inizio della fine del dominio del movimento islamista nella Striscia di Gaza. Ma se Morsi e la Fratellanza Musulmana legassero le mani dei loro generali e impedissero loro di portare a termine la missione, Hamas diventerà ancora più forte e più ricco.

QUI l’articolo di Khaled Abu Tomeh

Mi resta ancora una domanda, ingombrante: come mai queste notizie non sono rese note dai media e soprattutto dai moltissimi cooperanti di stanza a Gaza? Come mai invece, quando Israele per anni ha denunciato le stesse cose riportate da Al Sharq al Awsat è stato accusato di mentire? C’è a Gaza chi avrebbe potuto raccontare la verità sul potere di Hamas?

Dunque, vediamo… intanto trovo che esiste un Ufficio di coordinamento per i Diritti Umani svedese, con l’obiettivo di “migliorare il rispetto dei diritti umani, parte importante del sostegno della Svezia alle persone in Cisgiordania / Gaza e per la creazione di un futuro Stato palestinese democratico”. In merito ai finanziamenti:

 

 

“Per alleviare questi problemi, la Svezia ha lavorato con la Svizzera, la Danimarca e i Paesi Bassi  per la creazione di un ufficio per i diritti umani. L’ufficio di presidenza ha il compito  di ricevere le domande di sostegno alle organizzazioni locali per i diritti umani e poi, sulla base di criteri comuni stabiliti dai paesi donatori, decidere quali proposte dovrebbero ricevere supporto… L’ufficio per i diritti umani rende il processo più semplice e più aperto a tutti i soggetti coinvolti…. ” ” Gli aiuti allo sviluppo della Svezia sono finanziati dal popolo svedese attraverso le tasse che pagano”. QUI il budget, non irrilevante.

Quindi, i cooperanti svedesi ci sono. Poi ci sono gli svizzeri, 7 milioni e mezzo di franchi svizzeri nel 2009; gli italiani, con il Settore Cooperazione Internazionale  e Pace, con sede a Torino. I tedeschi,

che fra le organizzazioni prese in esame, sono gli unici a citare il numero dei cooperanti presenti nei territori palestinesi: 94. C’è lo  Study Tour del Master in International Cooperation, italiano che promuove incontri fra studenti interessati a progetti in campo assistenziale/umanitario e l’Unrwa. I canadesi, ancora italiani con il Coopi – Italian Humanitarian Cooperation International, quelli del Progetto Europeo Ganso, che finanzia 120 associazioni umanitarie in Gaza, con 450.000 Euro; l’Ism, con attivisti americani ed europei; i norvegesi

 

 

The White Helmets Initiative, a maggioranza di attivisti argentini; ovviamente Amnesty International e Human Rights e altri, fra i quali le associazioni umanitarie palestinesi.

Non è meraviglioso pensare che in un territorio di 360 kmq,  oltre ai palestinesi ci siano tutti questi cooperanti, provenienti da tutto il mondo?  Sono tanti, sponsorizzati, attrezzati e perfettamente in grado di decifrare la realtà che vivono ogni giorno. Possibile che nessuno di loro abbia avuto l’idea, negli anni, di denunciare il modo che Hamas ha usato e usa per arricchirsi? Possibile non abbiano mai saputo nulla dei tunnels e di quello che ci passava attraverso? E se invece lo sapevano, come mai quando Israele per anni ne ha denunciato l’esistenza e lo scopo nessuno di loro si è fatto avanti per confermare? Sono alcuni dei “misteri umanitari”.

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