Skip to content

Sicuri di conoscere la Storia?

luglio 30, 2012

Breve, brevissima storia dei “territori occupati”. La guerra dei sei giorni.

Forte della sua apparente vittoria nella guerra del 1956, Nasser continuò negli anni successivi ad avere un ruolo determinante nella scena internazionale, tentando quanto possibile di unificare i popoli arabi (e non solo) contro l’occidente colonialista, di cui a suo dire Israele era l’avamposto nella regione. A tale scopo l’elemento di comunanza con gli altri Stati arabi – che come è stato già detto erano in realtà assai diversi l’uno dall’altro e avevano ognuno le proprie mire e i propri interessi – fu identificato nella “causa palestinese”, nata in seguito all’esodo arabo da Israele avvenuto oltre dieci anni prima.

Il primo ad assumersi l’onere di difendere la causa palestinese fu ancora una volta Nasser, che nel 1964 – assieme agli altri membri della Lega Araba – diede vita al Cairo all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). L’OLP raggruppava una miriade di formazioni politiche diverse ma tutte ugualmente decise a combattere contro “il nemico sionista”. Le sorti di questa lotta all’epoca erano però affidate in primo luogo agli eserciti e questi fino ad allora erano stati sconfitti (nel 1948 e nel 1956): Nasser tentò di capovolgere questo trend. Già negli anni precedenti la Siria aveva più volte bersagliato dalle Alture del Golan i villaggi israeliani limitrofi mediante il lancio di missili; così come il rais egiziano aveva già più volte minacciato verbalmente lo Stato ebraico, il cui Primo Ministro dal 1966 era Levi Eshkol, con Moshe Dayan al Ministero degli Esteri.

Il 16 maggio del 1967 Nasser intimò alle truppe ONU di ritirare le proprie forze di pace stanziate nella penisola del Sinai, schierando il proprio esercito nel deserto, preludendo un attacco imminente. Gli israeliani tuttavia non reagirono alla provocazione e il rais mise in atto un blocco navale su Eilat, l’unica città portuale israeliana del sud, chiudendo nuovamente il traffico nel golfo dell’Aqaba. La settimana successiva pronunciò un acceso discorso al Cairo, in cui dichiarò apertamente di voler annientare l’“entità sionista”. L’escalation di provocazioni continuò nelle settimane successive, anche per mezzo di proclami radiofonici: in particolar modo il 25 maggio Radio Cairo diffuse il messaggio secondo cui il popolo arabo era “risoluto nel voler cancellare Israele dalle mappe”. Tre giorni dopo anche altri quattro Stati arabi (Siria, Iraq, Giordania e Arabia Saudita) avvicinarono i loro eserciti lungo il confine.

Il governo israeliano era contrario ad un attacco preventivo, poiché avrebbe potuto minare l’appoggio della comunità internazionale: ma le forze israeliane erano potenzialmente di gran lunga inferiori rispetto a quelle avversarie: le truppe di cui disponeva erano infatti in tutto 264 mila, dunque molto inferiori rispetto a quelle arabe che disponevano di eserciti ben più imponenti e preparati. Gli 800 carri armati israeliani erano ben poca cosa in confronto ai 2504 cingolati arabi e anche gli aerei da guerra erano meno della metà rispetto a quelli avversari. Moshè Dayan non aveva dubbi: l’attacco preventivo era l’unico modo per sopravvivere all’imminente offensiva degli Stati limitrofi. Alle 7.45 della mattina del 6 giugno 1967 l’aviazione israeliana bombardò a sorpresa le basi aeree di Egitto, Siria e Giordania. Oltre 400 velivoli da guerra furono distrutti prima ancora di spiccare il volo e le piste di decollo furono messe fuori uso, rompendo sul nascere il vantaggio aereo arabo e salvando le città israeliane e i suoi civili dall’orrore che sarebbe derivato dai bombardamenti. (Da: Storia di Israele)

Durante questa guerra, che durò sei giorni, l’esercito giordano, è sconfitto. Perde i territori della West Bank il cui nome geografico è Giudea e la Samaria.

Israele quindi, secondo alcune interpretazioni, ha conquistato, occupato, o “preso”  la parte ovest della Giordania,   rifiuta di ritirarsi e  inizia  un programma di costruzione per l’insediamento della popolazione ebraica in questi territori. Da allora, i commentatori e gli osservatori citano il diritto internazionale per chiedere a Israele di fermare gli insediamenti, noti come “colonie”, un nome inadatto per la situazione, perché gli israeliani non era arrivati da un altro pianeta a conquistare quei territori. Certo, la Convenzione internazionale di Ginevra vieta la costruzione in un territorio conquistato. Tutti i governi israeliani, di sinistra e di destra, hanno rifiutato  di ritirarsi e semmai hanno continuato  gli insediamenti. Tutti stupidi questi governi, da pensare di gabbare il diritto internazionale, mentre Israele è uno stato di diritto ed i suoi tribunali sono riconosciuti  da tutto il mondo, compresi gli arabi,  per la loro piena indipendenza?

 

Nel 1967, l’esercito giordano ha ceduto all’esercito israeliano e ha perso la West Bank. L’esercito israeliano non si trovava di fronte un esercito palestinese, ma uno giordano. Il diritto internazionale stabilisce che è al paese che li perse che dei territori devono essere  restituiti,nel nostro caso alla Giordania. Siamo di fronte a due equazioni: cercare di distruggere un paese non è legale, e ne consegue  una guerra di difesa. Costruire nei territori conquistati, non è legale, quindi la pretesa di lasciare questi territori. Ma chi possiede questi territori?

La Giordania aveva semplicemente conquistato la Cisgiordania nel 1948, alla creazione dello Stato di Israele. Nessuna nazione aveva  riconosciuto  la conquista, tranne il Pakistan e la Gran Bretagna. Anche i paesi arabi non  riconobbero alla Giordania questo diritto. Allora la nostra seconda equazione diventa: Israele conquistò la Cisgiordania nel 1967, che a sua volta era stata conquistata dai giordani nel 1948. E se la Convenzione di Ginevra vieta la costruzione in un territorio conquistato, la regola è valida sia per gli israeliani che  per i giordani. E ‘chiaro e stabilito, secondo il diritto internazionale, che la Giordania non può avere alcun diritto su questi territori, e che “l’occupazione” di questi territori da parte di Israele non è una conquista o una occupazione,  secondo la definizione di questi termini nel diritto internazionale.

 

da Storia d’Israele

 

La prima parte della nostra equazione si affossa: Israele ha “conquistato” territori che erano stati “conquistati” 20 anni prima dai giordani. Ci sono esempi simili: Kashmir, Nagorno Karabakh, le Isole Falkland, Western Sahara. Per legge, non sono territori occupati ma contesi. Ma a chi appartengono quindi quei  territori, secondo le convenzioni riconosciute dalle Nazioni Unite e quindi dal diritto internazionale?

Torniamo  un po’ indietro, prima del 1967. 29 NOVEMBRE 1947, la risoluzione 181 delle Nazioni Unite adotta la proposta per la creazione di due Stati, al posto della Palestina che era sotto mandato britannico: uno stato ebraico e uno stato arabo. La proposta era soggetta ad accettazione da entrambe le parti. Gli ebrei accettarono, gli arabi rifiutarono e scatenarono le ostilità contro il nuovo stato ebraico, nel 1948. Gli eserciti arabi, guidati dalla Giordania,  persero questa guerra. La Risoluzione 181, quindi,  diventa a sua volta priva di significato in termini di diritto, perché non fu accettata da entrambe le parti, ma solo da una. Le nostre equazioni ci sfuggono e ci viene voglia di dire: ma allora cosa abbiamo tra le mani per discutere? Allora, torniamo indietro nella storia, non c’è bisogno di tornare ad Abramo, 100 anni fa è sufficiente.

 

 

Con quale decisione delle Nazioni è stata validata l’esistenza degli attuali paesi del Medio Oriente ? A differenza dei paesi del Maghreb arabo che  sono radicati nella storia, e che nessuno può né rivendicare, né osare mettere in dubbio la loro esistenza, i paesi arabi del Medio Oriente sono relativamente nuovi, e sono stati creati dopo spartizioni determinate dalle Nazioni Unite, dopo le due grandi guerre del 20 ° secolo. Fino al 1917, praticamente tutti i territori del Medio Oriente erano sotto la dominazione dell’Impero turco. Alla fine della Prima Guerra Mondiale (1914-1918), la Turchia ha combattuto e parte dei territori del suo impero, che è il Medio Oriente di oggi, è passata nelle mani di Francia e Gran Bretagna. La Società delle Nazioni di allora ha quindi deciso di creare un “nuovo Medio Oriente”, diviso in diversi stati.  Lord Balfour, ministro degli Esteri dell’Impero Britannico,  decise che avrebbe assegnato un territorio agli ebrei (che vivevano in parte del territorio del Medio Oriente, così come gli arabi), e riconosciuto i diritti storici  di Eretz Israel, la Terra di Israele.

 

 

La Dichiarazione Balfour  riconobbe agli ebrei del Medio Oriente una zona composta da: territorio di Israele pre-1967 , la Cisgiordania, e parte della Transgiordania, ad est del Giordano. Nel 1920, la Conferenza di San Remo ratifico’ la Dichiarazione Balfour, e nel 1922 la Società delle Nazioni  approvo’ la ratifica. Sempre secondo il diritto internazionale, le decisioni della Società delle Nazioni sono valide per l’Onu che fu creata nel 1946, al posto della Società. Pertanto, le decisioni del 1920 e  1922 sono giuridicamente vincolanti. La decisione del 1922  ha incaricato l’Impero Britannico di aiutare a costruire e creare uno Stato ebraico nel territorio della Palestina, il cui nome risale all’epoca romana.

Gli inglesi,come sappiamo, non rispettarono il mandato conferito loro dalla Società delle Nazioni, da qui la prima guerra d’indipendenza  del 1948. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la decisione del 1922 è stata sostenuta questa volta dalle Nazioni Unite. Pertanto, il territorio dello stato ebraico in Palestina è stato riconosciuto per due volte dalle Nazioni Unite. Conclusione: La Cisgiordania o la Giudea e la Samaria, non è un territorio occupato, ma disputato, ai sensi della legge internazionale. Israele ha ceduto alla  Giordania la parte ad est del Giordano, territorio che gli era stato riconosciuto dalle Nazioni Unite, due volte.

 

 

Il termine “territori occupati” non si basa su una definizione del diritto internazionale, dobbiamo parlare di “territori contesi”.  Questo  non significa sostenere che i palestinesi attualmente non abbiano diritto a uno Stato. Se i palestinesi si basano sul Diritto internazionale per rivendicare uno stato, non possono poi violare questo stesso Diritto quando si tratta di Israele. Devono fermare la loro campagna di demonizzazione di Israele e accettare i fatti storici sostenuti dalla legge. Se i paesi arabi  riconosceranno uno stato ebraico con confini difendibili, allora il rigore del diritto internazionale darà spazio a negoziati diretti di concessioni reciproche. Da parte sua, Israele ha l’obbligo di non rimanere statico e promuovere piani di pace, come quelli nel 2000 dei sauditi, che non soddisfano pienamente le esigenze di sicurezza di Israele. Ma che hanno un vantaggio rispetto agli altri piani: un accordo di pace con tutti i paesi arabi.

QUI

Annunci
2 commenti
  1. I’m extremely impressed with your writing skills as well as with the layout on your weblog. Is this a paid theme or did you modify it yourself? Anyway keep up the excellent quality writing, it’s rare to see
    a great blog like this one these days.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: