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Hamas censura e Israele è accusato

luglio 28, 2012

Mentre la maggior parte dei media si sono sensibilmente allontanati dalla storia del blocco di Gaza, dato che Israele ora consente praticamente l’importazione di tutto, a parte le armi, il Il Christian Science Monitor non si scoraggia e va avanti con i suoi reportages , spesso falsi e, in questo caso,  anacronistici. Ruqaya Izzidien, che in precedenza aveva mostrato il suo talento nel sito Web in inglese dei Fratelli Musulmani, debutta nel CSM con il suo articolo “Sotto il blocco israeliano di Gaza, i libri sono una rara, merce di lusso”. Il sottotitolo è: “Israele non vieta esplicitamente  l’importazione di libri a Gaza, ma il blocco rende straordinariamente difficile farlo. La scarsità equivale a una sorta di censura, dicono gli abitanti di Gaza”. Il lungo articolo comincia così:

“Il blocco israeliano della Striscia di Gaza è responsabile della moltitudine di problemi che affliggono la popolazione:  malnutrizione,  disoccupazione, l’accesso limitato all’energia elettrica e all’acqua potabile.  Gli  studenti di Gaza e gli educatori riferiscono che sotto l’assedio imposto da Israele, l’educazione soffre. Il blocco rende così difficile importare libri che sono costretti a ricorrere al contrabbando. La fornitura limitata di libri originali ha alzato i costi, rendendo difficile per la maggior parte degli abitanti di Gaza potere permetterseli”. 

Il blocco legale di Israele è, infatti, stato accusato per le difficoltà reali e inventate di Gaza, allo stesso modo. E’ un lavoro da reporter passare al setaccio tali affermazioni, per separare i fatti dalla finzione. Ma Izzidien non lo fa. Per lei, è sufficiente dire che Israele è stato accusato. Entrare nel merito delle accuse obsolete non ha nessun particolare  interesse per lei.

E  cerca quindi di infondere nuova vita alla vecchia storia del blocco,  con l’accusa che sotto “l’assedio imposto da Israele” (ma non  quello egiziano) “l’educazione soffre” e il “blocco rende così difficile importare libri …. ”

Secondo Izzidien:

“Parte del problema è che Israele non comunica direttamente con Hamas, il gruppo militante islamico che governa Gaza, affidandosi invece l’Autorità Palestinese (PA) per gestire i problemi in entrambi i territori palestinesi. Tuttavia,  Gaza è isolata dalla Cisgiordania, sia geograficamente che politicamente, per cui il numero limitato di libri che entrano a Gaza via Israele sono scelti dalla PA, non dagli abitanti di Gaza”.

Dettagliando la presunta difficoltà dei proprietari dei negozio di libri, racconta:

“Un libraio di Gaza, Mohammed Abed, dice che è troppo difficile importare libri via Israele “, così viaggia in Egitto, compra i libri, e li riporta in sacchi”. Molti librai raccontano la stessa storia.

Ma, contrariamente a quanto sostenuto da Izzidien, cioè che solo l’Autorità palestinese è autorizzata a decidere quali libri debbano entrare a Gaza, infatti, i librai possono importarli,  indipendentemente da Israele:

Anche se è possibile per i proprietari di librerie  acquistare libri provenienti da Israele, essi sostengono che i prezzi dei libri israeliani sono inaccessibili per la popolazione sotto-occupata e assediata di Gaza. Libri di contrabbando, provenienti da paesi lontani, possono essere meno costosi che comprare quelli appena oltre il confine israeliano. Un dipendente di una libreria specializzata in argomenti scientifici spiega come contrabbanda  libri nel suo bagaglio, attraverso Rafah: “passo in Egitto, acquisto un biglietto aereo per Londra per acquistare i libri per gli studenti di medicina In questo modo è più facile e più economico, piuttosto che importare i libri attraverso Israele “, dice l’uomo, Mahmood Bakri”.

Quindi non è che a Gaza i librai non possono ordinare i libri via Israele perché Israele tratta solo con la PA. E’ solo che i negozianti preferiscono acquistare altrove, perché i libri israeliani sono più costosi. Questa è una storia abbastanza diversa da “il blocco rende così difficile importare libri“, come Izzidien vorrebbe far passare.

 La censura da parte di chi?

Izzidien non può trattenersi dal giocare la carta della censura per migliorare la sua storia . Scrive che i palestinesi “ritengono responsabile Israele [per la mancanza di libri in Gaza] sostenendo che le restrizioni sulle quantità di importazioni dei libri censura  la loro educazione.” E ribadisce:

“.. molti studenti di Gaza, incapaci di acquistare i libri che vogliono, equiparano la mancanza di libri alla censura, indipendentemente dal fatto che sia intenzionale o solo un effetto collaterale non intenzionale delle politiche. Rana Baker, studentessa di economia che cura anche blog palestinesi  su questioni sociali e politiche, ritiene che la mancanza di libri storici e politici sia una censura per Gaza e una violazione del suo diritto all’istruzione”. “I libri della mia università, sono vecchi, e non è il genere di libri che mi piace leggere: libri che parlano di Palestina, la sua cultura, i rifugiati, pulizia etnica e l’apartheid”.

Ecco, c’è censura a Gaza, ma Rana Baker, studentessa dell’ Università islamica di Gaza, legata a Hamas , difficilmente potrà essere contata tra quelli che parlano in modo diretto della censura di Hamas. E Izzidien, con il proprio contributo sul sito Web della Fratellanza Musulmana, strettamente legata ad Hamas, esercita ovviamente l’auto-censura sulla censura di Hamas.

Human Rights Watch, di rado tenera con Israele, l’anno scorso accuso’  Hamas, non Israele, di censura nella Striscia di Gaza:

“L’ Autorità di Hamas a Gaza deve immediatamente revocare i divieti, arbitrariamente imposti, su libri e giornali, Agenti della sicurezza di Hamas hanno recentemente sequestrato copie di romanzi dalle librerie, con la motivazione che il loro contenuto sarebbe “immorale”, e funzionari di Hamas bandiscono i giornali nella Striscia di Gaza che supportano il movimento rivale Fatah, dell’Autorità palestinese in Cisgiordania. . . . Il 23 gennaio 2011, gli agenti di polizia di Hamas sono entrati in tre librerie a Gaza City e hanno sequestrato le copie di due libri,  presumibilmente “contro la Shari’a”, senza fornire alcuna base legale per le loro azioni o un ordine del tribunale”. “Il Dr. Talaat al-Safadi, proprietario della  libreria Ibn Khaldun,  vicino a Al Azhar di Gaza City, ha detto a Human Rights Watch che due agenti di polizia in abiti civili e un altro in divisa entrarono nella sua libreria e sequestrarono sette copie di “A Banquet for Seaweed”  un romanzo di Haidar Haidar, e una copia di “Chicago”, un romanzo di Alaa ‘al-Aswani. “Non mi hanno detto perché stavano prendendo i libri e io non ho chiesto, ma ho insistito che dimostrassero di aver il diritto di prenderli, e alla fine mi hanno mostrato una nota del Ministero degli Interni” ha detto al-Safadi. La polizia ha rifiutato di dargli una ricevuta per i libri, dicendogli di andare alla stazione di polizia al-Abbas , cosa che si è rifiutato di fare”.

“A Banquet for Seaweed” è stato scritto e tradotto in molte lingue 20 anni fa, ed  è possibile scaricare romanzi, in ogni caso,” al-Safadi ha detto. “Non c’è motivo di confiscarli”. Inoltre il 23 gennaio, i membri del Bureau Investigation hanno confiscato copie di “Chicago” e “A Banquet for Seaweed” dalla libreria di Gaza, al-Shurouq.  Agenti dei servizi di sicurezza hanno ordinato ai dipendenti della libreria di al Mansour Samir , nei pressi dell’Università Islamica di Gaza City, di non  vendere nessuna copia dei romanzi, riferisce il Centro Palestinese per i Diritti Umani, un gruppo non governativo con sede a Gaza.

Agenti di sicurezza di Hamas hanno cercato anche copie di un romanzo intitolato “Piacere proibito”, senza peraltro trovarne, ha riferito il Centro Palestinese per i Diritti Umani. Gli ufficiali di polizia sostenevano che il romanzo avrebbe violato la Sharia, hanno detto i dipendenti della libreria. La polizia non ha descritto o specificato la violazione. I dipendenti di queste librerie hanno confermato questi incidenti a Human Rights Watch.

Human Rights Watch ha anche esortato le autorità di Hamas a revocare il divieto permanente di importare a Gaza tre quotidiani stampati in Cisgiordania – Al-Ayyam, Al-Quds e Al-Hayat al-Jadida. Israele aveva in precedenza interdetto l’entrata dei giornali a Gaza, ma aveva rimosso la restrizione nel giugno 2010, come parte di un annunciato “alleggerimento” della sua chiusura delle frontiere di Gaza. Hamas ha poi impedito il loro ingresso. Un portavoce di Hamas ha riconosciuto che vietare i giornali era imposizione senza alcun fondamento giuridico palestinese.

Non c’è da meravigliarsi che i proprietari dei negozi di libri a Gaza , temendo la visita di funzionari della sicurezza di Hamas, preferiscano accusare Israele piuttosto che Hamas. Per quanto riguarda le restrizioni imposte da Israele:

Il manager delle spedizioni di posta internazionale della filiale di Gaza, che ha rifiutato di dare il suo cognome, insiste sul fatto che la mancanza di libri politici in entrata a Gaza è intenzionale.

“Ho lavorato a Karam Abu Salam (Kerem Shalom) alle merci che transitano tra Gaza e Israele per dieci anni,  e so ciò che è vietato”, ha spiegato. “I libri legati alla politica o ai movimenti sono vietati. E vietate sono le immagini di violenza, o di qualsiasi cosa si riferisca a quella che noi chiamiamo ‘resistenza’, ma che Israele considera ‘terrorismo’”. Quindi, contrariamente a quanto sostiene Izzidien, gli unici libri sui quali sono applicate limitazioni sono quelli che gli israeliani ritengono “di incitamento”. E mentre si può discutere su ciò che si definisce incitamento, è completamente fuorviante  dipingere il blocco come riguardante tutti i libri, come il titolo e i paragrafi iniziali della storia fanno.

In un altro piccolo esempio di autocensura, fuorviando i lettori, Izzidien identifica una delle sue fonti, Pam Bailey, come “un giornalista freelance a Washington, DC” In realtà, Bailey è un avvocato anti-Israele  che contribuisce ai siti Web estremisti Mondoweiss, Electronic Intifada e ha partecipato a due viaggi internazionali dell’ISM.  Su ISM e Mondoweiss, su Electronic Intifada, sull’ISM

Non c’è da stupirsi che Izzidien, che ha scritto per la Fratellanza Musulmana, inganni nel   descrivere Israele come repressore di quella che altrimenti sarebbe la fiorente vita intellettuale di Gaza. E’ inquietante, però, che il Christian Monitor le dia spazio.

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