Skip to content

Compagni, quanto siete neri!

luglio 17, 2012

Esiste, come qualcuno forse saprà, tutto un filone di pagine web che si spacciano per “sinistra”, più o meno radicale, ma che in realtà nascondono contenuti che sono molto più vicini alle ideologie naziste, fasciste e negazioniste. E’ il caso della pagina facebook che ha pubblicato questa foto, spacciandola per “notizia recentissima”.

La notizia, in ogni caso, sarebbe buona: una persona salva la vita a un’altra donando i suoi organi. Se poi i protagonisti sono un palestinese e un israeliano, ancora meglio. Se non fosse che questa storia, avvenuta in uno spazio temporale completamente diverso da quello “dell’attualità”, è servita soltanto a “mostrare” quanto i palestinesi siano “pieni di buon cuore”. Infatti, l’assassinio del presunto 18enne è stato attribuito, tout court, all’esercito israeliano. Ho anche trovato altre pagine che, invece, l’attribuivano ai “coloni”. Come sappiamo, ormai il giornalismo è un mestiere abusato: chiunque decida di attribuirsi il titolo di “giornalista” puo’ andare su google, digitare due o tre parole chiave, magari in italiano per fare prima, prendere i primi risultati che gli appaiono e farci un bell’articolino. Puo’ sembrare un passatempo innocuo, ma lo è meno di quel che si direbbe. Ogni notizia di questo tipo scatena reazioni velenose da parte di quei lettori che non vedono l’ora di manifestare al mondo il loro schifo per gli ebrei, a volte subdolamente nascosti sotto le spoglie di israeliani. E’ il caso anche della pagina in questione, naturalmente. Cosi’, quella che doveva essere “una buona notizia” serve a mettere in luce commenti come questo: “quel cuore sobbalzerà nel petto ogni volta che si commetterà un delitto contro i palestinesi…” Ma anche come questo: “col cazzo ke un ebreo donava qcs a qcn!!!!!!” o questo: “Io non sarei stato così generoso verso chi ha invaso la mia terra”; o questo: “É un bel gesto umano… Ma sono sicura che gli ebrei non sono nemmeno commossi”. Tutto nel silenzio condiscendente degli admin, ben lieti di “movimentare” un po’ la loro pagina.

Per inciso, la notizia è del 2001. Il Corriere della Sera la riporto’ il 5 giugno 2001, con un articolo di Lorenzo Cremonesi: “Mazen, «assassinato a 32 anni -non 18 come riportato- da una squadraccia di fanatici, lascia una moglie e tre piccoli orfani. Ma ha donato il suo corpo per salvare le vite di un bambino palestinese, un arabo israeliano e tre ebrei israeliani». La famiglia di Mazen Joulani ha sempre addossato l’omicidio del figlio a “coloni” senza peraltro mai averne avuto uno straccio di prova. Riporta il Corriere: “Racconta Totah Kalil, il proprietario del «Biliardo», un piccolo bar all’ entrata del campo profughi palestinese di Shuafat, dove venerdì notte Mazen è stato trapassato alla nuca da un proiettile: «Mezzanotte era trascorsa da un pezzo. Un’ ora prima avevamo sentito la notizia del massacro compiuto da un giovane palestinese, che si era fatto saltare in aria davanti a una discoteca sul lungomare di Tel Aviv. Noi stavamo giocando a carte ai tavolini di fronte al locale. Quando abbiamo sentito uno sparo, tutti siamo corsi dentro. Poi abbiamo visto Mazen a terra con il collo insanguinato. Senza dubbio era stata la vendetta dei coloni ebrei. Non è la prima volta che sparano verso Shuafat». Secondo la polizia israeliana, sarebbe invece stato «un regolamento di conti tra criminali locali».

Il The Telegraph  pubblica la notizia un giorno dopo il Corriere, il 6 giugno 2001. Sebbene d’abitudine non tenero nei confronti della politica israeliana, il Telegraph non se la sente di dare per scontata la responsabilità né dei coloni né dell’esercito e scrive: “The circumstances of his brother’s death in East Jerusalem on Thursday night are disputed. The Israeli police say Mr Joulani was shot by another Palestinian in a dispute. The family insists it was a revenge attack.” Nell’articolo del The Telegraph, il “ricevente” si chiama Ygal Cohen.

Ma la notizia resta in cache,  a disposizione di chi fosse a corto di argomenti, cosi’ nel 2008, in un forum Usenet, appare un post di un lettore, dal titolo esplicito “Se questi sono nazisti…”  che riporta un lancio Ansa, non datato (la data sulla pagina si riferisce al giorno nel quale l’utente ha postato) che recita:

” Sentimenti di semplice solidarietà umana e anche profonde convinzioni religiose hanno prevalso sulle tensioni politiche quando in un ospedale di Tel Aviv la famiglia di un palestinese ferito a morte in un incidente con guardie israeliane ha deciso di donarne gli organi.”

Quindi, in questo caso, la responsabilità sarebbe dell’esercito. E continua:

“Ieri all’ospedale Tel ha Shomer di Tel Aviv – lo stesso dove da due anni è ricoverato l’ex premier Ariel Sharon  il padre del donatore ha incontrato Yitzhak Orfanian, 33 anni, l’israeliano su cui è stato trapiantato il cuore del figlio.”

Allora, ecco che Ygal Cohen diventa Ytzahak Orfanian! Poco male, forse tra i tre ebrei israeliani c’erano entrambi, il Cohen e l’Orfanian. Ma da dove proviene la notizia Ansa? Da una pagina che l’ha pubblicata il 20 giugno 2008, “Buone Notizie“, con un articolo firmato Stefano Torelli. Qui la vittima ritorna ad avere 18 anni, l’episodio è fatto risalire a “pochi giorni fa” e Torelli aggiunge: “Ci piacerebbe scrivere in caratteri cubitali il nome del ragazzo ucciso…Purtroppo non possiamo perché non sono stati resi noti: motivi di sicurezza”. Sicuro Torelli? O forse solo perché la notizia che hai diffuso non si appoggia a uno straccio uno di fonte?

Proprio come le “conte” di un tempo, la notizia, gira che ti rigiri, resta viva e a disposizione. Oggi, 17 Luglio 2012, la ritrovo sulla pagina facebook di una “giornalista” che la spaccia, come al solito, per avvenimento di “pochi giorni fa”.

E’ solo un esempio di come una notizia possa essere sfruttata e manipolata, fino a farne una clava da roteare contro un Paese e un popolo. Ma quello che mi preme sottolineare è l’attribuirsi un’area politica di “sinistra” di certi personaggi. La pagina dalla quale proviene la foto iniziale, quella dell’articolo, oggi pubblica questo:

A parte l’assurda offesa di paragonare un campo di concentramento ad un immaginario “ghetto arabo di Palestina”, come si puo’ vedere l’immagine proviene dal sito  Olo-dogma, il sito negazionista di Claudio Mutti.

Mutti è una notissima figura del mondo neofascista. Direttore della rivista Eurasia, ex Giovane Europa, sodale dell’ex Waffen-SS Jean Thiriart, poi fondatore delle Edizioni all’insegna del Veltro, autore, guarda caso, di un saggio, Nazismo e Islam, apologetico della Divisione dei volontari musulmani nelle SS. Convertitosi all’Islam, assunse anni fa in onore dell’ex ufficiale delle SS, nonché criminale di guerra, Johann von Leers, riparato dopo la guerra in Egitto, il suo stesso nome di copertura in arabo, Omar Amin. Nel giugno scorso, presso il Centro Culturale San Fedele, Eurasia aveva prima promosso la conferenza «Bombardamenti umanitari? Gli obiettivi geostrategici dietro la guerra in Libia», poi, il 18 febbraio di quest’anno, presso la Sala consiliare di via Sansovino, il seminario «Il risveglio del Drago. Politiche e strategie della rinascita cinese», con la partecipazione dello stesso Mutti.

In quest’ultima occasione ha anche avuto modo di intervenire Andrea Fais, co-autore di un libro con lo stesso titolo del convegno (i cui scritti, tra l’altro, compaiono sul sito del Centro studi L’arco e la clava, fondato in omaggio a Julius Evola), cui dobbiamo, nella propria produzione “intellettuale”, perle di questo tenore: «L’ateo Stalin, rivivificato il sentimento religioso e tradizionale della Grande Russia, sembrava aver trasposto, con le debite proporzioni, quell’insegnamento di gioventù nella direzione dell’aspetto politico e sociale, individuando negli ebrei gli stessi esponenti di una casta etnico-politica abietta, suprematista e infida, pericolosa tanto per la tradizione russa quanto per la causa del socialismo. Non sappiamo dove sarebbe arrivato: quel che è certo è che, con la sua morte, nel marzo del ’53, la comunità ebraica russa e tutto l’Occidente poterono tornare a respirare, dopo aver trattenuto il fiato per almeno nove anni». (da «Stalin e il nazionalcomunismo» – senza data – pubblicato nel sito del Fronte Patriottico che nel frontespizio porta l’illuminante dicitura «Non ci sono uomini di destra e uomini di sinistra: c’è’ il sistema e i nemici del sistema»).

Il discorso è ampio, tratta di quei “movimenti” definiti “rosso-bruni“: negazionisti, neo nazisti, fascisti che si “nascondono” dietro un linguaggio tradizionalmente attribuito alla sinistra. Claudio Mutti, di formazione maoista prima e stretto collaboratore di Franco Freda poi, ha insegnato a lungo in uno dei licei più prestigiosi di Parma, si è convertito all’islam e per primo ha tradotto e ripubblicato in Italia i (falsi) Protocolli dei Savi di Sion (che non erano stati più stampati dagli anni Quaranta del secolo scorso). E ai quali si rifaceva lo stesso Casseri (l’assassino dei due senegalesi, a Firenze).  Olodogma, biblioteca revisionista su Olocash e truffa Sterminazionista, raccoglie il peggio dell’antisemitismo, il complottismo e il negazionismo. Omar Amin era il nome islamico di Johannes Von Leers, braccio destro di Joseph Goebbels e ispiratore delle campagne antisemite dell’Egitto nasseriano. E sfogliando i contributors della sua rivista brillano nomi ideologicamente in linea con questa vague. Basta uno sguardo per capire che razza di pagina sia.

E’ possibile che gente come questa faccia credere di essere “di sinistra” o, addirittura pacifista?

Per chi volesse approfondire QUI ma l’argomento è sconfinato.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: