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Fabbricare la storia

luglio 15, 2012

Nel conflitto arabo-israeliano, la tattica di negare un passato ebraico ai siti e luoghi santi in Terra d’Israele è relativamente recente  ma sempre più di frequente utilizzata.

Il Monte del Tempio di Gerusalemme, dove il primo e il secondo Tempio rimasero per circa ottocento anni , ospita ora la Cupola della Roccia, la Moschea al-Aqsa, e la moschea sotterranea delle Scuderie di Salomone. Sia nel 1925 che nel 1950, il Supremo Consiglio musulmano della Palestina  riconobbe inequivocabilmente la connessione ebraica al Haram al-Sharif (il Nobile Santuario, cioè, il Monte del Tempio), descrivendolo come un luogo sacro per gli ebrei nella sua pubblicazione “A Brief Guide to al-Haram al-Sharif”:

La sua identità con il sito del Tempio di Salomone è fuori discussione. E’ il posto, secondo la fede universale, nel quale “Davide eresse un altare al Signore”.

A metà degli anni 1950, questa ammissione fu cancellata, e nel 2001, il religioso musulmano capo dell’Autorità Palestinese (PA), il mufti di Gerusalemme Ikrima Sabri, è stato in grado di affermare:

“Non vi è il più piccolo indizio dell’esistenza di un tempio ebraico in questo luogo, nel passato. In tutta la città, non c’è nemmeno una sola pietra che indica la storia ebraica. Il nostro diritto, d’altra parte, è molto chiaro. Questo luogo appartiene a noi da 1500 anni”. 

Il Muro Occidentale, fino a poco tempo fa unico resto visibile del complesso del Tempio e luogo  nel quale gli ebrei hanno pregato per millenni, è stato trasformato in modo simile. I musulmani lo hanno ribattezzato “Muro di al-Buraq” dal luogo nel quale  il profeta Muhammed avrebbe legato il suo cavallo (Buraq) quando compi’ il suo volo notturno a Gerusalemme. I palestinesi continuano a negare una connessione ebraica, nonostante verosimilmente il sultano ottomano Solimano il Magnifico (r. 1520-1566) avesse riaffermato i diritti degli ebrei , (Rivka Gonen, Contested Holiness (Jersey City: KTAV Publishing House, 2003), pp. 135-7) o che tre secoli dopo, il sovrano musulmano Ibrahim Pasha (figlio del viceré d’Egitto Muhammad Ali)  emettesse un decreto, per quanto riguarda il sito, che permetteva gli ebrei di ” pagare per visitarlo, come un tempo.”

Anche la Tomba di Rachele a Betlemme è stata presa d’assalto. Per secoli luogo di pellegrinaggio, soprattutto per le  donne ebree sterili , menzionato dallo storico arabo del XII secolo  al-Idrisi, è divenuto luogo di culto per i musulmani, con il nome di “Kubat Rahil”. Nel 1615, agli ebrei furono assegnati i diritti esclusivi per la tomba dal sovrano musulmano, e di nuovo, nel 1830, gli Ottomani riconobbero i diritti legali degli ebrei al sito. A Sir Moses Montefiore fu permesso di acquistare il sito nel 1841, epoca nella quale avvenne il  restauro della tomba e fu aggiunta una piccola sala di preghiera per i musulmani. Dal 1996, però, i palestinesi hanno cominciato a chiamare il luogo la “moschea di Bilal Bin Rabah”, sostenendo fosse il luogo di sepoltura del primo servo di Maometto anche se ci sono siti vecchi di secoli a Damasco e in Giordania che rivendicano tale attribuzione. Nel 2010, l’UNESCO, organizzazione fortemente politicizzata,  si unì ai negazionisti musulmani e chiese a Israele di rimuovere la tomba dalla Lista del Patrimonio Nazionale per cederne il controllo ai palestinesi.

L’obiettivo finale dei palestinesi e dei loro alleati è di far avanzare l’idea che Gerusalemme, in generale, ed i quartieri come Silwan in particolare, non abbiano legami ebraici. Resti archeologici rinvenuti a Gerusalemme sono quindi presentati come cananei o musulmani. Come sostenuto da Nazami Amin al-Ju’beh, presidente del Dipartimento di Storia dell’Università di Bir Zeit:

“Non siamo d’accordo con la versione biblica, secondo la quale vi fu un grande regno o una capitale di un regno enorme. Nessun castello è stato scoperto e non sono stati trovati resti del Primo Tempio, quello che sarebbe stato edificato nel periodo di Salomone, che testimonino questa dimensione … Gli Ebrei giunsero a Gerusalemme nel primo secolo aC e la loro sovranità su Gerusalemme fu solo per un breve periodo di tempo … Fino ad oggi, è stato impossibile mostrare le caratteristiche di Gerusalemme che possano essere attribuita storicamente a questo periodo. Non vi è nessuna caratteristica storica legata in questo modo ad una cultura ebraica”. (Fatah TV, Feb. 27, 2009).

Portavoce arabi, provenienti da tutto lo spettro politico e da svariati campi di interesse, lavorano con entusiasmo per negare ogni pretesa archeologica che riconosca un legame del popolo ebraico con i periodi del Primo e del SecondoTempio. Questa strategia riecheggia in tutti nei media  palestinesi, in televisione e sui giornali. Ad esempio, Amr Yunes, presidente di Al-Quds Open University, ha sottolineato l’inesattezza della comune opinione che i palestinesi abbiano origine da un gruppo emigrato dalle isole greche e stabilitosi in Palestina, sostenendo invece che i palestinesi sono arabi cananei, indigeni di questa terra. (Al-Ayyam (Ramallah), Apr. 7, 2009)

In un’altra occasione, ha dichiarato:

“Hanno scavato il tunnel del Muro Occidentale … e nel cuore del tunnel, hanno inaugurato una nuova sinagoga, la più vicina, in base alla loro illusione, al Santo dei Santi del tempio presunto”. ( Palestinian Authority TV, May 1, 2009)

Yasser Arafat  sostenne, durante i negoziati di Camp David nel luglio 2000, che il tempio ebraico non era sul Monte del Tempio, e che il Corano avrebbe dimostrato che il tempio non fosse neppure in Palestina. (Sari Nusseibeh and Anthony David, Hayo Hayta Aretz (Tel Aviv: Schocken Publishing House, 2008), p. 312)

Questo modo di cancellare gli ebrei da Gerusalemme è molto popolare nel mondo accademico palestinese, tra i funzionari della PA,  e i leader religiosi   e ha contagiato un’intera generazione di musulmani, sia all’interno che all’esterno dello Stato di Israele. (Marwan Abu Khalaf, Archaeological Center of al-Quds University, Jerusalem, interview, Palestinian Fatah TV, Feb. 27, 2009; Yonas Amar, Open al-Quds University, interview, al-Ayyam, Apr. 7, 2009; Hasan Sana-Allah, Center for Modern Research, Jerusalem, al-Ayyam, Apr. 28, 2009; Mahmoud al-Habash, Palestinian Authority agricultural minister, Palestinian Fatah TV, Apr. 16, 2009; Tayseer Rajab al-Tamimi, chairman, High Council of the Shari’a Court, al-Hayat al-Jadida, Mar. 2, 17, 2009)

Nonostante queste falsificazioni stridenti, non c’è dubbio che il popolo ebraico in Palestina si stabili’ molto tempo prima che la terra portasse quel nome. In effetti, la città di Silwan è, in una certa misura, l’epicentro di questa lunga storia, e forse spiega la ferocia delle polemiche attuali. Sono in molti a supporre erroneamente che quella che oggi viene definita la “città vecchia” di Gerusalemme sia identica a quella città presa dal re David ai Gebusei (una tribù cananea), nell’ undicesimo secolo aC e successivamente trasformata in capitale ebraica del  Regno Unito. In realtà, ci sono prove abbondanti che la “Città di Davide” era fuori le mura attuali di Gerusalemme, costruita su un promontorio roccioso che ora fa parte del villaggio di Silwan. Gli scavi di archeologi europei del XIX secolo, accelerati  dal conflitto e dalla riconquista di Gerusalemme nel 1967, hanno messo in luce strutture antiche e massicce che erano l’originale Gerusalemme. Recenti ritrovamenti di sigilli e bolle (pezzi di argilla con impronte di sigillo impresso), con testo ebraico, di cui almeno due con i nomi dei funzionari reali citati nel libro di Geremia, hanno portato l’archeologa Eilat Mazar a sostenere che le parti del sito siano stati i palazzi dei re davidici e della Giudea.

Sia la Città di Davide che la precedente rocca del Gebuseo erano irrigate dalla vicina sorgente di Gihon, un’affidabile riserva di acqua per la zona. Anche in tempi antichi, un canale fu ridotto a bacino artificiale, al fine di conservare l’acqua durante i periodi di siccità, era il ” b-Shelah (inviato)  al Giardino del Re” di cui parla  Neemia, 3, 15. In risposta alla minaccia di assedio da parte del re assiro Sennacherib, un vecchio acquedotto all’aperto fu chiuso e un tunnel scavato nella roccia dalla sorgente al bacino, dal re Ezechia (c. 715-686 aC). Un’iscrizione ebraica, testimoniante questa antica meraviglia di ingegneria, è stata scoperta nel tardo XIX secolo ed è oggi custodita nel Museo di Istanbul. (Eyal Davidson, Yerushalaim Mikol Makom (Petach Tikva: Datiyur Publisher, 2003), pp. 30-1; Alon De Groot, “Jerusalem Waterfalls in the Days of the First Temple,” Aidan, Jerusalem, 15, 1991, pp. 124-34; Roni Reich and Ali Shukrun, “The New Excavations in the City of David,” in Avraham Faust and Eyal Baruch, eds., New Development in Jerusalem Studies, the Third Congress (Ramat Gan: Bar-Ilan University, 2008), pp. 3-8).

L’area centrale della città moderna di Silwan sembra essere stata costruita sopra la vicina necropoli dell’ elite di Giudea, come attestato da circa 50 tombe rinvenute nella zona. Dopo la distruzione del Primo Tempio, nel 586 aC, e il ritorno degli esuli di Giuda, la città è cresciuta in modo significativo, ma Siloam, come fu rinominata, ed i suoi dintorni erano ancora totalmente collegati ad esso. Furono scavati gli enormi gradini che portano al Secondo Tempio da Shiloah (Siloam, Silwan) e la sorgente abbondante al di fuori delle mura della città. Giuseppe Flavio, menziona spesso Siloe, per fare una connessione tra l’energia della sorgente e la distruzione del Secondo Tempio. Secondo lui, prima della venuta di Tito, le acque del Shiloah e il resto delle sorgenti vicine alla città si ridussero. Ma, al tempo di Tito, la sorgente forniva acqua sufficiente a placare la sete dei nemici degli ebrei. Lo stesso fenomeno si verifico’ prima della distruzione del Primo Tempio dai Babilonesi, e Giuseppe Flavio si adopero’ per convincere gli abitanti di Gerusalemme ad arrendersi. (Yosef ben Matityahu (Josephus Titus Flavius), Toldot Milhemet Ha-Yehudim Im Ha-Romaim (Tel-Aviv: Modan Publishing House, 1996), book 5, p. 298)

La storia di Gesù e il cieco (Giovanni 9:7, 11) fa del bacino di Siloe un luogo di pellegrinaggio nel periodo bizantino, e la sorgente Gihon fu ad un certo punto ribattezzata la “Fontana della Vergine”. La  Chiesa di Siloe, nonché la città di David / Wadi Hilweh erano dentro le mura di Gerusalemme durante il periodo bizantino. Nel frattempo, eremiti e monaci si appropriarono delle tombe al di fuori delle pareti e vissero lì, aggiungendo al sito un ulteriore livello di importanza  per i cristiani. Resti di una chiesa risalente al V secolo dC sono stati scoperti presso la Città di David, grazie agli scavi dagli archeologi moderni. Una mappa del 1917 mostra ancora una chiesa vicino al bacino, una struttura che probabilmente fu convertita nella cosiddetta “Moschea della Sorgente”.

Nel 638 dC, gli eserciti musulmani sotto Umar ibn al-Khattab conquistarono Gerusalemme. Mentre nessuna rovina significativa risalente al primo periodo islamico è stata scoperta nella città di David, durante gli scavi, l’area sembra essere diventata una borgata musulmano. Sebbene leggende locali recitino che il villaggio sia stato istituito come “Khan Silowna” dal califfo, il primo riferimento da parte di un autore musulmano sembra essere quello di Ahsan Muhammad al-Muqaddasi, in “Taqasim-fi Ma’rifat al -Aqalim” (Il modo migliore per conoscere luoghi geografici). Muqaddasi (945-1000 C.E.), di Gerusalemme  scrive:

Il villaggio di Sulwan è un luogo alla periferia della città. Sotto il villaggio è il Sulwan Ain [Fonte di Siloe], dall’ acqua abbastanza buona, che irriga i giardini di grandi dimensioni dati in lascito [waqf] dal califfo Othman ibn Affan ai poveri della città. Più in basso di questo, ancora una volta, è  il Pozzo di Giobbe [Bir Ayyub]. Si dice che nella Notte di Arafat l’acqua del pozzo sacro Zamzam, alla Mecca , viaggia sottoterra fino a unirsi all’acqua della Sorgente [di Siloe]. Per questo quella sera è festeggiata. (Muhammad ibn Ahmad al-Muqaddasi, Ahsan at-Taqasim fi Ma’rifat al-Aqalim (Leyden: E. J. Brill, 1967), p. 171; Guy le Strange, Palestine under the Moslems: A Description of Syria and the Holy Land from A.D. 650 to 1500 (London: Alexander P. Watt for the Committee of the Palestine Exploration Fund, 1890), p. 221)

Othman (o Uthman) ibn Affan (579-656 dC) successe a ‘Umar come il terzo dei “califfi ben guidati”, un termine dato dai musulmani sunniti agli immediati successori di Maometto, a indicare il rispetto per le loro azioni e dichiarazioni. La fortuna di Silwan ha vacillato nel corso del tempo. Il biografo e geografo musulmano, Yaqut al-Hamawi, scrisse nel 1225 che “all’epoca c’era una considerevole periferia  della città, a Sulwan, e giardini” (Yakut Ibn Abdullah ar-Rumi al-Hamawi, Mu’jam al-Buldan (Leyden: E. J. Brill, 1959), vol. 3, pp. 125, 761; Strange, Palestine under the Moslems, p. 221) ma meno di un secolo dopo, l’autore del Marasid, un Dizionario Geografico scritto intorno al 1300 dC, ha dichiarato che “i giardini erano tutti scomparsi, che l’acqua del Sulwan non era più dolce, e gli edifici erano tutti in rovina”. (Safi ad-Din Abd al-Mu’min Abd al-Haqq al-Baghdadi, Marasid al-Ittila ala Asma al-Amkina wa al-Biqa(Beirut: Dar al-Ma’rifa, 1954), vol. 2, p. 296; Strange, Palestine under the Moslems, p. 222)

Più vicino ai tempi moderni, il geografo israeliano Menashe Harel, riferisce che a metà degli anni 1850, gli abitanti di Silwan erano pagati £ 100 ogni anno dagli ebrei di Gerusalemme nel tentativo di impedire la profanazione delle tombe vicine al Monte degli Ulivi. Questo irritato rapporto tra le due comunità prese una nuova svolta alla fine del secolo, con l’arrivo di ebrei yemeniti in città. Ispirati dal desiderio messianico di tornare alla terra dei loro antenati, tra il 1881 e il 1882, un gruppo di ebrei yemeniti senza un soldo arrivò a Gerusalemme. Gli abitanti ebrei della città inizialmente respinsero i loro correligionari, ma alla fine costruirono case per loro nella zona di Silwan, fu creato un quartiere che divenne noto come Kfar Hashiloah (Shiloah Village) o il “villaggio yemenita”.

Durante i pogrom del 1921 e il 1929, queste case furono attaccate dai vicini arabi, e nel 1939, alla fine dei tre anni di grande rivolta contro le autorità britanniche, gli ebrei yemeniti di Silwan furono evacuati, le loro case ben presto occupate, senza indennizzo, dagli abitanti dei villaggi vicini. Così, sia l’area della Città di Davide che la vicina città di Silwan non ebbero residenti ebrei fino al 1967.

La Città di Davide e la maggior parte del villaggio di Silwan si trovano su due versanti opposti della colline della Giudea, attraverso le quali scorre la valle del Kidron, che prende il nome dal torrente o wadi che scorre, attraversandola, fino al Mar Morto, la sorgente Gihon riceve le sue acque dalla stessa sorgente. Come risultato, questa valle è stata fin dall’antichità la più rigogliosa e la più capace a sostenere l’agricoltura delle colline calcaree della regione. Conosciuta come “Giardino del Re” nella Bibbia, si dice essere stata la fonte di ispirazione per i versi in Ecclesiaste (“mi sono fatto alberi giardini e parchi, e ho piantato in essi tutti i tipi di frutta”. [ 33]) e il Cantico dei Cantici,  entrambi tradizionalmente attribuiti all’erede di Davide, re Salomone.

Indipendentemente da chi originariamente coltivava l’area (ed è probabile che anche i Gebusei pre-israeliti abbiano approfittato della sua verdura), sotto il controllo ottomano, britannico, giordano e israeliano, la zona è stata effettivamente lasciata verde. Da quando Israele ha riunito le due metà orientale e occidentale della città, e la popolazione di Gerusalemme è cresciuta, gli abitanti musulmani si sono trasferiti illegalmente nel “Giardino del Re” e hanno praticamente cancellato il suo carattere lussureggiante. Il 2 marzo 2010, il Jerusalem Development Authority (JDA), una partecipazione tra governo e Corporazione Municipale, sotto l’autorità del ministro delle Finanze, il Ministro per gli Affari di Gerusalemme, e il sindaco della città, ha presentato un piano per riabilitare il Giardino del Re e per fornire le infrastrutture necessarie e altri servizi per il centro di Silwan. Secondo la brochure promozionale del JDA:

Il quartiere di Silwan manca di una pianificazione adeguata. Ciò ha portato ad una situazione per la quale il quartiere manca di infrastrutture a tutti i livelli: strutture scolastiche, strade, marciapiedi, strutture di comunità, spazi aperti ricreativi, elettricità, acqua, parcheggi, e molto altro ancora … sotto il controllo ottomano, britannico, giordano e israeliano, la zona del “Giardino del Re” è stata sempre suddivisa in zone e conservata come un parco. Negli ultimi cinquanta anni, circa 700 musulmani residenti si sono spostati nella zona illegalmente. Poiché la zonizzazione attuale definisce ancora l’area come un parco, vi è una simile mancanza di infrastrutture adeguate nel Giardino del re.

Il pamphlet prosegue:

fino al 1967, il giardino conteneva solo quattro strutture sul suo lato meridionale. Tuttavia, la posa di tubazioni fognarie ha innescato  nella zona lo sviluppo massiccio di costruzioni illegali. Attualmente, ci sono 88 strutture all’interno dell’area giardino, che sono state tutte costruite senza permessi su un’area che era stata conservata come un giardino per migliaia di anni.

Il progetto Silwan vorrebbe estendere i confini del Parco Nazionale della Città di Davide  e secondo i piani del progetto, ventidue di ottantotto case costruite illegalmente sono in programma per la demolizione. Alle famiglie sfrattate sarà assegnato un risarcimento, più un aiuto supplementare per ricostruire le loro case, legalmente, altrove in Silwan. Il resto delle case esistenti nella zona dovrebbe essere approvato retroattivamente e i procedimenti legali contro di esse decadere.

Un parco di ristorazione per i residenti e per i turisti potrebbe costituire uno stimolo economico per l’intero quartiere. Inoltre, secondo i progettisti,

Attualmente, non esiste nessun centro pubblico a Silwan o nei villaggi circostanti come Abu Tor e Ras el-Amood, che fornisca programmi di dopo-scuola, una biblioteca, programmi per anziani, asili, centro di assistenza infantile, o   una piscina pubblica. I residenti non hanno accesso a questi servizi essenziali forniti invece agli  abitanti di altre parti della città. La SCC [Silwan Community Center] si concentrerà anche sulla fornitura per i bambini di Silwan con un nuovo centro di cura neonatale … un centro diurno, e sette aule per la programmazione extracurricolare. … Per la popolazione anziana, in aumento, la SCC avrà un’ala speciale dedicata … Il tetto del SCC ospiterà diversi campi sportivi pubblici e una passeggiata panoramica verso la Città Vecchia e il Monte del Tempio.

Il progetto previsto ha suscitato l’ira delle organizzazioni islamiche e palestinesi che lavorano a Gerusalemme, insieme ad altri gruppi che hanno protestato contro l’idea delle autorità israeliane. L’ufficio del sindaco ha cercato di raggiungere un compromesso con i residenti nell’area, compresa l’offerta agli arabi le cui case saranno demolite per prime, di operare nello sviluppo del turismo nel parco. Nonostante questo, sotto la pressione dell’amministrazione Obama e sotto l’impulso del Presidente del Consiglio Ministro Netanyahu, il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkat, ha annunciato che avrebbe ritardato l’attuazione del piano.

Tra le denunce contro il progetto, tuttavia, vi sono non solo le legittime rimostranze circa la distruzione delle case costruite (illegalmente) e la rimozione dei residenti in un’altra zona. A queste critiche si sono aggiunte le  obiezioni nei confronti della narrazione biblica e storica che sta a fondamento del piano.

Nonostante la sospensione temporanea del sindaco Barkat, gli avversari palestinesi hanno continuato la loro lotta contro il piano. La Fondazione per lo Sviluppo Al-Quds , un’organizzazione non-profit, partnership con i leader del Movimento israeliano arabo-islamico, come lo sceicco Raed Salah e il comitato al-Bustan Neighborhood -ha presentato un piano alternativo, un mese dopo, nel quale non una sola casa sarebbe evacuata o distrutta. (Silwan … Siraa Bekaa Wawagud, al-Quds Foundation for Development and the al-Bustan Neighborhood Committee, Silwan, Jerusalem, Apr. 2010, pp. 1-3, 7-19)

Pur riconoscendo che le case nel Giardino del Re / quartiere al-Bustan sono state costruite illegalmente, gli autori hanno alzato la posta, sostenendo che gli abitanti del giardino siano in realtà dei rifugiati dalla guerra del 1948, originariamente costretti a spostarsi nell’area Ma’aleh Adumim , a ovest di Gerusalemme. Ci hanno vissuto fino a quando non furono costretti a lasciare nel 1967, per far posto alla costruzione della città di Ma’aleh Adumim. Poi si stabilirono nella zona Silwan, e nel corso degli anni, hanno costruito le loro case in al-Bustan senza il permesso delle autorità. Se il piano per il Giardino del Re dovesse andare avanti, questo sarebbe, a loro dire, la loro terza espulsione .

Mettendo da parte le questioni in merito alla storicità di tale affermazione, l’opuscolo prosegue dettagliando la narrativa palestinese del luogo in questione. Con il sottotitolo “Silwan è il luogo più importante in Al-Quds,  dedicato dal terzo califfo, Uthman ibn Affan, il Giusto”, si sostiene che:

In città c’è una rinomata sorgente, conosciuta come “Fontana di Silwan”, che è collegata alla storia della città di Gerusalemme. Questa fonte di acqua era già conosciuta durante il periodo cananeo. L’acqua è stata trasportata in chiuse che sono state costruite dai Gebusei [i costruttori originali di Gerusalemme], e oggi esistono ancora i resti archeologici che ne mostrano l’esistenza … Le acque sorgive sono state l’approvvigionamento idrico per i residenti della città durante il periodo cananeo. I Cananei di Gerusalemme erano dipendenti dalle acque sorgive, fino al periodo bizantino. Durante il regno di Erode, fu costruita una parte del bacino di acqua della fonte, e questa porzione delle acque della sorgente era sufficiente. Durante il primo periodo islamico, i musulmani si presero cura della Fontana di Silwan e il terzo dei califfi Giusti, Uthman ibn Affan, amplio’ e rinnovo’ la sorgente e affido’ il tempio a dervisci islamici . Da questo periodo, la Fontana di Silwan e il terreno circostante è stato definito come appartenente al waqf islamico.

Con un lieve cenno all’universalmente vituperato re Erode (74-3, 4 aC), il comitato cancella tutti gli altri vincoli di Silwan con la storia ebraica, ma sottolinea in modo significativo il collegamento tra il villaggio, il waqf, e il Califfo Uthman.

Il waqf, parola usata in precedenza, ha due significati interconnessi. Si tratta di una assegnazione religiosa musulmana, sia del corpo che gestisce e supervisiona l’assegnazione. Le norme fondamentali che disciplinano gli affari del waqf sono interpretati dalla legge della Shari’a, ma in sostanza, la proprietà waqf è assolutamente permanente, e, una volta stabilita, il contratto non può essere modificato o la proprietà venduta. Inoltre, collegando la creazione di Silwan come waqf di Uthman, la sua esistenza come eredità eterna musulmana è resa ancora più inviolabile. Uthman, così come gli altri tre Califfi Giusti erano compagni di Maometto, così vicini a lui che la narrazione musulmana considera le loro azioni e le loro parole  da emulare quasi come quelle di Maometto stesso. Se il Califfo Uthman ha legato Silwan al waqf musulmano, nessun musulmano può cambiare questo fatto senza passare per un non credente. (Ephraim Herrera and Gideon Kressel, Jihad Ben Halacha le-Maase (Tel Aviv: Ministry of Defense Publishing House and Kinneret Zmora Bitan, Dvir Publishing House, 2009), pp. 105-7) Questo tema è approfondito nel pamphlet, quando scrivono gli autori,

“Durante la seconda conquista di Gerusalemme, [durante il periodo di Salah ad-Din (Saladino)] a Yusuf ibn Ayyub [cioè, il Saladino] venne dedicato il villaggio all’interno del quale è la fonte madrassa as-Salihiyya, e lui assegno’ il villaggio e la fonte al waqf islamico. Questa zona ha fatto parte del Waqf islamico per migliaia di anni dalla conquista di Salah ad-Din. La fonte è ancora sotto la supervisione del waqf ed è una causa di reddito per il waqf. L’iscrizione della zona come waqf è stata accettata solo all’inizio del XIX secolo. L’elenco comprende tutti i redditi provenienti da ogni parte della terra che si trova a Silwan compresa la sorgente che si trova nel villaggio”. (Silwan … Siraa Bekaa Wawagud, p. 5)

È giusto che la figura di Saladino sia utilizzata per giustificare l’eternità della  proprietà islamica di Silwan, nonostante non ci sia alcuna prova in scritti arabi medievali che attestino il racconto? Chi meglio del principe che sconfisse i crociati e rese Gerusalemme ai musulmani per assegnare Silwan come waqf ? Ammettendo che la designazione di Silwan come waqf possa effettivamente essere un episodio che sminuisce la storia del paese, non diminuisce pero’ la credenza nella santità di Silwan, professata da questi e altri. In realtà, va di pari passo con un altro più pernicioso mito: il supposto progetto ebraico per “giudaizzare la città santa di Gerusalemme”, al fine di trasformarla in “una Gerusalemme talmudica”:

“Il Comune di Gerusalemme ovest  sta cercando di condurre il suo piano per dimostrare la realtà come appare alla luce delle teorie della letteratura talmudica, nonostante il fatto che stiamo parlando di terra santa islamica e araba. Al fine di realizzare tale obiettivo, la città ha creato e inaugurato un Centro per visitatori nella Città di David, parte del piano per la Città di Davide. Per questo le escursioni attraverso il tunnel della Fontana di Silwan  finiscono nella fontana alla moschea di Silwan. Durante l’escursione, i visitatori sono accompagnati da guide israeliane che presentano la leggenda della Città di Davide e la definizione dei Primo e Secondo Tempio e gli sforzi per costruire, oggi, il Terzo Tempio al posto di della moschea benedetta di al-Aqsa”.

Così accanto all’idea che gli ebrei fabbricano la loro storia e che Silwan ed i suoi dintorni sono un waqf sacro, gli avversari creano la cospirazione della giudaizzazione talmudica della città, il cui obiettivo è l’eliminazione di al-Aqsa per sostituirla da un terzo tempio. Il traslato di un giudaismo pervertito talmudico è stato utilizzato dagli antisemiti di tutte le epoche e più di recente raccolto e amplificato dagli oppositori musulmani e arabi dello stato ebraico. (Robert S. Wistrich, “Muslim Anti-Semitism: A Clear and Present Danger,” The American Jewish Committee, 2002; al-Jami’a al-Islamiya, al-Mufawadat min Nuzur Islami (n.p.), pp. 20-1; Muhammad Musbah Hamdan, al-Isti’mar wa-l-Sahyunia al-Alamia (Sidon: Dar al-Kutba al-Asriya, 1967), pp. 94-112)

Nella loro fissazione sulla giudaizzazione di Gerusalemme, l’eco dei libellisti riporta,  nel 2006 un pezzo di Sawt al-Haq wa-l-Huiriya (Voce della Verità e Libertà), la rivista del Movimento islamico centrato in Umm al-Fahm e condotto da Raed Salah, nel quale il piano di giudaizzare Silwan è discusso in grande dettaglio. Il Movimento islamico, un ramo locale dei Fratelli Musulmani, è in prima linea per organizzare gli arabi israeliani a identificarsi strettamente con i palestinesi e Salah conduce la campagna per “difendere” Gerusalemme e “liberarla” dall'”occupazione” di Israele.

L’altra immagine usata dalla al-Quds Foundation è il presunto complotto israeliano per sostituire al-Aqsa con un terzo Tempio, nonostante il fatto che le autorità israeliane abbiano sempre limitato la circolazione dei non-musulmani al Monte del Tempio, fino al punto da essere accusati di discriminazione contro gli ebrei e cristiani.

Un opuscolo del gruppo islamico Jihad-al-Beit Makdas usa il linguaggio melodrammatico per illustrare ulteriormente gli intenti malvagi degli ebrei, accusando i sionisti di attaccare Gerusalemme, Silwan, “la porta di al-Aqsa”, e la moschea di al-Aqsa stessa, che è “la roccia della grazia di Gerusalemme e la corona di tutta la nazione islamica”.

Gli autori ringraziano coloro “che proteggono al-Aqsa e le sue porte e gli abitanti del villaggio di Silwan” e li informano che la strada è libera “al tempio, da Silwan, l’aristocratica, il simbolo di fermezza alle porte di al -Aqsa “. Gli autori chiedono “Vuoi essere una guardia della beata al-Aqsa che nulla lascerà passare?” e mette in guardia, “Non lasciate nelle vostre case le greggi dei coloni”. (“Al-Hay’a al-Islamiya al-Masihiya lenasra al-Quds wa-al-Maqdassat,” Islamic Jihad-Bait al-Makdas, Dec. 2009, p. 8.)

Secondo questa linea di pensiero, Silwan diventa la porta attraverso la quale i coloni stanno cercando di passare per giudaizzare Gerusalemme e allo stesso tempo, inserire il Monte del Tempio al fine di smantellare al-Aqsa e ricostruire il tempio. Le conseguenze, secondo portavoce islamici, porteranno a una terza intifada. (“Sarakha Tahdhir min Mukhatat ‘Kedem Yerushalaim’ Urshalim Awalan,” al-Aqsa Foundation for Waqf and Heritage ad; Ibrahim Abu Jaber, “Mashari Ta’hid Madinat al-Quds wa-Fars Ishti’al Intifada Thalitha,” Modern Learning Center ad, Mar. 4, 2010)

L’assalto arabo-palestinese ai legami ebraici con Gerusalemme continua a ritmo sostenuto, aiutato e spalleggiato non solo da islamisti radicali o Silwaniti arrabbiati, ma dai loro compagni di viaggio nei media e nelle università, tra i quali alcuni ebrei israeliani.

Un esempio sono le visite effettuate da Emek Shaveh, un’organizzazione israeliana non profit, e gli abitanti palestinesi di Silwan, al fine di annullare la “archeologia politica degli ebrei” e per dimostrare il “vero” significato  della zona archeologica.  Il fondatore di Emek Shaveh, Yonathan Mizrachi, che ha volontariamente lasciato il suo lavoro all’Autorità delle Antichità di Israele, non risparmia sforzi per minimizzare la storia ebraica biblica della zona. Ha detto: “Dopo tre ore del tour organizzato da Israele, vi convincete di essere  in un sito totalmente ebraico, dove  sono cancellate le prove delle civiltà cananee, bizantina e musulmana, e, naturalmente, palestinese. Gerusalemme ha 4.000 anni di storia. Ma si concentrano solo sulle storie meravigliose di re Salomone, Davide, e Hezekiyah, di cui, tra l’altro, non hanno trovato alcuna prova archeologica che li legasse al luogo “.

Il sito web di Mizrachi contiene un saggio di oltre 5000 parole su la “Archeologia in Silwan”, che trasforma l’archeologia in un’ancella devota alle scienze sociali e critica anche l’uso di ” Città di David” come manifestazione degli obiettivi dei coloni. In tal modo, riesce anche a riscrivere la storia, affermando falsamente che “durante i periodi di prosperità sotto il regno di Giuda … l’identità culturale della città e dei suoi abitanti è stata contestata.”

Purtroppo, la battaglia contro Silwan (nel più ampio contesto del conflitto israelo-palestinese) probabilmente  continuerà, finché gli arabi palestinesi e i loro fratelli si rifiuteranno di riconoscere che un altro popolo, gli ebrei, ha diritto alla Terra d’Israele.

QUI

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3 commenti
  1. L’ha ribloggato su Commentaria.

  2. Ma non ho capito bene cosa sostieni? E perché lo sostieni con questo tono. Opponi uno studio a un altro? Capirai che cosa sensazionale! Minaccioso sembri tu. Se hai qualcosa da obiettare fallo con l’autore dell’articolo, mandalo a lui il tuo “nuovo sito WordPress” e stammi bene http://middle-east.biu.ac.il/en/node/293
    Se poi tu fossi interessato al curriculum di Bartal Shaul
    Curriculum Vitae and List of Publications

    Education
    a. B.A. — Bar-Ilan University in Ramat Gun, History of the Middle East, 1995.
    b. B.A. – Open University in Tel-Aviv, Social Sciences and Education , 1985.
    c. Ph.D. — Bar-Ilan University in Ramat Gun, Palestinian History, 2005.
    Membership in Professional Associations
    Middle East and Islamic Studies Association of Israel (MEISAI) 2012-
    2013- Middle East Institute.
    2013- Scholar at Vidal Sassoon International Center for the Study of Anti-Semitism.

    Experience
    2009-2013 – Lecturer at Middle East department in Bar –Ilan University.

    Conferences and Invited Talks
    “The Second Inter-Communal War or Are there any Dead Years in Palestinian Nationality?”, Postgraduate Conference, Bar Ilan University, 19.12.2012 .
    “The Palestinian Victory at Yom Kippur War”, Va-Tira’d Haar’tz, 40 Years to Yom Kippur War Conference, Bar Ilan University and Kinneret College, 30-31.10.2013.

    List of Publications
    Book:
    Ha-Palestinim meha-Nakbah le-Feda’ayun, 1949-1956 [The Palestinians from the Naqba to Feddayun, 1949-1956], (Heb.), (Jerusalem, Carmel, 2009), 273 pages.
    The Fedayeen Emerge, the Palestine-Israel conflict, 1949-1956 (Bloomington: Authorhouse, 2011), 436 pages.
    Derekh Jihad be-Falestin [The way of Jihad in Palestine](Heb.) (Jerusalem: Carmel, 2012), 299 pages.

    Jihad in Palestine, (in translation, forthcoming).

    With Dr. Nesya Shemer, Yousuf al-Qaradawi between Anti-Zionism and anti-Semitism (Vidal
    Sassoon International Center, 2013), Forthcoming, 100 pages.

    E per finire se passerai al sito successivo ti auguro buon viaggio 🙂

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  1. L’antico Israele. Una storia controversa e il pensiero unico dei manuali. – Benjamin

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