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Boicottatori francesi, siete fuorilegge!

luglio 15, 2012

Lo scorso maggio, la Cour de Cassation, la Corte Suprema di Francia, ha stabilito che invitare al boicottaggio dei prodotti israeliani costituisce una discriminazione e come tale è illegale, secondo il diritto francese.

La sentenza definitiva chiude una battaglia legale andata avanti per anni. Il 9 luglio 2005, esattamente sette anni fa, l’Autorità Palestinese invito’ il mondo ad aderire alla Campagna di Boicottaggio , Disinvestimento e Sanzioni (BDS)  contro lo Stato ebraico. Nel febbraio 2009, in seguito alla guerra di Gaza nell’inverno del 2008-2009, varie organizzazioni di sinistra e filo-palestinesi in Francia si riunirono per organizzare una campagna di BDS . Gli attivisti presero di mira le imprese francesi e internazionali in affari con Israele, le filiali di società e i supermercati che vendono prodotti israeliani.

Nei Supermercati  facevano irruzione  “commando” di boicottatori che bloccavano gli ingressi o prendevano d’assalto i locali, al fine di rimuovere i prodotti israeliani o etichettarli con adesivi, affermando che Israele è uno “stato apartheid”. Spesso le incursioni erano videoregistrate e pubblicate su YouTube. La sinistra rivoluzionaria francese considera il BDS un grande successo politico. Le azioni BDS attirano l’ampio sostegno dei  giovani musulmani delle periferie che circondano le città francesi. E’ la prima volta dal 1960 e ’70 che la sinistra francese è stata in grado di mobilitare un gran numero di giovani.

Attivisti BDS riuscirono a intimidire un certo numero di supermercati che rimossero i prodotti israeliani dai loro scaffali; alcuni cinema fermarono le programmazioni di film israeliani, e alcune università annullarono lezioni tenute da cittadini israeliani. Le lezioni furono boicottate semplicemente a causa della nazionalità e la religione ebraica dei docenti, non per le opinioni personali di ognuno in merito alla politica del governo israeliano.

Poco dopo l’inizio delle incursioni BDS, il Bureau National de Vigilance Contre l’Antisémitisme francese (Ufficio nazionale di vigilanza contro l’antisemitismo), un’organizzazione ebraica fondata nel 2002, ha iniziato a presentare denuncia contro BDS,  presso i tribunali di tutta la Francia. A volte i tribunali hanno accolto le denunce, altre volte le hanno respinte.

Nel febbraio 2010, il tribunale penale di Bordeaux condanna Sakina Arnaud-Khimoun per aver etichettato i prodotti israeliani con l’adesivo “Boycott Apartheid Israel “. La corte ha stabilito che aveva “ostacolato il normale esercizio delle attività economiche facendo una distinzione sulla base della nazionalità”. La legge francese anti-Discriminazione, del 1981,  proibisce “l’incitamento alla discriminazione, all’odio o alla violenza contro una persona o un gruppo, sulla base della sua origine, etnia e nazionalità o per l’appartenenza a una razza o una religione.” Arnaud-Khimoun fu condannata a una multa di € 1.000 . Nel mese di ottobre 2010, la Corte di Appello di Bordeaux ha ribadito il verdetto.

Tuttavia, nel luglio 2011, un tribunale di Parigi assolse Olivia Zémor, un membro del gruppo Europa-Palestine , per la pubblicazione di un video su internet che mostrava gli attivisti palestinesi e francesi  indossare t-shirt che incitavano al boicottaggio di Israele. Zémor fu portata in tribunale da quattro organizzazioni, tra cui la Camera di Commercio di Israele. Il tribunale di Parigi  stabili’ che chiedere il boicottaggio dei prodotti israeliani, non è proibito dalla legge francese. “La critica di uno Stato o delle sue politiche non può essere considerato, in linea di principio, violazione dei diritti o della dignità dei suoi cittadini, senza incidere profondamente sulla libertà di espressione in un mondo ormai globalizzato, di cui la società civile è diventata un attore importante, e nessun ‘reato contro uno Stato estero’ è mai stato istituito in base al diritto sostanziale o al diritto internazionale comune, perché ciò sarebbe contrario alla norma comunemente accettata della libertà di esprimere opinioni “.

(Olivia Zemor invitata dal sito islamista “El Umma”)

Il Tribunale aggiunse che « l’invito al boicottaggio dei prodotti israeliani, formulato da un cittadino, per motivi politici e facente parte di un dibattito politico sul conflitto israelo-palestinese – dibattito che verte su questioni d’interesse generale di portata internazionale – l’infrazione d’incitamento allla discriminazione, fondata sul fatto di appartenere a una nazione, non sussiste.» Inoltre, il Tribunale sottolineo’ che: « alcuni settori dell’opinione israeliana sostengono l’appello al BDS ». Facendo esplicitamente riferimento alla Lega delle Donne israeliane per la pace.

Il verdetto dell’affare  Zemor incoraggio’ la Arnaud-Khimoun a portare la sua causa davanti alla Corte di Cassazione francese. Il 22 maggio, pero’, la Cassazione francese ha riaffermato che l’appello pubblico al boicottaggio dei prodotti israeliani è un caso di incitazione alla discriminazione sulla base della nazionalità.

Tale decisione della Corte è in linea con la precedente giurisdizione francese. Nel settembre 2004, un sindaco francese fu condannato perché nel corso di una sessione del Consiglio, chiese di “boicottare i prodotti israeliani in segno di protesta contro le politiche israeliane contro i palestinesi. ” Questo appello fu pubblicato anche sul sito web della città. Il sindaco fu condannato dalla Corte d’Appello e dalla Corte di Cassazione. Nel 2007, la Suprema Corte francese ha condannato una società francese che aveva certificato ad una società negli Emirati Arabi Uniti che i suoi prodotti non erano stati trasportati da una società israeliana e non sarebbero stati esportati in Israele.

Le cause che gli  attivisti Francesi  BDS portarono davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDH) di Strasburgo, furono respinti. Il 16 luglio 2009, la CEDH ha ritenuto che le sentenze che vietano il boicottaggio dei prodotti israeliani francese non violano i diritti umani. I BDS da allora hanno tentato di aggirare questi verdetti, sottolineando che il boicottaggio è limitato ai prodotti provenienti dai “territori occupati”. Ciò, tuttavia, è contraddetto dal sito del BDS-France che chiede il boicottaggio dei prodotti israeliani in generale.

In un editoriale pubblicato dal settimanale francese “Le Nouvel Observateur“, il francese Michael Ghnassia, avvocato, ha scritto che il divieto di appello al boicottaggio dei prodotti israeliani non è una violazione della libertà di espressione, perché tali boicottaggi colpiscono tutti gli israeliani. Pertanto, l’appello al boicottaggio “si basa su un criterio razziale, religioso o nazionale, piuttosto che rappresentare un mero parere, ed è discriminatorio.” Egli ha sottolineato che il boicottaggio si ispira anche “ad  un chiaro tentativo di delegittimare lo Stato di Israele. ”

Mentre la CEDH ha confermato le condanne francesi, va rilevato che la Francia è l’unico paese in Europa dove è stato vietato l’appello al boicottaggio dei prodotti israeliani. In altri paesi europei, i giudici non hanno finora giudicato reato le attività BDS. Va inoltre osservato che, sebbene negli Stati Uniti il boicottaggio è protetto dal Primo Emendamento, i paesi europei hanno limitato la libertà di espressione e spesso condannato le persone per incitamento alla discriminazione e all’odio semplicemente per aver espresso le proprie opinioni sull’Islam. In Francia, chiedre il boicottaggio delle merci israeliane è semplicemente trattato allo stesso modo che un appello al boicottaggio dei prodotti islamici.

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