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Cleptocrazia cronica

luglio 12, 2012

Jonathan Schanzer, Vice Presidente del Research Foundation for Defense of Democracies, Lotta al terrorismo e promozione delle Libertà, ha dedicato dieci mesi di lavoro ad indagare in merito alla corruzione dei vertici palestinesi, ed il risultato è stato un rapporto molto articolato e approfondito. Alcuni estratti.

La premessa

Nel corso degli ultimi 10 mesi, ho dedicato la maggior parte della mia ricerca a questo argomento, venuto alla luce solo recentemente a seguito di numerosi scandali che hanno mostrato quanto pervasiva la questione sia diventata. Sfortunatamente, questo problema è, in una certa misura, un nostro prodotto.  Nel periodo immediatamente successivo al golpe di Hamas a Gaza nel 2007, durante il quale il gruppo terroristico tolse di mezzo l’Autorità Palestinese (PA) e prese il controllo del territorio , Washington fu in preda al panico. Riversammo tutte le risorse a nostra disposizione su Mahmoud Abbas, nella convinzione che egli fosse l’alternativa moderata a Hamas. Inoltre, dopo averlo rifornito di contanti, intelligence, assistenza militare e altri servizi di qualità per sostenere il suo governo, convincemmo Abbas che non avrebbe avuto da fare praticamente nulla,  a parte evitare una guerra con Israele, il che ci avrebbe costretto a rimettere in discussione la sua autorità. Negli ultimi cinque anni, il ruolo di Abbas ‘ha rispecchiato il suo completo senso  di sicurezza. Ha rifiutato di impegnarsi in colloqui bilaterali con gli israeliani. Ha tentato di dichiarare lo stato unilateralmente, al di fuori del campo di applicazione di accordi internazionali, alle  Nazioni Unite. E nel frattempo, ha consolidato il suo potere sia economico che politico a tal punto che solo pochi, eventuali, palestinesi sarebbero in grado di sfidare il suo governo. L’Occidente, impegnato in altre sfide, tra le quali una economia traballante europea, il programma nucleare iraniano, le Primavere arabe, ha lasciato fare Abbas. Negli ultimi mesi, però, Abbas è finito nel mirino, accusato di corruzione dall’interno dei suoi stessi ranghi. Un recente sondaggio indica che non meno del 71 per cento dei residenti nella West Bank ritiene che le istituzioni pubbliche di Abbas siano corrotte. In altre parole, il popolo palestinese è pienamente consapevole del fatto che Abbas si è accaparrato la politica e l’economia. Purtroppo, le élite della politica estera di Washington sono in gran parte ignare del problema, o hanno scelto di ignorarlo. E’ per questo motivo che io raccomando alla sottocommissione questa audizione. Spero che possiamo cominciare a far luce su un problema che minaccia la vitalità sia dell’Autorità palestinese, sia una soluzione a due stati con Israele. Se il problema restasse irrisolto e la frustrazione palestinese ingigantisse, questo potrebbe minacciare la stabilità regionale.

 

 

Nel maggio del 2012, l’Autorità Palestinese ha annunciato l’incriminazione di Mohammed Rachid, un ex consigliere economico del leader palestinese Yasser Arafat, per corruzione e appropriazione indebita. La PA ha accusato Rachid di aver rubato decine di milioni di dollari dalle sue casse, un’accusa che  Rashid nega. In un processo lampo il 7 giugno, Rachid è stato giudicato colpevole in contumacia, multato per 15 milioni di dollari, e condannato a 15 anni di lavori forzati. Il processo non si è svolto propriamente secondo giustizia. Fu piuttosto il risultato di una disputa personale tra Abbas e Rachid. Abbas aveva ordinato l’inchiesta e il processo di Rachid ne divento’ parte, risultato di  un rancore risalente ai colloqui di pace durante i giorni del declino dell’era Clinton. In quel periodo intenso, Rachid auspicava negoziati con Israele, mentre Abbas chiamo’ la diplomazia una “trappola  prevista“. Rachid è inoltre un kurdo iracheno, non un palestinese, che aveva guadagnato la fiducia di Arafat e era divenuto parte del suo cerchio più stretto, mentre Abbas si trovava dall’esterno a guardare dentro.  Secondo un ex-consigliere palestinese   “C’era una enorme gelosia.” (Phone interview with former Palestinian Authority advisor, June 4, 2012)

 

 

La faida continua ora online. Attraverso il sito anti-Abbas Inlight Press, Rachid ha colpito di nuovo, accusando Abbas e la sua cerchia interna di una litania di malefatte. Su altri siti web sono comparse accuse simili. Anche se difficili da verificare, queste accuse hanno senza dubbio scosso la leadership palestinese. Per esempio:

*Ai primi di giugno 2012, Rachid ha accusato Fatah di mantenere un conto  bancario segreto  in Giordania, per un  valore di $ 39 milioni. Secondo Rachid, che sostiene di aver documenti comprovanti le sue affermazioni, Abbas e due stretti collaboratori sono gli unici ad avere accesso al conto, che contiene almeno 13 milioni di dollari forniti dagli Stati Uniti. 5 milioni di dollari del fondo sarebbero stati apparentemente destinati a Fatah per una conferenza  nel 2009, ma il resto sarebbe presumibilmente servito come fondi neri.

* Un’altra affermazione, fatta dal sito anti-Abbas  Kofia Press, sostiene che Abbas avrebbe venduto beni appartenenti all’Organizzazione per la  Liberazione della Palestina (OLP) in Libano, di un valore di $ 20 milioni per non meno di $ 160 milioni.  Anche se non dichiarato esplicitamente, è implicito che si trattava di un caso di riciclaggio di denaro.

* Rachid su Inlight,  ha affermato che la famiglia Abbas possiede sontuosi immobili per un valore di oltre $ 20 milioni in Gaza, Giordania, Qatar, Ramallah, Tunisia e UE. Rachid ha anche affermato che Abbas avrebbe intascato almeno 100 milioni di dollari in guadagni illeciti.

(Per il capitolo sugli interessi economici dei figli di Abbas vedere al nostro articolo QUI)

 

Nella mia relazione davanti alla Commissione Affari Esteri della Camera lo scorso settembre, ho sollevato preoccupazioni circa il Palestine Investment Fund (PIF). Dopo questa relazione, ho ricevuto una lettera un po’ ‘minacciosa dalla sede del Fondo,a Washington. Abbiamo avuto produttive discussioni circa le mie scoperte, di cui una con il capo dell’ Investment Fund, che ne parlo’ anche a influenti membri dello staff di Capitol Hill. Senza entrare troppo nel dettaglio, le mie preoccupazioni più gravi derivavano dalla persistente indicazione che il fondo non fosse così trasparente o indipendente come era destinato ad essere. Mentre il PIF insiste sul fatto che rimane trasparente e fedele al suo statuto, Abbas ha ammesso di aver piazzato i suoi stessi alleati, come membri del consiglio, per mezzo del quale egli mantiene un controllo efficace del fondo. (Interview with former Palestinian Authority official, Jerusalem, September 8, 2011)

Diverse fonti hanno confermato questa valutazione. E ‘anche interessante notare che Il primo ministro Salam Fayyad non abbia nessun potere di supervisionare  il PIF, nonostante la sua celebre trasparenza. (Interview with Palestinian Authority official, Ramallah, September 8, 2011) Infine, anche se il PIF afferma di aver cessato ogni operazione a Gaza dopo che il gruppo terrorista di Hamas si incarico’ della gestione del patrimonio nel 2011, ho ricevuto un rapporto secondo il quale  rappresentanti del  PIF vi hanno stabilito una presenza in una scuola elementare. Secondo un funzionario della American International School a Gaza, i rappresentanti del PIF  hanno “Assunto la carica di vice preside.” (Phone interview with an official from the American International School in Gaza, July 5, 2012)   Va notato che PIF possiede la scuola attraverso una delle sue affiliate. Ma se il PIF mantiene una presenza nella Gaza controllata da Hamas questo richiede una spiegazione. Sarebbe anche utile per comprendere la ragione per la la presenza del fondo in una scuola che riceve assistenza da USAID. In una conversazione avuta prima di presentazione questa relazione, il consiglio del PIF ha indicato volersi occuparsi della questione.

La centrale elettrica di Gaza

Una spiegazione è anche necessaria in merito al piano dell’Autorità palestinese per la centrale elettrica nella Striscia di Gaza. Come ho osservato nella mia relazione  al Comitato, l’anno scorso, l’elettricità a Gaza è prodotta da una centrale elettrica garantita dalla PA. E anche se la PA produce l’elettricità, Hamas raccoglie il denaro che viene fatturato ai clienti. Come un ex consigliere mi ha detto, “le autorità di Hamas raccolgono le bollette da parte dei clienti a Gaza, ma non inviano i fondi verso la Cisgiordania. E la PA continua a pagare”. “Va inoltre notato che le istituzioni di governo di Hamas ed i suoi membri di spicco  semplicemente non pagano le bollette. La PA li copre, tutto qui”. (Interview with former Palestinian Authority advisor, London, July 21, 2011) In altre parole, Abbas permette ad Hamas ‘di raccogliere fondi che gli abitanti di Gaza pagano per l’elettricità che non generano. E poiché i soldi dei contribuenti degli Stati Uniti supportano la PA, Washington sta permettendo ad Hamas di aggiungere ai suoi forzieri quei fondi. 

(Per la limitazione della libertà di stampa, vedere il nostro articolo QUI )

 

Raccomandazioni

Accuse di corruzione, lotte di potere, scandali di hacking, e le manifestazioni di questa estate hanno contribuito a mettere sotto pressione Mahmoud Abbas. E’ un’ opportunità  per Washington per favorire un cambiamento. Per cominciare, Washington dovrebbe semplicemente riconoscere che c’è un problema. Lo staff  del Consolato Generale degli Stati Uniti  a Gerusalemme Est ha riferito che i palestinesi sono convinti della corruzione delle loro classi dirigenti . Ma per ragioni che non sono del tutto chiare, il Dipartimento di Stato  non ha ancora emesso una dichiarazione netta che affronti il problema, e non si è pronunciato in merito alle azioni da intraprendere.Washington è apparentemente preoccupato che indebolire Abbas, possa aprire la porta alla presa di potere di Hamas . Ma questo è miope. Se i passi necessari per ritenere l’Autorità palestinese responsabile di corruzione non saranno immediatamente messi in atto , Hamas sfrutterà il problema. Hamas, dopo tutto, ha vinto le elezioni legislative del 2006 con una campagna centrata sulla lotta alla corruzione. E la frustrazione di fronte alla  corruzione è stata un elemento importante delle primavere arabe che hanno rovesciato i leader in diversi paesi della regione.

Più in generale, vi è un messaggio importante che i palestinesi devono sentire: Il conflitto con Israele non è l’unico ostacolo all’indipendenza. Se l’autogoverno è il loro obiettivo, i palestinesi devono confrontarsi anche con la corruzione. Sono pronti i diplomatici americani  a far passare questo messaggio? Washington ha anche altri strumenti a sua disposizione, vale a dire 600 milioni di dollari dell’aiuto annuale.

Questo non significa che dovremmo minacciare tagli totali. Ma sperperiamo la nostra influenza se non riusciamo ad avvertire il governo di Abbas che a meno che non affronti il problema della corruzione, potremmo cominciare a trattenere certi capitoli di aiuti. Una volta identificate le aree specifiche di corruzione,  dovremmo ritirare gli aiuti e ripristinarli solo quando i problemi saranno affrontati. Infine, con la volontà politica sufficiente, il Congresso potrebbe anche premere presso il Presidente per un ordine esecutivo sulla corruzione palestinese. Tale mossa potrebbe sottolineare la serietà del problema e inviare un segnale al trasgressori che il governo degli Stati Uniti non sarà più tollerante con  la corruzione diffusa, diventata prevalente in seno all’Autorità palestinese.

Signor Presidente, a nome della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, vi ringrazio ancora per l’opportunità di questo intervento.

(Grazie a Ugo Volli per la segnalazione)

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