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Credimi, ti sto mentendo!

luglio 9, 2012

Ryan Holiday manipola i media per vivere. E’ uno stratega dei media per vari clienti, tra cui Tucker Max e American Apparel, il cui fondatore dice che Holiday “ha fatto di più per la mia attività di chiunque”.

Il suo prossimo libro, “Fidati di me, sto mentendo: Confessioni di un manipolatore dei Media” (Portfolio, 26,95 $ / ebook 12,99 dollari, pubblicato 19 luglio) promette di svelare  come ingannare i media per far passare il tuo messaggio. Perché Holiday rivela i suoi metodi? Perché odia il sistema attuale, e vuole romperlo. Il suo book trailer è al tempo stesso provocatorio e intrigante. Abbiamo intervistato telefonicamente Holiday a proposito del ciclo della fabbricazione delle notizie, perché non è mai scoperto, e perché spera che il suo libro “faccia saltare in aria il sistema.”

Come sei stato coinvolto nel campo della manipolazione dei media?

Fin da subito, in questo mondo web 2.0, c’è stato questa attitudine al “giornalismo del cittadino” , stiamo cambiando i mezzi di comunicazione, tutto è diverso ora, la verità verrà fuori – questo è il futuro e il futuro è sempre meglio. Ed io ci ho molto investito. Poi ho visto come funzionava, e ho dovuto venire a patti con la differenza tra percezione e realtà.

Qual è stato il tuo primo pezzo manipolato?

Stavo lavorando per qualcuno e volevamo un blogger che scrivesse su un prodotto. Non abbiamo potuto esporre direttamente la richiesta, perché non avrebbe mai scritto nulla in merito, quindi abbiamo inviato una email , fingendo di essere un suo fan. Il giorno dopo, avevano un post pronto. C’era un rapporto molto chiaro tra causa ed effetto, e la causa era tutto  meno che totalmente affidabile.

 

Sei mai stato scoperto?

Non proprio. Ecco quello che ho capito: anche se queste cose sono sepolte non molto profondamente sotto la superficie, nessuno vuole guardare. Si tratta di una deliberata sospensione di incredulità.  Se la gente pensasse a quello che scrivono, la metà di questi pazzeschi articoli  di blogs non esisterebbero. E questo  ridurrebbe assai le pagine da visitare . 

Penso che sia stato Jay Rosen a dire che la cosa più importante per un giornalista è arrivare alla verità, e credo che nel giornalismo online, la maggior parte dei grandi siti abbiano abdicato questo ruolo. 

I media commerciali sono diventati più prudenti?

Il fatturato è così alto in questi siti, e tutti sono cosi’ sotto pressione che direi che il gioco si fa sempre più facile piuttosto che difficile.

Che dire dei media tradizionali, i giornali cartacei ?

L’on- line predomina su l’off-line. Il vecchio sistema dei media non ha interesse a  seguire una storia basata su una soffiata anonima di una persona a caso, come potrebbe fare  Gawker, ma riportano piuttosto cio’ di cui si sta parlando nella blog-sfera  E’ qualcosa che sfruttano abbastanza spesso.

 

 

Si tratta di un fenomeno nuovo?

Quello che realmente mi ha spinto a scrivere questo libro è che c’è un mucchio di paralleli tra cio’ che il giornalismo è oggi e  cio’ che era 100-120 anni fa. Allora non ci si abbonava a un giornale, lo si acquistava all’angolo della strada ogni giorno, e si comprava quello che aveva il miglior titolo. Oggi, ci sono persone che hanno sempre letto il Huffington Post, ma la stragrande maggioranza legge quei singoli articoli che cominciano a circolare,  il che crea un mondo incentrato su storie singole, piuttosto che un grande prodotto di qualità. 

Non credo sia una novità, il che è ancora più imperdonabile. Ma penso che sia peggiore di quanto non sia mai stato perché il ciclo è molto più veloce, e siamo cosi’ immersi fino agli occhi nelle storie come mai prima. E gli effetti sono istantanei. Guarda una come Shirley Sherrod. Un blog esce fuori con una storia schifosa, e poche ore dopo, il Presidente degli Stati Uniti si deve personalmente scusare con questa donna, devastata dall’ingranaggio. Questo è certamente nuovo.

Il tuo libro è una protesta nei confronti dell’attuale panorama dei media?

La prima metà del mio libro tratta esattamente come manipolare, e la seconda metà è ciò che significa e perché è male. Un sacco di libri sono stati scritti a critica del  funzionamento di  Internet, scritti da accademici o da giornalisti disoccupati. Ma al di fuori delle persone che si preoccupano veramente dei media, nessuno li prende sul serio. Così ho pensato che il modo più efficace per smettere di lavorare è sputtanarli, esattamente come fanno loro, passo dopo passo.

Vuol dire che la tua tattica non funziona più?

Tattiche specifiche possono aver ridotto l’efficienza, ma sto parlando di cos’è che forza a fare delle tattiche un lavoro; se pensate a un blogger che viene pagato a pagina, diventa chiaro che razza di storie dovrebbe scrivere, e l’ influenza che si puo’ esercitare su quella persona. E’ un gioco a quantità che inevitabilmente diventa una corsa al ribasso. E questa è una descrizione abbastanza precisa di come funziona la blog-sfera in questi giorni.

 

Ti piace il tuo lavoro?

C’era il mantra che se fai roba buona, la gente se ne accorgerà – è una democrazia. Mi resi conto che questo non è vero. Ho lavorato solo per quelli per i quali ho voluto lavorare e per avere la loro l’attenzione e il pubblico che meritano, ho capito che avrei dovuto giocare con queste regole che non mi trovavano d’accordo  ma che ho compreso. Credo di aver dovuto pagare pegno per sdoppiarmi  in quel modo.

Questo libro spazza via il sistema, quale sarebbe il tuo risultato ideale?

Una volta che il pubblico saprà cosa sta succedendo, sarà molto più difficile, per chi ne ha l’interesse, prendere decisioni che non siano davvero nell’interesse dei  loro lettori.  

E se questo non accade?

Credo che probabilmente allora avro’ molto più lavoro.

Riadattato da QUI

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From → media

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