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L’utilità de “l’alibi ebreo”

luglio 7, 2012

Tutti abbiamo dei sogni. Irena Wachendorff  vuole solo essere ebrea e figlia di sopravvissuti alla Shoah in modo da poter criticare liberamente Israele. E ‘così sbagliato?

Inventarsi una carriera da “falsa ebrea, figlia di sopravvissuti” puo’ essere considerato un punto in più nel proprio curriculum. E’ un lavoro semplice: quando qualcuno è accusato di antisemitismo, gli “ebrei dei sogni” sono portati in difesa come testimoni privilegiati. In un paese come la Germania, dove la comunità ebraica è visibile solo sporadicamente, impiegarsi in un tale lavoro può essere uno sforzo utile. E la Wachendorff ha fatto una discreta carriera in questo settore.

Se tutti parlano di Israele come la radice di ogni male globale, la gente potrebbe iniziare a fare domande. Entra in ballo a questo punto il supporto dell’ “alibi ebreo”,  che puntando sulla storia della sua famiglia o semplicemente sulla sua ebraicità puo’ dire qualcosa tipo:  “Cio’ che stanno facendo gli israeliani  ai palestinesi è quello che i nazisti hanno fatto ai miei genitori ”

Per il suo ruolo di alibi Ebreo, Irena Wachendorff  ha scelto la “full option”: Mia  madre fu deportata a Auschwitz, racconta – “Sono cresciuta vedendo il suo numero sul braccio”, “mio padre era un tzadik fuggito in Inghilterra”. Irena racconta di essere stata nel IDF durante la guerra del Libano. Dice che dopo aver assistito alle “atrocità” di quella guerra ha maturato la sua decisione di impegnarsi nel campo pro-palestinese. La sua “biografia” dice che lei oggi è una “poetessa ebreo-tedesca” che vive in Israele per sei mesi ogni anno in supporto ad una scuola materna  arabo-ebraica . Il resto dell’anno,  è in Germania, impegnata come hazzan nella sua comunità e nell’invio di violini a Gaza.

Scoperta dai media, ha cominciato a essere intervistata ed apparire spesso in TV locali.  E’ anche molto attiva nella pagina Facebook del leader politico Ruprecht Polenz, presidente del consiglio degli affari esteri nel parlamento tedesco, criticato per i suoi sentimenti “anti-Israele” e negazionisti . Polenz, quello che sostiene che ” la lobby israeliana è composta da sei milioni di ebrei morti”, fa spesso ricorso alla Wachendorff quando ha bisogno di sostegno, che lei è lieta di fornire:

“Penso si dovrebbe  prendere sul serio qualcuno che 1) era in IDF, 2), ha vissuto in Israele per almeno due anni e 3) è ancora ebrea. Ciao … qualcuno qui?? “

Che comodità l’alibi ebreo! A chi osava contraddirla, Polenz intimava immediatamente di “scusarsi con la signora “ebrea Irena Wachendorff”.

Ecco,  Irena Wachendorff non è nessuna di queste tre cose. La giornalista  Jennifer Nathalie Pyka- che si potrebbe definire una “sostenitrice” di Israele,  ha scoperto la vera storia 
. La madre di Wachendorff  dice di non essere mai stata ad Auschwitz.  “Mio marito si’ però.” Probabilmente non come un detenuto: Non era un Ebreo ortodosso, ma un Protestante, ufficiale della Wehrmacht. Nessuna  Wachendorff Irena ha mai prestato servizo in IDF.

“Ho detto di essere stata nell’IDF, ma era una bugia”.

Durante la guerra in Libano, Irena Wachendorff recitava nei teatri locali della regione renana. L’asilo che supporta esiste, ma non vi è alcuna prova che lei lo abbia mai visitato . E infine,  non è un membro della sua presunta comunità.

Questo non è senza precedenti. Ogni paio d’anni, qualche Ebreo, balzato alle cronache, si rivela falso. Ciò che rende questo caso così interessante e scandaloso è che un leader politico tedesco ha tollerato e sponsorizzato la Wachendorff per anni.  Polenz ha avuto la faccia tosta di dirsi “scandalizzato” per le indiscrezioni in merito alla vita privata della Wachendorffs: “E’ come pretendere un certificato di purezza ariana alla rovescia”!

Eppure è stato proprio l’uso strumentale che lui ha fatto della Wachendorff per attaccare Israele che ha dato risalto alla storia. Come dice Pyka : “Invece di offrire argomenti, la Wachendorff ha parlato solo del suo passato e delle sue esperienze nelle Forze di Difesa israeliane.” 
 
 Ora che è chiaro che la Wachendorff ha mentito su tutto, vuol cambiare il suo lavoro e trasformarlo in operatrice di un asilo arabo-ebraico?

Dopo l’articolo iniziale, Wachendorff ha scritto su Facebook che lei aveva deliberatamente diffuso informazioni false su se stessa per proteggere la sua famiglia e la sua comunità. Quando il Jerusalem Post l’ha chiamata qualche giorno dopo, ha detto di non ricordarsi cosa sua madre avesse esattamente sul braccio e di non essere troppo sicura che  fosse un numero o qualcos’altro. Dopo di che, ha cancellato il suo profilo Facebook ed è sparita .

C’è una lezione da imparare: una delle cose più atroci per un alibi ebreo è non essere nemmeno  Ebreo.

QUI

2 commenti
  1. E quanto c’è voluto per smascherarla? Non duole il pensiero che un personaggio che pareva una caricatura satirica alla Sacha Baron Cohen, fosse invece utilizzato politicamente con la complicità della creduloneria generale?E a sbatterci il muso non si impara ancora niente, sono allibita davvero, sembra un copione satirico geniale, invece… miseria umana reale.

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