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Vi ricordate di Stéphen Hessel?

giugno 30, 2012

Vi ricordate Stéphen Hessel? Il 93enne ex partigiano, ex deportato; quello che dopo il successo del suo librettino: “Indignez-vous”, nel quale aveva sritto: ” che degli ebrei possano perpetrare essi stessi dei crimini di guerra, è insopportabile“. Non molto fantasioso eh? Pigi Battista l’ha definito: ” un concentrato di banalità assolute e senza scampo”. e d’altronde, come giudicare chi scrive che il divario tra i ricchi e i poveri «non è mai stato così significativo»?

Hessel, quello che ha continuato, incoraggiato dall’ovvio successo ottenuto, a “dire la sua” promuovendo il boicottaggio contro Israele. Quello che qualifica i terroristi di Hamas come “resistenti” e ne giustifica gli attentati contro i civili israeliani, colpevoli di istigare (con il loro esistere?) il terrorismo.

Quello che nel giorno della “nakba” legge Arrigoni, insieme a Norman Finkelstein, Ilan Pappé, Moni Ovadia, Hilarion Capucci  (questa volta disarmato?) ed altri.

(Almeno Gassman leggeva il menù)

 

Quello che immediatamente è diventato l’eroe dei più accaniti gruppi anti-israeliani che lo esaltano addirittura come “Una delle migliori menti della generazione dei nostri nonni”, non dimenticando di sottolineare a chiare lettere il suo essere ebreo, quindi doppiamente utile in caso di accuse a Israele.

Non importa che Hessel stesso abbia rifiutato la sua origine ebraica:

« Je ne me considère pas comme juif » (Stéphane Hessel, « Citoyen sans frontières », Paris, Fayard, 2009, p. 75).

« Au tournant du siècle, Heinrich Hessel et sa femme Fanny rompirent avec la tradition juive, s’établirent à Berlin et firent baptiser leurs enfants dans la religion luthérienne. » (« Danse avec le siècle », Paris, Le Seuil, 1997, p. 10)

Di quello che c’è non si butta via nulla.

Ecco, quell’ Hessel li’, questa volta analizza l’occupazione tedesca, durante l’ultima guerra mondiale .

oggi possiamo constatare che l’elasticità della politica di occupazione tedesca permise, fino alla fine della guerra, una polica culturale di apertura. A Parigi fu permesso a Jean-Paul Sartre di mettere in scena le sue opere, o di ascoltare Juliette Gréco. Se posso osare una comparazione audace su un soggetto che mi tocca da vicino affermo che:

L’occupazione tedesca era, paragonata ad esempio a quella attualmente operata dagli Israeliani verso i Palestinesi, relativamente inoffensiva, fatta eccezione per degli elementi eccezionali come le incarcerazioni, gli internamenti, e le esecuzioni, cosi’ come il furto delle opere d’arte. Questo fu terribile. Ma si trattava di una politica di occupazione che voleva agire positivamente e per questo ci rendeva, a noi resistenti, cosi’ difficile il lavoro.”

Bene, la brutta sorte degli ebrei non lo tocca minimamente. Poteva ascoltare Juliette Gréco e tanto basta per definire l’occupazione tedesca “elastica”. Non certo come quella israeliana, che dell’inoffensività e della positività di quella tedesca non ha nulla. Come cambiano i tempi! Una volta, quando uno dell’età di Hessel cominciava a “non starci più con la testa”, al massimo si sorrideva indulgenti delle sue frasi strampalate. Oggi invece gli stessi ragionamenti, stampati e opportunamente glorificati, fanno vendere milioni di copie.

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From → E in Europa?

2 commenti
  1. emanuel segre amar permalink

    Almeno una cosa giusta l’ha fatta: se ne e’ andato via dal popolo ebraico. Ha tolto il disturbo.

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  1. Israele e l’Europa: la Francia | Bugie dalle gambe lunghe

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