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Com’è romantica Acco senza ebrei!

giugno 25, 2012

Il sud di Israele è sotto attacco da una settimana. La rilevanza mediatica concessa è stata finora minima e spesso falsa: gli attaccati sono diventati attaccanti. E dove va Harriet Sherwood del Guardian per il suo reportage? Ovviamente nel nord di Israele, ad Acco.

E che cosa è andata a fare la Sherwood ad Acco? Ma a cercare prove contro i destabilizzanti “coloni” è ovvio! Questo si’ che è il problema! Il titolo del suo articolo ci fa sapere  “La città storica di Acri di fronte a turisti e tensioni da parte dei coloni”,ed il sottotitolo specifica:  La “Bella Addormentata”, la città mista arabo-ebraica, si sveglia tra gentrificazione  e afflusso nazional-religioso ebraico.

Cio’ che vuol rendere noto la Sherwood  con questo articolo è che gli ebrei ricchi stanno comprando proprietà nella città vecchia di Acco, in un processo di ‘gentrification’ che naturalmente lei giudica compiersi a detrimento della popolazione povera araba. “Secondo gli attivisti arabi di Acre, questo fa parte di un grande piano, guidato dal sindaco ebreo della città,  verso la  gentrificazione ed il restyling  della città vecchia -. Convincendo, inducendo o costringendo gli arabi a lasciarla”

Naturalmente se Harriet Sherwood  avesse voluto rintracciare le origini delle difficoltà economiche di Acco , sarebbe dovuta risalire ai tempi degli ottomani, quando il costruttore della ferrovia dell’Hejaz, il sultano Abdul Hamid II,  decise che le sue diramazioni terminassero nel piccolo villaggio di pescatori di Haifa,  piuttosto che in Acco. Avrebbe poi dovuto analizzare la decisione del Mandato Britannico di trascurare l’antico porto insabbiato di Acco a favore della costruzione di un nuovo porto in acque profonde nella vicina Haifa, nel 1932, la successiva costruzione di raffinerie di petrolio  e l’apertura dell’oleodotto che si estende dall’Iraq a Haifa, nel 1934. Avrebbe anche potuto prendere in considerazione l’evacuazione degli ebrei di Acco da parte delle autorità britanniche,  a seguito delle rivolte del 1929.

Per molti anni Acco è stata una delle peggiori città in Israele dal punto di vista della disoccupazione e per i salari medio bassi. Tra le ragioni di questo la chiusura o la delocalizzazione di alcune fabbriche e l’aumento della meccanizzazione delle altre. L’ attività  tradizionale della pesca, ad Acco,  è stata penalizzata  dal calo generale del pescato, nel Mediterraneo orientale. I suoi mercati tradizionali hanno perso di importanza nella zona,  quando i centri commerciali divennero di moda.  La sua industria del turismo è stata ostacolata dal fatto che la maggior parte dei visitatori arriva in città solo per gite giornaliere, preferendo utilizzare hotel nella vicina Haifa piuttosto che ad  Acco, dove non esiste vita notturna.

Nel 2006 il governo israeliano ha dichiarato Acco ‘obiettivo nazionale’ e dal 2009, 36 nuove fabbriche sono state aperte in città, insieme a un nuovo centro commerciale. C’è stato un serio investimento nella conservazione e molti progetti di restauro nella città vecchia e per l’aggiornamento delle infrastrutture della città nel suo complesso. Alla fine sembra che Acco si sia rrestata nella  sua corsa verso il basso e l’apertura di alberghi come quello descritto nell’articolo di Harriet Sherwood è stato un modo importante per incrementare il potenziale economico della città – e in particolare quello del suo antico quartiere , dove circa il 40% dei 6.000 residenti usufruisce dell’ aiuto sociale.

L’importanza del turismo per l’economia di Acco non prevede, ovviamente, la perdita dei residenti della sua città vecchia. Durante  un tour nel mercato della città,  dopo il completamento della prima parte del restauro, il presidente del Comitato dei Commercianti Acco Vecchia, il sig Anaan Hajazi, ha detto:

“Ringraziamo il sindaco di Acco, Shimon Lankry, e noi tutti speriamo che questo progetto contribuirà a sviluppare il turismo e migliorare la situazione degli operatori nella città vecchia.”

E allora come fa Harriet Sherwood a trasformare una storia di rigenerazione fisica ed economica di una città depressa (cosa che si svolge in tutto il mondo) in un racconto di quasi pulizia etnica? L’indizio è in alcuni dei suoi intervistati (e forse anche padroni di casa?) che utilizzano questa storia per far avanzare un programma politico.

Cominciamo con Ahmed Odeh, che, come afferma Sherwood, è un membro del consiglio comunale  di Acco. Odeh – proprietario di un panificio in città – è anche presidente del partito comunista anti-sionista di Acco,  Hadash, che egli rappresenta nel consiglio. E’ uno dei tre membri arabi del consiglio comunale, uno dei quali è vice sindaco e un altro capo del Waqf. In altre parole, nonostante le sue proteste frequenti in vari media, il sig Odeh ed i suoi colleghi consiglieri arabi, insieme con l’  assistente del sindaco,  Samir Batah, sono stati partner attivi nei cambiamenti che stanno avvenendo in città.

Qui il sig Odeh (a destra) nel dicembre 2008,  manifesta contro l’operazione Piombo Fuso. Il cartello che mostra dice: “Fermate il massacro subito” ma a quanto pare non si riferisce al lancio di razzi sui suoi concittadini israeliani. Più di recente, Ahmed Odeh ha manifestato pubblicamente il suo sostegno al discorso di Mahmoud Abbas alle Nazioni Unite nel 2011, come parte del piano dell’Autorità palestinese per una dichiarazione universale di sovranità.

Il secondo degli intervistati da Harriet Sherwood è un “attivista locale”,  Sami Hawari. Hawari è un consulente dei media, in possesso di un MA della  Haifa University. Fa inoltre parte del comitato dell’UNESCO per la conservazione del patrimonio arabo in Israele.

Hawari è anche Direttore Generale della ONG “Al Yater” che dichiara  di “impegnarsi in attività educative e negli sforzi di advocacy per promuovere i diritti della popolazione araba di Akko” ed è sostenuto dal New Israel Fund tra gli altri. Nel mese di aprile 2012, il tribunale distrettuale di Haifa ha respinto una petizione portata da Al Yater e altre in materia di alloggi in Acco,  perché non fu accertato esserci stata discriminazione. Ovviamente non contenti della decisione della corte, Hawari e Ahmed Odeh hanno rivolto  la loro campagna ai media.

Nel 2006 Al Yater è stato criticato per aver organizzato la proiezione del controverso film ‘Paradise Now’ – sugli  attentatori suicidi – in Acco. Nel 2008, all’epoca degli scontri tra ebrei e arabi in Acco, Sami Hawari ha rilasciato un’intervista ad Al Jazeera, nella quale  accosto’ gli avvenimenti di Acco alla  Kristallnacht ed espresse il timore di “un altro massacro di palestinesi, questa volta in Acre “.

Infine, veniamo al terzo intervistato dalla Sherwood, Jafar Farah, fondatore e direttore dell’organizzazione araba per i  diritti umani, Mossawa, in Haifa, anche questa finanziata dal New Israel Fund, Abraham Fund e Oxfam UK tra gli altri.

Nell’ottobre del 2000, scoppiata la seconda Intifada, Farah ha rilasciato un’intervista a ABC News nella quale appoggiava la richiesta dell’allora parlamentare alla Knesset, Azmi Bishara, per l’invio di truppe delle Nazioni Unite in Israele, distorcendo la storia e gli eventi del  momento.

“E devo ricordare che la decisione delle Nazioni Unite nel ’47 è stata per due paesi e per due popoli, il popolo ebraico e il popolo palestinese, nella patria dei palestinesi”. “Anche se [i palestinesi] usano le pietre e in qualsiasi modo si esprimano, non è guerra. La guerra è quando entrambe le parti utilizzano armi e macchine da guerra. I palestinesi utilizzano prevalentemente, specialmente in Israele, le pietre “. “Non ho sentito Arafat, il presidente dell’OLP o l’Autorità palestinese, parlare di distruggere Israele. Sono ‘soprattutto voci uscite da gruppi israeliani  di destra. Vogliono dimostrare che non esiste un partner per la pace in Medio Oriente “. “So che Arafat non pensa di distruggere Israele. Io lo conosco personalmente. “

Nel giugno del 2010 Jafar Farah ritenne necessario visitare gli  ‘attivisti’ della Mavi Marmara,  in un ospedale di Haifa. Durante la seconda guerra del Libano nel 2006, Farah colse l’occasione per addossare la morte di arabi israeliani, non ai razzi lanciati dal Libano da Hezbollah, ma ad una  presunta  discriminazione israeliana che, secondo lui, fece sì che gli arabi israeliani non avessero né sirene d’allarme, né rifugi. (Nota – dal 1991 è stato reso obbligatorio in Israele, per ogni costruzione, l’allestimento di una stanza di sicurezza.) Farah si oppose ai tentativi di reclutare i giovani arabi nei programmi di Servizio nazionali.

Quindi, in poche parole, Acco fornisce un terreno fertile ad ogni genere di persone e organizzazioni per promuovere i propri programmi. Abbiamo l’anti-sionista comunista che si occupa di politica locale, la ONG che utilizza l’accusa di discriminazione al fine di delegittimare Israele,  ed i maestri dei media come quelli che sembra aver reclutato Harriet Sherwood (consapevolmente o meno) come parte della sua ultima campagna contro l’acquisto di case da parte di Ebrei a Acco .

La cosa interessante di tutto ciò è che mentre tutti questi attivisti gridano di razzismo e discriminazione  anti-araba  nei quartieri più recenti di Acco, anche invocando lo spettro dei ‘coloni‘ che arrivano in città e la ‘ebraicizzano‘ , non uno di loro – o Harriet Sherwood stessa – sembra trovare qualcosa che non va nella campagna concomitante che si oppone agli ebrei che vogliono acquistare  una proprietà nella città vecchia di Acco.

Quando tutti i quartieri ebrei sono presentati come razzisti e discriminatori, e tutti i quartieri arabi sono solo romantici e caratteristici, lo scrittore ha ovviamente un problema serio con un doppio standard o un programma politico. O entrambe le cose.

Articolo originale

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