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Vogliamo dare uno sguardo al rapporto di Amnesty? Seconda parte

giugno 18, 2012

Abbiamo cominciato ad analizzare più da vicino il Rapporto Amnesty 2012. La mancanza di imparzialità e le inesattezze sono evidenti fin dalle prime righe. Andiamo avanti. Dopo aver “trattato” la “questione Flottilla”, Amnesty passa al capitolo “Restrizioni in Cisgiordania”.

Le autorità israeliane hanno in genere negato le licenze edilizie ai palestinesi residenti a Gerusalemme Est e nell’Area C della Cisgiordania, dove Israele ha mantenuto la completa autorità di pianificazione e urbanizzazione, ostacolando il loro diritto a un alloggio adeguato. Le autorità israeliane hanno intensificato la demolizione di abitazioni e di altre strutture palestinesi in Cisgiordania che erano state costruite senza permesso, abbattendo nell’arco dell’anno più di 620 strutture. Quasi 1100 palestinesi sono stati sfollati a causa delle demolizioni, un aumento dell’80 per cento rispetto al 2010; più di altri 4200 sono stati colpiti dalla distruzione di 170 rifugi per animali e 46 cisterne. Particolarmente colpite sono state le vulnerabili comunità beduine e le comunità pastorizie, alcune a rischio di sfollamento permanente a causa delle gravi restrizioni di movimento, di ripetute demolizioni e della violenza da parte dei coloni”.

L’area di quella che comunemente è chiamata “West Bank” o “Cisgiordania” è divisa in tre zone: la A a controllo esclusivamente palestinese; la B a parziale controllo palestinese e israeliano e la C a controllo israeliano.  Amnesty lamenta il rifiuto di licenze di costruzione da parte di Israele in favore dei palestinesi, nella zona C! Si badi bene, la zona della quale Amnesty parla è quella a totale controllo israeliano. Cio’ che invece dimentica di riferire è che la legge palestinese, dal 1994, punisce con la morte chiunque venda terra della zona B a ebrei. Muhammad Abu Shahala ne sa qualcosa. Condannato a morte per aver venduto una casa a Hebron nei pressi della Grotta dei Patriarchi a degli ebrei. Shahala è stato arrestato poco dopo che diverse famiglie ebree si trasferirono nella sua ex proprietà. Torturato e rapidamente processato e condannato a morte da un tribunale PA. Quindi: uccidere chi vende terra controllata dall’Amministrazione palestinese a un ebreo è “normale”; demolire le costruzioni abusive erette dai palestinesi in zona C o negare permessi di costruzione nella stessa zona è un delitto! Poi le violenze dei “coloni”. Si sa che i “coloni” sono ormai fatti oggetto dell’odio internazionale; si addossa a loro, falsamente, il fallimento del processo di pace, scordando tutti i precendenti naufragi delle trattative. Si descrivono come “razzisti, violenti, fascisti”. Eppure le violenze che i “coloni” hanno subito e subiscono non sono irrilevanti. Asher Palmer, 25 anni, e suo figlio Yonathan, di pochi mesi, morirono dopo che l’auto sulla quale viaggiavano sbando’ e fini’ fuori strada, colpita dal lancio di pietre.

Prendere a bersaglio le auto con a bordo donne sole o in compagnia dei propri figli è diventato abbastanza “normale” da parte palestinese.  Negli ultimi tempi sono state decine gli episodi di questo tipo che a volte non hanno avuto esiti mortali solo grazie al sangue freddo di chi era al volante.

Ma forse per Amnesty International se lo meritavano!

Il rapporto continua parlando di “uso eccessivo della forza da parte di Israele”, riferendosi al tentativo di assalto alla frontiera, durante il “nakba day”. Anche in questo caso Amnesty “casca dal pero” e finge di non sapere che gli eventi sanguinosi della cosiddetta “Giornata della Nakba” erano stati progettati da tempo’. Per mesi il movimento per la terza Intifada promosse la manifestazione contro Israele il 15 maggio. In quel giorno in migliaia marciano verso i confini di Israele dalla Siria, dal Libano e da Gaza. Il confine Siria-Israele fu infiltrato, mentre in Libano e a Gaza le proteste violente si svolsero da dietro il confine. Mistificando Amnesty lascia credere che il problema fosse la manifestazione in sé e non il suo carattere estremamente violento. Eppure manifestazioni nel Nakba Day si sono tenute a Jaffa, ad esempio, senza incidenti.

Finge di non sapere che in quel periodo Assad era già messo alle strette ed aveva già iniziato la carneficina del suo popolo. Finge di non sapere che cerco’ di utilizzare il giorno della Nakba per creare un diversivo – l’attacco ad Israele,  e  unire il popolo contro il solito nemico comune. Non era una manifestazione pacifica. Non erano cittadini disarmati. Fu un tentativo pianificato di attaccare Israele, con il pieno consenso del regime di Assad e l’esercito della Siria.

 

 

Amnesty parla di “impunità” di Israele, cosi’ come ne potrebbe parlare un qualsiasi ragazzino pro-palestinese molto ideologizzato e poco informato sui fatti. Cita la commissione Turkel e Piombo fuso “si’ daccordo, Israele è stata scagionata ma solo perché è potente”.

Parla di “detenzione senza processo”, di sentenze inique e di torture, senza mostrare uno straccio di prova per le accuse che avanza. La detenzione amministrativa è una procedura utilizzata da molti paesi democratici, compresi Stati Uniti e Regno Unito, e Israele, nel farvi ricorso, si attiene al diritto internazionale relativo alle zone militarmente amministrate: tutti i palestinesi arrestati vengono portati davanti a un giudice entro il breve lasso di tempo previsto e tutte le prove vengono esaminate dalla corte).

Questa volta Amnesty è caduta proprio in basso!

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