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Vogliamo dare uno sguardo al Rapporto di Amnesty? Prima parte

giugno 18, 2012

Amnesty International nei suoi rapporti non è mai stata equilibrata nei confronti di Israele. Quello del 2012 è stato curato da Deborah Hyams e Saleh Hijaz.

 

Hyams ha aderito ad Amnesty nel 2010 dopo una lunga storia di attivismo pro-palestinese e anti-israeliano. Nel 2001 si offrì volontaria come “scudo umano” a Beit Jala, presso Betlemme, per impedire alle Forze di Difesa israeliane di rispondere al continuo fuoco di cecchini e mortai di terroristi palestinesi contro i civili ebrei dei quartieri sud di Gerusalemme. Stando a un articolo pubblicato nel 2002 sulla Washington Jewish Week, “Hyams ha affermato che, pur non giustificando gli attentati suicidi, lei personalmente ritiene che essi costituiscano ‘una risposta all’occupazione’.” In un’altra occasione ha difeso l’uso della violenza affermando che “l’occupazione è violenza… e la conseguenza di questo non può che essere la violenza”. Ne abbiamo parlato qui . Cerchiamo di capire che cosa c’è scritto in questo rapporto.

Nel descrivere il contesto, i due relatori scrivono:

Israele si è opposto alla richiesta avanzata dalla Pa di divenire stato membro delle Nazioni Unite e ha temporaneamente ritirato le imposte erariali, che dovrebbero essere riscosse dalla Pa, dopo che la Palestina era divenuta stato membro dell’Unesco”

e ancora:

” Gruppi armati palestinesi a Gaza hanno sparato indiscriminatamente razzi e mortai nel sud d’Israele (cfr. Autorità Palestinese); le forze israeliane hanno condotto attacchi in cui sono stati presi di mira palestinesi ritenuti responsabili degli attacchi. Uno studente liceale israelo-palestinese è stato ferito mortalmente ad aprile, quando un missile sparato da Gaza ha colpito uno scuolabus nel Negev. Otto coloni israeliani sono stati uccisi da palestinesi in Cisgiordania, compreso uno per mano delle forze di sicurezza della Pa. Altri sette civili sono stati uccisi in Israele, di cui sei che stavano entrando in Israele dall’Egitto sono stati uccisi dai militanti armati, ad agosto.”

Dunque, si comincia subito illustrando la prepotenza di Israele che “si è opposto alla richiesta avanzata dalla Pa di divenire stato membro delle Nazioni Unite” e per sopra mercato ha reagito trattenendosi i soldi che spettavano di diritto alla PA. Poi, “Gruppi armati, hanno sparato…”. Gruppi armati? Sconosciuti? Indefiniti? Ma non lo sa Amnesty che è Hamas ed i suoi gruppi satelliti a sparare razzi? O forse meglio non specificare, altrimenti avrebbe dovuto chiarire che quel “riconoscimento” negato da Israele concerneva anche Hamas, visto che è uno dei DUE governi palestinesi?

Immediatamente dopo si passa alla tecnica ben conosciuta di riportare fatti di violenza che non potrebbero essere paragonabili tra loro, riducendoli ad un’unica “spirale della violenza” , in modo che chi legge abbia l’impressione che si equivalgano: quindi, sconosciuti sparano razzi; “le forze israeliane (ben riconoscibili, invece!) hanno condotto attacchi in cui sono stati presi di mira palestinesi ritenuti responsabili degli attacchi.” Pari e patta? Ancora: “Uno studente liceale israelo-palestinese è stato ferito mortalmente ad aprile, quando un missile sparato da Gaza ha colpito uno scuolabus nel Negev.” Dunque: il missile “sparato” da sconosciuti, aveva per obiettivo uno scuola bus, un veicolo quindi, non i suoi occupanti, e uno studente liceale ” è stato mortalmente ferito” non ucciso dal missile! Beh certo, non è lo stesso parlare di ferimento mortale e assassinio! Ed anche precisare che questo attacco omicida è arrivato al seguito di 45 missili e razzi sparati verso il sud di Israele, è sembrato superfluo ad Amnesty.

Andiamo avanti. “Otto coloni israeliani sono stati uccisi da palestinesi in Cisgiordania”, non civili inermi, non una famiglia, i Fogel, no, COLONI. Tra questi COLONI, anche Hadas, di tre mesi, sgozzata insieme alla sua famiglia.

Massacro subito accostato a “Altri sette civili sono stati uccisi in Israele, di cui sei che stavano entrando in Israele dall’Egitto sono stati uccisi dai militanti armati, ad agosto.” Su sette sei sono stati uccisi da “militanti armati”? Cioè da miliziani di Hamas? E’ chiaro leggendo? Che quel “in Israele” non corrispondo a “da Israele”? Mica tanto.

Amnesty riferisce dell’accordo per il rilascio di 1027 “prigionieri palestinesi” (non detenuti, non sia mai! Prigionieri, sebbene avessero avuto tutti un regolare processo nel quale accertate le loro responsabilità. Prigionieri, come Shalit, che invece fu rapito e tenuto sequestrato per cinque anni, senza nessuna imputazione contestata da nessun processo) in cambio di Gilad Shalit che “Dal 2006 era tenuto prigioniero a Gaza” da chi? Non pervenuto. In questo contesto, per Amnesty, trova posto, alla pari, una normalissima manifestazione, di quelle che avvengono continuamente in ogni paese occidentale democratico, contro il caro-vita: “Da luglio a ottobre, centinaia di migliaia di israeliani hanno partecipato a proteste pacifiche in cui chiedevano l’abbassamento dei costi delle abitazioni e il miglioramento del sistema sanitario e scolastico”. ???

Riferendo del blocco di Gaza, il rapporto dice: ” Il blocco si è configurato come una punizione collettiva, ovvero una violazione del diritto internazionale, e ha colpito in maniera particolare bambini e persone malate. Le autorità israeliane hanno ostacolato o impedito a centinaia di pazienti di uscire da Gaza per ottenere cure mediche”.

Ma possibile che Amnesty ignori quello che invece dovrebbe essere abbastanza noto? “Il blocco ha prolungato la crisi umanitaria subita dagli 1,6 milioni di abitanti di Gaza, più del 70 per cento dei quali dipendevano dagli aiuti umanitari.” Ma allora questi cosa sono?

E come è stato possibile costruire paradisi come questo?

Certo, la perfidia dei Giudei, ben nota d’altronde, colpisce in una punizione collettiva, soprattutto anziani e bambini bisognosi di cure. E i malati palestinesi curati nel Barzilai Medical Center? E quelli trattati nel Ichilov Hospital in Tel Aviv ?

E chi sono allora quei 180.000 entrati in Israele per ricevere trattamenti sanitari?

“La marina militare israeliana ha bloccato diverse flottiglie internazionali che cercavano di infrangere il blocco su Gaza. A settembre, una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha stabilito che il blocco navale era illegale ma non ha affrontato la questione della legalità del regime di chiusura generale imposto su Gaza” dice Amnesty. A parte il fatto che “il blocco generale” non impediva al valico di Rafah di restare aperto e disponibile al passaggio di ogni genere di merci, a parte che, come abbiamo visto, le merci a Gaza sono sempre entrate, Amnesty finge di non sapere che la “flottiglia di Gaza” è stata una provocazione, ben congegnata, contro Israele. Uno degli obiettivi dichiarati dei principali organizzatori era quello di sostenere il regime di Hamas che governa Gaza. Hamas nel suo statuto promuove il genocidio degli ebrei.

La “flottiglia” è stata presentata come una impresa di aiuti umanitari ad una popolazione bisognosa. In realtà, un quadro completamente diverso emerge dietro la maschera umanitaria della propaganda flottiglia: I principali organizzatori della prima “flottiglia” per Gaza furono i terroristi dell’ IHH. L’azione umanitaria fu solo una scusa; i medicinali, ad esempio, erano scaduti. La natura provocatoria della “flottiglia” fu sottolineata anche dal leader di Hamas, Ismail Haniyeh, che considerava la flottiglia una mossa vincente.

Gaza oggi è una società borghese nonostante sia presentata, dal “popolo delle flottiglie”, come uno dei più grandi disastri umanitari del mondo. Nel 2011, mentre la flottiglia stava navigando, a Gaza City si apriva il secondo super centro commerciale, pieno di una vasta gamma di prodotti, per lo più forniti da Israele. A proposito, la maggior parte del materiale da costruzione, comprese le scale mobili, proviene da Israele.

Anche supponendo che i palestinesi non possano sopravvivere con oltre un miliardo e mezzo di dollari di aiuti internazionali annuali, oltre ad una economia locale che ogni anno raddoppia la sua crescita, sarebbe etico investire più di dieci milioni di euro in un circo mediatico? Questa cifra riguardava solo il noleggio delle navi, ma non comprende il carburante e le spese personali. E’ amore? Nella gara “dell’amore” i giordani riuscirono miracolosamente a trovare 805 mila dollari per comprare una delle navi. E che la logica delle “Flottille” sia contorta ce lo dicono altri indizi. Una delle navi aveva il nome “Juliano” , da Juliano Meir, un arabo israeliano di Haifa, che dopo aver passato tutta la sua vita a spendersi in favore della causa palestinese, fu  ucciso fuori dal suo teatro, da uomini armati palestinesi. Anche questo tragico episodio è stato sfruttato per attaccare Israele!

Ma il Rapporto Amnesty continua e anche la nostra analisi!

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