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Non confondiamo le acque, per favore!

giugno 17, 2012

Israele sta vivendo il problema dell’immigrazione massiccia di africani che varcano illegalmente le sue frontiere, andando ad aumentare i disagi delle fasce più deboli della popolazione, ne abbiamo già parlato . Problema di non facile soluzione per la maggioranza dei Paesi del mondo l’immigrazione clandestina, almeno per quelli che si rifutano di trattarlo semplicemente a fucilate, come invece, ad esempio, fa l’Egitto .

In Israele il problema assume contorni ancora più problematici: il mondo sembra infatti pretendere dallo Stato ebraico l’assunzione dell’onere morale dell’accoglienza dei clandestini, obbligo che altri Paesi sembrano essere meno disposti ad accettare.  E fin qui ci siamo, Israele ha sempre un dovere in più e una prova in più da affrontare rispetto al resto del mondo. Perché? Perché si’. La polemica in merito alla decisione di Israele di favorire il rientro volontario al loro Paese di origine degli immigrati sudanesi clandestini, incentivandolo con un bonus di mille euro a persona,  si fa sempre più incandescente, soprattutto all’interno della sinistra europea. Chi parla di “deportazione”, chi di “pulizia etnica” (ovviamente!), chi di “supremazia ebraica in pericolo”!  E ancora una volte potremmo dire che tutto è in ordine, gli attori corrispondono ai loro ruoli, Israele è razzista, gli “altri” (che siano africani o palestinesi) ne fanno le spese. Tutti tranquilli, il mondo continua, nonostante tutto, a girare come si deve. Sarà per non turbare questo equilibrio cosi’ ben congegnato, questi ruoli cosi’ ben definiti che nessuno ha riportato una notizia di cronaca, accaduta non a Tel Aviv ma in un paese arabo-israeliano?

Giovedi 14 giugno, a Kfar Manda, un villaggio nella bassa Galilea, i residenti  arabi- israeliani hanno  perso la calma. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il rumore eccessivo che proveniva da un appartamento occupato da clandestini sudanesi. Per più di un’ora, Kfar Manda diventato una zona di battaglia tra i residenti e i migranti clandestini africani, e la polizia israeliana è dovuta intervenire con la forza, – compreso l’uso di gas lacrimogeni. Gli arabi di Kfar Manda hanno deciso di “averne avuto abbastanza” dei sudanesi e sono scesi in strada armati di mazze, pietre e coltelli per sfrattare gli africani.  L’intervento della polizia israeliana ha impedito lo spargimento di sangue, ma la polizia ha deciso,  per la sicurezza dei sudanesi,  di evacuarli tutti dal villaggio.

La cosa è imbarazzante. Se si fosse trattato di israeliani contro africani, o contro arabi, allora si’ che sarebbe stato facile! Ma cosi’? Chi sono i cattivi? Gli africani clandestini che disturbavano? No di certo, se non lo sono a Tel Aviv possono esserlo a Kfar Manda? Allora gli arabi? Ma non scherziamo! Gli arabi hanno il ruolo di vittime del razzismo, figuriamoci se possono essere trattati a loro volta da razzisti! Sarà per questo che Haaretz ha pubblicato la notizia solo in ebraico e sorvolando su molti particolari?

Il video degli scontri

L’articolo di riferimento

E grazie a Ugo Volli per la segnalazione

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