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Figli intraprendenti

giugno 11, 2012

 

Con il risveglio delle “primavere arabe” i dirigenti americani hanno promesso di cambiare la loro politica delle donazioni ai paesi non-democratici: i dirigenti non rappresentativi che si arricchiscono a detrimento dei loro cittadini non riceveranno più soldi dai contribuenti americani. C’è un solo problema: mentre gli alti responsabili americani facevano queste belle promesse, nuovi dettagli emergevano in merito al modo usato dalla famiglia del leader palestinese, Mahmud Abbas, per arricchirsi. Al momento, una sola domanda è importante: si sono arricchiti sulle spalle del popolo palestinese? Oppure: si sono arricchiti con i soldi dei contribuenti americani? Cosa succederà se la risposta sarà affermativa, dato che Mahmud Abbas è un “partner serio” degli Stati Uniti in Medio Oriente?

 

La ricchezza del clan Abbas è diventata fonte di controversia. Tutto è cominciato nel corso dell’inchiesta contro Mohammed Rachid, consigliere economico di Yasser Arafat, accusato di avere stornato centinaia di milioni di dollari nel corso di molti anni. Alla fine del processo, qualche giorno fa, i giudici l’hanno dichiarato colpevole e lo hanno condannato a 15 anni di prigione. Ma che ne è di Mahmoud Abbas che fu, per lunghi anni, uno dei consiglieri più vicini ad Arafat? Che fu tesoriere di Fatah (e anche di Settembre Nero) per più di un decennio!

Secondo un ex consigliere palestinese, Mahmoud Abbas cova un profondo rancore verso Rashid. Un rancore che risale ai negoziati di pace, durante gli ultimi giorni dell’era Clinton. In quel periodo intenso, Rashid era un fautore della pace con Israele, tanto che Abbas chiamo’ quei negoziati ” una trappola anti palestinese”.

«Daltronde Abbas odiava Rashid per le sue origini (kurde iraqene, nemmeno un palestinese!) e per aver guadagnato la fiducia di Yasser Arafat al punto da essere ammesso nel circolo degli intimi del leader dell’ OLP. Abbas lo guardava dall’esterno “con gelosia”, spiega l’ex consigliere palestinese.

Messo con le spalle al muro, Rashid al processo ha rilanciato, affermando che il presidente Mahmoud Abbas si è arricchito a sua volta, mettendo da parte almeno 100 milioni di dollari, arbitrariamente acquisiti.

 

Nell’inchiesta su Rashid, in ogni modo, le accuse sono solide, Abbas forse ha aperto un vaso di Pandora. La ricchezza appariscente dei figli di Abbas, Yasser e Tarek, è diventata fonte di controversia nella società palestinese dal 2009, quando Reuters pubblico’ una serie di articoli che li collegavano a delle transazioni commerciali strane… Transazioni che forse concernono anche i contribuenti americani.

Yasser, il figlio maggiore di Mahmoud Abbas, ha ottenuto un diploma  dalla Washington State University, nel 1983 ed è in possesso di passaporto palestinese e canadese. Secondo la sua biografia ufficiale, ha lavorato per diverse imprese del Golfo, fin dagli anni 1980 e fino a metà del 1990, prima di ritornare a Ramallah nel 1997 per dare inizio a un business in proprio.

Yasser detiene ormai la Falcon Tobacco, che si avvale del monopolio sulla vendita, nei territori palestinesi, delle sigarette fabbricate negli Stati Uniti.

Secondo il Toronto Star, Yasser presiede anche il Falcon Holding Group, un conglomerato di imprese palestinesi, proprietaria di Falcon Electrical Company Mechanical Contracting (chiamata anche Falcon Electro Mechanical Contracting Company, o FEMC), un polo di ingegneria creato nel 2000 che dispone di uffici nella Striscia di Gaza, in Giordania, in Qatar, negli Emirati e in Giudea-Samaria.

Tale successo commerciale è arrivato con una spintarella dello Zio Sam: secondo un dispaccio Reuters, la società di Yasser Abbas ha ricevuto almeno 1.89 milioni di dollari dall’ USAid, per costruire un sistema di fognature a Hebron. Secondo la biografia di Yasser,  la Falcon Holding Group è anche proprietaria della Falcon Worldwide Telecom Service Company e della Compagnia generale di investimenti Falcon, imprese delle quali si sa molto poco. Grazie alle sue società Falcon, Yasser si vantava con una rivista degli emirati, nel 2009, di realizzare un introito di 35 milioni di dollari all’anno. 

E il gruppo Falcon non rappresenta tutto il suo capitale. La società new-yorkese di dati CreditRiskMonitor.com lo indica essere presidente della compagnia assicurativa Al-Mashreq, quotata in borsa, 11 uffici  in tutto il territorio palestinese. La società è quotata alla Borsa palestinese 3,25 milioni di dollari.

Per finire, Yasser è direttore della Società Opzione Gestione, progetti di costruzione, che il sito internet della società indica “impegnata in molte opere pubbliche di costruzione (scuole, strade) per conto dell’Amministrazione Palestinese”. Questa compagnia impiega almeno 15 persone nei suoi uffici a Amman, Tunisi, Il Cairo, in Montenegro, e a Ramallah. Beneficia di un sostegno finanziario del governo americano: come Reuters riporta la società ha ricevuto più di 300.000 dollari dall’USAid tra il 2005 e il 2008.  Il figlio del presidente ha certo il diritto di fare affari nei territori palestinesi. Ma la questione è di sapere se il suo lignaggio e il suo titolo contino o no – preoccupazione rafforzata dal fatto che egli ha, un tempo, servito come ufficiale nei territori palestinesi. Nel 2008, per esempio, Yasser si reco’ in Kazakhistan come inviato speciale del governo, e secondo un ex funzionario dell’amministrazione Bush, « accompagnava regolarmente suo padre nei viaggi ufficiali . »

Tarek Abbas, il secondo figlio di Mahmoud, meno incline del fratello maggiore a prendere parte all’aspetto politico della causa palestinese, è pero’ altrettanto ambizioso rispetto il mondo degli affari. La sua biografia on line lo indica aver seguito le orme del fratello maggiore: stesse imprese del Golfo nelle quali ha lavorato, ed una società di negoziazioni a Tunisi, durante gli anni ’90.

Oggi è un imprenditore di successo. La sua impresa principale, Publicité Sky, conta 40 collaboratori e realizza 7,5 milioni di dollari di vendite nel 2010. Ancora una volta, l’impresa ha lavorato con il governo degli Stati Uniti: Reuters riporto’ nel 2009 che Sky ricevette la modesta sovvenzione di 1 milione di dollari dall’USAID per rinforzare l’opinione pubblica verso gli Stati Uniti nei territori palestinesi.

Il giovane Tarek Abbas è classificato dalla Società degli investimenti arabo-palestinesi (APIC), come vice presidente dei “Centri commerciali arabi”. E’ senza dubbio una scorciatoia per designare il Palestinians Shopping Center,  valore alla Borsa di Palestina: 4,2 milioni di dollari. La società dispone al momento di due centri commerciali di lusso, tre supermercati, e due casino’ in Giudea Samaria.

L’APIC è un mastodonte economico in Giudea Samaria. Nel 2010, la società contava più di 338 milioni di dollari di cifra d’affari. La società include Publicité Sky di Tarek Abbas, cosi’ come la Società con base a Ramallah, Unipal General Trading, della quale Tarek è membro dirigente. Unipal, che ha 4.500 punti vendita nei territori palestinesi, distribuisce beni di consumo, compresi i prodotti di tabacco Philip Morris, Procter & Gamble, e Keebler.

Dall’inizio delle “primavere arabe”, i fratelli Abbas hanno di molto diminuito la loro presenza nei territori palestinesi. Dove sono andati? Secondo un articolo di Rashid, apparso sulla stampa ferocemente anti-Abbas (InLight Press), la famiglia possiede proprietà sontuose di un valore di oltre 20 milioni di dollari, a Gaza, in Giordania, in Qatar, a Ramallah, in Tunisia, e negli Emirati.

Nel momento nel quale i figli degli uomini forti arabi sono sotto sorveglianza, le questioni che ruotano intorno ai fratelli Abbas non si dissolvono. In effetti, l’opinione pubblica araba continua a domandare conto ai suoi dirigenti – e il processo Rashid ha portato altra acqua al mulino della controversia. La stampa palestinese ha le mani legate (7 giornalisti incarcerati nelle ultime settimane) e tutto è mantenuto segreto, cosi’ come sa fare il potere attuale.

Link di riferimento

 

 

6 commenti
  1. Un sacco di politicanti s’è fatto una barca di quattrini con il falso processo di pace, mentre gli Ebrei saltavano in aria nei caffè, pizzerie, ristoranti e autobus d’Israele, o erano assassinati con le armi date da tutti (compresi i governi israeliano e USA, Giordania, Egitto, Siria, ecc.) a OLP e Hamas.
    Speriamo che si continui a scoprire questo schifo, e che si cominci a scoprire quello dei miliardi fatti dalla gente associata anche commercialmente con centri “per la pace” come quello di Peres e compagnia, senza escludere Sharon, Barak, ecc.
    Temo però, che a fronte delle decine di migliaia di costruzioni illegali arabe, ignorate e che non si sognano di abbattere, dal Negev alla Galilea, dalla Giudea alla Samaria, agiternno lo specchietto per le allodole idiote delle quattro case costruite da qualche “colono” Ebreo…

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