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Il mito delle “frontiere prima del ’67”

giugno 10, 2012

Il mainstream dei principali media, riferendo delle violenze che, il 15 maggio hanno accompagnato il giorno della “Nabka” hanno, ancora una volta, ricordato la necessità  di stabilire uno stato palestinese entro i confini precedenti al giugno  del 1967. Anche il  “moderato” terrorista dell’AP, il presidente Abbas ha ribadito tale posizione.

Uno stato palestinese è inevitabile, tutto il mondo sostiene la fine dell’occupazione“,

ha detto Abbas, riaffermando l’obiettivo di stabilire uno stato sui confini precedenti al 1967. Naturalmente ci sono molti problemi con la posizione di Abbas, dato che la posizione palestinese dichiarata è quella di non avere alcuna intenzione ad una pace reale, ma ad una hudna, una pace temporanea che permetta loro di riarmarsi, addestrarsi e, infine, attaccare Israele e scacciare gli ebrei fuori della “loro” terra.

Anche se i palestinesi dovessero cambiare idea sulla cancellazione dello Stato ebraico dalla carta geografica, ci sarebbe ancora un altro ostacolo importante per il ritorno di Israele ai confini antecedenti il 1967 …. questi confini non esistono!

Cio’ che Abbas sa, ma non vuole ammettere, è che non esiste una cosa come “i confini  pre-1967. Quella “linea verde” che attraversa la Cisgiordania è la linea dell’armistizio del 1949. La linea di armistizio fu creata per il solo fatto che le forze israeliane e arabe smisero di lottare alla fine della Guerra di Indipendenza (con alcuni aggiustamenti di annessioni in alcuni settori). Fu come se al fischio tutti abbandonassero i loro congegni. Quella linea del 1949, che la gente chiama frontiera del 1967, è in realtà solo una linea militare.

Regno hashemita di Giordania:

L’articolo II dell’ Armistizio del 1949 con i giordani, specifica in modo esplicito che la linea che è stata designata non comprometterà alcun reclamo futuro territoriali delle due parti, in quanto è stata “dettata da considerazioni esclusivamente militari.”

Naturalmente la logica giordana per quella clausola è consentire loro di rivendicare il territorio all’interno della linea di armistizio.

Anche la “famosa” Risoluzione 242 dell’ONU, approvata dal Consiglio di sicurezza  cinque mesi dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1949, ha riconosciuto che la linea di armistizio non doveva designare confini definitivi israeliani. Le forze anti-Israele cambiarono il significato della 242 con l’aggiunta del semplice articolo “i” : essi sostengono che la risoluzione chieda a Israele di ritirarsi da “i” territori presi durante la Guerra dei Sei Giorni… La risoluzione in realtà dice che “Israele deve ritirarsi da territori” conquistati durante la guerra (senza articolo alla parola territori). Aggiungendo l’articolo cambia il significato di ritiro da alcuni territori a tutti i territori.

Non a caso  l’articolo “i”  e la parola “tutti” furono lasciate fuori. I diplomatici sono molto precisi nella loro lingua. Lo scopo era quello di lasciare alle parti l’accordo su quali dovessero essere questi territori.

Le dichiarazioni rese dai redattori della 242 provano non esservi alcuna ambiguità sul significato.  Lord Caradon, sponsor del disegno che stava per essere adottato, ha dichiarato, prima del voto nel Consiglio di Sicurezza sulla Risoluzione 242:

“… Il progetto di risoluzione è nell’insieme equilibrato. Aggiungervi o sottrarvi qualcosa la rimetterebbe in discussione e ne distruggerebbe l’equilibrio e gli  accordi raggiunti insieme. Deve essere considerato come un insieme, così com’è. Mi sembra evidente che abbiamo raggiunto la fase nella quale la maggior parte di noi, se non tutti, desidera il progetto di risoluzione, il progetto di risoluzione e nient’altroche questo. “(S / PV 1382, p. 31, del 22.11.67)

Michael Stewart, (Gran Bretagna) Segretario di Stato per gli Affari esteri e del Commonwealth, in risposta a un’interrogazione in Parlamento, 17 novembre 1969:

“Domanda:” Qual è l’interpretazione britannica del testo della risoluzione 1967? L’Onorevole Gentleman lo interpreta nel senso che gli israeliani dovrebbero ritirarsi da tutti territori occupati nell’ultima guerra? ” 

Mr. Stewart: “No, Sir. Non è questa la frase usata nella risoluzione. La risoluzione parla di confini sicuri e riconosciuti. Queste parole devono essere lette in concomitanza con la dichiarazione sul ritiro “.

George Brown, ministro degli Esteri britannico nel 1967, il 19 gennaio 1970:

“Mi è stato chiesto più e più volte di chiarire, modificare o migliorare il testo, ma io non intendo farlo. La formulazione della risoluzione è stata accuratamente elaborata, ed è stato un esercizio difficile e complicato farla accettare dal Consiglio di sicurezza dell’ONU. “Ho formulato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Prima di presentarla al Consiglio, l’abbiamo mostrata ai leader arabi. La proposta diceva “Israele si ritirerà da territori occupati”, e non da’i’ territori, il che significa che Israele non si ritirerà da tutti i territori. “(The Jerusalem Post, 3 gennaio 1970)

Arthur Goldberg, rappresentante degli Stati Uniti, nel Consiglio di Sicurezza, nel corso delle discussioni che precedettero l’adozione della Risoluzione 242:

“Cercare il ritiro senza confini sicuri e riconosciuti … sarebbe altrettanto infruttuoso che cercare confini sicuri e riconosciuti senza ritiro. Storicamente, non ci sono mai stati confini sicuri e riconosciuti nella zona. Né le linee dell’armistizio del 1949, né le linee di cessate il fuoco del 1967 hanno risposto a cio’ che descrivevano …  confini che devono ancora essere concordati. Un accordo su questo punto è un  essenziale per una pace giusta e duratura come  lo è il ritiro  …S / PV. 1377, p. 37, di 15. 11,67

Joseph Sisco, Assistente Segretario di Stato, 12 luglio 1970 (NBC “Meet the Press”):

“Questa risoluzione non dice “ritiro nelle linee precedenti il 5 giugno”. La risoluzione dice che le parti devono negoziare per raggiungere un accordo sui confini definitivi, cosiddetti sicuri e riconosciuti. In altre parole, la questione dei confini definitivi è una questione di negoziati tra le parti. “

Eugene V. Rostow, Professore di Diritto e Affari Pubblici, Yale University, che, nel 1967, è stato sottosegretario di Stato per gli affari politici US :

“… Il paragrafo 1 (i) della risoluzione chiede il ritiro delle forze armate israeliane ‘da territori occupati nel recente conflitto’, non  ‘dai territori occupati nel recente conflitto’. I ripetuti tentativi di modificare questa frase inserendo la parola ‘i’ sono falliti al Consiglio di Sicurezza. Quindi, non è giuridicamente possibile affermare che la disposizione impone il ritiro israeliano da tutti i territori ora occupati, durante il cessate il fuoco, alle linee di demarcazione dell’armistizio. “(American Journal of International Law, Volume 64, settembre 1970, p. 69)

Geraldo de Carvalho Silos, rappresentante per il Brasile alle Nazioni Unite, parlando al Consiglio di Sicurezza, dopo l’adozione della Risoluzione 242:

“Teniamo sempre a mente che una pace giusta e duratura in Medio Oriente deve necessariamente basarsi su confini sicuri e permanenti, liberamente concordati e negoziati da parte degli Stati vicini.” (S / PV. 1382, p. 66,22.11. 67).

Quando si tratta di Israele, il mondo ha una memoria molto corta. Non solo non c’erano confini del 1967, ma non c’è mai stata l’intenzione che Israele tornasse alle linee armistiziali del 1949. QUI

In molti ambienti è invalsa l’abitudine di sostenere che Israele non rispetta le risoluzioni dell’Onu facendo riferimento in particolare, esplicitamente o implicitamente, alla 242 del Consiglio di Sicurezza, sostenendo che Israele la violerebbe dal momento che non si è ritirato da tutti i territori conquistati nel 1967. La verità è che la risoluzione 242 non chiede affatto a Israele di ritirarsi unilateralmente e senza condizioni. La 242 in realtà è composta da due parti: i paesi coinvolti nel conflitto devono negoziare la pace e riconoscersi a vicenda, e Israele deve operare un ritiro. La risoluzione non chiede affatto a Israele di ritirarsi prima che si arrivi a una composizione negoziata e definitiva, bensì di ritirarsi nel quadro della soluzione negoziata e definitiva.

Questa fu per l’appunto la differenza sostanziale fra i postumi della campagna di Suez del 1956 e la guerra dei sei giorni del 1967. Dopo la Campagna di Suez, a Israele fu chiesto di ritirarsi dalla penisola dei Sinai e dalla striscia di Gaza unilateralmente. Il ritiro di Israele avvenne senza condizioni. Viceversa, dopo la guerra dei sei giorni si è chiesto un ritiro israeliano solo nel quadro di una soluzione più ampia del conflitto.

Israele può ben sostenere d’aver attuato la risoluzione, almeno là dove possibile. Ad esempio, nel quadro dell’accordo di pace negoziato con l’Egitto, Israele si è completamente ritirato dal Sinai. Ed anche dopo gli accordi di Oslo, le forze armate israeliane si ritirarono in larga misura da Cisgiordania e striscia di Gaza. Inoltre, due anni fa, nell’estate 2005, benché non vi fosse legalmente obbligato, Israele si è completamente ritirato (militari e civili) da tutta la striscia di Gaza, unilateralmente e senza condizioni.

È chiaro che la storia di questi ultimi quarant’anni dalla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza in poi è stata segnata dalle diverse interpretazioni avanzate da israeliani e arabi. La cosa meriterebbe uno studio approfondito. Ciò che è fuor di dubbio è che non è stato delineato nessun altro strumento legale per la composizione del conflitto israelo-arabo-palestinese che sia sottoscritto da tutte le parti in causa.

(Da: Jerusalem Post, 22.11.07)

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