Skip to content

Il mito dei “campi profughi”

giugno 7, 2012

Alex Safian

Perché i palestinesi di Gaza vivono ancora nei campi profughi? Forse gli israeliani li costringono a rimanere nei campi squallidi e sovraffollati? I palestinesi vivono ancora nei campi profughi, anche quando i campi si trovano in aree controllate dall’Autorità Palestinese , perché l’OLP si oppone e impedisce il reinsediamento dei rifugiati. Come vuole lo slogan OLP : nessun rifugiato palestinese si sposta fuori dal suo campo se non per tornare a casa (cioè in Israele).

 

 

Mentre l’OLP ha fatto del suo meglio per mantenere i palestinesi nei campi profughi, Israele ha fatto del suo meglio per spostare i palestinesi fuori dai campi e nelle case nuove. Israele inizio’ un programma per i rifugiati palestinesi, fortemente sovvenzionato: “costruisci la tua casa” . Secondo una prima descrizione del programma:

Nove nuovi sistemi residenziali sono stati costruiti fino ad ora, per ospitare circa diecimila famiglie che hanno scelto di lasciare i campi. Ad ogni famiglia è stato assegnato un appezzamento di terreno  completo di infrastrutture… I nuovi quartieri sono stati costruiti su terreni demaniali nelle aree comunali in prossimità dei campi, e ognuno ha una rete elettrica, acqua e un sistema di servizi igienico-sanitari … un sistema stradale, marciapiedi pavimentati e dintorni sviluppati. Gli edifici pubblici sono stati costruiti in ogni quartiere, con scuole moderne, ospedali e centri commerciali, e dei terreni sono stati riservati per le moschee.

“…Non appena costruita la casa, il rifugiato ne diventa appieno proprietario, e a tempo debito la sua proprietà sarà iscritta nel registro fondiario. (Giudea, Samaria e il District Gaza, 1967 – 1987; Israele, Ministero della Difesa, 1987)”

Sheik Radwan, Gaza: Nuove case per rifugiati Palestinesi costruite da Israele  (1977, Moshe Milner)

Sheik Radwan, Gaza: Strada in costruzione per i quartieri destinati ai profughi Palestinesi, costruiti da Israele (1977, Moshe Milner)

Le case liberate nei campi profughi sarebbero dovute essere demolite,  con l’obiettivo di creare spazio aperto in modo che negli stessi campi potessero essere ricostruiti nuovi quartieri per i rifugiati. Non sorprende sapere che l’OLP si oppose con veemenza a questo programma – gli ex residenti di un campo profughi, vivendo in una bella casa, in un quartiere nuovo, avrebbero partecipato al sostegno alla pace, contro la violenza, esattamente l’opposto della strategia dell’Olp . Quello che forse sorprende è sapere che anche le Nazioni Unite si opposero al programma, e deliberarono dure imposizioni a Israele, affinché rimuovesse i palestinesi dalle loro case nuove e li restituisse allo squallore dei campi. Ad esempio, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, Risoluzione 31/15 del 23 novembre 1976:

“Richiamiamo ancora una volta Israele:

(a) Ad adottare misure efficaci immediate per il ritorno dei profughi nei campi in questione da cui esse sono stati tolti, nella Striscia di Gaza e a fornire rifugi adeguati per la loro sistemazione;

(b) a desistere da ulteriore rimozione dei rifugiati  e dalla distruzione dei loro rifugi.

Allo stesso modo, Assemblea generale delle Nazioni Unite Risoluzione 34/52 del 23 novembre 1979   dichiara che:

“le misure di reinsediamento dei rifugiati palestinesi nella Striscia di Gaza, allontanati dalle loro case e proprietà dalle quali sono stati spostati,  costituisce una violazione del loro diritto inalienabile al ritorno;

1. Invita ancora una volta Israele a desistere dalla rimozione ed il reinsediamento dei profughi palestinesi nella Striscia di Gaza e dalla distruzione dei loro rifugi

Forse tranquillizzato da questa presa di posizione delle Nazioni Unite, l’OLP comincio’ a minacciare di uccidere qualsiasi rifugiato che si fosse allontanato dai campi. Dopo alcuni di questi attacchi, il programma “costruisci la tua casa” fu morto e defunto, e per questo ci sono ancora campi profughi palestinesi a Gaza.

• In che modo l’ONU definisce  la qualifica di rifugiato palestinese? E quali sono le cifre delle Nazioni Unite in merito al numero di profughi palestinesi?

 

 

Le cifre delle Nazioni Unite sono notoriamente imprecise, prima di tutto a causa della curiosa definizione dell’organizzazione che qualifica chi ha diritto ad essere considerato un rifugiato palestinese. Secondo il sito web UNRWA:

“Secondo la definizione operativa dell’UNRWA, i rifugiati palestinesi sono persone il cui normale luogo di residenza era la Palestina tra il giugno 1946 e maggio 1948, che hanno perso le proprie case ed i loro mezzi di sostentamento in conseguenza del conflitto arabo-israeliano del 1948. I srvizi dell’UNRWA sono disponibili per tutti coloro che vivono nella sua zona operativa e corrispondono a questa definizione, che sono registrati presso l’Agenzia e che sono bisognosi di assistenza. La definizione UNRWA  di rifugiato comprende anche i discendenti delle persone divenute profughe nel 1948. Il numero di profughi palestinesi registrati è successivamente aumentato da 914.000 nel 1950 a più di quattro milioni nel 2002, e continua ad aumentare a causa della crescita naturale della popolazione.”

Ci sono seri problemi con il considerare i discendenti dei profughi legittimati allo stesso status di rifugiato. In effetti, se si seguisse questa logica, i più di 500.000 profughi ebrei dai paesi arabi che arrivarono in Israele dopo il 1948 sarebbero da considerare ancora rifugiati, anche dopo aver ricevuto la cittadinanza israeliana, cosi’ come lo sarebbero tutti i loro discendenti (dal momento che, in queste affermazioni, i discendenti dei profughi palestinesi sono essi stessi considerati rifugiati, anche se hanno acquisito la cittadinanza, come i rifugiati palestinesi in Giordania). Cioè, ci sarebbero in Israele oggi, almeno 3 milioni di profughi ebrei dai paesi arabi. Inoltre, la definizione delle Nazioni Unite è in contrasto con il diritto internazionale, in base al quale i discendenti dei rifugiati, non sono considerati rifugiati. Pertanto, ai sensi della Convenzione del 1951,  relativa allo status dei rifugiati, un rifugiato è una persona che:

per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica, si trova fuori del paese di cui è cittadino e non può o, a causa di tale timore, non vuole, avvalersi della protezione di tale paese, o che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o, a causa di tale timore, non vuole, farvi ritorno.

Non c’è spazio, in questa definizione, alla possibilità che il discendente di un rifugiato possa essere considerato a sua volta rifugiato. L’ONU ha aggirato il  problema creando una scappatoia: le normali convenzioni per i rifugiati non si applicano alle persone che ricevono aiuti  UNRWA (e solo i palestinesi ricevono aiuti da UNRWA).

 

 

Definizione a parte, sono precise le cifre  delle Nazioni Unite per il numero dei profughi palestinesi ? No, come l’ONU stessa ha ammesso. Ad esempio, nella relazione del Commissario generale delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente – 1 luglio 1997 – 30 giugno 1998, l’ONU ammette che:

I dati di registrazione dell’UNRWA  si basano su informazioni fornite volontariamente dai rifugiati, principalmente al fine di ottenere l’accesso ai servizi dell’Agenzia, e quindi non possono essere considerati dati demografici statisticamente validi. Il numero dei profughi registrati presenti nell’area operativa dell’Agenzia è quasi certamente inferiore a quello registrato.

Dal momento che le cifre dei rifugiati si basano su informazioni “fornite volontariamente”, date allo scopo di ottenere servizi, quali aiuti finanziari e razioni di cibo, vi è per le persone l’evidente incentivo  a sostenere falsamente di essere rifugiati al fine di ottenere servizi a cui non hanno diritto. Tanto più che, come affermato in precedenza, i profughi in realtà non vivono in campi. Allo stesso modo sono incentivati  a non segnalare la morte di persone considerate rifugiati – in quanto le razioni per il deceduto sarebbero interrotte. I risultati sono prevedibili: sacchi di riso e farina con il logo UNRWA sono rivenduti tutti i giorni dai commercianti nei mercati arabi, ad esempio, a Gerusalemme e Gaza.

 

 

La maggior parte dei residenti di Gaza vive in campi profughi? La risposta è: no. Dei 1.275.000 abitanti della Striscia di Gaza, l’Onu ritiene che 961.645 siano rifugiati, ma di questi solo 471.555 vivono nei campi profughi. (Rifugiati  censiti dall’ UNRWA al 30 giugno 2008, Tabella 1.0 e Tabella 2.1.)

• Gaza è “il luogo più densamente popolato del mondo”? Anche in questo caso la risposta è no – molti luoghi del mondo, alcuni ricchi e altri disperatamente poveri, sono più densamente popolati di Gaza. Per citare solo alcuni esempi: Area densità di popolazione (persone / mq. Miglia)  Gaza 8666  Distretto di Columbia 9176;  Gibraltar 11.990;  Singapore 17.751;  Hong Kong 17.833;  Monaco 41608;  Macau 71.466;  Cairo 82893;  Calcutta 108.005;  Manila 113.810 (Fonti – Estratto di statistica degli Stati Uniti, 2004-2005, Tabelle 18 e 1321; Demographia –

Articolo originale QUI

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: