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La storia rovesciata

giugno 4, 2012

Quando comincio’ a farsi strada nel mondo l’idea di un “popolo palestinese che lottava per la propria auto-determinazione”? E chi organizzo’ il progetto?

 

 

Era il 1964,   Questo nome collettivo fu creato dai maestri di disinformazione sovietici nel 1964, quando crearono l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l'”Olp“. Il termine “popolo palestinese” come descrittivo degli arabi in Palestina è apparso per la prima volta nel preambolo della Carta dell’OLP nel 1964, redatta a Mosca. La Carta fu approvata dai primi 422 membri del Consiglio nazionale palestinese, selezionati con cura dal KGB.

Perchè a Mosca? Gli anni 1960 e 1970 furono gli anni nei quali i sovietici erano impegnati nella creazione di “organizzazioni di liberazione”: per la Palestina e per la Bolivia nel 1964, in Columbia nel 1965, negli anni ’70 “L’esercito segreto per la Liberazione dell’Armenia”, che bombardo’ gli uffici delle compagnie aeree statunitensi in Europa , e “il Fronte democratico per la Liberazione della Palestina” che bombardo’ quelli israeliani. Ma l’OLP, fu di gran lunga il suo successo più duraturo.

Pacepa scrisse:

“Per quasi quattro decenni, l’OLP è stata la più grande, la più ricca, e la più politicamente collegata organizzazione terroristica al mondo . Per la maggior parte del tempo, è stata tenuta nella morsa del pugno di ferro di Yasser Arafat. Ma Arafat non era quel feroce, attore indipendente che voleva mostrare. Era completamente dipendente dal KGB sovietico e dai servizi di intelligence del Patto di Varsavia per quanto riguardava armi, formazione, supporto logistico, fondi, e direzione”. QUI

 

 

Secondo Pacepa, i suoi addestratori del KGB includevano Vasali Samoylenko, Vladimir Buljakov, e “l’Ambasciatore” sovietico ” Alexander Soldatov.Il migliore amico di Arafat e capo dell’intelligence dell’OLP, Hani Hassan, era in realtà un agente della DIE, la filiale rumena del KGB.  Nel preambolo della Carta dell’OLP fu usata l’espressione “popolo arabo palestinese” per escludere quegli ebrei che avevano mantenuto una presenza in Palestina sin dai tempi biblici ed erano la popolazione maggioritaria a Gerusalemme, già nel 1845. Il dittatore comunista rumeno Ceausescu, spinto dal Soviet, convinse Arafat ad abbandonare la sua pretesa di voler annientare gli ebrei di Israele ed adottare quella di “liberare il popolo palestinese” in Israele.

Perché? Una strategia brillante. Questo è stato il primo passo per riformulare il conflitto tra gli arabi e gli ebrei: dalla jihad religioso al nazionalismo laico in una ricerca per l’autodeterminazione politica, un atteggiamento molto meno aggressivo per l’Occidente che, concentrandosi sulla liberazione politica di un piccolo gruppo di arabi, ignoro’ il fatto che Israele è un piccolo stato la cui esistenza è minacciata dagli Stati arabi circostanti.

Gli arabi in Palestina erano impegnati nella jihad religiosa, almeno a partire dal 1929, quando massacrarono 69 ebrei di Hebron, spinti da Haj Amin al Husseini, zio di Arafat, amico di Hitler, membro della Fratellanza Musulmana. Husseini importo’ le insane dottrine jihadiste della Fratellanza  dall’Egitto in Palestina . Ora, mirabile dictu, il jihad diventava “liberazione”. Gli attacchi a sfondo religioso contro gli ebrei furono trasformati in “resistenza” all’oppressione, motivata dal nazionalismo secolare. Da quel momento in poi, ogni volta che gli arabi attaccarono gli ebrei, si parlo’ di “resistenza”.

 

 

Nel suo libro, La Storia Rovesciata,  (David Meir-Levi, History Upside Down Encounter Books, 20Dec07, ISBN-10: 1594031924) David Meir Levi si esprime in questo modo:

“Arafat fu particolarmente colpito dal successo ottenuto da Ho Chi Minh nella mobilitazione dei simpatizzanti della sinistra in Europa e negli Stati Uniti, dove gli attivisti nei campus americani, abbracciando con entusiasmo la linea degli attivisti del Vietnam del Nord, erano riusciti a riformulare la guerra del Vietnam da un assalto comunista ad una lotta per la liberazione nazionale. Il capo stratega di Ho, il generale Giap, rese  chiaro ad Arafat ed ai suoi luogotenenti, che per avere successo,  avevano bisogno di ridefinire i termini della loro lotta. Il consiglio di Giap fu semplice ma profonda : l’OLP necessita di lavorare in  un modo che nasconda i suoi veri obiettivi, che permetta l’inganno strategico, e dia l’impressione di moderazione:

“Smettila di parlare di annientare Israele, e invece trasforma lq vostro guerra terroristica in una lotta per i diritti umani. Allora avrete il popolo americano che vi mangerà dalla mano”.

In contemporanea ai consigli di Giap, Arafat era anche guidato da Muhammad Yazid, che era stato ministro delle informazioni in due governi algerini,  in tempo di guerra (1958-1962): spazzare via l’argomento secondo il quale Israele è un piccolo Stato la cui esistenza è minacciata dagli stati arabi, non ridurre il problema palestinese a una questione di rifugiati ma, invece, presentare la lotta palestinese come una lotta di liberazione come altre. Scacciare l’impressione che nella lotta tra palestinesi e sionisti, i sionisti siano perdenti. Ora è l’arabo che deve essere oppresso e vittima, perché egli non è solo di fronte ai sionisti, ma all’imperialismo mondiale.

 

 

Per assicurarsi che questo consiglio fosse seguito, il KGB mise Arafat ed i suoi aiutanti nelle mani di un maestro di propaganda: Nicolai Ceausescu, presidente a vita della Romania. Negli anni seguenti, Ceausescu ospito’ spesso Arafat e gli imparti’ lezioni su come applicare i consigli di Giap, di Yazid, e degli altri dell’orbita sovietica. Il “personal trainer” di Arafat , Ion Mihai Pacepa, capo della intelligence militare rumena, dovette lavorare duramente per il suo protetto a volte indisciplinato. Pacepa successivamente registro’ un numero di sessioni durante le quali Arafat si scagliava contro i dictat di Ceausescu: non voleva che l’Olp si  presentasse come esercito rivoluzionario del popolo che cercava di lottare per liberarsi dall’oppressore: voleva solo distruggere Israele. Gradualmente, però, le lezioni di machiavellica arte di governare di Ceausescu penetrarono. Durante i suoi primi anni in Libano, Arafat sviluppo’ tattiche di propaganda che gli permisero di creare l’immagine di un popolo senza fissa dimora, oppresso da un potere coloniale. Questo restyling gli fu molto utile a ovest, per i decenni a venire.

 

 

Breznev, secondo Pacepa, lo trasporto’ un passo più in là, quando Carter entro’ in carica . Suggeri’ a Pacepa che Carter avrebbe potuto cascargli ai piedi se Arafat  avesse finto di rinunciare alla violenza e di cercare i negoziati di pace. Arafat fu convinto dalla promessa che, in caso di successo, l’Occidente lo avrebbe ricoperto d’oro e di gloria. Lo fece. Miliardi di dollari e un premio Nobel. Ceausescu avverti’ Arafat che avrebbe dovuto fingere più e più volte. Abbas è ancora in questa finzione.

 

 

James Woolsey, ex direttore della CIA ha affermato che quanto dichiarato da Pacepa è credibile. Il racconto di Pacepa è anche confermato da Zahir Muhsein, membro del comitato esecutivo dell’OLP. In un’intervista al giornale olandese Trouw, nel 1977, affermo’ non essere mai esistito qualcosa come il “popolo palestinese”, che l’uso del termine fu uno stratagemma politico, e che non c’era alcuna ricerca di autodeterminazione politica – che non appena gli ebrei  fossero stati spazzati via, la sovranità sarebbe stata affidata alla Giordania:

“ Between Jordanians, Palestinians, Syrians and Lebanese there are no differences. We are all part of ONE people, the Arab nation. Look, I have family members with Palestinian, Lebanese, Jordanian and Syrian citizenship. We are ONE people. Just for political reasons we carefully underwrite our Palestinian identity. Because it is of national interest voor the Arabs to advocate the existence of Palestinians to balance Zionism. Yes, the existence of a separate Palestinian identity exists only for tactical reasons. The establishment of a Palestinian state is a new tool to continue the fight against Israel and for Arab unity. A separate Palestinian entity needs to fight for the national interest in the then remaining occupied territories. The Jordanian government cannot speak for Palestinians in Israel, Lebanon or Syria. Jordan is a state with specific borders. It cannot lay claim on – for instance – Haifa or Jaffa, while I AM entitled to Haifa, Jaffa, Jerusalem en Beersheba. Jordan can only speak for Jordanians and the Palestinians in Jordan. The Palestinian state would be entitled to represent all Palestinians in the Arab world en elsewhere. Once we have accomplished all of our rights in all of Palestine, we shouldn’t postpone the unification of Jordan and Palestine for one second.”

Hafez Assad dichiaro’ che non c’era “popolo palestinese”, che prima al 1964 gli arabi in Palestina si chiamavano “i cittadini della Grande Siria”.  Durante la prima guerra mondiale gli inglesi offrirono l’autonomia agli  arabi in cambio del loro aiuto nella guerra contro l’Impero Ottomano, ma gli arabi locali combatterono a fianco degli Ottomani per l’eterna gratitudine dei Turchi.  Da un articolo Pacepa al National Review Online :

“Nel 1972, il Cremlino decise di volgere tutto il mondo islamico contro Israele e gli Stati Uniti. Come mi disse il presidente del KGB, Jurij Andropov, un miliardo di avversari avrebbe potuto infliggere un danno di gran lunga maggiore all’America di quello che avrebbero potuto pochi milioni. Avevamo bisogno di infondere un odio in stile nazista verso gli ebrei, in tutto il mondo islamico, e di trasformare l’arma delle emozioni in un bagno di sangue del terrorismo contro Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti. Nessuno all’interno della sfera  d’influenza Americana / sionista  avrebbe dovuto più sentirsi al sicuro “.

“Secondo Andropov, il mondo islamico era una “scatola di Petri” nella quale si poteva coltivare un ceppo virulento di odio-Americano, cresciuto dal batterio del pensiero marxista-leninista. L’anti-semitismo Islamico corre veloce. I musulmani hanno un gusto per il nazionalismo , lo sciovinismo e la vittimologia. Le loro analfabete folle oppresse possono essere montate fino al culmine. ”

 

 

Ancora dall’ articolo del National Review Online:

“Nella metà degli anni 1970, il KGB ordino’ al mio servizio di intelligence, il DIE – insieme ad altri servizi affini dell’Europa orientale – di setacciare il paese per trovare attivisti di fiducia del partito, appartenenti a diversi gruppi etnici islamici, educandoli alla disinformazione ed alle operazioni terroristiche, e infiltrandoli nei paesi della nostra “sfera di influenza.” Il loro compito era quello di esportare un rabbioso, demenziale odio per il sionismo americano, manipolando l’ancestrale avversione per gli ebrei sentita dal popolo in quella parte del mondo. Prima di lasciare la Romania, nel 1978, la mia DIE aveva inviato circa 500 di tali agenti infiltrati nei paesi islamici. Secondo una stima approssimativa ricevuta da Mosca, nel 1978, l’intero blocco sovietico di intelligence aveva inviato circa 4.000 di tali agenti di influenza nel mondo islamico. A metà degli anni 1970 abbiamo iniziato a inondare il mondo islamico con una traduzione in arabo dei Protocolli dei Savi di Sion, un falso zarista russo che era stato usato da Hitler come base per la sua filosofia  anti-semita. Abbiamo anche diffuso un documentario falso, fabbricato dal  KGB, in lingua araba, secondo cui Israele e il suo principale sostenitore, gli Stati Uniti, erano paesi sionisti dedicati a convertire il mondo islamico in una colonia ebraica.

Noi del blocco sovietico abbiamo cercato di conquistare le menti, perché sapevamo che non potevamo vincere tutte le battaglie militari. E ‘difficile dire quali siano esattamente gli effetti duraturi di questo piano. Ma l’effetto cumulativo di diffondere centinaia di migliaia di Protocolli nel mondo islamico e rappresentare Israele e gli Stati Uniti come nemici mortali dell’Islam  non è stato sicuramente costruttivo. ”

QUI

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6 commenti
  1. Renzo Massarenti permalink

    non so proprio che dire, sarà così la storia dell’OLP, una cosa vorrei però sapere: che progetto ha il popolo israeliano per quello palestinese? Lo considera un popolo o qualcosa d’altro? Confesso la mia estrema ignoranza in merito alle vicende dei territori mediorientali, ma qualche dubbio, francamente, mi rimane, non riuscite a convincermi del tutto……pur riconoscendo Israele come unica e reale democrazia in quei territori. Ma anche gli USA sono una democrazia da sempre, eppure la storia ci racconta quello che hanno fatto per sovvertire in Cile un governo demoicraticamente eletto….ed in quanti altri paesi! Quindi? Vorrei vedere Israele in pace con un paese libero e democratico palestinese…..un sogno, lo so!!!

    • La storia dell’Olp è facilmente verificabile. La tua domanda sorprende: non sarebbe più ovvio domandarsi quale sia il progetto che il popolo palestinese ha per sé stesso? Israele puo’ solo avanzare delle proposte, lo sta facendo da quasi settant’anni. Finora ha ricevuto solo rifiuti. Altra cosa che Israele deve fare è difendersi. E anche questo cerca di farlo. Credo che il 100% degli israeliani abbia il tuo stesso sogno: vivere in pace. Purtroppo, come la storia, anche recente, ci insegna, la pace non va daccordo con i regimi mafiosi, terroristi e violenti. Personalmente credo che l’opportunità stia nelle mani del popolo palestinese, non certo in quelle dei ladri che lo “amministrano”, ben contenti dello stato di cose che permette loro di intascare miliardi di dollari di aiuti mondiali senza essere impegnati, in cambio, a concedere nulla. Sta all’opposizione palestinese, che esiste, anche se l’Occidente preferisce fare come se non ci fosse, liberarsi dei suoi dittatori e dire di si’ alla pace e allo sviluppo. La democraticizzazione imposta, come sappiamo, fallisce. La liberazione deve avvenire dall’interno. Ed è un processo senz’altro lungo e a volte doloroso. D’altra parte non credo che ai palestinesi convenga perdere altro tempo. In quanto al convincerti, non è lo scopo di questo blog. Qui l’intenzione è quella di presentare una realtà che sistematicamente è ignorata dai mainstream dell’informazione. E, anche se sembra paradossale, c’è più gente disposta a credere ai rettiliani che governano occultamente il mondo, piuttosto che accettare di prendere in considerazione verità storiche e attuali, documentate. Saluti.

  2. Paolo Porsia permalink

    ….E se l’opposizione SIRIANA è VERAMENTE DEMOCRATICA? Le implicazioni per uno stato laico modello Turchia in SIRIA…Sarebbero incalcolabili….Forse addirittura un PACE con ISRAELE….Dopo di che il principio del Domino potrebbe funzionare in pieno…..

  3. Freddy Stefano permalink

    Il problema dei cosiddetti palestinesi e degli arabi in genre é l’islam ; una ideologia totalitaria mascherata da religione che ottunde la mente di centinaia di milioni di persone perlopiù vittime inconsapevoli. L’islam impedisce lo sviluppo economico e sociale dei paesi mediorientali riproponendo dettami scritti da uno psicopatico e contenuti in un manuale per beduini tagliagole del settimo secolo. Chiedetevi il perché in 70 anni a pari finanziamenti gli israeliani sono all’avanguardia mondiale in moltissimi settori come la medicina e l’informatica mentre i palestinesi non sono stati capaci neanche di costruire delle fogne efficienti.
    Perfino l’antica e poverissima India nonostante le credenze popolari é riuscita a modernizzare il paese e ad avere una crescita del 9% annuo.

    • Il problema è l’Islam politico e a chi la sua diffusione è affidata. Non è un caso che 600 versetti del Corano che attestano il diritto degli ebrei a Israele siano sistematicamente ignorati e che si sia sempre più affermato l’uso degli ahadith, da sempre materia controversa, che del Corano stesso. I palestinesi devono gran parte della loro miseria alla corruzione dei loro “amministratori” e se i quattrini finiscono nelle tasche di pochi e non di tutti è un po’ difficile lo sviluppo. Qualsiasi sia la religione prevalente. Un minimo ne sappiamo anche noi qualcosa.

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