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Bloccati nell’odio

giugno 2, 2012

Sidney Touati (avvocato, scrittore)

(Trad. di Bugie dalle Gambe Lunghe)

Immaginiamo che i paesi arabi avessero, come suggeri’ il presidente Bourguiba, accettato l’esistenza dello Stato di Israele. La pace avrebbe favorito lo sviluppo della regione, e le fonti di energia essendo abbondanti, il Medio Oriente sarebbe diventato uno dei centri economici più importanti del mondo. La storia ha deciso diversamente.

 

 

 

I leader arabi più influenti, hanno, inizialmente, optato per la guerra. Non essendo riusciti, nonostante la mobilitazione del loro popolo e dei loro eserciti, a  distruggere lo Stato ebraico giovani, hanno deciso per una strategia  nella quale sono rimasti drammaticamente bloccati: l’odio. L’odio assoluto che non fa distinzione tra soldati e civili, tra uomo, donna, bambino, vecchio e nella sua forma estrema, rende ogni Ebreo, ovunque si trovi, un nemico.

Il fallimento del panarabismo e del nazionalismo estremo, prevalente durante il regno di Nasser, ha portato il mondo arabo musulmano a difendere gli omicidi terroristici. Lo spostamento della guerra verso la follia assassina si è realizzato tramite la strumentalizzazione della “causa palestinese” e con l’emergere del fondamentalismo islamico. In molti, in Occidente, hanno applaudito.

Non si sono spinti fino ad assegnare il Nobel per la pace ad un uomo corrotto che  sostenendo le “bombe umane” (1)? Che cosa vediamo oggi? La trappola nella quale il mondo arabo e tutti coloro che ne hanno seguito l’esempio, prima di tutto il blocco sovietico ed i suoi accoliti,  pensava di prendere gli israeliani si è , invece, chiusa sui suoi autori.  La Siria, con le sue decine di migliaia di morti, ne sta pagando il prezzo. Il mondo arabo e coloro che hanno sostenuto le sue sfrenate ambizioni, sono rimasti prigionieri della cultura della violenza terroristica che hanno lasciato sviluppare nella popolazione, seminando morte, disperazione, instabilità.

Il culto della “causa palestinese” la modellazione de “l’eroe palestinese” hanno portato a legittimare i crimini più efferati. Hanno valorizzato, agli occhi dei giovani, quelli che si dedicavano alle  uccisioni di civili. Uccidere un bambino, farsi esplodere per uccidere il maggior numero di bambini, è diventato glorioso.

Immaginate il tipo di comportamento che questi valori negativi, inculcati illimitatamente nella gioventù “araba”, sono stati in grado di indurre e capirete perché gli attentatori suicidi si fanno esplodere oggi in Afghanistan, Iraq, Yemen e altrove. Difendere i crimini di terrorismo commessi dai palestinesi contro gli ebrei, l’ossessivo antisemitismo coltivato dalla maggior parte dei paesi arabi, non solo è servito come alibi per la creazione di dittature, ma ha reso questi paesi instabili, o quasi ingovernabili. Non possiamo costruire nulla sul terreno dell’odio.

Il ribaltamento dalla guerra aperta contro lo Stato ebraico, al sostegno incondizionato alla “causa palestinese”, ha traghettato la maggior parte dei paesi arabi dalla dittatura alla guerra civile latente. I paesi che erano in prima linea in questo scenario cupo, Egitto in testa, sono ora consegnati al disordine: si stanno uccidendo in Yemen, Siria, Egitto, Iraq, Afghanistan … l’Europa non è risparmiata, la sua politica demagogica è un potente catalizzatore: si massacra in Norvegia, si assassina a Tolosa e altrove.

L’esito prevedibile della macchina ideata e sostenuta dal totalitarismo sovietico, convalidata da una gran parte dell ‘”élite” occidentale, ha portato, con il prevedibile trionfo dell’islamismo radicale, ad imprigionare le persone in un  processo di letargia morbosa . Lo spettro del trionfo dei regimi stile “talebani” incombe su molti paesi tra i più avanzati, che hanno sperimentato la “primavera araba”, come la Tunisia. Appena completata, la Commissione tunisina di  riforma politica  non ha annunciato l’adozione di un nuovo patto repubblicano che vieta qualsiasi normalizzazione con lo stato ebraico? E l’attivista Ahmed Kahlaoui non ha minacciato di uccidere qualsiasi tunisino che  stabilisse legami con Israele?

Il prerequisitio è riconoscere Israele. Allo stato attuale delle loro prese di posizione, i paesi arabi hanno poche probabilità di uscire da questo stato cronico di guerra civile. I loro “amici” occidentali, i loro nuovi alleati in seno all’ONU, sono lì per legittimare il discorso della violenza basata sulla demonizzazione di Israele e il culto del martirio palestinese. Senza offesa per i suoi critici, Israele non è mai caduto nella trappola dell’odio. Non è un segno della sua forza morale? Una delle cause del suo sviluppo e vitalità?

I Paesi arabi conosceranno la pace e lo sviluppo quando cesseranno di conoscere la realtà attraverso la visione deformata offerta dalla mitologia delle Crociate o dalle ideologie riciclate, ereditate dal blocco sovietico. Solo quando i leader arabi rinunceranno all’odio dell’altro, personificato dall’immagine di Israele e dell’Ebreo si potrà parlare di “primavera araba”. Per ora, le legittime aspirazioni dei popoli alla libertà sono sepolte sotto la terra spessa e glaciale del rifiuto dell’Altro.  Perché una simile rivoluzione si verifichi, i popoli arabi possono contare solo su se stessi, poiché le élites occidentali ed i loro “amici” vegliano affinché  tali aspirazioni non possano essere soddisfatte. La fantasia del clan dell’odio è sconfinata e può prendere ogni tipo di forma. Il misero pamphlet di Hessel   e le altre “Flotille” per Gaza, sono lì a ricordarci che il “ventre è sempre caldo, là da dove è uscita la bestia immonda” … Soffiare sulle braci, mantenere la demonizzazione di Israele è il loro unico credo .

Il pieno riconoscimento di Israele sarà il segnale di una vera “primavera araba”. Per ora, siamo ancora lontani. Il mondo arabo è ancora un prigioniero dell’inverno di odio.

(1) « In Cisgiordania, quasi ogni attimo della vita quotidiana si svolge in una cultura che glorifica la morte: camminate in una strada intitolata a un terrorista suicida per portare i vostri figli in una scuola che celebra gli attentati suicidi, comprate prodotti in un negozio dai muri ricoperti di ritratti di “bombe umane”. » Jérusalem Post, Mark Steyn, 8 ottobre 2003 ;in C. Leuchter, Le livre noir de l’Autorité Palestinienne, page178, éd.Café Noir, 2004.

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