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La narrazione de “l’Eterna Vittima”

maggio 31, 2012

di Shelby Steele

(Shelby Steele  è un giornalista e documentarista americano e membro della Stanford University, specializzato in studi sulle relazioni interraziali, multiculturalismo e attivismo. E’ membro del Gruppo di lavoro “L’islamismo e l’ordine internazionale”.)

Il conflitto arabo-israeliano, non è realmente un conflitto, è una guerra – una guerra degli arabi contro gli ebrei. Per molti aspetti, questo conflitto è un conflitto tra narrazioni. Noi che sosteniamo Israele, abbiamo fatto un pessimo lavoro nella formulazione di una narrazione che lotta contro la storia raccontata al rovescio. Possiamo fare di meglio.

Cosa sono nella realtà le conferenze di Durban, la richiesta per il riconoscimento alle Nazioni Unite di una dichiarazione unilaterale dello Stato palestinese, e l’animus generale in Medio Oriente e altrove nei confronti di Israele e verso gli ebrei,? La conferenza di Durban e l’affermazione che Israele è una nazione razzista hanno davvero per scopo riformare il popolo di Israele ed emendarlo dal suo razzismo?Credo che il vero scopo sia situare il popolo palestinese all’interno di una narrazione di vittimizzazione. Questo è il loro ulteriore obiettivo: vedere sé stessi e ottenere che gli altri li vedano come vittime del colonialismo, come vittime della supremazia bianca.

Ascoltate il loro linguaggio, è il linguaggio dell’ oppressione coloniale. Il leader palestinese Mahmoud Abbas sostiene che i palestinesi sono stati occupati per 63 anni. Il termine oppressi è costante, abusato. In questo, c’è una verità poetica, simile alla licenza poetica, una verità poetica di uno scrittore che piega i ruoli per essere più efficace. Vi darò un esempio di una verità poetica che viene dal mio gruppo, i neri americani. Prendiamo le seguenti rivendicazioni: l’America è una società profondamente, irriducibilmente razzista. Potrebbe non essere così evidente oggi come lo fu in passato. Tuttavia, è ancora oggi strutturalmente e sistemicamente presente, e impedisce di realizzare il sogno americano.

Per contraddire questa affermazione, si possono presentare prove che suggeriscono che il razzismo in America oggi si trova circa al 25° posto nella lista dei problemi dei neri americani. Si può raccontare una delle grandi storie taciute d’America, vale a dire la crescita morale e l’evoluzione distanti da questo problema. Questo non significa che il razzismo sia completamente spento, ma che non impedisce il progresso di un nero negli Stati Uniti. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario. Tuttavia, questa affermazione è ancora centrale nell’identità del nero americano – l’idea che siamo vittime di una società fondamentalmente, incurabilmente razzista.

Verità poetiche come questa sono meravigliose perché nessun fatto e nessuna ragione potrà mai penetrarle. I sostenitori di Israele sono di fronte ad una verità poetica. Si continua a colpirla con tutti i fatti. Continuiamo a colpirla con l’ovvia logica e con la ragione . E siamo talmente ovvi e talmente nel giusto da supporre che questo abbia un impatto che invece non ha.

E perché no? Perché queste narrazioni poetiche, queste verità, sono la fonte del loro potere. Concentrandosi sul caso dei palestinesi, che sarebbero stati se non fossero vittime della supremazia bianca? Sarebbero solo povera gente medio orientale. Sarebbero rimasti indietro. Indietro rispetto a Israele in ogni modo. Quindi questo racconto è la fonte del loro potere. È la fonte del loro denaro. Il denaro proviene da tutto il mondo. E’ la fonte della loro autostima. Senza di essa, sarebbero stati in grado di competere con la società israeliana? Avrebbero dovuto affrontare la loro inferiorità nei confronti di Israele – come la maggior parte delle altre nazioni arabe, avrebbero dovuto affrontare la loro inferiorità ed esserne responsabilizzati. L’idea che il problema sia Israele, che il problema siano gli ebrei, protegge i palestinesi dal dover affrontare tale inferiorità e di fare qualcosa per superarla. L’idea palestinese di essere vittime significa per loro più di ogni altra cosa. E’ tutto. E’ il fulcro della propria identità ed è il modo con il quale si definiscono come esseri umani nel mondo. Non è una cosa folle. I nostri fatti e la nostra ragione non riusciranno a penetrare facilmente tale definizione o fare alcun passo avanti.

 

La domanda è: come fanno a farla franca con una verità poetica, sulla base di una tale serie evidente di falsità? Una delle ragioni è che il mondo occidentale non ha l’autorità morale per richiamarli. Il mondo occidentale non ha detto “il vostro vero problema è l’inferiorità. Il vero problema è il sottosviluppo.” Questo non è stato detto, né sarà mai detto – perché il mondo occidentale una volta era coloniale, una volta era razzista, ha praticato la supremazia bianca e si vergogna di sé stesso e quindi è vulnerabile rispetto a tali carichi, percio’ non dirà una parola. L’Occidente non dice quello che realmente pensa e prova di ciò che è così evidente . Così la verità poetica che i palestinesi siano vittime continua ad alimentarsi.

I media internazionali, inoltre, non ritengono di avere l’autorità morale per riferire ciò che vedono. Al contrario, si nutrono di questa verità poetica dandole una sorta di gravitas che non avrebbe mai altrimenti.Di conseguenza, abbiamo bisogno di sviluppare una narrazione che non sia poetica, ma letterale e che si basa sulla verità. A cosa somiglierebbe un racconto simile? Dovrebbe cominciare con il presumere che il problema del Medio Oriente non è la supremazia bianca, ma la fine della supremazia bianca. Dopo la seconda guerra mondiale, gli imperi cominciarono a contrarsi, la Gran Bretagna tornò a casa, la Francia tornò a casa, e il mondo arabo fu lasciato quasi in abbandono, e in uno stato di libertà molto maggiore di quanto non avesse mai conosciuto prima.

La libertà è, però, una cosa rischiosa da vivere. Quando si arriva alla libertà, ti vedi più da vicino nel mondo. Non vale solo per il Medio Oriente. E ‘stata anche l’esperienza americana nera, quando il disegno di legge per i diritti civili fu approvato nel 1964 e abbiamo avuto maggiore libertà. Se eri un bidello nel 1963 e tu lo fossi stato ancora nel 1965, e tu avessi goduto di queste libertà, supportate da uno Stato di diritto, allora la tua esperienza reale della libertà sarebbe stata di umiliazione e di vergogna. Avresti visto quanto strada avevi ancora da fare, quanto indietro tu fossi, quanto poco capitale sociale avevi a disposizione per lottare e andare avanti. Anche con la libertà avresti visto quanto sei suscettibile a restare indietro a lungo. Nell’ottica dell’incapacità a competere e del sottosviluppo, la libertà diventa qualcosa che è molto probabile anche odiare – perché porta questa umiliazione.

A quel punto i gruppi oppressi in precedenza sviluppano quello che io chiamo malafede. La malafede è quando si arriva alla libertà, se ne è umiliato e allora dici: “Beh sai la verità vera è che io non sono libero. Il razzismo esiste ancora. Il sionismo è il mio problema . Lo Stato di Israele è il mio problema. Ecco perché sono così indietro ed è per questo che non posso progredire “.

Si sviluppa una cultura radicata nella malafede dove si insiste sul fatto che siete meno liberi di quello che realmente siete. L’estremismo islamico è l’esempio straordinario di questo fenomeno. “Devo mandare avanti la jihad perché sto combattendo per la mia libertà.” Beh hai già la tua libertà. Potresti stare a casa e studiare. Potresti fare qualcosa di costruttivo. Ma “No, non posso farlo perché questa situazione mi fa sentire male con me stesso.” Così io vivo in un mondo di estremismo e dittatori.

Questo non è esclusiva del Medio Oriente. Nell’ America nera abbiamo avuto esattamente la stessa cosa. Dopo aver ottenuto il disegno di legge per i diritti civili e questo maggior grado di libertà, tutto ad un tratto abbiamo sentito le parole “potere nero”. Poi tutto d’un tratto abbiamo avuto le Pantere Nere. Poi abbiamo avuto questa militanza, questo prendere la pistola, perché ci sentivamo male con noi stessi. Ci sentivamo non competitivi e questo diventava il nostro risarcimento. Si tratta di un modello comune tra i gruppi che si sentono abbandonati, una volta diventati liberi.

Questa è la vera storia dei palestinesi e del Medio Oriente. Non saranno mai raggiunti dalla ragione fino a quando non saranno in qualche modo in grado di andare oltre la malafede, di andare oltre questo tipo di verità poetica che li vuole vittime perenni della nazione aggressiva e razzista di Israele.

Sfidare la loro narrazione con questa spiegazione ci permetterà di essere più efficaci. Fino ad ora, abbiamo sempre utilizzato i dati e la ragione e non abbiamo progredito.

Durban è un perfetto esempio di malafede, perché Durban è un modo di dire che gli israeliani sono razzisti e sono il nostro problema. Durban è davvero un modo di dire “io non sono libero”. Sono ancora una vittima. Questo è il vero scopo di Durban. La rivendicazione palestinese per il riconoscimento unilaterale da parte dell’ONU è anch’esso un perfetto esempio di malafede. Se i palestinesi arriveranno al Consiglio di Sicurezza, saranno molto probabilmente respinti, e risponderanno dicendo: “Ti avevo detto che siamo vittime, vi avevo detto che l’Occidente è razzista.” E così via. Si rafforza la stessa identità triste.

L’ironia e la tragedia di tutto questo è che mantiene questi gruppi in una bolla dove non si incontrano o hanno a che fare con la verità. Questo diventa una seconda oppressione per tutti questi gruppi. Sono stati oppressi, una volta, ora sono liberi, eppure creano una verità poetica che li opprime da capo.

Come si va verso la buona fede, se sei stato allevato dicendoti che la società entro la quale stai tentando di competere è contro di te, è razzista? I palestinesi soffrono, e continueranno a soffrire, perché tutta la loro energia è impiegata ad andare contro l’annullamento della loro situazione piuttosto che nella messa in discussione e nell’affrontarla.

La forza della nostra tesi è dare ai palestinesi una via d’uscita. Lo sviluppo è la via d’uscita. L’Occidente può aiutare a competere. Ci potrà volere un po ‘di tempo. Ma l’alternativa è un ciclo di violenza e di odio e di verità poetiche in un vittimismo costante.

Il modello di malafede in alcuni punti arriva ad abbracciare una sorta di etica della morte. Come Osama bin Laden ha affermato: in Occidente, avete tutti paura della morte, ma noi amiamo la morte. Perché ami la morte? Se non hai paura della morte, allora ne sei esaltato, tutto ad un tratto sei un uomo grande e grosso. Non sei uno recentemente liberato, inferiore. Sei piuttosto qualcuno che gestisce, che conquista il suo mondo, che ha il potere. Per il terrorismo è potenza, la potenza della pistola. Questa verità poetica porta ad un terribile fascino inconcepibile per la morte e la violenza e le pistole e bombe. Si consuma tutta una parte del mondo, ogni singolo giorno – piuttosto che le cose noiose che la buona fede richiede, come andare a scuola, allevare i figli, inventare software per esempio, fare soldi.  Questo è il modo in cui la narrazione deve essere raccontata.

QUI articolo originale e anche QUI

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