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L’emergenza di una giudeofobia planetaria

maggio 22, 2012

“Chi ha affondato il Titanic? Iceberg, un Ebreo. “Serge Gainsbourg

“I migliori mancano di convinzione, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità.” W. B. Yeats

(Estratto da un articolo di P.A. Taguieff, del 2003. Profetico!)

*Pierre-André Taguieff (Parigi, 4 agosto 1946) è un sociologo, filosofo e storico delle idee francese, direttore di ricerca al Centro Nazionale francese per la Ricerca Scientifica e docente all’Istituto parigino di Studi Politici. Autore di numerosi saggi politici, di storia delle idee, sociologici e teoria della falsificabilità, i suoi studi hanno riguardato anche il razzismo, l’antisemitismo e l’analisi delle ideologie legate all’estrema destra; è noto anche per i suoi lavori pionieristici sul populismo, sulla cosiddetta “Nuova Destra” e sul Fronte Nazionale di Jean-Marie Le Pen.

Ci troviamo oggi in un contesto convulso, caratterizzato dalla presenza simultanea e minacciosa di due configurazioni  anti-ebraiche: la prima, il vecchio antisemitismo legato al nazionalismo dell’estrema destra xenofoba, vivo e vegeto in tutta Europa, e che in Francia sembra essere in una fase crescente o di riattivazione congiunturale, e in secondo luogo, una ideologia anti-ebraica di dimensioni  globali che sta attualmente emergendo, tendendo a stabilirsi nel senso comune e che colpisce in particolare la società francese da dopo il 2000, con violenza intollerabile. Non dobbiamo quindi confondere la ripresa o il riciclaggio di vecchie forme di antisemitismo etno-nazionalista con l’emergenza e l’ampliamento della nuova giudeofobia globale, i cui principali vettori sono la propaganda delle reti islamiste e la demagogia della nuova sinistra (neo-comunisti attivisti dell’ “anti-globalizzazione”, trotskisti, anarchici), sfruttanti tutti  la “causa palestinese”.

È degno di nota che gli ebrei, designati direttamente o indirettamente (“i sionisti”) siano eletti nemico assoluto, dai sostenitori delle tre posizioni estremiste citate (xenofobia di estrema destra, nuova estrema sinistra terzo-mondista e Islam radicale), che hanno poco in comune se non un obiettivo politico negativamente definito : distruggere il sistema politico realizzante (più o meno bene) l’ideale della democrazia liberale / pluralista. La democrazia liberale non è certamente perfetta, ma è perfettibile, ed è l’unico sistema politico ad esserlo. Si deve difenderla perché è l’unico tipo di organizzazione politica a garantire la libertà di azione e di pensiero . Tuttavia, la libertà e le condizioni politiche per esercitarla non rientrano nel campo di visione dell’estremismo ideologico, le cui passioni motrici e le incrollabili certezze si adattano bene ai regimi autoritari e dittatoriali.

L’estremista è l’uomo dalla convinzione ideologica esclusiva , eretta a verità assoluta, buona e giusta. Per questo la cultura intellettualmente e politicamente “liberal” gli è  estranea ed odiosa: l’estremista non discute, crede di sapere quello che si deve sapere, non transige, gli resta solo da eliminare, in modi diversi, coloro che incarnano ai suoi occhi il falso, il male e l’ingiusto E’ intransigente e fanatico (“posseduto” dalla sua “causa”). E’ settario ed epuratore. Caratterizziamo brevemente gli argomenti di base delle tre  distinte categorie di estremisti : i “nazionalisti”, la neo-sinistra e gli islamisti. Il regime di tipo democratico-rappresentativo è respinto dai primi, perché sarebbe al servizio del “globalismo” o “cosmopolitismo” (contro le “nazioni”), dal secondo perché funzionerebbe a favore del “capitalismo globale “(contro” popoli “), e dall’ultimo, perché sarebbe espressione di imperialismo occidentale e servirebbe gli interessi dei” giudeo-crociati”, nemici diabolici dei “veri” musulmani.

Tanti motivi di questi estremisti  convergono o confluiscono. E’ estremista chi rifiuta il dialogo, il compromesso e la riforma, e prevede di iniziare distruggendo ciò che già è,  in nome di un “altro mondo”, un’idea di società perfetta, la vera religione o l’ uomo nuovo. Per ogni estremista, è evidente che il fine giustifica i mezzi assolutamente, e che l’avversario è un nemico da eliminare. Un estremista vive, pensa e agisce in un mondo manicheo, dove l’assoluto del bene (che incarna), si oppone irrevocabilmente al male assoluto (che combatte). La “causa palestinese” assolutizzata, è diventata la causa comune di tutte le forme di estremismo. Una causa mitica, fantastica come quella del “popolo martire” per eccellenza.

La confluenza degli estremismi

I propagandisti islamisti, come i neo-demagoghi di sinistra, praticano sistematicamente il terrorismo intellettuale  nei mezzi di comunicazione a loro disposizione: ogni critica ai loro discorsi o comportamenti è immediatamente trattato come “islamofobo” e “razzista”, “fascista” o “complice della destra” o come” neo-liberismo “(ultimo nome del diavolo). Per quanto riguarda l’estrema destra, emarginati e ostracizzati dal 1945 nelle democrazie occidentali, il suo uso dei media tende a ridursi alla denuncia litanica  della “cospirazione” della quale è vittima, i cui organizzatori sarebbero i seguaci del “mondialismo” . La guerra contro gli ebrei è oggi guidata dai movimenti che designano la democrazia liberale, in modo chiaro o no, come nemico. Se mettiamo da parte l’Islam, suscettibile di essere un alleato congiunturale  dell’estrema destra (di solito gruppuscolare o modernizzata sul modo nazionale-populista) e dell’estrema sinistra, orientata all’anti-globalismo gnostico (la ricerca di un “altro mondo”), resta da considerare l’estremismo che si situa a destra e a sinistra, dove si possono osservare diverse espressioni dello stesso fanatico “anti-sionismo”, la stessa frenetica israelofobia. A destra, per esempio, gli slogan di GUD (Groupe Union Défense: organizzazione studentesca, nata alla facoltà di Assas nel 1968.) mostrano la banalizzazione di un immaginario strutturato da un anti-sionismo e un anti-americanismo deliranti: “a Parigi come a Gaza, Intifada”, “Deauville, Sentier , territori occupati “, “sionisti assassini, complici degli Stati Uniti”, “né di destra né di sinistra, anti-sionisti “(parafrasi ironica dello slogan di Le Pen “Né di destra né di sinistra, francese “).

Un militante di un gruppuscolo violento di destra, dice, circa il suo impegno pro-palestinese: “Abbiamo sostenuto l’intifada, pieni di ammirazione e rispetto per le persone che non hanno altre armi che il loro sangue.” E, in riferimento alle manifestazioni del GUD nel corso degli anni 1990, lo stesso militante, testimone diretto, ha dichiarato:” La kefiah affianco’ la croce celtica, un’alleanza che sembrava in un primo momento paradossale, eppure è emersa nel corso degli anni come via da seguire. ” Anche se lo slogan di una certa “identità attivista” era “Né kefiah né kippah”, la linea dominante negli ambienti della destra radicale extra-Le Pen, può essere definita piuttosto da una formula del tipo “Con la kefiah contro la kippa,” o, nella sua variante elaborata,  “Croce Celtica e kefiah contro kippah e  Stelle e Strisce”

Si noti inoltre che i circoli islamici hanno tratto la logica conclusione dalle molteplici dichiarazioni pubbliche di Jean-Marie Le Pen a favore del mondo arabo-musulmano, dopo la guerra del Golfo. Le Pen, un amico di Saddam Hussein, ha la reputazione di un difensore di “vittime” de “l’imperialismo americano-sionista”. Radio Islam, sito fondato e gestito dall’ islamista marocchino Ahmed Rami, ha diffuso, durante le elezioni, l’invito inequivocabile a votare il candidato Jean-Marie Le Pen: “Chiamo i musulmani  di Francia: Votate Le Pen ! E non siate manipolati dalle menzogne della falsa propaganda  [sic] degli ebrei che vogliono combattere contro la Francia fino all’ultimo “beur”! (beur è la maniera abbastanza ingiuriosa di chiamare gli arabi francesi) L’articolo, a firma Kamal Khan, si basa sulla denuncia di un complotto “americano-sionista”, e esorta i musulmani “oppressi” a sollevarsi contro l’occupazione sionista” o “ebraica”:

“Compatrioti musulmani ! La Francia non è gestita da veri francesi, ma da servi del sionismo internazionale che controlla l’economia. (…) I vostri padri hanno orgogliosamente combattuto per liberare la Francia dall’occupazione nazista. Aiutateci adesso a liberare questo paese dall’occupazione sionista! (…)  J.-M. Le Pen è l’unico uomo politico francese ad essersi chiaramente opposto alla guerra che gli americano-sionisti conducono contro l’Iraq, la culla della civiltà araba. (…) JM Le Pen è a capo di una delle poche organizzazioni francesi che cercano di evitare il sacrificio di centinaia di migliaia di bambini iracheni innocenti sull’altare dell’arroganza americano-sionista. (…) Il signor Le Pen non è razzista. Si tratta di una lotta francese per liberare la Francia dall’occupazione ebraica – come si lotta per liberare il paese dall’occupazione – il che è normale. (…)  Jean-Marie Le Pen conduce una battaglia per liquidare le forze del male che vogliono schiavizzare la Francia come hanno schiavizzato la Palestina e  molti altri Stati, come gli Stati Uniti, la Germania, l’Austria, la Svizzera o il Vaticano … che si sono arresi, incondizionatamente, al ricatto del sionismo internazionale. Il signor Le Pen lotta per ristabilire l’indipendenza politica della Francia, e farne un paese forte, potente e veramente indipendente, per aiutare il mondo arabo oppresso a ribellarsi e rompere le catene del male del sionismo!”

La demonizzazione di Israele e  del “sionismo” e la denuncia litanica dell’imperialismo “americano-sionista” costutuiscono una costellazione di atteggiamenti ideologici che  apre uno spazio comune per gli islamici e gli estremisti, di destra e sinistra. In Francia, il primo turno delle elezioni presidenziali, il 21 aprile 2002, ha dimostrato che l’estremismo di destra potrebbe raccogliere il 19,20% dei voti, mentre l’estremismo di sinistra (i candidati trotzkisti!) ne otterrebbe il 10,44% (ai quali dovrebbero essere aggiunti il 5,25% dei voti a Noel Mamère, candidato della sinistra con l’etichetta “verdi”). Il totale: circa il 35% dei voti (34,89%) sono stati ottenuti dai candidati di estrema destra ed estrema sinistra, uniti nel supporto alla “causa palestinese”, la demonizzazione dello Stato criminale di Israele ‘, la nazificazione del “sionismo” e la denuncia frenetica dell’ “imperialismo americano” del “globalismo” o “globalizzazione neoliberista”. E ‘importante fare un bilancio di questi due fenomeni distinti, mostranti due diverse forme di estremismo politico, il “nazionalismo francese”, e l’altro dell’ “internazionalismo proletario” uniti per combattere la loro debolezza. La lucidità deve unirsi al coraggio perché il conformismo “anti sionista” e palestinofilo continua a crescere nello spazio pubblico, insieme con la messa in atto di un sistema di intimidazione che vieta ogni critica all’Islam ( identificata con “islamofobia”). La nuova ondata di “correttezza politica” in Europa occidentale combina la demonizzazione demagogica della globalizzazione, con il populismo pessimista che lo accompagna (Abbé Pierre, Bové, ecc.), L’israelofobia ossessiva, l’islamofilia angelica e una palestinofia colorata di religiosità. Ecco il fronte di una resistenza reale intellettuale e politica. Se la destra non deve cedere alla demagogia dell’estrema destra, la sinistra deve a tutti i costi resistere ai canti di sirena dei nuovi ambienti dell’estrema sinistra, nascosta sotto la bandiera dell’ “anti-globalizzazione” o sotto il velo dell’ecologia (Verdi). E ‘infatti intorno all’odio e al risentimento contro gli ebrei che si incontrano destra e sinistra  estremiste, quelli sottolineando la denuncia del “potere ebraico” nelle società liberali, gli altri, favorendo la demonizzazione di Israele e del”sionismo”, inscindibili da un radicale anti-americanismo.

Come non voler vedere né prevedere

Dall’autunno 2000 ai primi mesi del 2002, di fronte alle manifestazioni di giudeofobia, l’indifferenza disinteressata, la critica ironica, la minimizzazione o negazione hanno rappresentato gli atteggiamenti prevalenti nella classe politica, fino a quando l’evidenza è saltata agli occhi di tutti, nel triste week-end di Pasqua 2002, quando le violenze anti-ebraiche sono aumentate. Ma nella primavera del 2002, il riconoscimento della gravità di tali violenze non fu univoco nella classe politica. Considerando che, durante il weekend di Pasqua (30-31 marzo 2002), tre sinagoghe furono bruciate o vandalizzate (a Lione, Strasburgo e Marsiglia) e tre attacchi anti-ebraici  ebbero luogo, Robert Hue ha potuto comunque lanciare a freddo, il 1 aprile: “La Francia non è un paese nel quale si è sviluppato l’antisemitismo” (LCI, Journal, 18h 35). Il giorno dopo una sinagoga, la quarta, in un sobborgo di Strasburgo, è stato attaccata. Secondo il candidato comunista, non ci sarebbe comunque stato alcun motivo di panico …

Nel frattempo, la minaccia islamista continua, in Europa e specialmente in Francia, ad essere sottovalutata, ridotta a mito, mentre tutti i segnali indicano che il fondamentalismo islamico seduce, fabbrica e mobilita le masse di fanatici indottrinati, un fenomeno in gran parte mascherato dai regimi dittatoriali del mondo musulmano. Se l’Islam radicale, nonostante le difficoltà incontrate nel tentativo di prendere il potere e l’istituzionalizzazione, ha dimostrato un tale dinamismo di conquista, è perché combina lo sfruttamento demagogico di ingiustizie sociali ed economiche, con la convinzione che l’Islam sia la soluzione di tutti i problemi per gli esseri umani e la chiamata alla jihad, guerra santa, dalla quale deriva la legittimità del terrorismo. L’islamismo radicale affascina gli attivisti. Ha fatto rivivere il mito guevarista, trasfigurando il risentimento contro il ricco Occidente, potente, arrogante, e sostituendo l’ideologia marxista-leninista con l’Islam ideologizzato. Di conseguenza, la denuncia di “islamofobia” – in linea di principio legittima – diventa uno strumento del terrorismo intellettuale per vietare qualsiasi analisi critica all’islamismo radicale, nelle sue forme fondamentaliste o jihadiste. L’Islam, in tutte le sue forme (anche le più estreme) è considerato intoccabile, unica religione al di là di critiche. La religione degli ex colonizzati, la religione di coloro che, sfruttando la visione romantica di una parte della società nei confronti della popolazione del Nord Africa, provocano, soprattutto in Francia, un crescente senso di colpa tra gli ex colonizzatori. Ecco perché la giudeofobia praticata dai gruppi più ideologizzati dell’Islam è così sconosciuta, così poco analizzata e criticata. La giudeofobia islamista è vista come un’oscenità, come qualcosa che è meglio tacere, perché imbarazzante e pericoloso parlarne . L’imperativo è rassicurare l’opinione pubblica a qualsiasi prezzo, sebbene ci siano buone ragioni per essere preoccupati. A qualsiasi prezzo: vale a dire, trattandoli come consumatori di informazione confusa o falsa, e, se necessario, con la disinformazione . L’islamizzazione della causa palestinese, che ha radicalizzato dalla seconda intifada, tuttavia, è un evento importante (e spaventoso), riconosciuto da molti esperti (per esempio, Gilles Kepel), un processo descritto con lucidità e ansia dal “sacerdote di Nazareth” Emil Shufani nel suo ultimo libro di interviste: Come guardiano in attesa di pace . Shufani, un palestinese cristiano, va al nocciolo:

“Stiamo assistendo ad un fenomeno totalmente nuovo e terrificante. Non si muore per una causa sociale o politica, muoiono e uccidono per Allah, il che rende irrilevante ogni considerazione umana: non importa l’innocenza delle vittime, il fatto che ci siano dei bambini dove stanno andando a farsi saltare in aria, non importa l’impatto negativo politico dell’atto, indipendentemente dalla rappresaglia a venire che farà soffrire il popolo, poiché tutto ciò  è richiesto dalla “volontà di Dio”. »

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