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Abbas, le bugie ti faranno crescere il naso…

maggio 20, 2012

Nel maggio 2011, Mahmud Abbas ha pubblicato un articolo sul New York Times intitolato “L’atteso Stato palestinese”, in cui ha raccontato la sua “espulsione” ad opera dagli ebrei, nel 1948, all’età di 13 anni. Abbas  scrisse che “poco dopo” l’Assemblea generale dell’ONU voto’ la partizione per la “patria palestinese” in due Stati, nel 1947, “Le forze sioniste espulsero i palestinesi, per garantire una maggioranza ebraica nel futuro stato di Israele, e gli eserciti arabi intervennero. La guerra e le successive espulsioni avvennero in seguito.” Abbas ha affermato che lui e la sua famiglia furono costretti ad abbandonare la loro casa nella città di Safed, Galilea, e fuggire in Siria, dove “prendemmo rifugio in una delle tende di tela, fornite ai rifugiati.” Per aumentare l’effetto drammatico, il Times fece precedere l’articolo da una foto che mostrava un ragazzo in piedi, accanto alla sua tenda nel deserto, mentre guardava sconsolato le verdeggianti colline della Galilea, oltre l’orizzonte.

Quasi ogni parola di Abbas  è una bugia. L’Alto Comitato Arabo (AHC) fu il rappresentante riconosciuto del popolo palestinese, al momento del voto di partizione delle Nazioni Unite. I sionisti accettarono il piano di spartizione. L’AHC e gli Stati arabi  respinsero qualsiasi proposta di divisione della terra e giurarono di annegare il giovane stato ebraico in “fiumi di sangue“.

Seguendo le istruzioni del AHC, le milizie palestinesi e i volontari provenienti da paesi arabi vicini, attaccarono gli insediamenti ebraici dopo il piano di spartizione delle Nazioni Unite, annunciato nel novembre 1947. Alle unità irregolari arabe fu ordinato di prendere le roccaforti strategiche e tenerle fino all’invasione di Israele da parte degli eserciti regolari arabi, dopo il ritiro britannico il 14 maggio. Quello che successe a Safed fece parte della sanguinosa guerra tra comunità che sconvolse il paese. Elementi del conflitto arabo Esercito di Liberazione, la principale forza armata palestinese, oltre a unità giordane irregolari, entrarono nei quartieri arabi di Safed  e da li’ cominciarono attacchi sporadici verso il quartiere ebraico. La notte dell’8 maggio, rinforzi dal Palmach, la forza di attacco ebraica, contrattaccò e prese le chiavi della città. Quasi immediatamente, gli arabi di Safed  cominciarono ad affluire verso il confine siriano. Non ci furono espulsioni di civili arabi.

Scaltramente, Abbas ha rimosso i palestinesi dalla loro fase di attori responsabili. Secondo lui, non giocarono alcun ruolo – furono solo le vittime delle azioni israeliane. Abbas, come spesso fanno i bugiardi, è poi tornato in parte sui suoi passi, quando ha dichiarato che fu uno sbaglio non accettare il piano di spartizione del ’47. Ma senza dire che le autorità palestinesi, quello sbaglio hanno poi continuato a farlo negli anni successivi, rifiutando qualsiasi proposta di accordo di pace presentato da Israele.

Ma allora, la famiglia di Abbas fu espulsa? Certo che no. Non soltanto Abbas ha rivelato in un’intervista in arabo che la sua famiglia non fu espulsa, che suo padre era abbastanza agiato da far fronte ai loro bisogni per più di un anno (ma non era in una tenda di tela?), ma che nesuno dei 170.000-180.000 palestinesi-arabi che fuggirono le città, un mese e mezzo dopo la risoluziona dell’Onu per la creazione dello Stato di Israele, fu mai espulso dagli ebrei. Purtroppo per Abbas gli inglesi tenevano archivi ben ordinati.

Dopo aver rifiutato l’offerta del Generale  Hugh Stockwell (comandante delle forze britanncihe del nord della Palestina del Mandato) per la mediazione di una tregua, gli arabi risposero all’evacuazione britannica della città di Safed con un assalto massiccio contro la minuscola comunità ebraica (meno di un quarto della popolazione araba).  “Dopo l’evacuazione britannica del 16 aprile, occupammo tutti i posti strategici della città, la Cittadella, il Palazzo del Governo, e il posto di polizia” ricorda un residente arabo. Eravamo la maggioranza e il sentimento che ci animava era andare contro gli ebrei con bastoni e pietre“. QUI Perché questa necessità continua di riscrivere la storia? I fatti recenti sono noti. E nelle parole degli stessi leaders palestinesi sta la risposta alla domanda retorica che ponevo.

Zahir Muhsein fu un leader dell’OLP tra il 1971 ed il 1979. La cosa che rende importante la sua conoscenza è racchiusa in un’intervista che Zahir Muhsein rilasciò al giornale olandese Trouw nel Marzo 1977, in cui affermò: “Il popolo palestinese non esiste. La creazione di uno stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la nostra lotta per l’unità araba contro lo Stato d’Israele. In realtà oggi non c’è differenza tra giordani,palestinesi, siriani e libanesi. Oggi parliamo dell’esistenza di un popolo palestinese per ragioni politiche e strategiche poichè gli interessi nazionali arabi richiedono che venga assunta l’esistenza di un distinto “popolo palestineseda opporre al sionismo.Per ragioni strategiche la Giordania, che è uno stato sovrano con confini ben definiti non può vantare diritti su Haifa e Jaffa mentre io, come palestinese, posso senz’altro vantare diritti su Haifa, Jaffa, Beersheva e Gerusalemme. Comunque nel momento in cui i nostri diritti saranno riconosciuti non attenderemo nemmeno un minuto per unire la Palestina alla Giordania”.

E sentiamo che cosa dichiarò Yasser Arafat lo stesso giorno in cui firmò la “Declaration of Principles” nel giardino della Casa Bianca nel 1993, spiegò la sua azione alla TV Giordana. Ecco che cosa disse: “Visto che non possiamo sconfiggere Israele con la guerra, dobbiamo farlo in diverse tappe. Prenderemo tutti i territori della Palestina che riusciremo a prendere, vi stabiliremo la sovranità, e li useremo come punto di partenza per prendere di più. Quando verrà il tempo, potremo unirci alle altre nazioni arabe per l’attacco finale contro Israele“.

Dal 1993, l ‘Unione Europea ha destinato oltre 2 miliardi di Euro direttamente e indirettamente all’Autorità Palestinese (AP). Gli Stati membri hanno donato nello stesso periodo ulteriori 2 miliardi di Euro, con l’idea di permettere la costruzione di una rete di infrastrutture economiche che potesse sostenere un futuro stato palestinese

Nel 2004 sono stati versati dall’UE 250 milioni di euro (una somma equivalente era stata versata l’anno precedente). Nel 2008 l’ANP ha ricevuto un sostegno dall’Europa pari a 420 milioni di euro ma, aggiungendo quello americano, la cifra lievita fino a raggiungere il miliardo di euro. Questi fondi hanno invece alimentato – grazie allo scarsissimo controllo da parte di chi eroga tali fondi – furti, appropriazioni indebite, corruzione, terrorismo, incitamento all’odio e chissà cos’altro, non certo il popolo palestinese, dove (dati 2008) Il 30,8% delle famiglie palestinesi vive sotto la soglia della povertà, il 18,5 % in condizioni di miseria. A Gaza il popolo palestinese non se la passerebbe meglio se è vero che il 79% dei nuclei familiari vive in povertà eppure, quando nel luglio 2010, il Presidente Obama si offerse di inviare a Gaza dei generi alimentari, la risposta di Bassam Naim, responsabile della sanità per il “governo” di Hamas fu lapidaria: “Qui a Gaza abbiamo numerose qualità di generi alimentari, possiamo anche esportarli negli Stati Uniti a prezzi simbolici. Non vogliamo la maionese di Obama, non vogliamo l’elemosina”. QUI

Beh, sarebbe anche l’ora….

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