Skip to content

Ha scritto su Facebook: Abbas è un traditore e fascista…

maggio 13, 2012

 

Corruzione e clientelismo sono brutti mali. Ne sono affetti, in misura diversa, tanti Paesi, che siano considerati “sviluppati” o in “via di sviluppo”.  La corruzione va denunciata, nella speranza che la coscienza sociale faccia barriera contro questa piaga, capace di impedire lo sviluppo di un intero Paese. Ma ci sono luoghi nel mondo nei quali denunciare la corruzione, il nepotismo, il clientelismo abitualmente praticati  dagli apparati statali puo’ costare caro. E’ il caso dei Territori palestinesi.

 

Una stazione televisiva indipendente palestinese  dovrà affrontare una causa giudiziaria, la prossima settimana. Nei Territori, l’Autorità palestinesi sta operando un braccio di ferro con giornalisti e media, per impedire che ne denuncino la palese corruzione.  La TV Wattan è stata denunciata per 1 milione di dollari (£ 600.000) per una sua inchiesta circa presunti casi di corruzione in una università palestinese. La TV aveva sostenuto che al figlio di un alto funzionario PA fosse stato offerto un posto all’università, pur non avendo costui  i requisiti accademici necessari. La stazione, che dice di avere prove a sostegno delle sue affermazioni, teme che alcuni dei suoi dirigenti possano rischiare pene detentive e che la libertà di espressione nei territori palestinesi si riduca.

A questo hanno fatto seguito le dimissioni, la scorsa settimana, del ministro palestinese delle Comunicazioni, in segno di protesta contro la decisione dell’Amministrazione palestinese di bloccare almeno otto siti che criticavano il presidente Mahmoud Abbas.

Mashour Abu Daqa ha dichiarato che la chiusura dei siti è “un male per l’immagine dell’Amministrazione palestinese nel mondo moderno” e che “Limitare l’accesso alle informazioni è una forma di corruzione”. “Bloccare dei siti web è contro l’interesse pubblico. Mi oppongo a questo senza eccezioni”.  La maggior parte dei siti web chiusi sono risultati presunti sostenitori di Mohammed Dahlan, un arci-nemico di Abbas all’interno della fazione di Fatah.  Il procuratore generale, Ahmad al-Mughni, ha rilasciato una dichiarazione domenica, nella quale conferma il blocco di alcuni siti in seguito a denunce , e la censura di altri per motivi di sicurezza.

Gli Stati Uniti hanno espresso la loro preoccupazione. “Siamo preoccupati per ogni uso della tecnologia che limiti l’accesso alle informazioni”, ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato, Victoria Nuland. “Abbiamo le stesse preoccupazioni [per la libertà di espressione] in altre parti del mondo, e non vorremmo vedere la PA andare nella stessa direzione di alcuni regimi”.

La veterana tra i politici palestinesi, Hanan Ashrawi,  ha condannato il blocco dei siti web come “… misure che minano i nostri sforzi per creare una società palestinese democratica, pluralista, tollerante e fondata sullo Stato di diritto. E’ imperativo per noi salvaguardare la libertà di espressione, l’accesso alle informazioni e tutti gli altri diritti umani fondamentali del popolo palestinese.

I critici temono che alcune figure di spicco nella PA stiano sollecitando  maggiori censure e interferenze in quelle attività online che sono percepite come ostacoli. Secondo i gruppi per i diritti umani, almeno sette giornalisti e blogger sono stati arrestati e interrogati dalla forze di sicurezza PA  nelle ultime settimane, per le loro opinioni espresse su siti web o Facebook.  Uno degli arrestati, il cartoonist Hasan Wa’el Abbadi, 23 anni, è stato accusato di “creare discordia tra la gente“, secondo al-Haq, organizzazione per i diritti umani. E ‘stato rilasciato su cauzione di 4.000 dollari in attesa dell’udienza in tribunale. L’ex docente universitario Ismat Khalik Abdel è stato arrestato per “oltraggio” per aver descritto Abbas , sulla sua pagina di Facebook, come un traditore e fascista. “Siamo molto preoccupati per questa campagna contro blogger e giornalisti”, ha detto Sharwan Jabarin, direttore di al-Haq. “Forse il procuratore generale sta cercando di inviare un messaggio. Forse non vogliono che la gente parli di corruzione”.

Secondo Muamar Orabi, direttore generale della TV Wattan, la repressione dei media è in crescita. “Siamo di fronte al momento peggiore per i giornalisti indipendenti nella PA. I giornalisti sono arrestati solo per impedir loro di parlare liberamente. Questo è molto, molto pericoloso. Abbiamo bisogno di voci indipendenti e credibili”. Ma gli attivisti pro palestinesi nostrani, queste cose non le sanno? Dove sta il loro sostegno alla libertà di espressione dei giornalisti palestinesi? Perché non raccontano queste storie?

LEGGI ANCHE QUI

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: