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Le mappe bugiarde

maggio 11, 2012

Questa serie di cartine l’ho trovata in ogni pagina e sito di propaganda pro-palestinese. Dovrebbe “dimostrare” quanto territorio “palestinese” Israele ha fagocitato nel corso degli anni. In realtà queste cartine sono una BUGIA.  E proprio partendo dalla prima a sinistra.

Presumendo che le sezioni bianche siano state davvero terre  di proprietà privata di ebrei, la terra in verde non è stata mai proprietà privata di  di arabi. Solo una piccola percentuale di terra, in Palestina, era di proprietà privata. Le varie categorie di proprietà della terra includono:

– Mulk: proprietà privata nel senso occidentale.

– Miri: Terreno di proprietà del governo (in origine  della corona ottomana) e adatto per uso agricolo. E’ possibile l’acquisto di un atto che autorizza a coltivare questa terra e pagarne la decima al governo. La proprietà può essere trasferita solo con l’approvazione dello Stato. I diritti delle terre che ricadono nella tipologia Miri possono essere trasferiti agli eredi, e la terra puo’ essere sub-locata a inquilini. Se il proprietario è morto senza un erede o il terreno non è stato coltivato per tre anni, la terra torna allo Stato.

– Mahlul: terre incolte della tipologia Miri,  che ritornano allo Stato, in teoria, dopo tre anni.

– Mawat (o Mewat): la cosiddetta terra “morta”,  che nessuno, cioè, ha reclamato. Essa costituiva circa il 50/ 60% della terra in Palestina. Apparteneva al governo. … Se il terreno fosse stato coltivato con il permesso obbligatorio,  sarebbe stata registrata, almeno nell’ambito del mandato, a titolo gratuito.

All’inizio degli anni 1940, gli ebrei possedevano circa un terzo della terra della tipologia Mulk, in Palestina e gli arabi circa i due terzi. La stragrande maggioranza della superficie totale, invece, apparteneva al governo, il che significa che quando lo stato di Israele fu fondato, essa divenne giuridicamente Israele. (Circa il 77% della terra era di proprietà del governo. In totale, 6 milioni di dunam di terreno furono registrati come tassabili, da Ebrei e Arabi nel 1936, escluso il distretto di Beershiba, come mostrato in questo sito prezioso, dedicato al tema da cui ho attinto molte di queste informazioni.) Dire che le aree verdi erano terra “palestinese” è semplicemente una menzogna.

La seconda:

Sebbene questa sia una rappresentazione accurata del piano di spartizione, non ha nulla a che fare con la proprietà della terra. Il solo scopo di questa mappa è quello di fungere da ponte tra le mappe 1 e 3. Ciò che non è detto, naturalmente, è che Israele accetto’  la partizione e gli arabi non lo fecero, così come risultato sembra che Israele nel 1949 fosse come nella mappa 3.

La Mappa 3 è un’altra  bugia, però, perché in nessun modo la terra in verde era, in quel momento,  “palestinese” . Gaza era  amministrata dall’Egitto e la Cisgiordania annessa dalla Giordania. Nessuno, in quel  momento, parlava di uno stato arabo palestinese sulle zone controllate dagli stati arabi. In altre parole, questa progressione di mappe è una serie di bugie destinate a creare una menzogna più grande, ed è tragico che un sacco di gente creda che siano la verità. Ecco un piccolo tentativo da parte mia per mostrare un quadro più preciso del territorio che  Israele controllava dal 1967:

 

Questa mappa mostra che Israele aveva il controllo del Sinai, Gaza, Libano meridionale e gran parte della Cisgiordania. Invece di accusare falsamente Israele di stato canaglia, mostra  come Israele sia forse l’unico stato nella storia che ha volontariamente rinunciato a più di due terzi delle aree che controllava, in cambio di niente di più che un accordo firmato – o a volte nemmeno quello. Mettendo a rischio la sicurezza del suo popolo. Questo perché Israele vuole, disperatamente, vivere in pace con i suoi vicini. Desiderio non ricambiato da quei vicini di casa, purtroppo. La vera mappa mostra le concessioni che Israele ha fatto nella speranza, spesso vana, di pace.

CIF WATCH

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15 commenti
  1. per riflettere non per insultare. permalink

    la verità è che Israele fa pulizia etnica attiva (guerra) e passiva (economica e colonizzazione) in territori palestinesi, non centra la proprietà privata, io posso possedere terre in america, ma non per questo ne posso fare uno stato nuovo. I territori mostrati nelle mappe sono ridicoli in tutte le mappe, l’unica giusta è quella dei confini del 1967 che prevede 2 stati distinti e separati tutte le altre sono il frutto del gioco di guerra delle parti in causa, Israele deve ritirarsi in quei confini e togliere le colonie da dentro confini palestinesi, d’altro canto la posizione di Gaza è assurda Israele ha diritto di esistere nei propri confini senza se e senza ma. In’oltre dico che la reazione dell’esercito Israeliano è spropositata rispetto l’offesa ed i danni subiti, se fosse in vigore la barbarica legge del taglione , ci sarebbero meno vittime che in questa sadica voglia di vendetta che pervade le due parti in causa. Israele e Palestina sono come le facce di una stessa medaglia, sono coniate sullo stesso metallo , ma guardano sempre in direzioni opposte.

    • Guarda, se le tue “riflessioni” si fermano qui non sono gran che. La pulizia etnica attiva (se è questo che pensi faccia Israele) deve essere stata fallimentare, dato che la popolazione palestinese in dieci anni è triplicata. Se invece di muovere guerra nel 48 gli arabi avessero accettato quel famigerato “due stati per due popoli” che a distanza di 60 anni citi, credendo di dire qualcosa di originale, uno stato palestinese avrebbe ora la stessa età di quello israeliano. Sulla “sproporzione” è talmente idiota come accusa che non varrebbe nemmeno la pena di commentarla: se Israele non avesse fatto di tutto per proteggere la vita dei suoi cittadini sarebbe stata una strage, con più di mille missili a lunga gittata in meno di una settimana, tutti su obiettivi civili. La “sproporzione” è quella terroristica che spende miliardi per costruire tunnel come bunker e lascia che i pochi rifugi per la popolazione li costruisca l’Onu. E oltretutto attacca. Quindi le tue obiezioni sono davvero poca cosa. Per riflettere e non per insultare. Rifletti di più e magari nelle tue prossime rifmessioni cerca di immaginare come saresti stato nella situazione di un israeliano qualsiasi

    • roberto fiaschi permalink

      Rivolgendomi a “per riflettere non per insultare”, ebbene, se tali sono le tue riflessioni, allora esse equivalgono ad insulti, pertanto: rifletti meno, così insulterai di meno, ok? Grazie mille.

    • Ma voi siete proprio degli ignoranti, bene, continuate a credere alle bufale della propaganda antisemita. I veri “genocidi” sono ben altri.

  2. Dedicato a tutti gli idioti che persistono con le loro balle antisemite.

    ERRORI STORICI
    SIONISMO = RAZZISMO
    Il Sionismo è un movimento di liberazione nazionale il quale obiettivo è l’autodeterminazione del popolo ebraico in uno Stato ebraico. Sin dalle sue origini, la sua leadersheap cercò un compromesso con la controparte araba, accettando la spartizione della Palestina in due stati proposta dalla Commissione Peel nel 1937 e dall’Onu nel 1947. In entrambi i casi gli arabi rifiutarono. Il risultato del movimento sionista è stato la fondazione di uno stato basato sui principi della democrazia ed uguaglianza. Tutt’altro che razzismo.
    ISRAELE CREATA GRAZIE ALL’OLOCAUSTO
    Errore pesantissimo. Tremila anni prima dell’Olocausto i re, profeti e maestri d’Israele camminavano nelle strade di Gerusalemme, città che viene citata nelle sacre scritture ebraiche circa 600 volte, ma non una sola volta nel Corano. Negli ultimi 2000 anni in esilio la diaspora ebraica, la quale ha subito numerose persecuzioni, ha sempre pregato per un ritorno a Gerusalemme, città citata anche nei libri di preghiera quotidiani. In questi millenni ci è sempre stata una presenza ebraica in Giudea, molto ben testimoniata, che è divenuta maggioranza quando i pionieri sionisti iniziarono ad abitare e lavorare terre spopolate mezzo secolo prima dell’Olocausto.
    PALESTINA AI PALESTINESI, EBREI USURPATORI
    Nell’antichità il termine Palestina, la cui radice deriva dal termine Filistei, era la denominazione romana della provincia di Giudea, il territorio su cui sorge lo Stato di Israele, data dall’imperatore Tito dopo la sua conquista. Il termine Palestina non assume carattere politico fino alla creazione del mandato britannico nel 1922.
    In quanto ai palestinesi, non è mai esistito uno Stato, o un regno, o una provincia, o un califfato palestinese. Dalla conquista romana il territorio è passato ai bizantini, agli arabi, ai crociati, ai mammalucchi, ai turchi e agli inglesi. I confini nel corso degli anni sono spesso cambiati e non esisteva un’identità nazionale o una rivendicazione nazionale palestinese all’arrivo dei primi sionisti nella seconda metà dell’Ottocento.
    GERUSALEMME È DEI PALESTINESI
    Gerusalemme è la capitale dello Stato di Israele sin dai tempi del re Davide, e su questo non ci sono dubbi. Nel Corano il termine Gerusalemme non compare neanche una volta e questa città non è mai stata capitale di un califfato islamico. Dal punto di vista ebraico, invece, Gerusalemme è stata la capitale del Regno di Israele 3000 anni fa e abbiamo migliaia di reperti archeologici e resti di edifici, come il Muro del Pianto, che lo testimoniano. I Palestinesi, quindi, non hanno nessuna base storica che permetta loro di rivendicare Gerusalemme, la quale non viene mai citata ne dallo statuto dell’OLP ne da quello di Hamas.
    ISRAELE HA INIZIATO LE SUE GUERRE
    Nel 1948 la Lega Araba, composta da Egitto, Siria, Transgiordania, Libano, Iraq e Yemen, proclamò guerra contro il neo nato Stato di Israele che aveva appena dichiarato la sua indipendenza in seguito al piano di spartizione previsto dall’ONU del 1947, rifiutato dagli arabi e accolto con grande piacere dagli ebrei.
    Nel 1967 i servizi segreti israeliani notarono i movimenti delle truppe arabe verso i confini e riuscirono ad effettuare un attacco preventivo, anticipando l’avanzata dei nemici programmata da tempo.
    Nel 1973 Egitto e Siria attaccarono su due fronti lo Stato Ebraico nel giorno ebraico solenne del Kippur.
    Da quell’anno tutte i conflitti a cui ha preso parte l’esercito israeliano erano operazioni di difesa in seguito ad eventi che avevano destabilizzato la sicurezza nazionale.

    QUESTIONE PALESTINESE
    L’ESERCITO ISRAELIANO BOMBARDA I CIVILI
    Questa è la principale bufala della propaganda palestinese. Israele non ammazza civili, non di proposito. Il mirino viene sempre puntato contro i terroristi, ma in guerra le perdite civili ci sono e l’esercito israeliano le ha sempre minimizzate, avvisando i residenti prima di bombardare le postazioni terroristiche da cui provengono razzi destinati a colpire centri abitati israeliani. È risaputo che Hamas usa i civili palestinesi come scudo umano, costruendo basi militari in centri densamente abitati e nascondendo arsenali in ospedali e scuole. Nonostante ciò la propaganda palestinese ha sempre vinto su questo punto esagerando sui dati relativi alle perdite civili.
    GAZA È UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO
    Un paragone gravissimo. A Gaza c’è la dittatura di Hamas, organizzazione terroristica che opprime gli abitanti palestinesi negando loro i più fondamentali diritti. Questo gruppo ha lanciato decine di migliaia di razzi Qassam in territorio israeliano dal 2005, anno in cui Israele si ritirò unilateralmente da Gaza. Un paese qualsiasi non lo tollererebbe facilmente e risponderebbe più forte di quanto abbia risposto Israele. Numerose immagini testimoniano che a Gaza il tenore di vita non sia così basso, nonostante i suoi politici corrotti usino i soldi provenienti dall’Europa per attività terroristiche contro Israele.
    GENOCIDIO NEI CONFRONTI DEI PALESTINESI
    Il genocidio è la distruzione di un popolo e i palestinesi non lo stanno subendo, anzi.
    Il popolo ebraico, fra i 15 e 20 milioni in tutto il mondo, non ha ancora superato la ferita dell’Olocausto da un punto di vista demografico: il numero è rimasto invariato in questi anni a causa del genocidio nazista.
    Il popolo palestinese, invece, ha subito un forte incremento demografico: nel 1949 vi erano 462.000 arabi in Cisgiordania, ora 2 milioni. A Gaza ce n’erano 82.000, ora 1,7 milioni. Dal 1920 sono morti 90.000 arabi per causa legate al conflitto con Israele, in Siria 150.000 solo negli ultimi tre anni. Ma di quale genocidio si parla?
    ISRAELE HA USATO LE BOMBE AL FOSFORO
    Secondo un indagine della Croce Rossa l’esercito israeliano non ha usato il fosforo in modo illegale. In più, secondo la versione ufficiale israeliana, questo veniva usato per illuminare obiettivi e coprire l’avanzamento delle truppe, metodo che la stessa Croce Rossa ha definito solito tra gli eserciti moderni. Nulla di illegale, quindi; tuttavia, nonostante ci siano state diverse smentite a seguito di indagini accurate, la voce si è espansa molto velocemente creando una disinformazione talmente forte tale da arrivare ad accusare l’esercito di crimini contro l’umanità.
    IL MURO VUOLE RINCHIUDERE I PALESTINESI
    Il muro di separazione, la chiusura di sicurezza salva-vita, come definita dagli israeliani, è una barriera che si presenta sotto forma di muri e reticolati. Essa è fondamentale sia per gli arabi che per gli ebrei, in quanto ha diminuito del 99% gli attentati verso i cittadini israeliani da parte dei kamikaze palestinesi che si facevano saltare in aria nelle principali città uccidendo solo tra il 2000 e il 2005 1.600 civili e ferendone 6.000. I controlli ai check point da parte dei militari sono assolutamente legittimi in quanto effettuati ad un entità nemica il quale obiettivo è la distruzione dello Stato e del popolo ebraico, come scritto nello statuto di Hamas.

    ACCORDI DI PACE
    I PALESTINESI VOGLIONO LA PACE
    Secondo un sondaggio svolto dal Palestinian Center for Public Opinion a palestinesi residenti in Cisgiordania e Gaza, solo il 34% degli intervistati è favorevole ad una pace che preveda la soluzione dei due stati. Per il 61%, invece, la soluzione al conflitto sarebbe quella prevista dallo statuto di Hamas: distruggere Israele, uccidere tutti gli ebrei. In più l’80% è favorevole alla Jihad.
    I palestinesi rifiutano di riconoscere Israele come Stato Ebraico, principale condizione posta dagli israeliani; essi pretendono troppo senza mettere nulla sul tavolo. Gli ultimi accordi di pace sono saltati a causa della riconcigliazione tra Fatah, il partito di Abbas, e Hamas, organizzazione terroristica che vuole la distruzione di Israele.
    I palestinesi non sono partner per la pace.
    GLI ISRAELIANI NON VOGLIONO LA PACE
    Tutto il contrario. Secondo un sondaggio svolto Daniel Abraham Center for Middle East Peace ad israeliani a cui veniva proposto un eventuale accordo di pace che prevedeva due stati, i confini del ’67, la divisione di Gerusalemme (tutti sacrifici da parte israeliana), il 67% degli intervistati si è dichiarato favorevole e solo un 21% contrario; tra gli elettori del Likud, il partito di centro-destra, la percentuale favorevole era del 57%.
    Negli anni i governi israeliani ha sempre appoggiato le iniziative di pace, raggiunte adirittura con Giordania ed Egitto, ma la propaganda palestinese ha sempre cercato di giustificare i suoi fallimenti dando la colpa agli israeliani.
    GLI INSEDIAMENTI SONO UN OSTACOLO ALLA PACE
    Gli insediamenti non sono mai stati un ostacolo per la pace. Nel 1977 Sadat firmò gli accordi di pace col governo israeliano nonostante ci fossero degli insediamenti nel Sinai, che, come la Cisgiordania, era un territorio conquistato nel 1967 a seguito della Guerra dei Sei Giorni iniziata dagli arabi. Tra il 1992 e il 1996 la popolazione ebraica in Cisgiordania aumentava a dismisura e nel 1993 furono comunque firmati gli accordi di Oslo.
    Il problema principale è che ogni volta che Israele ha concesso delle terre in cambio di pace, si è ritrovata assalita da missili e attentati terroristici, come successo a seguito del ritiro da Gaza e dallo smantellamento dei suoi insediamenti nel 2005. Finchè ci saranno organizzazioni terroristiche, come Hamas, che approfittano del ritiro di Israele dai terrotori per uccidere civili israeliani e seminare terrore, la pace sarà impossibile da raggiungere.

    GOVERNO
    IN ISRAELE C’È L’APARTHEID
    Principale menzogna utilizzata da coloro i quali non accettano il fatto che Israele sia l’unica democrazia del Medio Oriente. Dire che c’è l’apartheid, ma soprattutto paragonarla a quella in Sud Africa, è assurdo. Mentre nei paesi arabi ebrei e cristiani vengono perseguitati ed uccisi nelle piazze, in Israele ci sono 1,7 milioni di arabi, circa il 20% della popolazione totale, che viviono e votano come gli ebrei, hanno partiti, deputati, giudici, professori, medici, attori, generali che godono di tutti i diritti e doveri dell’avanzatissima società israeliana; essi hanno il proprio sistema scolastico e la loro lingua è la seconda ufficiale. Il 68% degli arabi israeliani è contento di vivere in Israele.
    I deputati arabi criticano in continuazione lo stato, ma siedono in parlamento e prendono parte alle decisioni della Knesset, cosa che per un ebreo non sarebbe possibile in nessun paese arabo. È vero che in certe zone calde ci siano degli scontri tra i due popoli per motivi politici o religiosi, ma la burocrazia israeliana non ha mai negato alcun diritto alla popolazione araba, che viene definita per invidia ‘panna montata’ dagli altri arabi.
    POLITICA ISRAELIANA CAUSA ANTISEMITISMO NEL MONDO
    Le due cose non hanno nessun legame. L’antisemitismo esiste sin dai tempi dell’Inquisizione, dei pogroms, dell’Olocausto, ancora prima della creazione dello Stato di Israele. Tutt’ora si attribuisce la colpa della crisi, la quale non centra nulla con gli avvenimenti in Medio Oriente, agli ebrei. L’odio antiebraico, che si sta sviluppando in Europa, è puro razzismo; il conflitto israelo-palestinese ne aggrava solo la situazione con i musulmani nel mondo, i quali atti terroristici, tra cui Monaco ’72, Buenos Aires ’94, Tolosa ’12, hanno radici nel Corano, che richiama alla Jihad, la guerra di sottomissione nei confronti delle altre religioni. Al contrario, l’assenza di Israele peggiorerebbe la situazione degli ebrei nella diaspora.
    IL GOVERNO SOTTRAE L’ACQUA AI PALESTINESI
    Una delle bugie più grandi. Esistono centinaia di documenti ufficiali che testimoniano come Israele conceda ai palestinesi anche più della quantità di acqua stabilità negli accordi di Oslo. In più c’è da dire che la tecnologia avanzatissima israeliana ha permesso di sfruttare al meglio questa importante risorsa e che gli israeliani hanno fatto fiorire deserti, mentre i palestinesi le terre coltivabili le desertificano, trasformandole in rampe di lancio. Ci sono numerose immagini provenienti da fonti palestinesi che testimoniano la presenza di piscine, parchi acquatici, fontane a Gaza: l’acqua non manca. Ma ciò non importa, perché ci sarà sempre chi dirà che “l’ebreo ruba l’acqua”.

  3. calendamaia permalink

    Il conflitto israelo-palestinese somiglia in maniera sorprendente alla Guerra dei Cent’anni fra Inghilterra e Francia e al conflitto – anche quello centenario – tra Germania e Francia. Da un certo punto in poi diventa impossibile stabilire chi ha ragione e chi ha torto, l’unica è aspettare altre due, magari tre, generazioni finché finalmente si stancheranno di massacrarsi a vicenda.
    Riguardo al contenuto del tuo post, giuridicamente hai ragione tu suppongo, ma se una terra è abitata da tante persone, anche se tecnicamente non appartiene a nessuno, appropriarsene viene facilmente sentito come una ingiustizia. L’esempio più banale è quello degli indiani americani.
    Ma ripeto, sono stanca di leggere di ventenni inermi stirate da un caterpillar (Rachel Corrie) o di neonate di tre mesi sgozzate (Hadas Fogel). Un bel giorno si stancheranno anche loro….

    • Il tuo commento non sembra tener conto degli sviluppi di questo conflitto: non ci sono stati solo massacri, ci sono state anche offerte di pace, più d’una, rifiutate e non c’è reciprocità in un conflitto che da una parte sola si serve di civili per ammazzare altri civili. Nessun israeliano esce la mattina in cerca di un arabo da accoltellare e l’esercito israeliano non bombarda le postazioni di Hamas se prima non è a sua volta (e ripetutamente) bombardato. Quindi dire “si stancheranno di massacrarsi a vicenda” è un discorso simile a quello dei media quando parlano di “spirale d’odio”, come fosse qualcosa di “naturale”, ineluttabile e non frutto premeditato di una strategia politica che mira solo a sbarazzarsi della presenza ebraica.Idem per quello che dici riguardo la terra. Non è vero che “non apparteneva a nessuno” quella terra ribattezzata West Bank. Mi meraviglia sempre che ancora ci sia chi ignora la storia in proposito. Quella terra apparteneva ad Israele, occupata dalla Giordania, ripresa da Israele con una guerra di difesa, e in seguito proposta alla parte palestinese in cambio di pace. La Giordania, che sarebbe l’unica “titolata”a rivendicarla se ne guarda bene, per non essere immischiata in un conflitto che invece la dovrebbe vedere coinvolta in prima linea, sia per la sua aggressione a Israele, sia per essere uno stato con l’80% dei suoi abitanti di origine palestinese. Non sono territori assegnati, perché lo Stato di Palestina che poteva nascere nel 48 come da spartizione Onu non è mai nato, “grazie” ai rifiuti delle leadership palestinesi, quella di Arafat come quella di Abbas. E quindi, non essendoci uno Stato ma solo una rivendicazione (cosa MOLTO più comoda che affrontare i problemi che uno Stato dà) quei territori sono contesi. Se per esempio, Abbas avesse accettato la proposta egiziana di stabilire il proprio stato in una parte costiera del Sinai (oltre tutto in collegamento con Gaza) quei territori smetterebbero di essere contesi. Mi sembra che in generale tu parta, sicuramente in buona fede, da false analogie. Citi gli indiani d’America e con le parole di uno dei più famosi loro rappresentanti, Ryan Bellerose, fondatore del Canadians for Accountability rights, un gruppo in difesa dei Nativi americani, ti rispondo:

      ” I cannot claim to speak for every Indian, we are a multitude of peoples, but to try and suggest that we have anything more than surface similarities to the Palestinians is humorous and ridiculous. Because we are indigenous peoples, we have more in common with indigenous peoples than we do with colonizers who showed up in the seventh century, (and in point of fact, the majority of Palestinians showed up in the 20th century). Do not presume to lie to us and perpetuate false narratives.” ““The Jews also suffered genocide and were expelled from their homeland. They were also rejected by everyone and forced to wander. Like us, they rebelled against imperial injustice when necessary and, despite their grievances, strived for peace whenever possible. Like us they were given a tiny sliver of their land back after centuries of suffering and persecution, land that nobody else had wanted to call home until then. Like us, they took that land despite their misgivings and forged a nation from a fractured and wounded people. And like us, they consistently show a willingness to compromise for the good of their people.” ““One indigenous people should support another indigenous people. I come from the same Apaches as Cochese and Geronimo, the Chiricahua people from Southern Arizona. Like all Apaches, we were warriors. When more passive Indians were attacked by marauding groups, we fought for them. It is a part of Apache culture to stand up for oppressed people and to respect all people who cherish their ancestral land. I admire the people who take a stand, and that’s why I admire the people of Israel: They’re people who stand up to defend their homeland. We are not with the Palestinian people.” His mother also declared, “The Jews are people like us. They have been forced from their land, forced to move from place to place. They have suffered like us and have been attacked wherever they go.”

      E con le parole di Anne Richardson, della tribù Rappahannock della Virginia e quelle di Kathy Cummings-Dickinson, capo della tribù Lumbee del North Carolina:

      ““We are here to deliver a message to the residents of Israel: Stand firm and united against the threats and pressure. We want to encourage Israel and the newly elected Knesset not to give in to those who try to pressure them to give up parts of the homeland. Surrender to this pressure is not a recipe for peace, but rather war. We stand beside you.” O ancora Bellerose: “The Palestinians are not like us. Their fight is not our fight. We natives believe in bringing about change peacefully and we refuse to be affiliated with anyone who engages in violence targeting civilians. I cannot remain silent and allow the Palestinians to gain credibility at our expense by claiming commonality with us.

      I cannot stand by while they trivialize our plight by tying it to theirs, which is largely self-inflicted. Our population of over 65 million was violently reduced to a mere 10 million, a slaughter unprecedented in human history. To compare that in whatever way to the Palestinians’ story is deeply offensive to me. The Palestinians did lose the land they claim is theirs, but they were repeatedly given the opportunity to build their state on it and to partner with the Jews — and they persistently refused peace overtures and chose war. We were never given that chance. We never made that choice.”

      in ultimo la conferma della tua confusione in materia la da dai tu stessa, paragonando un’attivista mossa dal suo odio indicibile per Israele, maggiorenne, volontariamente ingaggiata dall’Ism in questa lotta alla quale dedico’ tutta se stessa, fino al punto di fare scudo con il suo corpo a una casa disabitata e finire sotto un cater pillar che ovviamente non l’aveva vista, a una neonata di pochi mesi, sgozzata nel suo letto, insieme a tutta la sua famiglia, solo in virtù della sua origine. Se a te sembra la stessa cosa, mi dispiace, non ci posso fare nulla. Ma magari prova a rifletterci.

      Qui trovi i link ai discorsi che ti ho in parte copiato dei Nativi americani:

      http://indiancountrytodaymedianetwork.com/2014/01/11/dont-mix-indigenous-fight-palestinian-rights

      http://unitedwithisrael.org/native-american-tribal-support-for-the-state-of-israel/

      http://www.jewishpress.com/blogs/united-with-israel/debunking-the-palestinians-as-native-americans-myth/2013/04/29/

      http://www.israpundit.org/archives/63612241

  4. Marcello Sulsenti permalink

    Ammetto essermi scaldato un pó troppo nei commenti precedenti. Tuttavia oggi come oggi rimango un sostenitore dle diritto all’esistenza dello Stato di Israele, e dello Stato di Palestina, purché ci sia un clima di pace e di rispetto reciproco.

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