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Il mito della pacifica coesistenza

maggio 11, 2012

E’ stato il sionismo a inasprire i rapporti tra arabi ed ebrei in Eretz Israel? Erano ottimi questi rapporti prima del progetto sionista? Vi diranno di si’, non credeteci…

Estratti dal libro: “From Time Immemorial” by Joan Peters, 1984

“Ho appreso con orrore degli atti atroci commessi da malfattori spietati e e assetati di sangue, di omicidi selvaggi perpetrati contro membri indifesi della Popolazione ebraica, a prescindere dall’età o dal sesso … atti di barbarie indicibile ….” -J. R. Cancelliere, Alto Commissario e Comandante in capo in Palestina, 1 settembre 1929

“[Gli ebrei] hanno sempre vissuto in precedenza nei paesi arabi in piena libertà e liberalità, come nativi del paese. In realtà, la regola musulmana  è da sempre conosciuta per la sua tolleranza … Storicamente,  gli ebrei hanno vissuto nella massima tranquillità sotto il dominio arabo.” -Mufti Haj Amin al-Husseini, 1937

Quando il risveglio della loro nazione era ancora un sogno persistente nelle preghiere degli ebrei di tutto il mondo, e la maggior parte degli “ebrei palestinesi” erano ancora legati alle loro città sante, le pratiche discriminatorie di ispirazione coranica, insieme con il saccheggio e gli eccidi periodici degli Ebrei , si erano estese in tutta la Palestina. Il mito della “armonia tra ebrei e arabi”, della “uguaglianza” e “fraternità” verso gli ebrei all’interno della Palestina araba è un’invenzione.

Attraverso i secoli di conquista e di oppressione, come la Royal Palestina Commission riferiva nel 1937, nonostante le difficoltà apparentemente insormontabili, “un certo numero di … [ebrei] rimase abbarbicato, nel corso dei secoli, a quello che era stato il loro suolo nazionale”. La storia di quegli ebrei che sopravvissero caparbiamente alla “fraternità” musulmana,  è macchiata dallo  stesso odio per l’Ebreo che ha permeato le comunità musulmane di tutto il mondo arabo. Lo stesso mito di armonia, che si perpetua nel mondo arabo – come affermava Yasser Arafat, secondo cui “… abbiamo vissuto insieme in pace e fraternità, musulmani, ebrei e cristiani, per molti secoli”  – è stata utilizzato come arma per attaccare lo Stato ebraico. Il “peaceloving palestinians”, recita il mito, deriva dal “terrorismo ebraico”.

Talmente approfondita è stata la riscrittura della storia che alcuni tra gli ebrei stessi hanno accettato l’affermazione che gli “arabi palestinesi”, utilizzando il terrorismo, usano semplicemente le “tattiche degli ebrei” per ottenere la loro statualità. Lo slogan della propaganda araba di oggi è: gli ebrei sono “nazisti” in “Palestina”.  Forse un esempio adatto per comprendere la tattica del “rivoltare la frittata”, ce offre la discussione avvenuta recentemente in Egitto che voleva dimostrare come il massacro di Monaco, compiuto da terroristi arabi che uccisero 11 atleti israeliani alle Olimpiadi, fosse stato, in realtà, “ideato dagli ebrei”.

Gli arabi hanno seguito fedelmente il manifesto dell’agitatore – la miglior difesa è l’attacco. Hanno attribuito più volte il fallimento storico delle loro gesta alle loro vittime, mentre le vittime erano ancora paralizzate da quei fatti, e prima ancora che si fossero riprese abbastanza da reagire. Uno scrittore, al quale  è stato permesso di esaminare i libri di testo delle reclute, in un campo di addestramento terrorista di Fatah,  ha riferito:

“Hanno a disposizione libri politici : Castro, Guevara, Mao Tse-tung, Giap, Rodinson, le memorie del generale de Gaulle , e anche il Mein Kampf.  Quando ho espresso sorpresa per la presenza di questo ultimo volume, il commissario politico ha risposto che era necessario leggere tutto, e che, poiché gli israeliani si comportavano come i nazisti era utile sapere esattamente ciò che il nazismo è stato”.

– Un esempio grafico di “turnspeak”, astutamente progettato per mascherare l’atteggiamento di fondo della comunità di lingua araba in Palestina, i cui sentimenti, per ragioni diverse, collimano con il Mein Kampf e le sue dottrine. Il tentativo di Israele di distruggere la rete terroristica dell’OLP in Libano, ha portato una raffica di retorica. Ad esempio, da un importante quotidiano egiziano, poche settimane dopo la pace Israele-Egitto, culminata con la cessione del Sinai israeliano:

“Ci è ormai chiaro, dal comportamento del regime nazista sionista in Israele, che il sionismo vuol prendere il posto dei tiranni fascisti nazisti.”  E da un’ influente rivista egiziana, ottobre, lo stesso giorno:

“… quello che Hitler ha fatto in 12 anni non può essere paragonato a ciò che Israele ha fatto in dodici giorni.”

In realtà, il terrorismo “arabo” in Terra Santa è nato centinaia d’anni prima che il recente “strumento” della causa “palestinese” fosse inventato. Nelle città dove gli ebrei hanno vissuto per centinaia di anni, essi sono stati periodicamente derubati, violentati, in alcuni luoghi massacrati, e, in molti casi, i sopravvissuti sono stati costretti ad abbandonare i loro beni e fuggire.  All’inizio di questo secolo (XX), gli ebrei erano registrati in quasi tutte le città oggi considerate “puramente arabe”, in altre parole, prive di abitanti ebrei “da tempo immemorabile.” Quelle stesse città, decenni dopo, furono epurate dei loro ebrei, attraverso l’oppressione esercitata dalle comunità musulmane. E i profughi ebrei non sono stati finora riconosciuti -. I rifugiati palestinesi ebrei che furono costretti a fuggire dalle loro case in Palestina verso altre zone. Gli “ebrei palestinesi” rifugiati.

La stessa inversione dei fatti, secondo la quale i regimi totalitari di oggi sono chiamati “democratici”, ha creato la corruzione del termine “diritti legittimi dei palestinesi”. Il tema originale di “legittimi diritti”, certamente giusto, è stato distorto invece in uno slogan attentamente progettato, puntando il dito sulla colpa degli ebrei per gli atti che il mondo arabo-musulmano ha commesso contro gli ebrei e contro i propria fratelli.  Come abbiamo visto, a partire dall’editto del profeta Maometto che esigeva purezza razziale -“due religioni non possono abitare insieme …” – Il mondo arabo-musulmano ha codificato il suo credo suprematista, e più tardi, quando la fede è stata interpretata liberamente, ha permesso a  molti non-musulmani, dhimmi o infedeli, di rimanere in vita, in mezzo agli assalti furibondi del mondo islamico, in quanto mezzo di entrate. La tassa pro- capite richiesta agli infedeli, in aggiunta ad altre estorsioni e la disponibilità dei “non credenti” di fungere da capri espiatori indifesi per le masse spesso insoddisfatte, divenne un punto di forza estremamente utile per i governanti arabo-musulmani. In questo modo il pronunciamento del profeta Maometto è stato modificato in pratica: due religioni non possono abitare insieme allo stesso modo. Questa ne è stata l’interpretazione pragmatica.

Poiché la popolazione “palestinese” ebraica è stata preda, non solo delle epidemie e dei terremoti, ma anche dei periodici massacri e persecuzioni, nonostante il rivolo costante di immigrazione e la sequela delle esortazioni messianiche a “tornare in Terra Santa” il numero totale degli ebrei non è mai aumentato  . Ma un nocciolo duro persisteva  nel tempo, in inferiorità numerica rispetto a quella che una volta era la più grande comunità: quella cristiana. Nel 1491 un pellegrino boemo ha scritto di Gerusalemme:

“Non ci sono molti cristiani, ma ci sono molti ebrei, e questi sono perseguitati dai musulmani in vari modi. Cristiani ed ebrei a Gerusalemme vanno in giro in abiti ritenuti adatti solo per mendicanti.  I musulmani sanno che gli ebrei pensano e dicono che questa è la   loro Terra Santa promessa e che quegli ebrei che vi abitano sono considerati santi dagli ebrei di altrove, perché, nonostante tutti i guai e le sofferenze inflitte loro dai musulmani, si rifiutano di lasciare la Terra.”

All’incirca nello stesso periodo, un altro pellegrino notava che gli ebrei a Gerusalemme parlavano prevalentemente ebraico, mentre un altro visitatore registrava nel suo diario che la comunità ebraica di Gerusalemme aveva la speranza di ristabilire la sua nazione. Fin dall’inizio della dominazione turca nel XVI secolo, in Palestina fu mantenuto il codice “dhimma” di oppressione contro i non credenti . (Vedi capitolo 3) L’umiliazione era un dato di fatto, il grado di durezza delle ingiunzioni contro gli ebrei dipendeva dal capriccio del sovrano locale, così come dal signore dell’impero. Tra le costanti restrizioni dhimma in Terra Santa:

Gli ebrei dovevano camminare dalla loro parte sinistra dei musulmani , perché quella era la parte di Satana. Dovevano cedere il diritto di passaggio, scendere dal marciapiede per consentire il passaggio agli arabi, soprattutto fare attenzione a non toccarli per sbaglio, perché questo avrebbe potuto provocare una reazione violenta. Allo stesso modo, tutto ciò che poteva ricordare al musulmano la presenza di religioni alternative, una dimostrazione di forme alternative di culto, doveva essere evitato: le sinagoghe dovevano essere poste in luoghi umili, nascosti, e il suono della preghiera ebraica tenuto accuratamente in sordina.

Quando i turchi conquistarono la terra nel 1516, “Non furono solo i governatori ad avanzare richieste vessatorie, ma gli stessi cittadini musulmani erano spesso ostili verso i loro vicini ebrei.”  La dolcezza di ‘Omar era il mantello sotto il quale furono tenute nascoste le relazioni arabo-ebraiche per tre secoli, l’ospitalità iniziale di Othman [turco] oscuro’ le realtà della vita ebraica in Medio Oriente. . .  L’assoggettamento delle Comunità ebraiche ai musulmani si accrebbe con l’arrivo del  primo sultano anti-ebraico, Murad III. “Murad decreto’ che tutti gli ebrei in tutto il suo impero fossero giustiziati, perché troppo ben vestiti, ma un ebreo ben piazzato intercedette per loro e Murad ridusse la condanna a morte ad  una legge che vietava  agli ebrei di indossare seta e li costringeva ad indossare copricapi speciali.”  Nel XVI secolo Giuda-cum-Palestina, soprattutto a Gerusalemme e Safed, due delle loro città sante, gli ebrei furono perseguitati con zelo. “La comunità gradualmente appassi’, delle settecento vedove ebree a Gerusalemme, 600 morirono di fame”. La comunità ebraica fu, tuttavia, costantemente alimentata dall’afflusso di immigrati fedeli al  “ritorno” nel loro paese. Non importava quanto fosse pericoloso il viaggio, gli ebrei lo affrontavano, anche quando la loro presenza era proibita, per mantenere vivo il loro obiettivo e la loro popolazione esistente. Per gli ebrei europei che sfidavano il viaggio nel Medioevo e prima, il pericolo era certo:

… l’intera gamma di persecuzione dalla degradazione di massa alla morte dopo torture. Per un Ebreo che non poteva nascondere la sua identità, gli spostamenti dalla sua citta’ di origine o da un  villaggio all’altro, significava esporsi quasi certamente al sospetto, all’insulto, e all’umiliazione, alle probabili rapine e violenze. a volte all’omicidio. Tutti i viaggi erano pericolosi. Per un Ebreo nel XIII, XIV secolo, o quindicesimo (e anche più tardi) intraprendere l’odissea dall’Europa occidentale verso la Palestina era un’impresa eroica, che spesso finiva in un disastro.

Due cristiani che fecero un pellegrinaggio a Gerusalemme nel 1479, raccontarono il percorso tortuoso del viaggio di immigrati ebrei provenienti dalla Germania, a partire da Norimberga:  “da Norimberga a Posen 300 miglia; da Posen (Poznafi) 250 miglia a Lublin; da Lublino a Lemberg (Lvov) 120 miglia; da Lemberg a Khotin 150 miglia; da Khotin a Akerman 150 miglia; da Akerman per Samsun 6 giorni; da Samsun a Tokat 6-7 giorni; da Tokat ad Aleppo 15 giorni; da Aleppo a Damasco 7 giorni; da Damasco a Gerusalemme 6 giorni.

Nel 1576 il sultano Murad III, emano’ una legge per sradicare e deportare un migliaio di ebrei benestanti da Safed a Cipro, dove l’economia richiedeva di essere  incrementata. Lo stesso ordine fu dato di nuovo un anno dopo, anche se nessun documento stabilisce che i suoi dettami furono eseguiti. Safed in quel momento, nel 16 ° secolo, secondo l’indagine britannica del comitato Peel “, era abitata da ben 15.000 ebrei , ed era un centro di formazione rabbinica. “Gli ebrei parlavano l’arabo e l’ebraico, “essi erano ugualmente esposti alle scorrerie dei predoni delle tribù” e alla persecuzione della “sicurezza pubblica corrotta.” La popolazione in generale diminui’.

Nel XVII secolo, un paio di visitatori cristiani a Safed descrissero la  vita degli ebrei: “La vita qui è la più povera e più miserabile che si possa immaginare.” A causa della durezza della dominazione turca e delle sue oppressioni paralizzanti i dhimmi, gli ebrei, dovevano “pagare per l’aria che respirano”. Tuttavia, a cavallo del secolo, la popolazione ebraica era cresciuta da 8.000-10.000 (nel 1555) contando tra 20.000 e 30.000 anime. Con le innovazioni anti-ebraiche di Murad e lo sconvolgimento economico dell’ impero turco trionfo’ l’ illegalità. “La sicurezza pubblica è stata compromessa”, e la Turchia perse molto velocemente – pochi decenni dopo la sua conquista, la sua tolleranza ampiamente rappresentativa verso gli infedeli ebrei. “La Turchia ha cessato di essere una stella polare per l’ebraismo in esilio”. Nel XVI secolo a Gerusalemme, la tassazione imposta agli ebrei  equivaleva  a un’estorsione, e la sinagoga ultima rimasta – un monumento di epoca Nachmanide – fu espropriato nel 1586. Come risultato, la maggior parte degli ebrei di Gerusalemme si affrettò  verso Hebron, Gaza, e Tiberiade.

Ma i saccheggiatori erano ovunque – i predoni beduini, l’anarchia generale, la corruzione fiscale – con l’onere aggiuntivo che mirava solo agli ebrei. Tuttavia, le comunità ebraiche di Giuda-cum-Palestina “sono tutt’ora in tutto il paese.. …a Hebron … Gaza, Ramle, Sh’chem [Nablus], Safed …. Acri, Sidone, Tiro, Haifa, Irsuf, Cesarea ed El Arish, e gli ebrei hanno continuato a vivere e coltivare la terra nei villaggi della Galilea “.  Gli ebrei rimasti a Gerusalemme furono “amaramente perseguitati” nel corso del XVII secolo, regno di un sovrano arabo che acquisto’ il suo governatorato e arresto’ i capi ebrei. Sotto il sovrano successivo, mentre gli sfortunati ebrei “speculavano sull’ avvento del Messia, “un gran numero di loro furono massacrati.”

Nel 1625, il governatore locale di Gerusalemme perseguito’ gli ebrei senza pietà, a dispetto degli ordini delle autorità di Damasco e Costantinopoli. Non era insolito, quando la campagna soffriva la siccità, per la folla musulmana di attaccare “i peccatori ebrei che hanno bevuto il vino e quindi causato la cessazione delle piogge!” Per calmare gli assalitori, gli ebrei dovevano prendere in prestito denaro da ricchi musulmani ad interesse composto, sotto la minaccia di ulteriori attacchi se non fossero riusciti a pagare. Quando la comunità ebraica della città santa di Safed fu “massacrata nel 1660,” e la città “distrutta dagli Arabi,” solo un Ebreo riuscì a sfuggire alla morte. Nel 1674 gli ebrei di Gerusalemme erano talmente impoveriti dalla oppressione turca -musulmano, che, secondo il padre gesuita Michael Naud, “pagano pesantemente il Turco per il loro diritto a stare qui”.

“… Preferiscono essere prigionieri a Gerusalemme, che godere la libertà che potrebbe acquistare altrove …. L’amore degli Ebrei per la Terra Santa, che hanno perso per il loro tradimento … è incredibile. Molti di loro vengono dall’Europa per trovare un po ‘di conforto, anche se il giogo è pesante”.

Il XVIII secolo vide il declino crescente dell’ordine e l’ulteriore deterioramento del terreno, e con esso aumentarono la violenza e la persecuzione verso gli ebrei dhimmi. Tuttavia, una sentenza dello sceicco di Galilea, accrebbe la tolleranza e porto’ miglioramenti agli ebrei di Galilea. Anche se fu solo una breve tregua, gli ebrei di Safed e Tiberiade sentirono rinascere la speranza quando lo sceicco accolse  gentilmente  un rabbino di Smirne con le parole “Vieni a ereditare la terra dei tuoi antenati.” Il nonno del rabbino era stato “Rabbi di Tiberiade”, un secolo prima e il suo arrivo, nel 1742, ricreo’ la comunità ebraica di Tiberiade, che era stata praticamente epurata dagli ebrei per settanta anni.

Verso la fine del XVIII secolo, la tolleranza in Galilea finì bruscamente, con il rovesciamento dello sceicco illuminato.  I suoi successori rafforzarono il codice di umiliazioni e vessazioni nei confronti dei “loro” ebrei, come avveniva nel resto del paese.   Nel 1775, “l’accusa del sangue” si diffuse in tutta la città santa ebraica di Hebron, incitando alla violenza di massa, come successe nelle comunità arabe ed europee. Il quartiere ebraico di Safed, che era stato nuovamente popolato durante il regno dello sceicco gentile, pochi decenni prima, fu ” completamente saccheggiato dai turchi” nel 1799.  Il musulmani a Nablus proibirono a i cristiani di stabilirsi nella città.  L’anno 1783 porto’ la nascita di un albanese di origine mamelucca , soprannominato “Il Macellaio” -. El Djezzar – il cui sadismo è diventato leggenda. La corrispondenza del Patriarca latino, nel 1805, riporta:

“Mohammad Djezzar, pascià di Gerusalemme e Damasco, ha cominciato a prendere con la forza venticinquemila piastre più di quanto era consuetudine pagare. Questo continuò per sette anni, durante i quali egli  fu governatore diverse volte, per non parlare di altre estorsioni con le quali ci vesso’ incessantemente.  Tutte le nostre lagnanze presso la Porta furono inutili, poiché questo pasha non obbediva a nessuno.”

(…..)

I sentimenti antiebraici hanno preso, a volte, forme più subdole:

C’è un’altra specie di persecuzione alla quale gli ebrei sono soggetti ….

“Così non appena la peste è segnalato nelle città, gli ebrei, di colpo, diventano oggetto della cupidigia di tutti i dipendenti in servizio di quarantena, che, con i praticanti medici nativi li opprimono al massimo grado. Da un individuo solo, della classe più agiata, sono riusciti recentemente ad ottenere 4.000 piastre, pari a L40 sterline, in tangenti – suo figlio era malato di febbre – hanno dichiarato che fosse peste – hanno piazzato una guardia davanti alla sua casa , lo hanno privato di tutti i mezzi per ottenere assistenza medica – il paziente è morto, e poi, al suo rifiuto di soddisfare le loro esigenze – hanno minacciato di bruciare tutto in casa sua. Questo Signore mio non è un caso solitario.”  Ciò che l’Ebreo deve sopportare, da tutti,  non deve essere raccontato.

3 commenti
  1. antonello permalink

    non so cosa c’è scritto, di sicuro non è in italiano.Meglio lasciar perdere il traduttore di google e spremersi le meningi

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