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I rifugiati sono la nuova “arma nucleare palestinese”

maggio 7, 2012

 

 

In un articolo del 23 Maggio 2011, pubblicato dall’agenzia di stampa dell’Autorità Palestinese, Wafa, Sabri Saidam, consigliere del presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, per la tecnologia informatica e per l’addestramento professionale oltre che essere vice-segretario-generale del Consiglio Rivoluzionario di Fatah, ha detto che le marce ai confini di Israele per il “Nakba Day” avevano evidenziato la nuova “arma nucleare palestinese”. Questa arma, ha detto, è costituita da dei giovani coraggiosi fedeli alla loro patria ancestrale che non hanno timore a rischiare la vita per rendere possibile il loro diritto ad uno stato, alla libertà ed all’indipendenza – un’arma che ha descritto come più potente di tutto l’intero arsenale di Israele.

Qui di seguito presentiamo dei brani dell’articolo:

“Il giorno di gloria è arrivato, [il giorno] che alcuni temevano ed altri ignoravano, mentre altri ancora si sono preparati all’ultimo minuto. I palestinesi hanno cominciato a smuovere, attraverso il confine, la loro nuova ‘arma nucleare’ di qualità – mentre il grosso arsenale di armi nucleari, chimiche e biologiche, le bombe a grappolo ed al fosforo e l’intera gamma delle armi di distruzione di massa riposano nei magazzini, reattori nucleari e laboratori israeliani. [L’arsenale è stato] paralizzato dal rumore dei passi della gioventù palestinese che è avanzata attraverso il confine, rischiando la vita, per raggiungere i luoghi di nascita dei loro genitori, nonni e la nobile famiglia di Jaffa – mentre i loro compagni si scontravano con il fuoco [delle armi] al confine.

“Questa nuova ‘arma nucleare ‘ palestinese si basa su un forte nucleo di fedeltà alla madre patria – un nucleo di coraggio e di nostalgia, e di malessere dovuto all’occupazione. Accanto a questo, esiste un nucleo di coraggio, che non si cura dei campi minati, delle barriere di filo spinato, dei candelotti lacrimogeni, dei vari tipi di munizioni e dei vari tipi di ostinazione che si evidenziano in ogni discorso effettuato con tanta generosità, di fronte a tutta l’umanità, da parte del governo dell’occupazione.

“La nuova ‘arma nucleare’ palestinese demolisce la teoria [per la quale i rifugiati palestinesi] dimenticheranno [la loro nostalgia per la madre patria], cosa sulla quale contava lo stato ebraico. Distrugge la possibilità di intimidire milioni di rifugiati palestinesi. Fa a pezzi le aspirazioni dei generali del nostro tempo, che mirano ad eliminare i legami dei nipoti palestinesi [con la madre patria] – il nipote che è pieno di nostalgia per la terra dei suoi antenati, [fino al punto che] che è disposto a mettere in gioco la sua vita nel tentativo di riprendersi i suoi diritti saccheggiati – il diritto ad uno stato, alla libertà ed all’indipendenza.

“All’interno dell’esercito dell’occupazione vi saranno certamente delle battaglie senza fine, dopo che, in quel giorno, [l’esercito] ha mostrato il suo aspetto stanco. Forse quelle battaglie saranno condotte nella segretezza più totale, con pochi ufficiali che saranno rimossi dalle loro posizioni. Forse [l’esercito israeliano] riconsidererà i suoi piani al fine di affrontare questo nuovo test [che si è evidenziato] dal Nakba Day.

“[Questo] mio articolo contiene un grande [appello] a quelli dello stato dell’Occupazione [i.e. Israele], che vogliono vedere ed ascoltare, che questa spinta all’auto-sacrificio della nuova generazione dei nipoti della Nakba, ha un grande significato – e cioè che questa generazione non ha paura di attaccare [i confini] e morire e che perciò non rinuncerà al suo diritto, per quanto possa essere lungo il muro, per quanto possano essere grandi gli insediamenti, per quando grande possa essere il saccheggio della terra. Perciò, non si stancheranno mai e non si metteranno mai d’accordo su niente che non sia la liberazione e la scomparsa dell’occupazione.

“Alla luce di questo, i discorsi minacciosi e la negazione dei diritti non serviranno a niente. Quello che conterà sarà accettare il fatto che coloro che vogliono vivere in sicurezza devono restituire alla gente i loro diritti, la loro terra saccheggiata e le loro vite rubate – in modo particolare perché, come dicono in inglese, delle grandi barriere non propiziano necessariamente un buon vicinato.

“Forse, a quelli che stanno ascoltando nello Stato dell’Occupazione – particolarmente quelli che esprimono solidarietà con il nostro popolo ogni settimana nei luoghi e nei villaggi eroici del muro di separazione – bisogna dire oggi: è vostro compito dire ai vostri politici quello che non gli piace di ascoltare e cioè che tutte le armi del vostro paese, ed il linguaggio di ostinazione e di tirannia, non riusciranno [a sottometterci] – e che non vi riusciranno neppure le pressioni sui leader mondiali per spingerli a cambiare le loro dichiarazioni e posizioni… Nessuna di queste iniziative [da parte di Israele] riuscirà a creare un mondo che favorisca l’occupazione e l’umiliazione.

“La nuova arma nucleare palestinese è costituita dai rifugiati, fuori e dentro la patria, [che cercano] una pace giusta ma che non la vorranno fintanto che l’occupazione non se ne andrà, così come gli altri che l’occupazione ha reso infelici e le cui speranze e sogni sono impediti dall’occupazione e a cui sono state raccontate tante storie da parte dei loro genitori e dei loro nonni.

“Qual’è l’arma più efficace – quella dell’uomo o quella da fuoco?”

http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/5336.htm

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