Skip to content

Obiettivi intercambiabili

maggio 6, 2012

Israele e gli ebrei sono diventati bersagli di solito inseparabili o intercambiabili per una vasta gamma di nemici diversi. Tra quelli schierati contro di loro è l’intero mondo arabo, islamisti radicali e politici, elementi “umanitari” neo-cristiani e varie forme di estrema destra cristiana, parti delle élite di sinistra e di destra, comunisti, trotskisti, e altri della sinistra estrema , così come i neofascisti. La dottrina islamica per la quale “il fine giustifica i mezzi”, assomiglia a quella di Lenin e Trotsky. Interessante è il processo attraverso il quale sono condonati i reati se compiuti da persone svantaggiate, ed il ruolo dei media nel giustificare la violenza e i criminali, trasformandoli in vittime. Il passo successivo è quello di dichiarare la loro “non-responsibilità”, poiché le loro azioni sarebbero determinate dalle loro condizioni socio-economiche. Cioè non altro che una versione aggiornata del determinismo marxista. Un ulteriore passo da compiere, quindi, è osservare che la versione islamista dell’Islam diventa la religione dei poveri e delle vittime. Ciò comporta anche affermare che i musulmani o gli arabi siano, in quanto vittime, umiliati o attaccati. Il mito del “palestinese intrinsecamente buono”  è allora abbinato ad un anti-sionismo che mira a distruggere Israele. Indubbi sono alcuni collegamenti tra l’antisemitismo e l’anti-americanismo. I palestinesi sono diventati i portabandiera dei nemici della democrazia: la criminalizzazione di Israele e dell’occidente vanno di pari passo. Tutto cio’ legato al rifiuto della modernità. E il pacifismo cieco, pone l’aggressore e la vittima sullo stesso livello morale e tende a presentare la legittima auto-difesa come un crimine. Negli ultimi tre decenni del XX secolo, la giudeofobia basata sul razzismo e il nazionalismo è stata gradualmente sostituita da una nuova versione, incentrata su antirazzismo, antinazionalismo e antiglobalismo.

Intervista a Pierre-André Taguieff

Canadian Jewish News: Voi dimostrate chiaramente nel vostro libro (La nouvelle propagande anti-juive), analizzando rigorosamente i discorsi veementi dei detrattori di Israele e sottolineando numerosi fatti storici, completamente elusi, che la nuova propaganda anti ebraica poggia tutta la sua essenza sul processo di demonizzazione di Israele. Quali sono i principali elementi di questa propaganda?

Pierre-André Taguieff: L’obiettivo di una propaganda è far credere certe cose per far agire una popolazione-target in un certo senso. La propaganda antisionista oggi, mira in principio a far credere che i sionisti siano dei razzisti e dei criminali. Bisogna risalire alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, vero giro di boa storico, segnato dal rivolgimento ostile di una parte importante dell’opinione pubblica occidentale verso Israele, per comprendere come il razzismo sia diventato il principale tema d’accusa verso i sionisti, e, al di là di essi, verso gli Ebrei. E’ attorno a questa immagine di Israele, demonizzato e criminalizzato da tutti i mezzi della propaganda anti-sionista, che si è costituita la nuova visione anti-ebraica, ormai mondialmente diffusa. Nuovi stereotipi anti-ebraici sono stati fabbricati e messi in circolazione, assimilando Israele al Terzo Reich o all’Africa del Sud dell’apartheid, cosi’ come gli israeliani e i sionisti sono stati assimilati ai nazisti e ai razzisti sud africani. Lo Stato ebraico è stato ridotto a uno Stato razzista, bellicista, criminale e genocida. Cosi’, alcuni ideologi palestinesi negano la realtà storica della Shoah o ne denunciano l’uso politico sionista, ma, nello stesso tempo, inventano il mito della Nakba, ossia quello di un criminine originario – una pulizia etnica programmata – e lo utilizzano come mezzo di propaganda per demonizzare lo Stato ebraico, negando il suo diritto all’esistenza.  Al mito repulsivo costruito attorno ad Israele, corrisponde quello positivo della causa palestinese. Il dualismo manicheo cosi’ messo in atto, scaccia ogni analisi politica sfumata, rimpiazzandola con lo scontro mitico tra il Bene e il Male.

 

NCJ: Questo dualismo è caratterizzato da un mix pernicioso anti-israeliano molto semplicistico.

Pierre-André Taguieff: Queste accuse, più o meno chimeriche, spaziando sul tema Sionismo = Razzismo e Assassini Sionisti, sono ora integrate nell’arsenale retorico dei due principali gruppi di nemici ideologici di Israele: da un lato, i movimenti della nuova estrema sinistra anti-globalizzazione e anti-imperialista, e i circoli islamici, le cui azioni di propaganda, legittimate dalla Jihad, hanno contaminato la cultura globale musulmana. Andandosi a sommare all’incitamento lanciato dai sostenitori dell’ Anti-imperialismo degli imbecilli – che ha preso il posto del socialismo degli imbecilli, vecchio nazionalismo anti-semita – l’influenza della propaganda islamica permette di comprendere la globalizzazione accelerata dei temi giudeofobi fin dai primi anni ’90.

L’amalgama polemico Sionismo = nazismo, tuttavia, non è certo nuovo, dal momento che lo abbiamo incontrato già negli scritti anti-sionisti arabo-musulmani, dalla metà degli anni 1950. L’amalgama Israele = apartheid vi si è unito due decenni più tardi. La novità è la centralità che queste amalgame hanno guadagnato nella retorica anti-sionista, presentata come una forma di anti-razzismo, a partire dalla metà degli anni ’70. Oggi assistiamo ad una banalizzazione preoccupante della demonizzazione anti-israeliana. Questo trattamento simbolico di Israele può avere solo una logica conclusione: la richiesta del suo annientamento.

NCJ: Il discorso sulla propaganda giudeofobica  è ormai uno dei principali credo ideologici degli islamisti radicali. Questa retorica è anche uno dei cavalli di battaglia utilizzato dal presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, nella sua crociata contro lo Stato belligerante di Israele.

Pierre-André Taguieff: La propaganda islamista radicalizza e sistematizza le figure di odio verso gli ebrei che si trovano nei testi e nelle tradizioni del mondo musulmano. L’influenza diffusa dell’Islam, la cui forza crescente nel mondo musulmano, dal 1980, è stata notata dalla maggior parte degli esperti, ha creato una situazione conflittuale: il volto dell’Islam è stato riprogettato sulla duplice base di una radicale giudeofobia – chiedere l’uccisione degli ebrei – e sulla dottrina della Jihad. Nell’Islam radicale, la jihad non è solo diventata il sesto pilastro dell’Islam, è divenuta il primo pilastro. Di conseguenza, l’Islam è stato ridotto a una dottrina della guerra totale contro i nemici demonizzati: sionisti o ebrei, occidentali o americani.

L’annientamento di Israele è il sogno del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, e uno dei suoi temi ossessivi. Al volgere del secolo, la leggenda del delitto rituale ebraico, sotto nuove forme, circola a livello internazionale come argomento di accusa contro lo Stato di Israele e i sionisti, bollati come criminali, come attesta lo slogan: sionisti, assassini. Su questo ha  a lungo giocato il presidente iraniano nel suo discorso alla 63a Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 22 settembre 2008: “I sionisti assassini e ladri continuano da  più di sessanta anni nella loro impresa di sterminio in Palestina.” Come non concludere che dobbiamo sterminare gli sterminatori? Lo stesso giorno, durante una conferenza stampa, Ahmadinejad ha ribadito la sua accusa criminalizzante Israele: lo Stato ebraico è nato, egli dice “per uccidere donne e bambini.” Come non concludere che lo Stato-assassino deve essere eliminato completamente e definitivamente? E’ consuetudine del presidente iraniano lanciare questo tipo di minacce ai sionisti: “Lasciatemi dire che se non saranno loro stessi a mettere fine al sionismo, il braccio forte dei popoli cancellerà dalla terra questi germi della corruzione “. Così oggi opera la disumanizzazione degli ebrei, preambolo alla distruzione auspicata da parte dei loro nemici.

Settant’anni dopo il discorso di Hitler al Reichstag il 30 gennaio 1939, dove aveva minacciato lo sterminio degli ebrei europei, Ahmadinejad, in nome di una ideologia non meno totalitaria del nazismo, ma di tipo diverso, minaccia lo stato ebraico di distruzione totale, utilizzando la metafora patologizzante del “germe della corruzione”, per stigmatizzare i sionisti, o quella del “microbo nero” per stigmatizzare Israele. Prestito flagrante al linguaggio più radicale, palesemente anti-semita, del tardo XIX secolo e dell’inizio del ventesimo, che ispiro’ Hitler nelle sue diatribe contro il “parassita ebreo”, “l’avvelenatore dei popoli”, “l’ncarnazione della tubercolosi razziale dei popol”, il “bacillo o  virus ebraico”. Le dichiarazioni pubbliche del presidente iraniano, come degli islamici radicali legati ad Al-Qaida, sono composte di profezie e minacce di sterminio, come il famoso discorso di Hitler del 30 gennaio 1939. Nel pre-guerra, chi prese sul serio la minaccia di eliminazione fisica del popolo ebraico? Ma l’improbabile si è avverato.

NCJ: Secondo voi il caso Mohammed al-Dura, come analizzato esaustivamente nel vostro libro, è stato l’elemento fondante dell’ondata di giudeofobia che ha travolto i primi anni del 2000, in Occidente, in particolare in Europa e Francia.

Pierre-André Taguieff: Il mio libro si concentra sugli anni 2000-2009, segnati da una crescente radicalizzazione e dall’accettazione dei temi ideologici, veicolati dalla propaganda anti-sionista. Si tratta di un terribile decennio che ha avuto inizio con la seconda intifada e si è concluso con la battaglia di Gaza. Due eventi sono stati mitizzati e ampiamente utilizzati per criminalizzare Israele. L’icona di al-Dura, “un bambino palestinese, assassinato dai sionisti”, è stata parte integrante nel materiale simbolico di propaganda anti-israeliana, dal secondo giorno dell’Intifada al-Aqsa . L’amalgama tra sionismo e nazismo ha permesso di creare analogie e metafore di propaganda, che hanno riattivato il tema antico di accusa agli ebrei: l’omicidio rituale. La costruzione della grande narrazione di Israele come uno Stato criminale è stata alimentata e accelerata dagli effetti planetari dell’operazione mediatica, perfettamente riuscita, di accusare i soldati israeliani di aver ucciso a sangue freddo, 30 settembre 2000, il ragazzo palestinese Mohammed al-Dura, subito eletto a martire. Il presunto omicidio fu presentato fin dal primo giorno della seconda intifada, come prova della disposizione criminale dei sionisti e il simbolo dello status di vittime, monopolizzato dai palestinesi. Da allora, denunciare il sionismo, è stato, sia denunciare il razzismo dei sionisti, sia la loro propensione a uccidere i non-ebrei, per soddisfare la loro naturale crudeltà, la loro sete di sangue, il loro  nutrirsi simbolicamente del sangue dei nemici e così soddisfare la loro crudeltà ereditaria, o per rubare loro gli organi – l’accusa di traffico di organi è stata lanciata da un giornalista svedese nell’agosto del 2009 e ripresa dai siti anti-israeliani di ogni tipo.

Inoltre, la presunta natura sanguinaria dei sionisti, porterebbe questi ultimi a privilegiare, tra i non-ebrei, i bambini, soprattutto quelli palestinesi, arabi o musulmani in generale. Nei discorsi di propaganda dei paesi arabi, dopo la Guerra dei Sei Giorni, la leggenda dell’omicidio rituale ebraico fu riattivato, insieme al mito del complotto mondiale ebraico, come testimoniano le numerose edizioni dei Protocolli dei savi di Sion, vendute nel Medio Oriente e il successo dei libelli che accusano gli ebrei di omicidio rituale. Fu precisamente nel quadro della denuncia orchestrata del massacro di Sabra e Chatila, commesso nel settembre 1982 da falangisti cristiani libanesi e impropriamente attribuito al IDF, che il generale siriano Mustafa Tlass cerco’ di risvegliare l’accusa di omicidio rituale, con la pubblicazione, nel 1983, del suo  pamphlet anti-ebraico ” La Matza di Sion”. Questa attribuzione di un massacro a Israele non è stata né la prima né l’ultima calunnia. Ma è diventata paradigmatica in quanto è stata la prima vittoria di propaganda in tutto il mondo dei media anti-sionisti, basata sulla denuncia dei sionisti, criminali nati.

Uno degli obiettivi principali del mio libro è proprio quello di stabilire la verità dei fatti distorti e manipolati dalla propaganda anti-sionista: il mito della Nakba – come genocidio palestinese, fondatore di Israele – il massacro di Sabra e Shatila, erroneamente attribuito agli israeliani, la leggenda del bambino-martire Muhammad al-Dura – ucciso a sangue freddo dai sionisti, – l’immaginario massacro di Jenin e, infine, il preteso genocidio a Gaza – la battaglia di Gaza come massacro volontario e programmato.

La specificità dell’operazione al-Dura è stata favorire un’immagine simbolica, in grado di provocare reazioni immediate di empatia e compassione, logicamente seguite da una forte indignazione e desiderio di vendetta. E’ difficile trovare un materiale simbolico che ispiri di più dell’immagine di un bambino palestinese, per definizione “Innocente”, apparentemente terrorizzato, rannicchiato tra le braccia di suo padre, e poi “ucciso dai sionisti”. L’immagine è perfettamente congruente con la codificazione pseudo-umanitaria della compassione per i palestinesi “vittime”. Ci si puo’ vedere uno dei maggior successi della manipolazione dell’opinione pubblica internazionale, tra quelli, molto numerosi, che sono stati condotti e orchestrati dalla propaganda palestinese.

NCJ: La propaganda di odio contro Israele non sta cercando di banalizzare l’antisemitismo in Occidente, in particolare in Europa?

Pierre-André Taguieff: Osserviamo prima la sistematica riattivazione di vecchi stereotipi anti-ebraici. Nell’ anti-sionismo radicale riconosciamo molti temi d’accusa, stereotipi negativi e miti presi in prestito all’anti- giudaismo teologico-religioso e all’anti-ebraismo politico di tipo nazionalista della legittimazione razziale, ma adattati alla politica e alla cultura contemporanea, che a volte li rende irriconoscibili. Ricordiamo alcuni di questi argomenti con la loro eventuale riformulazione: l’odio del genere umano – dal quale il razzismo – il potere occulto, la cospirazione e la manipolazione,  la dominazione e l’avidità finanziaria – quindi la visione di una plutocrazia cosmopolita che approfitta della globalizzazione – lo sfruttamento dei popoli stranieri – da cui il colonialismo -, La crudeltà sanguinaria relativa alla calunnia del sangue – da cui il genocidio, e le accuse di omicidio di bambini palestinesi, a volte sommata all’accusa del traffico di organi.

Questi invariati temi anti-ebraici appaiono in molteplici forme, traducendosi in varianti ideologiche, relative a nuove situazioni, dalle queli si orientano e strutturano interpretazioni in senso giudeofobico. Non si tratta solo di pregiudizi e stereotipi che rimangono entro i limiti della giudeofobia da “salotto”. Gli ebrei hanno sempre vissuto, in qualche modo, in contesti nei quali erano più o meno pesantemente stigmatizzati. Ma ci fu lo sterminio nazista degli ebrei europei, la Shoah. Si è a lungo pensato che avesse costituito il limite assoluto dell’odio per gli ebrei, una barriera insormontabile che vietava ogni nuova ondata di giudeofobia. Ma la Shoah è ormai relativizzata, ridotta, o negata, sfruttata in chiave anti-israeliana. Possiamo addirittura temere trattarsi di un precedente. La nuova configurazione anti-ebraica fa rivivere, al di là della distruzione dello Stato ebraico, la soluzione finale del popolo ebraico.

NCJ: Che cosa può lo Stato di Israele, e tutti coloro che lo difendono in Occidente, per contrastare la propaganda di odio pro-palestinese? È una battaglia già persa?

Pierre-André Taguieff: Dobbiamo partire dal fatto che la guerra totale contro Israele e il sionismo si svolge principalmente nel ciberspazio. Possiamo considerare  sia questo il prezzo che paghiamo per quella estensione del campo della discussione democratica che Internet incarna.  Ad un egualitarismo rozzo si mescola un relativismo radicale delle opinioni, per giustificare il principio che “ogni individuo ha il diritto di dire qualcosa”. Si tratta di un’area di dibattito difficile da controllare, dove il vero si mescola al falso, i fatti con le chimere, le demistificazioni critiche con le bugie della propaganda. Pertanto, fino a nuovo avviso, Internet, diventa un elemento essenziale culturale, apparendo al tempo stesso il grande veicolo mondiale di calunnia e diffamazione. Questo spazio di libertà e di ricerca frutta anche alla libera espressione di tutti gli odii e di tutte le illusioni. L’odio anti- ebraico, codificato e “sloganizzato” ‘più a lungo di tutti gli odi collettivi, vi trova uno spazio privilegiato. Appare non solo su siti e blog islamisti e della “neo-sinistra”, ma anche su siti cospirazionisti, nei quali vengono denunciati gli ebrei, o dove i sionisti, sono “litanicamente” attaccati come leader di ogni occulta  “cospirazione globale”. L’unica risposta efficace è una contro-offensiva: moltiplicare i siti web e blog che ripristinino la verità su Israele e il sionismo, e analizzare,  senza complicità, i discorsi e i comportamenti dei nemici di Israele.

La mia ipotesi è che dal 1960, sia in atto una reinvenzione della “questione ebraica” basata sul rifiuto assoluto di Israele e la demonizzazione del sionismo, cosi’ come dei sionisti. Il radicamento e l’espansione, nell’ immaginario del mondo musulmano, di una grande narrazione negativa di Israele e del sionismo, costituisce un grave ostacolo alla creazione di una pace vera e duratura in Medio Oriente. Propaganda e indottrinamento anti-sionista alimentano l’odio e la sfiducia per Israele, ormai profondamente inscritta nella mente delle popolazioni medio orientali. Evidenziare le origini, le componenti e le operazioni di questo mito repellente è il presupposto per l’avvio di un dialogo senza falsità fra gli israeliani ed i loro vicini arabi, che sono ben lungi dall’accettare lo statuto del “vicino”.  Solo la demitizzazione di Israele e del sionismo può aprire la strada per la pace in Medio Oriente, rendendo possibile un riconoscimento reciproco tra israeliani e palestinesi. A condizione che i paesi arabi e l’Iran accettino di riconoscere la legittimità dello stato ebraico, così come il suo diritto di esistere e quindi il suo diritto di difendersi. Ma, come sappiamo, la visione islamista del conflitto proibisce la via del compromesso; è legittimata solo la guerra di distruzione contro lo Stato ebraico. Questo è il motivo per cui è politicamente e geopoliticamente irresponsabile cercare la pace continuando a mettere tra virgolette o sottovalutare la re-islamizzazione, in senso jihadista della causa palestinese, come avviene dalla fine degli anni 1980. Questo è sogno ad occhi aperti.

Per non disperare, dobbiamo puntare su un reflusso dell’islamismo nei paesi arabi, e, pertanto, sostenere tutte le forze politiche che si oppongono ai movimenti islamici. Nel frattempo, è importante che lo Stato ebraico resista al canto delle sirene di coloro che, a nome dei “buoni sentimenti” e secondo una logica paternalistica, suppongono, per esempio, che gli americani o gli europei conoscano meglio degli israeliani che cosa è “buono” per loro – mettendo il suo destino nelle mani di grandi potenze apparentemente benevoli. Si dovrebbe tenere a mente la frase sorprendente: “Se gli arabi palestinesi avessero deposto le armi, non ci sarebbe alcun conflitto. Se gli israeliani avessero deposto le armi, non ci sarebbe più Israele”. Per quanto debole sia, la probabilità di riconoscimento tra Israele e i suoi nemici attuali deve essere oggetto di una speranza attiva. Una tale pace non è impossibile.

http://www.debriefing.org/30523.html

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: