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La verità si è persa nella nebbia delle percezioni emotive.

maggio 5, 2012

Quand’è che i media diventano una macchina di propaganda? Quando servono lo scopo di una faziosità politica e sospendono la verità con l’intento di formare l’opinione popolare. Quando creano, con falsi resoconti, una realtà alternativa.  Questo è quanto succede, con la maggior parte dei media occidentali, quando si tratta di Gaza.

 

Per anni, i media sono stati pappa e ciccia con i radicali. Sono stati la voce di un regime di terrore islamico, paternalisti verso i terroristi, hanno chiuso un occhio davanti ai loro crimini e li hanno sostenuti, servendo loro da cassa di risonanza.  Nella lotta per accaparrarsi le menti, le notizie e la verità non corrispondono.

Il pubblico è pigro, apatico, quando legge il giornale, o guarda le notizie alla televisione. Preferisce credere a ciò che gli viene messo di fronte, piuttosto che fare lo sforzo di ricercare i fatti. E ‘più facile accettare la narrazione, soprattutto se colorita ed emotiva, come un fatto, anche se l’elemento di verità è debole.

Se ripetuta abbastanza spesso, la frode diventa fatto nella mente del lettore e dello spettatore apatico che si trova a citare il mantra ripetuto. Questo è precisamente quanto è successo con il racconto palestinese di vittimizzazione e sofferenza. La verità si è persa, anni fa, nella nebbia delle percezioni emotive.

 

Ci sono vittime, ci sono oppressori, nel conflitto in Medio Oriente. Chi è chi, secondo te? Con quale parte solidarizzi? Chi compatisci?  Chi odii? Ed il risultato è davvero quello che pensi o è cio’ che hai letto o ascoltato in TV?

Quando dici che le condizioni di vita a Gaza sono terribili, e Israele è il colpevole, sei convinto che sia la tua opinione e che si fonda sulla verità? Se ti chiedessi  di fare qualche ricerca di base, accetteresti prove che ti indurrebbero a rivedere la tua opinione e cambiare idea? Oppure sei indurito in una cornice mentale di parte e nulla ti potrebbe convincere che ti hanno ingannato?

Anch’ io, ho creduto che le condizioni fossero terribili a Gaza. Anch’io ero molto pigro e assorbivo le notizie come una spugna. Fino a quando qualcosa ha colpito la mia scrivania e mi ha fatto mettere in discussione quello che i media mi propinavano.  Ho fatto una ricerca sul web. E ‘stato allora che ha cominciato a svelarmisi uno scenario completamente diverso, quello che gridava “Bugie!” ad ogni relazione e dichiarazione delle “intellighenzie” pro-palestinesi, dei loro sostenitori, e da, peggiore di tutti, i cosiddetti ‘neutral’ media.

Ho scoperto fatti e prove in conflitto diretto con le relazioni, gli slogans, e il linguaggio emotivo. L’uso del linguaggio dipinge il panorama politico. Forma l’opinione pubblica attorno alla quale i politici possono plasmare la loro agenda. Permettetemi di iniziare a mettere le cose in chiaro, evidenziando il linguaggio usato in un episodio occorso in Medio Oriente, vale a dire il convoglio di aiuti a Gaza.

In primo luogo, non era un convoglio di aiuti. Era una macchina massiccia di propaganda politica. In secondo luogo, non c’è blocco israeliano su Gaza. Un blocco è quando si impedisce tutto quanto arrivi dal nemico. Ciò chiaramente non è il caso di Gaza come si può vedere nella lista della fornitura settimanale rilasciata dal governo israeliano e l’IDF, nonché le stesse Nazioni Unite.

Si tratta di un’importazione controllata, progettata per evitare che alcune merci possano essere utilizzate a fini terroristici se giungessero nelle mani degli islamisti. Gli attivisti a bordo delle nove navi volevano che una delle due cose accadesse:

1. Che il mondo vedesse la marina israeliana impedir loro di raggiungere Gaza e, quindi, capitalizzare la propaganda.

2. Solidarizzare con la leadership di Hamas.

In entrambi i casi i risultati sarebbero stati considerati come una sorta di vittoria. Questo era il motivo per cui sono statifinanziati. Questo era il loro unico scopo. C’èra un solo ordine del giorno: ODIARE ISRAELE!  Nessuna delle persone a bordo delle navi aveva alcun interesse a coinvolgere Israele, o a trovare una soluzione comune, o di convincere i palestinesi ad accettare le condizioni generose offerte loro dagli israeliani per decenni, o di agire positivamente per la pace .

Hamas resta un’organizzazione terrorista islamica. Hamas continua a dedicarsi ad eliminare lo Stato di Israele, con la forza se necessario. Eppure questo non ha impedito centinaia di attivisti internazionali, tra cui diversi membri europei e del Parlamento britannico, di salire a bordo delle navi a vela verso Gaza. Lo hanno fatto con un motivo. L’ODIO PER ISRAELE!

Coloro che promuovono la causa palestinese, rispetto ad altre cause più meritevoli, lo fanno per una motivazione di base. L’ODIO PER ISRAELE!  Abusano della lingua usando infondate, emotive, frasi che esagerano la posizione palestinese nel tentativo di scuotere il mondo in loro sostegno. E ci riescono, con la collaborazione e la partecipazione dei media.

Lo fanno con immagini e dichiarazioni che sono, in realtà, bugie. Commettono frodi deliberate, inquadrando una narrazione falsa, e lo fanno con la connivenza dei media.

Per corroborare questo punto, i media sarebbero costretti a stampare i fatti, le foto, i video, che mostrano uno stile di vita della classe media a Gaza in completo contrasto con l’immagine falsa che è stata imboccata al pubblico per anni.

Gli editori vi diranno che hanno stampati solo ciò che è stato detto, come la menzogna che nessun materiale da costruzione era ammesso nella Striscia di Gaza. Ma non mostrano le massicce costruzioni di condomini di lusso, palazzi superbi, moschee, strutture pubbliche e governative, e la piscina olimpica a Gaza, che si estendono dal porto di Gaza, tutto costruito, miracolosamente, senza materiali o attrezzature.

Gli editori vi diranno che hanno solo ripetuto le affermazioni che Israele stava bloccando l’entrata delle merci di base, ma si rifiutano di indagare i negozi che traboccano di abiti, viveri, giocattoli, dolci, caramelle, e oggetti importati. Gli editori segnalano che i bambini stanno soffrendo, ma non stampano la notizia di 200.000 computer portatili, consegnati ai bambini di Gaza via Israele. Se una stampa libera è orgogliosa di stampare notizie eque ed equilibrate, perché non l’hanno fatto? Perché i maggiori quotidiani e canali televisivi di serio giornalismo investigativo non hanno esposto la verità che non c’è crisi umanitaria a Gaza?

Se gli attivisti dei diritti umani fossero davvero quello che dicono di essere, perché non hanno insistito sull’evidenza che i palestinesi stanno andando bene e che sarebbe giunto il momento di deviare alcune delle quantità record di finanziamenti Internazionali a cause più meritevoli e bisognose, come quella delle migliaia di bambini che muoiono in Africa, non per mancanza di computer portatili, ma a causa della mancanza di cure, per la malnutrizione, e malattie.  E forse i media dovrebbero prendere le distanze dalla corruzione e dalle menzogne che sono parte integrante della narrazione palestinese.

http://israeltheviewfromhere.blogspot.fr/2010_05_01_archive.html

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