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E il mondo paga… il mito della vittima

maggio 5, 2012
Ben Dror Yemini

(Ben Dror Yemini è nato a Tel-Aviv, Israele nel 1954. Ha studiato Lettere e Storia a Tel Aviv University, e successivamente studia Legge. Dopo gli studi universitari, è stato nominato consigliere del ministro israeliano del Assorbimento immigrazione e poi è diventato il portavoce del ministero. Nel 1984, ha iniziato la sua carriera come giornalista e saggista. Ha lavorato come avvocato ed è stato partner in uno studio legale. Dal 2003 è il direttore del quotidiano Maariv e inoltre pubblicato numerosi articoli e saggi in altre riviste).

Nel dibattito sul Medio Oriente, i palestinesi si presentano come abitanti di un mondo kafkiano in cui sono le vittime puramente passive di malvagi, onnipotenti forze. La loro storia si sviluppa in questo modo: Nel 1948, i sionisti cercarono di operare la pulizia etnica della pacifica popolazione araba. Dopo aver trascorso decenni come profughi oppressi o aver subito l’occupazione militare israeliana, i palestinesi firmarono gli accordi di Oslo con Israele, ma l’aggressione israeliana mino’ una soluzione pacifica. I palestinesi  sono le vittime dell’ attacco militare israeliano, ed i loro sostenitori in Occidente  devono fare i conti con giornalisti prevenuti e simpatizzanti sionisti.

Secondo l’opinione pubblica mondiale, i palestinesi sono le persone più miserabili del mondo. Le persone più oppresse della terra. Sono il  gruppo nazionale che incorpora una parte significativa dell’immagine della vittima. Innumerevoli sono le  pubblicazioni che trattano della miseria, della povertà, dello status di rifugiato che continua ormai da decenni. Anche in questo caso, la connessione tra i fatti e la pubblicità è meno di niente.

Nonostante i palestinesi ricevano aiuti che altri paesi possono solo sognare, fanno ancora pietà. Così la miseria si è trasformato in un’industria.

I palestinesi sono in una brutta situazione. Nessuno lo mette in dubbio. La questione è se si tratti di autolesionismo, del quale i palestinesi sono responsabili, o di vessazione internazionale, soprattutto americana o israeliana.

Il mito, che viene coltivato dai “progressisti”, afferma che, naturalmente, gli Stati Uniti sono la radice di ogni male. Non solo hanno una “politica squilibrata”, ma sono anche gli oppressori delle legittime aspirazioni del popolo palestinese. E Israele, naturalmente, aggrava l’oppressione generale. È davvero così?

Mentre i palestinesi hanno acquisito un posto d’onore nella lista mondiale delle miseria, ben oliate “public relations” li hanno trasformati in una nazione di vittime. I fatti sono diversi, nella sostanza, dai miti e dalla pletora di pubblicazioni accademiche e giornalistiche che stanno perpetrando una frode di massa sull’opinione mondiale.

La miseria paga. Si è trasformata in un’industria. Il mondo apre le sue tasche. Il “Grande Satana”, il paese più odiato dai palestinesi, gli Stati Uniti, affiancato solo da Israele, il” piccolo Satana”, è il paese che ha aiutato i palestinesi dopo la firma degli Accordi di Oslo nel 1993, più di ogni altro paese del mondo. Non l’Arabia Saudita, e non gli stati del Golfo, separatamente o congiuntamente. Non i paesi d’Europa, presi singolarmente o congiuntamente.

Sono inondati di dollari e rispondono con la critica

Questi sono i fatti: secondo un rapporto della Banca Mondiale, dal 1994 al 1998, gli Stati Uniti sono stati i maggiori “donatori”  per i palestinesi. Le cifre non sono diverse negli anni successivi, ma nel 1990, che si è concluso con l’Intifada, sono stati particolarmente importanti. E ‘vero che Israele riceve più aiuti. L’aiuto militare nasce da ragioni strategiche e questo non è il luogo per discuterne. La maggior parte di essi, in ogni caso, serve all’industria americana, perché Israele puo’ spenderli solo in America. Per quanto riguarda l’aiuto economico, negli ultimi anni è diventato marginale, ed è inferiore a quello destinato ai palestinesi.

Complessivamente, in materia di aiuti pro capite ai fini dello  sviluppo del benessere, i palestinesi ricevono aiuti molto più consistenti di quelli, per esempio, destinati all’ Egitto. Ma il mito continua a  ripetere che i palestinesi sono “vittime”, che a loro deve essere dato di più perché, forse, questo potrà convincerli a volere la pace e ad abbandonare il terrorismo.

Secondo il rapporto della Banca Mondiale, negli anni di cui sopra, Washington ha contribuito con circa $ 345 milioni, l’Unione europea, ha contribuito $ 298 milioni. Il Giappone è un altro paese in cima alla lista dei donatori, con un contributo di 306 milioni dollari negli stessi anni.

Il contributo americano è in realtà molto più importante: in quegli anni, proprio come durante tutti gli ultimi decenni, gli Stati Uniti sono stati il maggior contribuente all’ UNRWA delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi. L’ UNRWA ha avuto un budget annuale vicino ai $ 300 milioni in quel periodo. Di tale importo, $ 600 milioni sono stati inviati alla Cisgiordania e Gaza.

Anche calcolando su più anni, dal 1994 al 2004, gli Stati Uniti sono stati al primo posto, con $ 1,3 miliardi di aiuti. Dopo gli Stati Uniti arriva l’Unione europea, 1,11 miliardi, poi il Giappone, ¬ 0,5 3 miliardi di euro. Tali importi non comprendono i contributi per l’UNRWA e il “Dawa” (Ente di carità) utilizzati in massima parte per finanziare il terrorismo. Dobbiamo ricordare che Hamas ha attivato un altro fondo separato di raccolta, in parte utilizzato, effettivamente, per infrastrutture pubbliche e welfare, istruzione, sanità e in parte servito a  rafforzare il suo braccio militare e le attività terroristiche.

Ai palestinesi sono stati dati miliardi. Questo denaro avrebbe potuto portare a enormi cambiamenti per l’economia palestinese. Questo denaro, scusate il cliché, avrebbe potuto trasformare Gaza in Beirut (a parte che Hezbollah avrebbe poi trasformato Beirut in Gaza). Ma i palestinesi hanno scelto un altro percorso. Alla pioggia di denaro del mondo piovuto su di loro hanno risposto con critiche. Non gli oppressi del mondo, ma piuttosto i più coccolati al mondo. La maggior parte degli abitanti dell’Africa, che stanno soffrendo molto di più, possono solo sognare  un aiuto della portata di quello che è stato concesso ai palestinesi. Nel mondo esiste  la povertà. Esiste lo sfruttamentoe e l’oppressione. Ma i palestinesi non sono in cima alla lista. Ne sono lontani, anzi. Non hanno mai sofferto la fame. La loro sofferenza è per lo più auto-indotta.

Hanno preferito la lotta alla prosperità

Prima degli accordi di Oslo, per i palestinesi il denaro scorreva . Il 1992 è stato un anno di picco per l’economia palestinese. Il PIL pro capite ha raggiunto 1.999 dollari, e il PIL reale pro capite era di 2.683 dollari. Il divario derivava dagli integratori provenienti da fonti straniere: alcuni provenivano dal bilancio dell’UNRWA, altri erano trasferimenti di palestinesi all’estero, e una parte significativa proveniva dal lavoro di molti palestinesi in Israele.

Teoricamente, se non fosse stato per il terrorismo, che ha costretto Israele a imporre chiusure e coprifuoco, l’economia palestinese nel 1990 sarebbe diventata una delle principali economie del Medio Oriente, dopo Israele. Quello fu il punto durante il quale avvennero i colloqui segreti a Oslo, dopo di che, con la firma degli Accordi, il grande flusso di aiuti internazionali ai palestinesi inizio’. Ma furono anche gli anni delle grandi ondate di terrorismo. I palestinesi hanno preferito la lotta alla prosperità.

In quegli anni, paesi come lo Yemen, Ciad e Nigeria, per esempio, avevano PIL pro capite di circa 1.000 dollari e non erano i paesi più poveri del mondo. Erano gli anni nei quali comunità africane di milioni di persone, in Congo, in Sudan, nel Sahara, divennero rifugiate. Ma la comunità internazionale li abbandono’. I neri d’Africa, naturalmente, non hanno ancora creato il terrorismo e non rappresentano una minaccia strategica. La coscienza morale del mondo in generale e dell’Occidente, in particolare, è attivata in maniera molto selettiva: dallo schermo televisivo, dalle minacce del terrorismo, dal pericolo di un aumento dei prezzi del petrolio. Così la sofferenza di gran lunga maggiore di decine di milioni di neri in Africa è stata classificata molto inferiore a quella, di gran lunga minore, dei palestinesi.

La sofferenza, per i palestinesi, è apparentemente la loro industria di maggior successo. Si tratta di un’angoscia che perpetua se stessa e serve come base per richieste di “compensi” sempre più elevati. A cosa serve? Non per la costruzione di infrastrutture. Non per la costruzione di un sistema migliore di istruzione. Non per riabilitare le centinaia di migliaia di persone che vivono nei campi profughi. Il denaro è andato a tre obiettivi principali: perpetuare la situazione politica e la miseria, l’acquisto di armi e di materiale per il terrorismo, e per la corruzione, con somme enormi andate costantemente a finire nelle tasche di “compari” e parassiti, come i milioni di dollari finiti sui conti bancari di Yasser Arafat nelle banche di tutto il mondo, ed i “coupons” intascati dai capi dell’Autorità palestinese da quasi ogni affare riguardasse lo sviluppo economico dei territori.

L’obiettivo ultimo: cancellare Israele dalla carta geografica

Israele non è esente da errori, ma tutti gli errori di Israele sono nulla rispetto alla responsabilità palestinese. Vivere sotto una occupazione non è una grande gioia, e la critica dell’occupazione in generale e degli insediamenti, in particolare, è legittima. Più che legittima. Non si tratta con la teoria, però, ma con i fatti: somme enormi di denaro che sono state date ai palestinesi sono finiti o giù per lo scarico. E le opportunità per ottenere l’indipendenza e la prosperità sono state respinte in favore dell’obiettivo supremo: cancellare Israele dalla carta geografica.

La svolta più importante avvenne, ovviamente, con gli Accordi di Oslo. Il mondo intero si offrì di aiutare l’Autorità palestinese, che fu stato istituita a seguito degli accordi. L’Autorità Palestinese, infatti, cresceva e fioriva. Il sacco di soldi comincio’ a fluire. Ma gli stessi palestinesi non godettero i frutti della pace. Al contrario. Andarono incontro a  un declino economico.

Diversi enti di ricerca presentano dati contraddittori sulle variazioni del PIL pro capite o il potere d’acquisto dei palestinesi prima e dopo gli accordi di Oslo. Ma anche i dati contraddittori hanno linee coerenti: da un lato, vi è stato un sorprendente flusso, senza precedenti, di fondi all’Autorità palestinese, e in contemporanea un calo di PIL pro capite . La spiegazione è semplice: dopo gli accordi di Oslo, ci furono diverse ondate di terrorismo che portarono ad una serie di chiusure. Sempre meno palestinesi lavoravano in Israele.

Ma il cambiamento arrivò. Nel 1997 ci fu un punto di svolta e l’economia palestinese comincio’ a recuperare. I palestinesi sentirono i benefici della pace. Secondo i dati palestinesi, dal 1994 al 2000 vi fu un aumento reale del 36% del PIL. Eppure, nonostante il sensibile miglioramento, il recupero fu di breve durata e si concluse con lo scoppio della seconda intifada nel settembre 2000. Anche in questo caso, la possibilità per la prosperità fu distrutta. Ancora una volta, i palestinesi scelsero la via della violenza.

Questo è un punto importante. La violenza scoppio’ proprio dopo che Israele fece l’offerta più generosa nella storia del conflitto tra le due nazioni. I miti dell'”sofferenza palestinese” e dell “orrore dell’occupazione” sono incompatibili con la realtà.

http://www.solomonia.com/blog/archives/009865.shtml

I palestinesi sono le “vittime” per eccellenza moderne. Cosa contempla, oggi, essere arabi palestinesi?:

– essere immuni alle leggi internazionali riguardanti il rispetto dei diritti umani;

– poter tranquillamente attentare alla vita dei civili israeliani (e visto il passato anche europei e arabi);

– i loro leaders sono esonerati dal fatto di dover rispondere di crimini contro l’umanità;

– i loro governanti possono tranquillamente continuare a finanziare il terrorismo suicida senza nessun timore di suscitare la riprovazione della comunità internazionale;

– Poter sequestrare e tenere in cattività (e uccidere) soldati non coinvolti in azioni di guerra e far mancare loro i basilari diritti fregandosene di tutte le convenzioni esistenti che regolano il diritto in combattimento, ma esigere per i loro prigionieri un diverso trattamento;

– continuare a ricevere milioni di dollari in aiuti senza il minimo obbligo di rendicontare le entrate e come spendono questi soldi;

– unico caso al mondo, possedere un’agenzia tutta per loro che si occupa dei rifugiati palestinesi, la UNRWA. Miliardi di dollari spesi per mantenere i profughi in salamoia in attesa di poterli utilizzare per distruggere demograficamente Israele;

– poter indisturbati esercitare tortura e comminare condanne a morte sommarie senza neanche meritare un lancio di agenzia Ansa (che tiene puntualmente il conteggio dei condannati a morte negli USA);

– accusare Israele di “apartheid” ma desiderare i territori “judenrein”;

– essere sovente chiamati “nazione” e “popolo” quando MAI nella storia sono esistiti una nazione palestinese o un popolo palestinese;

– poter serenamente indottrinare i propri bambini e adolescenti con i loro programmi didattici colmi di odio per gli ebrei (e per gli occidentali) senza che UNICEF o altre organizzazioni per l’infanzia battano ciglio;

– poter contare sulla quasi totalità degli organi di informazione e dei media mondiali, asserviti alla “causa” arabo palestinese e per i quali il torto sta sempre e comunque dalla parte di Israele;

– poter negare la presenza ebraica in Judea e Samaria e a Jerusalem tanto l’UNESCO gli da una mano facendo diventare la tomba di Rachel una moschea;

– possono e hanno potuto entrare in paesi limitrofi come Libano e Giordania, seminare il terrore, scatenare guerre civili e poi addossare la colpa a Israele, tanto sanno che la comunità internazionale non aspetta altro che poter incolpare lo stato ebraico;

– poter lanciare più di 8000 razzi qassam e grad random sul Negev e zone limitrofe tanto in fondo “sono solo innocui razzetti che non fanno male a nessuno” (circa 30 civili israeliani uccisi e centinaia di feriti dagli innocui razzetti…).

insomma… niente male vero?

http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/post/2680689.html

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