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Tutti arabi!

aprile 28, 2012

 

Tuvia Grossman, uno studente ebreo americano, l’8 Ottobre del 2000 stava guidando a Gerusalemme, quando fu fatto oggetto, da parte di un gruppo di arabi, del lancio di pietre. Gli stessi individui trascinarono poi Tuvia fuori dalla macchina, lo picchiarono, e lo pugnalarono.
Un fotografo scattò una foto di Grossman, grondante di sangue, accanto a un poliziotto israeliano, evidentemente alterato a causa della scena che si presento’ ai suoi occhi. L’Associated Press, l’agenzia per la quale il fotografo lavorava, pubblico’ la foto con la didascalia “Un poliziotto israeliano e un palestinese sul Monte del Tempio”. Questa foto e la descrizione falsa della storia che l’immagine voleva narrare,fu utilizzata dai giornali di tutto il mondo per rappresentare Israele come l’aggressore ed i palestinesi come vittime.
Questo si chiama un caso di “mancanza di volontà dei media di presentare la vulnerabilità della parte israeliana e la brutalità dei palestinesi”. L’Associated Press semplicemente dichiaro’ di aver creduto che la vittima fosse un arabo. E i giornali di tutto il mondo, dopo aver circolare la disinformazione, concessero uno sforzo molto limitato nel correggere la storia e tentare di riparare al danno. Questa è la lettera che il padre di Tuvia scrisse all’editor del N.Y. Times:

“Per quanto riguarda la foto a pagina A5 (30 settembre) del soldato israeliano e del palestinese sul Monte del Tempio – vi informo che il palestinese è in realtà mio figlio, Tuvia Grossman, uno studente ebreo di Chicago. Lui, e due suoi amici, sono stati tirati fuori dal loro taxi a Gerusalemme, da una folla di arabi palestinesi e sono stati seriamente picchiati e feriti.
Quella foto non può essere stata scattata sul Monte del Tempio perché non ci sono stazioni di servizio  e certamente nessuna con la scritta in ebraico, come quella che si vede chiaramente dietro il soldato israeliano che cercava di proteggere mio figlio dalla folla.”
Aaron Grossman, M.D

Lettera di Howard Gissinger all’editor del  New York Times:
“Caro direttore,
Anche il solito parziale e sbilanciato NY Times nei suoi reporting dal Medio Oriente ha toccato un nuovo minimo. Finché il Times cercherà di trasmettere la convinzione che i palestinesi sono tutti degli agnelli innocenti,  tormentati da un oppressore aggressivo, non potrà nemmeno concepire che ci possano essere feriti NON palestinesi. Questo caso mi riguarda personalmente. Nel Times di sabato, alla pagina  A6 , l’immagine del “palestinese ferito” è, infatti, quella di mio nipote, Tuvia Grossman, uno studente ebreo AMERICANO, in Israele. La sua unica colpa? Essere  ebreo. Non si trovava su un “fuoco incrociato” , ma è stato semplicemente l’obiettivo di “agnelli” palestinesi che hanno lapidato sua vettura, lo hanno trascinato fuori dal veicolo, gli hanno schiacciato la testa con pietre e lo hanno colpito a una gamba.Il soldato israeliano, il quale ovviamente avete voluto rappresentare come carnefice del povero palestinese ferito, è stato invece quello che ha  salvato la vita di mio nipote. Un’occhiata anche veloce allo sfondo dell’immagine può dire a chiunque che non si tratta del Monte del Tempio . Credo che una ritrattazione, in una posizione di rilievo sul vostro giornale, sia necessaria, unita alle scuse ai genitori.

Howard Gissinger

*CAMERA (il Comitato per la verità dei reportages in Medio Oriente) è una organizzazione nazionale, dedicata alla promozione accurata, completa ed equilibrata della copertura mediatica in Israele e in Medio Oriente attraverso una combinazione di monitoraggio sistematico, ricerca, comunicazione con i media, l’educazione pubblica e l’attivismo dei cittadini. Win Meiselman, ex presidente del Comitato per Accuracy in Middle East Reporting in America (CAMERA), chiama  i networks “senza scrupoli nel presentare un’immagine unilaterale ” degli eventi in Medio Oriente (Karetzsky e Frankel, p. 60).

http://www.angelfire.com/mi4/angelforisrael/israel/medialies.html

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From → media, pallywood

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