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Quel thè nel deserto…

settembre 3, 2012

Mi capito’ di sentir parlare di Khan El Ahmar e della sua scuola, vedendo un servizio proposto da Rainews24, che giudicare ipocrita sarebbe dire poco. Ai responsabili del canale televisivo sarà sembrato più che normale sentir parlare una “insegnante” della scuola beduina, a proposito di Israele, utilizzando termini come “entità sionista”, “entità occupante”, “quello che loro chiamano Israele” e cosi’ via…Il tutto condito da musichette melense e i soliti occhioni neri dei bambini.

Khan al-Ahmar, è un piccolo villaggio beduino che alcuni giornalisti stranieri trovano irresistibile. Questo perché la sua scuola di fortuna si trova sotto la minaccia di demolizione israeliana. I termini della storia sono i soliti: “il controllo di Israele”, “gli insediamenti israeliani”, e “gli ordini di demolizione”. Queste sono le parole d’ordine che la giornalista Diaa Hadid, e non solo lei, dà per scontate. Significativo che Hadid non spieghi perché ci sia un ordine di demolizione per la scuola al-Ahmar Khan. Hadid ai beduini non l’ha mai detto che Khan al-Ahmar è un villaggio illegale. Perfino The Guardian lo ha riconosciuto lo scorso anno:

“Tutto il paese, non solo la scuola, non è autorizzato”, ha detto il tenente colonnello Ofer Mey-Tal dell’amministrazione civile israeliana. “Queste persone non possiedono la terra, l’ hanno giusto presa. Così il villaggio in sé è un problema, e la soluzione è farlo muovere. ” QUI

Ma allora, ancora una volta, sappiamo di chi stiamo parlando? Chi sono i beduini Jahlin? E come stanno le cose tra loro e lo Stato di Israele?

l 5 dicembre 2011, la corrispondente del Guardian a Gerusalemme,  Harriet Sherwood, ci ha regalato ancora un altro bell’articolo  dei suoi – e del suo datore di lavoro – sui suoi soggetti preferiti – i beduini. E scrive:

“Circa 20  comunità beduine tra Gerusalemme e Gerico saranno trasferite forzatamente dalla terra in cui hanno vissuto per 60 anni, nel quadro di un piano israeliano per espandere un i enorme nsediamento ebraico”.

Se Sherwood si fosse presa la briga di dare un’occhiata agli archivi, avrebbe scoperto che i membri della tribù Jahlin sono stati avvertiti dai successivi governi israeliani  dal 1980, perché la terra sulla quale si sono stanziati  si trova nella regione comunale di Ma’ale Adumim dal 1977. Con un po ‘di ricerca, la Sherwood avrebbe anche scoperto che i Jahlin non hanno diritti legali sulla proprietà di questa terra, come ammesso da uno dei loro leader al Los Angeles Times, nel lontano 1994, e che il governo israeliano ha ripetutamente offerto una soluzione al problema, in ultimo nel 2009.

“Tuttavia, per empatia con la condizione della tribù Jahalin, il governo israeliano ha offerto loro il titolo di proprietà per un appezzamento di terra, se avessero accettato di lasciare il loro accampamento vicino Ma’ale Adumim. Questo nuovo sito è a circa un chilometro di distanza e più di cinque volte più grande del precedente accampamento. Inoltre, secondo la proposta di accordo con i Jahalin, il governo israeliano avrebbe fornito -senza alcun costo di allacciamenti – elettricità e acqua, piattaforme di cemento e materiali da costruzione. Non sorprendentemente, i leader della tribù Jahalin accettarono l’offerta di Israele e la maggior parte della tribù si trasferì nel nuovo sito. Gli allacciamenti di energia elettrica e l’acqua sono stati forniti, e le piattaforme sono state costruite. Tuttavia, un avvocato che rappresenta alcuni dei Jahalin, tornato da un viaggio all’estero e sentito del contratto, ha convinto molti delle famiglie  Jahalin che non avevano ancora traslocato a  rimanere dove si trovavano. “

 

Nonostante il fatto che questo  sia stato un problema costante per oltre 20 anni , Sherwood continua ad affermare che:

“Alle comunità non è stato formalmente notificato il piano, che è stato comunicato dall’amministrazione civile israeliana all’esercito, organo di governo dell’area C, a un’agenzia delle Nazioni Unite.”

Ecco, quindi sappiamo senza ombra di dubbio che le famiglie si trovano in area C, cioè l’area a esclusivo controllo israeliano. Ricordiamo anche che nell’area A, a completa amministrazione palestinese, l’ingresso agli israeliani è proibito per legge, ma questa certo è un’altra storia.

 

 

Poi, la Sherwood si cimenta in un esercizio emotivo di ‘confronto e contrapposizione’, ignorando completamente il fatto che nessun paese occidentale (compreso il Regno Unito), che abbia aderito all’accordo di norme urbanistiche, fornisce servizi come l’energia, l’acqua o strade per gli occupanti illegali:

“Le piccole comunità arroccate sulle colline brulle rocciose che scendono verso il Mar Morto sopportano una vita dura senza elettricità, acqua corrente, servizi igienici, strade asfaltate e strutture mediche. Le case beduine sono strutture improvvisate di legno, lamiera e telone. Gli insediamenti ebraici vicini, al contrario, sono collegati a utenze e servizi. Ma’ale Adumim, la patria di quasi 40.000 persone e che alla quale si affaccia la comunità Jahalin, dispone di 21 scuole, 80 scuole materne, una rete di trasporti pubblici, biblioteche, piscine e centri commerciali”.

 

Dopo di che, un po di revisionismo storico non guasta:

“Il Jahalin erano originari del deserto del Negev, da cui sono fuggiti o vi sono stati costretti in seguito alla creazione dello stato di Israele nel 1948. Ora la tribù è disseminata per la West Bank. “

Sherwood potrebbe acquistare una copia di Henry Baker Tristram ‘La terra di Israele‘, scritto nel 1865, in cui (capitolo 9), egli racconta come, in preparazione per un viaggio da Gerusalemme al Mar Morto, il suo partito “ha firmato accordi con gli sceicchi beduini, che ha ingaggiato per proteggerci  e guidarci lungo la strada “, tra i quali “Abu Dahouk, lo sceicco della tribù Jahalin che si trova a sud-est di Hebron “.

Sherwood cita il suo intervistato, aggiungendo le sue interpretazioni di ‘diritto internazionale’, come è sua prassi:

“Vogliono svuotare tutta l’area dai beduini e metteranno coloni al posto nostro, e non ci sarà uno stato palestinese”, ha detto Hamis. Tutti gli insediamenti ebraici in Cisgiordania e a Gerusalemme Est sono illegali secondo il diritto internazionale. “

Il fatto è, tuttavia, che Ma’ale Adumim è uno dei settori che sicuramente rimarrebbero sotto il controllo israeliano, in caso di firma di un accordo di pace con l’Autorità palestinese.

Il messaggio che Sherwood vuol promuovere in questo articolo è quello che elementi estremisti respingono ogni tipo di compromesso, necessario per consentire un tale accordo e, di fatto, questo articolo suggerisce che Sherwood si è adoperata per fare da megafono a una delle organizzazioni più politicamente motivate ​​in campo. Nel suo articolo, Sherwood timidamente si riferisce a “una agenzia delle Nazioni Unite”. Quello che lei non dice ai suoi lettori è che il giorno stesso in cui è stato pubblicato il suo articolo, l’UNRWA (99% composto da palestinesi locali) ha divulgato questo:

 

 

L’UNRWA è attualmente impegnata in una campagna – piena di  “fatti” molto  discutibili – dal titolo “Non demolire il mio futuro“. Parte della campagna si concentra su l’accampamento a Khan al Ahmar – il luogo da cui Harriet Sherwood ha presentato tale ultimo reportage. Il viaggio di Sherwood a Khan al Ahmar è stato organizzato e facilitato dall’ UNRWA? Non lo sapremo mai, ma sembra che la possibilità sia concreta, dato che  ripete la propaganda UNRWA praticamente parola per parola.  I lettori del Guardian sono probabilmente perfettamente in grado di effettuare l’accesso al sito l’UNRWA, se vogliono leggere le ultime campagne da parte di questa organizzazione chiaramente non apolitica. Ci si aspetterebbe un corrispondente straniero degno di fare di più che semplicemente copiare e incollare la pubblicità di un’organizzazione notoriamente unilaterale, per esempio la partecipazione in una ricerca seria e la presentazione dell’altro lato della storia. The Guardian ha pubblicamente affermato che la sua copertura di Israele è “giusta ed equilibrata”. Questo articolo indica ancora una volta che non lo è. QUI

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2 commenti
  1. lauradeijack permalink

    Piangere sui beduini dalla vita dura, senza acqua ed allacciamenti, mentre poco distante un insediamento israeliano li ha, è sintomatico della malafede del lacrimante, il quale finge di non sapere o disinforma. Mai Israele lascerebbe nell’indigenza chi non volesse volontariamente viverci, ma non obbligherebbe neanche qualcuno a non vivere nel modo che si è scelto

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